Man mano che le economie dei paesi BRICS continuano a diversificarsi e ad evolversi, cresce la necessità di allineare l’innovazione, la crescita industriale e lo sviluppo imprenditoriale ai principi di equità, sostenibilità e inclusione.
L’eredità del 2025
In questo contesto di transizione sistemica in cui tutto nel mondo sta velocemente e drasticamente cambiando, due architetture istituzionali si distinguono per la loro crescente rilevanza geostrategica, di cui abbiamo già in precedenza parlato: il gruppo dei BRICS – con la sua recente espansione verso forme di rappresentanza del cosiddetto Global South – e la Shanghai Cooperation Organization (SCO), organismi che, pur con finalità originariamente distinte, convergono oggi verso funzioni complementari di governance alternativa al modello liberale occidentale. Il prossimo vertice della SCO si configura come un momento analitico privilegiato per valutare lo stato della cosiddetta geopolitica dei partenariati, un paradigma emergente che sostituisce i blocchi rigidi con reti flessibili di cooperazione strategica, economica e di sicurezza.
Il passaggio dall’unipolarismo al multipolarismo non implica necessariamente la nascita di un ordine alternativo coeso e tutto in un momento solo, bensì, e più realisticamente, la frammentazione delle regole del gioco internazionale in una pluralità di centri di potere dotati di autonomia strategica crescente.
Cominciamo con i BRICS.
La sessione plenaria del 2025 ha segnato un passaggio qualitativo nella traiettoria istituzionale dell’organismo.
Il tema della de-dollarizzazione ha occupato un posto centrale nei lavori della riunione. Il dollaro statunitense, che ancora rappresenta circa il 58-60% delle riserve valutarie globali e domina i mercati delle materie prime energetiche, viene percepito dai membri BRICS come uno strumento di proiezione del potere geopolitico americano, capace di trasformarsi in arma di sanzione economica – come dimostrato in modo eclatante dall’esclusione della Russia dal sistema SWIFT nel febbraio 2022.
In risposta, il gruppo ha accelerato lo sviluppo di meccanismi di pagamento alternativi. Il sistema BRICS Pay e le piattaforme di scambio in valute nazionali sono stati oggetto di discussione approfondita, anche se le divergenze tra India e Cina sull’architettura di governance di un potenziale paniere valutario comune rimangono un ostacolo significativo. La New Development Bank (NDB), con sede a Shanghai, ha nel frattempo incrementato il proprio portafoglio di finanziamenti infrastrutturali, posizionandosi come alternativa alla Banca Mondiale per i paesi del Global South.
La de-dollarizzazione non costituisce un processo lineare né rapido: la profondità dei mercati finanziari denominati in dollari e l’ancoraggio del commercio delle materie prime alla valuta americana conferiscono all’egemonia monetaria statunitense una resilienza strutturale che nessuna alternativa BRICS è ancora in grado di competere pienamente.
La riunione ha altresì ribadito il valore strategico della cooperazione Sud-Sud come asse ideologico e operativo del gruppo. Il concetto, che richiama la tradizione del Movimento dei Non Allineati degli anni Cinquanta e Sessanta, è stato aggiornato alla luce delle dinamiche contemporanee: non si tratta di un mero anti-occidentalismo ideologico, bensì di un’affermazione di autonomia strategica da parte di potenze emergenti che cercano di massimizzare i propri margini di manovra in un sistema internazionale in transizione.
Il ruolo della Cina rimane dominante all’interno del gruppo, tanto sul piano economico quanto su quello diplomatico. Pechino contribuisce a circa il 70% del PIL aggregato dei BRICS+ e usa l’organismo come amplificatore della propria agenda geopolitica, in particolare per quanto riguarda la Belt and Road Initiative e la promozione dello yuan negli scambi commerciali internazionali. La Russia, invece, ha progressivamente spostato il proprio asse economico verso est, consolidando la sua dipendenza dai mercati asiatici a seguito delle sanzioni occidentali.
L’India mantiene una posizione peculiare: pur partecipando attivamente al gruppo, Nuova Delhi preserva i propri legami con Washington attraverso formati come il Quad, rifiutando di aderire a posizioni anti-occidentali esplicite. Questo multiallineamento indiano è al tempo stesso una risorsa per il gruppo – che ne guadagna in credibilità e rappresentatività – e una fonte di tensione interna, specialmente nei rapporti con Pechino.
Verso il summit 2026
Le continue turbolenze legate al “Trump 2.0” — tra cui le controversie commerciali e i conflitti energetici che stanno sconvolgendo le catene di approvvigionamento globali — stanno avendo conseguenze di ampia portata a livello internazionale e regionale. Secondo quanto riportato, circa 60 milioni di persone sono scese al di sotto della soglia di povertà, mentre negli ultimi mesi sono andati persi milioni di posti di lavoro.
L’incontro di questa settimana tra Trump e Xi a Pechino dovrebbe influenzare in modo significativo l’economia globale, poiché le due potenze avvieranno discussioni strategiche che influenzeranno il commercio, gli investimenti, la tecnologia e le più ampie tensioni geopolitiche nel prossimo anno.
Mentre l’alleanza BRICS Plus si avvicina al vertice del 2026, queste preoccupazioni rimangono centrali. Al di là delle pressioni tariffarie ed energetiche, persistono ulteriori problemi, tra cui la debole governance dell’OMC e la crescente spinta verso gli accordi di libero scambio (FTA), dove un potere contrattuale diseguale spesso porta a risultati commerciali e di investimento squilibrati. Sebbene il commercio tra i paesi BRICS continui ad espandersi, permangono ancora ostacoli importanti.
In questo contesto, un recente rapporto dell’UNCTAD che esamina due decenni di commercio intra-BRICS presenta un quadro di crescente cooperazione accanto a persistenti divari strutturali. I paesi BRICS riconoscono il significativo potenziale delle relazioni commerciali interne. Nella Strategia per il partenariato economico BRICS 2025, i leader si sono impegnati a continuare a esplorare opportunità per un commercio intra-BRICS più forte e una collaborazione economica in settori in cui esistono già accordi comuni e progressi.
Secondo il rapporto, il commercio tra i membri del BRICS è aumentato notevolmente dal 2003, sostenuto dalle complementarità in termini di risorse naturali, produzione industriale e tecnologia, nonché dall’evoluzione delle condizioni economiche globali. Tuttavia, l’insufficiente coordinamento delle politiche limita ancora il pieno potenziale commerciale del blocco, sottolineando la necessità di misure mirate per approfondire l’integrazione e rafforzare le reti commerciali.
L’ascesa economica disomogenea ma potente del blocco BRICS evidenzia come l’influenza geoeconomica globale si stia spostando sempre più verso il Sud e l’Est del mondo. Ciononostante, sfide quali i sistemi commerciali globali ineguali, le industrie monopolistiche, la rapida urbanizzazione, la carenza di energia e i limiti di raffinazione continuano a influenzare diverse economie dei BRICS. Allo stesso tempo, la decarbonizzazione e l’azione per il clima rimangono essenziali per uno sviluppo industriale sostenibile.
Le esportazioni totali di merci dai paesi BRICS sono passate da 906 miliardi di dollari nel 2003 a 5,9 trilioni di dollari nel 2024. Di conseguenza, la quota del blocco nelle esportazioni globali è salita da circa il 12% a quasi il 24%, riflettendo il ruolo crescente dei paesi BRICS nel commercio internazionale.
Il commercio all’interno dello stesso blocco BRICS si è espanso di oltre tredici volte dal 2003, raggiungendo circa 1,17 trilioni di dollari di esportazioni entro il 2024. La Cina rimane il motore dominante di questa crescita, mentre anche Brasile, India, Indonesia, Russia ed Emirati Arabi Uniti contribuiscono fortemente ai flussi commerciali più attivi del blocco.
Queste cifre rivelano importanti cambiamenti nella composizione del commercio intra-BRICS. Diversi Stati membri dipendono ancora fortemente dall’esportazione di materie prime, importando al contempo manufatti di alto valore e tecnologie avanzate, sebbene alcuni paesi stiano esportando sempre più anche prodotti ad alta intensità tecnologica.
Allo stesso tempo, la deindustrializzazione continua a interessare paesi come il Sudafrica e il Brasile. I membri BRICS esportatori di petrolio devono inoltre affrontare sfide legate alla “maledizione delle risorse”, in cui la dipendenza da petrolio e gas plasma sia le strutture politiche che quelle economiche. Anche il modello di crescita della regione del Golfo, trainato dai consumi, ha mostrato vulnerabilità a causa dei conflitti in corso in Medio Oriente.
Un altro fattore importante è la distribuzione ineguale della ricchezza e della capacità di consumo interno all’interno del blocco. Gli Emirati Arabi Uniti registrano il PIL pro capite più elevato, pari a 41.989 dollari, seguiti dalla Cina con 12.706 dollari. L’Etiopia (869 dollari), l’India (2.418 dollari) e l’Egitto (4.017 dollari) si collocano tra i livelli più bassi. Anche la crescita economica tra i membri del BRICS ha registrato notevoli variazioni, sebbene collettivamente il blocco abbia superato la media globale. Tra il 2003 e il 2024, le economie del BRICS sono cresciute a un tasso medio annuo del 6,2%, rispetto alla media mondiale del 3%.
La decisione della Cina di concedere l’accesso in esenzione doganale alle esportazioni provenienti da 54 paesi africani potrebbe rivelarsi rivoluzionaria, sostenendo potenzialmente l’industrializzazione e la crescita dell’occupazione in tutto il continente.
Gli investimenti diretti esteri che affluiscono nelle economie BRICS sono aumentati in modo spettacolare, passando da 84 miliardi di dollari nel 2003 a 331 miliardi di dollari nel 2024. Nello stesso periodo, la quota dei BRICS sugli IDE globali è salita dal 15,2% al 21,9%. Nel complesso, il blocco rappresenta ora quasi un quarto delle esportazioni mondiali di merci.
Tuttavia, il commercio intra-BRICS presenta un quadro contrastante. Sebbene la crescita del commercio sia rimasta costantemente forte negli ultimi due decenni, la sua portata complessiva rimane relativamente modesta rispetto alla quota del blocco nel PIL globale e nel commercio mondiale totale. Inoltre, il coordinamento delle politiche non ha tenuto il passo con l’integrazione economica e il potenziale di crescita.
Il rapporto rileva che, nonostante i molteplici accordi bilaterali tra gli Stati membri, non esiste ancora un accordo commerciale globale che copra l’intero blocco BRICS. I membri hanno invece fatto ampio ricorso a forme più flessibili di cooperazione come base per la futura integrazione.
L’UNCTAD suggerisce che i BRICS potrebbero perseguire una strategia “Trade+” volta ad aumentare l’impegno politico, lanciare un accordo commerciale a livello di blocco, collegare il commercio a iniziative politiche più ampie e riformare i meccanismi di cooperazione commerciale dei BRICS.
Le impressionanti cifre relative al commercio e agli investimenti indicano che i paesi del BRICS stanno costruendo costantemente legami economici più forti in un momento in cui il mondo deve affrontare una crescente instabilità causata dalle tensioni commerciali di Trump 2.0 e dagli shock energetici globali. In questo contesto, i temi del vertice BRICS del 2026 in India — resilienza, innovazione e cooperazione più forte durante l’incertezza economica — appaiono particolarmente rilevanti. La domanda chiave è se questa agenda possa effettivamente includere e sostenere il più ampio Sud del mondo.
La lista delle priorità sul tavolo è la seguente:
- Protezionismo e dazi: Rispondere all’aumento delle barriere tariffarie e non tariffarie unilaterali, compresi i dazi del 25% proposti su determinati prodotti.
- Riforma dell’OMC: Promuovere una riforma significativa dell’Organizzazione mondiale del commercio, in particolare ripristinando l’Organo di appello.
- Cooperazione nelle catene di approvvigionamento: ampliare la collaborazione nei settori dell’agricoltura, della sanità, dell’energia e delle catene di approvvigionamento per ridurre la vulnerabilità alle perturbazioni globali.
- Fondo commerciale del Sud del mondo: esplorare meccanismi per proteggere le economie in via di sviluppo e sostenere le micro, piccole e medie imprese (MPMI) durante i conflitti tariffari.
- Investimenti e agevolazione degli scambi: incoraggiare quadri commerciali e di investimento più solidi tra i membri dei BRICS, compreso l’uso di valute digitali per ridurre la dipendenza dal dollaro statunitense.
- Sostenibilità e standard: Promuovere il Quadro BRICS per il commercio e lo sviluppo sostenibile.
Mentre la frammentazione geopolitica e geoeconomica si aggrava a causa delle molteplici crisi globali e le economie dei paesi BRICS continuano a diversificarsi ed evolversi, cresce la necessità di allineare l’innovazione, la crescita industriale e lo sviluppo imprenditoriale ai principi di equità, sostenibilità e inclusione.


