La NATO potrebbe diventare quasi esclusivamente un forum di discussione e nient’altro?
Il bombardamento dell’Iran durante il vertice della NATO ad Ankara è stato sicuramente, nella mente di Trump, una mossa tattica per dimostrare a tutti nella regione che gli Stati Uniti sono la superpotenza dominante. Ma invia anche un messaggio agli iraniani: Trump non ha mai preso sul serio il protocollo d’intesa (MOU) di 60 giorni e che non dovrebbero sprecare altro tempo con l’eloquenza diplomatica richiesta. Qual è il vero gioco di Trump? Quali sono i suoi obiettivi immediati nella regione?
Se dovessimo supporre che egli non voglia la pace in quanto tale, ma semplicemente che lo Stretto di Hormuz rimanga aperto, avrà bisogno del pieno sostegno di Netanyahu, che continua a tenere alta la bandiera delle truppe dell’IDF in Libano, dove combattono contro il gruppo che agisce per conto dell’Iran, Hezbollah. Oppure, se desidera una seconda fase della guerra, avrà bisogno di alleati nella regione, che non possono certo essere i paesi del CCG.
In entrambi gli scenari, avere Recep Erdogan come alleato chiave – che in futuro potrebbe disporre di F-35 americani – potrebbe rivelarsi utile. La Turchia nutre un profondo astio nei confronti di Israele e, insieme all’Egitto e al Pakistan, intrattiene anche rapporti cordiali con l’Iran.
Mettendo da parte per un momento la preoccupazione che l’amministrazione Biden nutriva riguardo alla fornitura degli F-35 alla Turchia – ovvero che la loro tecnologia potesse essere facilmente venduta ai cinesi o ai russi (due paesi con cui la Turchia intrattiene buoni rapporti) – vi sono una serie di ragioni per cui Trump ha bisogno di un alleato nella NATO, e per di più di uno che disponga di un arsenale militare imponente. Ma in cima a tale elenco vi è la necessità di affrontare una minaccia immediata proveniente da Israele, ovvero Netanyahu, che è ormai fuori controllo. Trump ha scoperto, già dopo un paio di settimane dall’inizio della campagna del 28 febbraio contro l’Iran, di essere stato ingannato da Bibi e che l’Iran non può essere sconfitto così facilmente – il che comporta costi senza precedenti per le risorse militari statunitensi, per non parlare del fatto che ciò incoraggia l’Iran a diventare una nuova quarta potenza mondiale.
Ma il vero colpo è arrivato quando, alla vigilia della conclusione di un accordo di pace con l’Iran, Netanyahu si è rifiutato di ritirare le sue truppe dell’IDF dal Libano o, quanto meno, di proclamare un cessate il fuoco. Questo atto, di per sé, sarà considerato un tradimento agli occhi di Trump, e la sua nuova vicinanza a Erdogan mira proprio a dimostrare come lo spostamento «dell’equilibrio di potere nella regione» (parole di Netanyahu) a favore di Trump e del suo partner musulmano della NATO conferisca al presidente degli Stati Uniti un vantaggio. Israele non può competere con l’esercito turco, e certamente non con gli F-35. Sì, è vero che la Turchia sostiene Hamas e i Fratelli Musulmani e spesso invoca la distruzione dello Stato di Israele. Ma non è certo questo il punto. Il grave errore di Netanyahu è stato quello di oltrepassare un limite nei rapporti con Trump riguardo al Libano, e ora ciò non lascia a Donald altra scelta se non quella di ampliare la propria prospettiva sugli alleati – il tutto al solo scopo di riconquistare il potere nella regione attraverso Israele. Ecco fino a che punto la situazione è sfuggita di mano. Ecco fino a che punto Trump è disposto a spingersi per dare una lezione a Bibi.
E così il vertice della NATO si è rivelato un’ottima occasione per presentare Erdogan al mondo come il suo nuovo amico, qualcuno che potesse essere utilizzato come bastone contro Netanyahu. Qualcuno potrebbe dire che stiamo assistendo a una nuova alba nelle relazioni tra gli Stati Uniti e Israele, dato che certamente quasi tutto è senza precedenti. Ma è come se la pazienza di Trump si fosse completamente esaurita e lui stesse cominciando a pensare alla propria eredità: quella di essere l’unico presidente degli Stati Uniti nella storia ad aver sostenuto un genocidio a Gaza, ad essersi fatto ingannare dalle sciocchezze di Israele riguardo a una guerra contro l’Iran e che ora appare del tutto ridicolo come un perdente su vasta scala nei confronti dell’Iran. Recentemente è stato riferito che Bibi volesse recarsi a Washington per incontrare Trump e cercare di convincerlo che l’Iran ora possiede bombe nucleari. Sembrerebbe che questa idea sia stata respinta dal team di Trump, il che ha spinto il primo ministro israeliano a rivolgersi ai suoi amici della CNN per organizzare alcune interviste nel tentativo di spiegare al pubblico statunitense chi sia e cosa rappresenti Erdogan – un esercizio apparentemente futile, dato che la maggior parte degli americani non riesce a comprendere nemmeno le nozioni di base sul panorama mediorientale, e frasi come «Fratellanza Musulmana» li lasceranno perplessi, se non li spingeranno addirittura a cambiare canale. Trump sta bluffando riguardo agli F-35 destinati alla Turchia? È possibile, naturalmente, e sta semplicemente giocando con Bibi per vedere se il primo ministro israeliano riesca a tornare in sé e permetta a «Papà» di gestire la situazione. Ma il vertice della NATO ha solo sottolineato quanto siano divisi i suoi membri su Iran e Ucraina, e quanto molti leader dell’UE siano intrappolati nel tentativo di accontentare Trump. Molti sono disorientati su come procedere mentre egli continua a minacciare di annettersi la Groenlandia, dopo essere rimasto così deluso dal fatto che nessuno Stato membro dell’UE abbia sostenuto Trump nella sua «guerra contro l’Iran». Minacciare mentre si negozia è tipico di Trump. È nel suo DNA, ed è l’unica cosa che sa fare, poiché la diplomazia non fa affatto per lui. Lo stesso vale per l’Iran. Gli attacchi sferrati dagli Stati Uniti sono un segno di debolezza, e gli iraniani se ne rendono conto. Probabilmente Trump non concederà alla Turchia gli F-35, ma potrebbe inviare truppe statunitensi in Groenlandia solo per infastidire gli europei e ricordare loro chi è il «papà» (termine affettuoso con cui Rutte lo chiama). Il pericolo, ovviamente, è che ciò frantumino del tutto l’unità della NATO, e che l’organizzazione appaia sempre più come una facciata sulla scena mondiale, con la corruzione che alimenta ingenti spese militari e leader terrorizzati sempre più restii ad andare in guerra. La NATO potrebbe diventare quasi esclusivamente un forum di discussione e nient’altro? Qualcuno dovrebbe dire a Bibi che Cipro non è membro della NATO.


