Vale la pena ascoltare ciò che ha da dire Galloway mentre ripercorre il percorso che ha portato all’autodistruzione del sistema britannico.
Un politico in esilio
Il 27 settembre 2025, gli agenti dell’antiterrorismo fermarono all’aeroporto di Gatwick un uomo sulla settantina e una donna sulla quarantina. La Polizia Metropolitana confermò che il controllo era stato effettuato ai sensi dello Schedule 3 del Counter-Terrorism and Border Security Act 2019, che nessuno dei due era stato arrestato e che, al termine delle verifiche, entrambi poterono proseguire il viaggio. L’uomo era George Galloway, eletto per sette volte alla Camera dei Comuni; la donna era sua moglie, Putri Gayatri Pertiwi, vicepresidente del Workers Party of Britain. Erano arrivati da Mosca facendo scalo ad Abu Dhabi. Secondo il racconto dello stesso Galloway, il controllo durò nove ore, durante le quali gli furono sequestrati telefono e computer portatile e gli vennero rivolte domande sulle sue opinioni riguardo a Russia e Cina.
Da allora Galloway non è più tornato nel Regno Unito. Oggi conduce il suo programma settimanale dalla Malesia, dalla Russia, dalla Cina, una trasmissione itinerante da quello che egli definisce, senza apparente ironia, il suo esilio. Nel giugno 2026 annunciò dall’estero di essere pronto a rientrare come primo ministro, proponendo un piano economico quinquennale fondato sul rilancio della manifattura, della formazione professionale, sul sostegno ad agricoltori e pescatori e sul rifiuto esplicito degli obiettivi di emissioni nette zero e della politica identitaria. Il Workers Party dispone però di appena otto consiglieri comunali su oltre diciottomila. La distanza tra questa ambizione e la reale capacità di realizzarla non è un dettaglio: è il nodo analitico centrale dell’intero fenomeno.
È proprio questa distanza a rendere il caso degno di attenzione. Galloway non è in corsa elettorale per diventare Primo Ministro, non è un politico pericoloso per la competizione politica britannica. È qualcos’altro: uno strumento estremamente sensibile che registra le pressioni interne al sistema politico britannico, pressioni che le istituzioni del sistema sembrano sempre meno disposte a rilevare. Le sue diagnosi spesso colpiscono fratture reali di un sistema che sta uscendo sempre più allo scoperto per le sue contraddizioni e criticità
Il deficit di legittimazione
Si parta da un fatto che non richiede interpretazioni sofisticare. Il 20 luglio 2026 Andy Burnham è diventato il settimo primo ministro del Regno Unito nell’arco di un decennio, dopo aver ottenuto il sostegno di 379 dei 403 deputati laburisti senza affrontare alcun avversario. Era rientrato alla Camera dei Comuni appena cinque settimane prima grazie a un’elezione suppletiva nel collegio di Makerfield. Ha sostituito Keir Starmer, che nel luglio 2024 aveva conquistato una maggioranza di 172 seggi con la più bassa percentuale di voto popolare mai ottenuta da un governo di maggioranza dall’inizio delle rilevazioni nel 1830 e il cui indice di gradimento era precipitato a circa meno 46% già nel novembre 2025. Le prossime elezioni generali non sono previste prima di altri tre anni.
Ogni passaggio di questa sequenza è perfettamente conforme alla Costituzione. Un partito di governo può sostituire il proprio leader e, di conseguenza, il primo ministro, senza ricorrere agli elettori, è una normale prassi del sistema di Westminster, non uno scandalo. Tuttavia, correttezza costituzionale e legittimità politica sono due concetti differenti, e il sistema britannico trascorre ormai da un decennio consumando progressivamente la seconda mentre osserva scrupolosamente la prima. Tre degli ultimi sette primi ministri sono giunti al potere attraverso meccanismi interni ai partiti anziché mediante elezioni generali. La formazione dei governi si è progressivamente separata dall’atto del voto – un fenomeno che è replicato anche in altri Paesi.
La risposta di Galloway a questa situazione è stata teatrale: propone sé stesso come primo ministro da uno studio televisivo nel Sud-est asiatico. Ma quella teatralità rappresenta un commento alla condizione di fondo. Se Burnham può passare dalla carica di sindaco a Downing Street in cinque settimane, grazie a un collegio sicuro e a un’incoronazione senza avversari, allora l’idea di un aspirante primo ministro non eletto è già stata normalizzata dallo stesso partito di governo. Galloway non inventa una nuova procedura, ne fa la parodia, con una brillantezza retorica davvero affascinante.
La distinzione elaborata da Max Weber tra legalità e legittimità costituisce il quadro interpretativo più appropriato, perché un sistema può conservare una perfetta legalità procedurale mentre la narrazione che ne sostiene la legittimazione si svuota progressivamente. Ciò che mantiene viva una democrazia parlamentare non è soltanto la correttezza delle sue regole, ma la convinzione diffusa che il voto produca conseguenze reali. Quando in dieci anni si susseguono sei cambi di primo ministro per lo più senza passare dalle urne, e quando l’indirizzo economico rimane sostanzialmente invariato attraverso tutti questi avvicendamenti, quella convinzione viene logorata dall’esperienza, più che dal dibattito teorico.
Il substrato materiale
La tensione ha una base economica, e qui le evidenze sono inequivocabili. Il debito netto del settore pubblico britannico si attestava al 93,8% del PIL alla fine di marzo 2026, un livello che non si registrava dai primi anni Sessanta. I rendimenti dei titoli di Stato trentennali sono aumentati di circa cento punti base nell’anno precedente, passando dal 4,5% a circa il 5,5%, con un picco del 5,7% nel settembre 2025: il livello più alto dal 1998. I rendimenti dei titoli decennali sono rimasti intorno o al di sopra del 5% per gran parte del maggio 2026, il livello più elevato dalla crisi finanziaria, prima che il conflitto in Medio Oriente li spingesse verso valori che non si vedevano dal luglio 2008. L’Institute for Fiscal Studies ha osservato che la Gran Bretagna registra un deficit primario ogni singolo anno dal 2002-03.
In questa aritmetica è visibile un circolo vizioso, che gli analisti del reddito fisso hanno descritto esplicitamente, perché ci sono rendimenti più elevati che aumentano il costo del servizio del debito; ciò peggiora la posizione fiscale; il peggioramento riduce il margine di manovra; la riduzione del margine accresce l’inquietudine degli investitori; e questa inquietudine spinge nuovamente verso l’alto i rendimenti. Et voilà, il meccanismo si autoalimenta ed è in larga misura indifferente al partito che si trova al governo.
Il quadro distributivo, invece, è ancora più cupo dei dati aggregati. Secondo i dati di Retail Economics, nelle famiglie meno abbienti il reddito disponibile discrezionale, dopo le spese essenziali, è diminuito del 2,1% tra l’elezione del governo laburista nel luglio 2024 e l’inizio del 2026. Per il 40% più povero delle famiglie, i redditi restano inferiori ai livelli del 2019. Una crescita dello 0,6% nel primo trimestre del 2026 è stata presentata come un buon risultato: misura di quanto le aspettative siano state ricalibrate per un’economia che nel decennio precedente alla pandemia cresceva mediamente del 2% annuo.
Questo è il terreno materiale su cui poggia la volatilità politica. La Gran Bretagna non sta vivendo una semplice crisi di fiducia in un determinato governo, sta vivendo le conseguenze politiche di due decenni nei quali la famiglia mediana ha smesso di diventare più ricca, mentre la capacità fiscale dello Stato si è contratta e i suoi obblighi si sono ampliati. I primi ministri vengono consumati a un ritmo di circa uno ogni diciassette mesi perché nessuno di loro è in grado di modificare questa aritmetica nell’arco di un ciclo elettorale, e ciascuno viene politicamente distrutto nel tentativo di farlo. Il collasso è pressoché inesorabile.
I poteri di sicurezza e il confine del dissenso
L’argomento più forte di Galloway riguarda il terzo elemento: l’ampliamento dell’applicazione dei poteri antiterrorismo e di sicurezza alle frontiere nei confronti del discorso politico e delle associazioni politiche. Si badi bene che il problema della sicurezza è l’argomento più rilevante di questo periodo per tutta Europa.
La posizione giuridica richiede precisione. Lo Schedule 3 del Counter-Terrorism and Border Security Act 2019, in base al quale Galloway fu fermato, consente a un ufficiale incaricato dell’esame di trattenere, interrogare e perquisire una persona in un porto o aeroporto al fine di stabilire se sia o sia stata coinvolta in attività ostili. La soglia è deliberatamente bassa e non è necessario alcun ragionevole sospetto. L’ufficiale può imporre la consegna delle password e può trattenere, copiare, utilizzare e distruggere gli oggetti rinvenuti durante la perquisizione. L’Investigatory Powers Commissioner può autorizzare la conservazione di materiale, comprese comunicazioni riservate. Si tratta, per definizione, di un potere eccezionale esercitato al di fuori del normale quadro della procedura penale, un’eccezione di frontiera innestata nel diritto interno.
Galloway non rappresenta un caso isolato. L’ex diplomatico Craig Murray e i giornalisti Kit Klarenberg e Richard Medhurst sono stati tutti sottoposti a controlli analoghi. L’elemento significativo di questi casi è che non ne sono seguite incriminazioni e ciò è l’aspetto rilevante. Un potere che non produce procedimenti penali ma produce regolarmente esami di nove ore, dispositivi sequestrati e comunicazioni copiate sta funzionando come qualcosa di diverso da uno strumento ordinario di giustizia penale. Che tale effetto sia intenzionale è una questione distinta dal fatto che l’effetto esista.
A ciò che aggiunge che il Regno Unito è un luogo ad alto rischio di censura. Ci sono alcuni argomenti totalmente vietati, dei veri e propri tabù. Non si può dire una parola positiva sul Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana senza rischiare l’arresto, è vietato elogiare la resistenza libanese o palestinese, possedere una bandiera di un Paese “nemico” dello UK è un rischio enorme. I casi di repressione da parte della polizia britannica sono all’ordine del giorno nelle cronache nazionali. In venticinque anni, la Gran Bretagna ha costruito un’architettura nella quale la categoria del discorso politico inaccettabile viene definita da decisioni esecutive di proscrizione e applicata attraverso poteri esercitabili senza sospetto. Il fatto che un parlamentare veterano come Galloway concluda di essere più sicuro trasmettendo da Kuala Lumpur costituisce un dato su questa architettura, al di là dell’opinione personale sui temi affrontati.
Tutto ciò lo ha portato a doversi trasferire all’estero, in un esilio forzato. Le sue destinazioni — Russia e Cina — sono Stati con tutele della libertà di espressione atte a garantire una libertà che in Occidente è divenuta un miraggio.
Collasso
Un’ulteriore dimensione da analizzare è il collasso della struttura bipartitica che ha organizzato la politica britannica per un secolo. L’elezione suppletiva del febbraio 2026 a Gorton and Denton — un collegio che il Partito Laburista aveva mantenuto comodamente nel 2024 — è stata vinta dal Partito Verde, con i laburisti arrivati terzi dietro Reform UK. Nelle elezioni locali del maggio 2026 il Labour ha subito pesanti perdite a favore di Reform. Nei sondaggi nazionali, il Labour è rimasto dietro Reform per un periodo prolungato.
Il Workers Party di Galloway è un partecipante marginale di questo riallineamento — lo 0,73% del voto nazionale nel 2024, otto consiglieri comunali, circa 7.500 iscritti — ma la sua composizione ideologica è diagnosticamente interessante in misura sproporzionata rispetto alle sue dimensioni. Il partito combina socialismo economico e conservatorismo sociale, opposizione agli obiettivi net zero, rifiuto della politica identitaria e sostegno a un allineamento con i BRICS. Prima di fondarlo, Galloway aveva cercato la candidatura con il Brexit Party. Il partito ha inoltre dato ripetutamente spazio al militante anti-grooming-gangs Billy Howarth, che Searchlight definisce di estrema destra, ricevendo per questo critiche costanti.
Non si tratta di incoerenza; è una formazione europea riconoscibile. La combinazione di protezionismo economico, tradizionalismo culturale, ostilità verso la governance sovranazionale e apertura verso potenze non occidentali trova analogie in tutto il continente e emerge regolarmente laddove le comunità post-industriali percepiscono che nessuno dei principali partiti affronta la loro condizione materiale, mentre entrambi affrontano le questioni culturali in termini che esse rifiutano. Rochdale, Bradford West, Bethnal Green: la base elettorale di Galloway si è trovata costantemente proprio in luoghi di questo tipo. La sua traiettoria personale dal Labour a Respect fino al Workers Party descrive con particolare chiarezza la dissoluzione della storica coalizione socialdemocratica, perché egli ha continuato a spostarsi mentre quella coalizione continuava a frammentarsi.
Resta realmente aperta la questione se questo rappresenti un riallineamento o una frammentazione. Un sistema nel quale quattro o cinque partiti raccolgono un sostegno significativo, filtrato attraverso il sistema maggioritario uninominale, produce risultati con una relazione debole rispetto alla distribuzione effettiva delle preferenze. La maggioranza di 172 seggi ottenuta dal Labour con la più bassa quota di voto vincente dal 1830 ne è la dimostrazione. Il meccanismo che un tempo produceva governi monopartitici stabili ora produce ampie maggioranze parlamentari fondate su pluralità ristrette e instabili: governi che sono contemporaneamente troppo forti in Parlamento e insufficientemente sostenuti nel Paese. Questa è la condizione strutturale che sta sotto la statistica dei sette primi ministri.
La Gran Bretagna, ormai giunti a metà del 2026, presenta diversi indicatori tipici di una decadenza strutturale, più che ciclica. I governi cambiano senza elezioni. La dinamica del debito pubblico è autoalimentata e sfavorevole. I redditi reali del 40% più povero della popolazione rimangono inferiori ai livelli del 2019. Poteri eccezionali in materia di sicurezza vengono applicati a figure politiche senza che ne derivino procedimenti penali. Il sistema dei partiti, che per oltre un secolo aveva trasformato il malcontento sociale nell’alternanza di governo, si sta frammentando in una configurazione che l’attuale legge elettorale non riesce più a rappresentare adeguatamente.
Ciascuno limita la possibilità di risolvere gli altri: la debolezza fiscale riduce ciò che un nuovo governo può offrire; questo accelera la perdita di legittimità; la perdita di legittimità aumenta il premio per il rischio richiesto dai mercati sul debito pubblico; l’aumento del costo del debito restringe ulteriormente i margini di intervento. Andy Burnham eredita questa configurazione dopo aver promesso di restituire speranza al Paese, con tre anni ancora da attendere prima delle prossime elezioni e con un mercato obbligazionario che già incorpora un significativo premio per il rischio politico. Il vero vincolo è l’aritmetica, non la retorica, e non sarà sufficiente cambiare tono per modificarlo.
Nessuno di questi fenomeni, preso isolatamente, costituisce una crisi grave, ma la loro simultaneità è il vero problema ed è il sintomo della fine del sistema, della sua metastasi estesa che non può che condurre al collasso, lento o veloce, di tutta la società guidata dalla Corona britannica.
È questa la ragione per cui vale la pena ascoltare ciò che Galloway ha da raccontare percorrendo la traiettoria dell’autodistruzione del sistema britannico, alla quale staremo ad assistere con la speranza che uomini e donne coraggiosi siano pronti a prendere le redini del futuro della Britannia.


