L’impressione generale è che il vertice di Nuova Delhi costituisca un’anticipazione di ciò che potrebbe diventare il sistema internazionale dei prossimi anni
Cooperazione rinnovata
La riunione dei Consiglieri per la Sicurezza Nazionale dei Paesi BRICS, apertasi a Nuova Delhi sotto la presidenza indiana del gruppo, rappresenta molto più di un semplice appuntamento tecnico dedicato alle minacce emergenti. Dietro i temi ufficiali – cybersecurity, intelligenza artificiale, terrorismo, sicurezza delle infrastrutture digitali e minacce non convenzionali – si intravede infatti una dinamica geopolitica di portata assai più ampia: la progressiva trasformazione dei BRICS da piattaforma economica a vero e proprio foro strategico del mondo multipolare.
L’incontro presieduto da Ajit Doval arriva in una fase particolarmente delicata del sistema internazionale. La recente crisi mediorientale, il difficile processo di normalizzazione tra Washington e Teheran, il confronto strategico tra Stati Uniti e Cina e le trasformazioni dell’ordine economico globale hanno accresciuto la rilevanza di organismi capaci di coordinare posizioni tra le principali potenze non occidentali.
Non sorprende, dunque ,che la presenza del ministro degli Esteri cinese Wang Yi abbia attirato un’attenzione particolare. La sua visita a Nuova Delhi costituisce infatti un ulteriore tassello di quel graduale processo di disgelo tra India e Cina che, dopo anni di tensioni lungo la frontiera himalayana, sembra oggi entrare in una fase più strutturata.
Per comprendere la portata dell’attuale riavvicinamento occorre ricordare che le relazioni tra le due grandi potenze asiatiche hanno attraversato una delle fasi più difficili della loro storia recente dopo gli scontri del 2020 nella regione del Ladakh.
Per diversi anni il dialogo politico è rimasto limitato e numerosi meccanismi bilaterali sono stati sospesi. Eppure negli ultimi due anni si è assistito a una graduale inversione di tendenza. Gli incontri tra i vertici politici, le trattative militari lungo la Linea di Controllo Effettivo e la crescente consapevolezza della necessità di evitare una destabilizzazione dell’Asia hanno contribuito a riaprire canali di comunicazione che apparivano compromessi.
Nel colloquio tenutosi a margine del vertice BRICS, Doval e Wang Yi hanno riconosciuto i progressi compiuti verso una normalizzazione delle relazioni bilaterali. Secondo fonti diplomatiche, entrambe le parti hanno sottolineato l’importanza di consolidare il dialogo e di impedire che le controversie di confine condizionino l’intero rapporto strategico.
Il dato più significativo non è tanto la ripresa dei contatti diplomatici, quanto il fatto che India e Cina sembrano condividere una crescente convergenza riguardo alle trasformazioni dell’ordine internazionale.
Pur mantenendo divergenze profonde in ambito strategico, entrambe le potenze osservano con attenzione il progressivo indebolimento dell’unilateralismo occidentale e la necessità di costruire istituzioni internazionali più rappresentative del peso politico ed economico del Sud Globale, che è il “cuore” politico del partenariato.
Sicurezza in senso multipolare
La presidenza indiana del 2026 si svolge sotto il motto “Building for Resilience, Innovation, Cooperation and Sustainability”, una formula che riflette l’ambizione di Nuova Delhi di ampliare ulteriormente il raggio d’azione del gruppo.
I BRICS non sono più soltanto un meccanismo di cooperazione economica. L’allargamento a undici membri ha modificato profondamente la natura dell’organizzazione. Accanto alle grandi economie emergenti originarie siedono oggi attori regionali di primaria importanza come Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Etiopia e Indonesia. Quest’espansione ha inevitabilmente introdotto nuove esigenze di coordinamento politico e di sicurezza.
Le questioni affrontate a Nuova Delhi testimoniano questa evoluzione. Cyberattacchi, vulnerabilità digitali, terrorismo internazionale, utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito militare e protezione delle infrastrutture critiche rappresentano sfide che nessun Paese può affrontare isolatamente. Ed è qui che i BRICS stanno progressivamente assumendo la funzione di laboratorio per una governance della sicurezza alternativa a quella dominata dalle strutture occidentali. Non si tratta ancora, in effetti, di un’alleanza militare e probabilmente non lo diventerà nel prossimo futuro, ma la crescente istituzionalizzazione dei dialoghi strategici indica la volontà di sviluppare forme di coordinamento capaci di incidere sugli equilibri globali.
Uno degli aspetti più rilevanti dell’incontro di Nuova Delhi riguarda la posizione assunta nei confronti dell’Iran, che è forse il tema più caldo che tutto il partenariato ha dovuto affrontare in questo primo lungo semestre dell’anno.
Durante il vertice, Wang Yi ha incontrato il vice segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano, Ghadir Nezamipour, ribadendo il sostegno cinese alla sovranità, alla sicurezza e alla dignità nazionale della Repubblica Islamica. Particolarmente significativa è stata l’accoglienza riservata al recente memorandum d’intesa tra Teheran e Washington, che Pechino considera un possibile strumento per consolidare il cessate il fuoco regionale e creare condizioni favorevoli a una maggiore stabilità mediorientale.
La posizione cinese rivela un elemento spesso trascurato nelle analisi occidentali: Pechino non mira semplicemente a contrastare l’influenza statunitense, ma cerca sempre più frequentemente di presentarsi come garante della stabilità regionale e facilitatore diplomatico. Tale approccio era già emerso nella riconciliazione tra Iran e Arabia Saudita del 2023 e sembra oggi trovare nuove conferme. I cinesi sono determinati a custodire i BRICS+ come un’architettura di stabilità ed ampie vedute, non certo a trasformare il partenariato in un “problema” su scala globale.
Anche l’India ha mostrato un atteggiamento pragmatico, proprio in questa direzione. Doval ha espresso un cauto ottimismo nei confronti dell’accordo tra Stati Uniti e Iran, sottolineando come la stabilizzazione del Medio Oriente possa favorire la sicurezza energetica e la continuità delle catene di approvvigionamento globali. Per Nuova Delhi, il Medio Oriente costituisce una regione vitale sia sotto il profilo energetico sia per la presenza di una vasta diaspora indiana. Di conseguenza, qualsiasi riduzione delle tensioni regionali viene considerata un interesse strategico diretto.
La convergenza sino-indiana e il futuro del Sud Globale
L’elemento forse più interessante che emerge dal vertice è la crescente consapevolezza, sia a Pechino sia a Nuova Delhi, che la competizione bilaterale non può più essere l’unico paradigma interpretativo delle loro relazioni.
India e Cina continueranno certamente a competere per influenza economica, tecnologica e geopolitica. Persistono dispute territoriali irrisolte, divergenze strategiche nell’Oceano Indiano e differenti rapporti con gli Stati Uniti, ma entrambe riconoscono che il nuovo contesto internazionale impone anche forme di cooperazione.
L’espansione dei BRICS, l’ascesa del Sud Globale, la crisi delle istituzioni nate nel secondo dopoguerra e la crescente frammentazione dell’economia mondiale stanno creando spazi di convergenza che sarebbe stato difficile immaginare solo pochi anni fa. La normalizzazione dei rapporti tra Nuova Delhi e Pechino non implica la nascita di un’alleanza strategica. Piuttosto, segnala l’emergere di una logica di coesistenza competitiva, nella quale la rivalità viene gestita attraverso meccanismi diplomatici permanenti anziché mediante escalation continue.
Da un lato, il summit conferma la progressiva evoluzione dei BRICS verso una piattaforma politica e strategica sempre più articolata; dall’altro, evidenzia il lento ma costante riavvicinamento tra India e Cina, due potenze che comprendono come la stabilità dell’Eurasia e del Sud Globale richieda un livello minimo di cooperazione reciproca. Sud Globale che è, lo ricordiamo, il primo spazio di investimento strategico da parte dei più importanti player mondiali. Lo spostamento dalla cooperazione economica all’integrazione della sicurezza è un passaggio reso imprescindibile dalla instabilità delle rotte globali e dalla aggressività dei Paesi occidentali.
L’impressione generale è che il vertice di Nuova Delhi costituisca un’anticipazione di ciò che potrebbe diventare il sistema internazionale dei prossimi anni: un ordine – sempre più multipolare – caratterizzato non dall’assenza di conflitti, ma dalla presenza di nuovi meccanismi di concertazione tra le grandi potenze mantenuti in equilibrio da reti di sicurezza condivise, veri e propri network di scambio e bilanciamento reciproco, dove la prevaricazione di un “più forte” contro uno “più debole” viene reso impossibile.
Chissà se da qui al summit di settembre, in occasione della plenaria dei BRICS+, non avremo qualche piacevole sorpresa di nuovi accordi di sicurezza.


