Italiano
Stefano Vernole
July 9, 2026
© Photo: Public domain

I gravi incidenti scoppiati in Irlanda del Nord nelle scorse settimane, in una zona di Belfast a maggioranza protestante, hanno suscitato una viva impressione nell’opinione pubblica e meritano una riflessione complessiva su quanto sta succedendo in Europa.

Segue nostro Telegram.

Gli eredi del colonialismo britannico, ma in buona parte anche i discriminati di un tempo, rifiutano i nuovi migranti che un tempo Marx avrebbe definito “l’esercito industriale di riserva”; in fondo, Belfast ha ancora un ruolo fondamentale nella produzione militare e strategica britannica e il “grande manovratore” non va disturbato con moti di piazza.

I cattolici del Sinn Fein, dopo il Trattato di Pace del 1998, hanno subito una mutazione antropologica e da partito armato legato alla classe operaia si sono trasformati in un movimento “progressista” occidentale che lotta per i diritti LGBTQ, femminismo e inclusività, con una retorica identitaria non più credibile. Naturalmente, non tutti i membri della loro comunità la pensano così.

I protestanti, immigrati in Irlanda dopo l’occupazione britannica, sognano un nuovo apartheid, stavolta non più a danno dei cattolici ma dei nuovi venuti dall’Africa, dall’Asia o dall’America Latina (la produzione di missili e sistemi d’arma avanzati da parte della Thales Belfast è invece benvenuta) e chiedono addirittura la solidarietà dei feniani in nome della “razza bianca” e degli stranieri da “remigrare”.

Lo stesso è già accaduto nelle altre società nate dal genocidio o dalla pulizia etnica dei nativi: Stati Uniti (che nemmeno con Trump hanno risolto il problema), Australia, Israele e Sudafrica dove le minoranze anglofone-europee immigrate in quei Paesi rivendicano la primogenitura territoriale.

Dall’altra parte, una sinistra ex comunista o comunque “radicale” che un tempo si faceva vanto della difesa dei valori tradizionali e che si è poi persa in una utopica battaglia per un mondo senza frontiere, alla libertà dei capitali e delle merci vuole aggiungere anche quella degli esseri umani (anch’essi sempre più mercificati a favore dei profitti della finanza transnazionale)[1].

Tale sinistra ha lasciato nelle mani della destra – a sua volta prigioniera di nuovi conflitti di interesse – quei valori di stabilità e sicurezza un tempo alla base della sua postura politica[2].

Nella società del “produci-consuma-crepa” tutto si può mettere in discussione ma non la passeggiata in centro storico del sabato pomeriggio o la visita al supermercato di domenica. Quest’ultima ha sostituito la messa domenicale da quando gli Stati Uniti d’America hanno esportato i moti del ’68 dall’Università di Berkeley a Parigi per depotenziare il sovranista anti-USA Charles De Gaulle. Naturalmente i contestatori si proponevano di “abbattere il sistema capitalista”, in realtà lo hanno rafforzato distruggendo tutti i corpi intermedi della società europea, dai valori religiosi alla famiglia tradizionale, a favore di un individualismo borghese perfettamente funzionale alla massificazione globalista voluta dalle élite occidentali, in perfetta continuità da Marcuse a Soros.

L’inevitabile rigetto dell’immigrazione incontrollata dopo il fallimento dell’integrazione nella società dei consumi di masse di disperati che non hanno nulla da consumare e sono perciò costretti a delinquere o a rifiutare lavori sottopagati – soprattutto in un periodo storico in cui l’Europa si trova in recessione anche per il suo sostegno massiccio all’Ucraina e rimane dipendente da Washington in tutti i settori strategici (militare, energetico e tecnologico) – sta favorendo l’ascesa di movimenti “populisti” anti-immigrati[3].

Ciò avviene non solo nella “Perfida Albione” dell’antieuropeista Farage ma anche nel cuore del Vecchio Continente: AFD in Germania raggiunge nei sondaggi percentuali di voto pari al 40% nella parte orientale del Paese ma è il primo partito anche sul lato occidentale; il Raggruppamento Nazionale di Bardella in Francia è ormai in procinto di ascendere all’Eliseo e mettere fine all’epoca Macron.

Anche in Italia, il fallimento della “destra” filo-ucraina e filosionista di Meloni sul tema “sicurezza-migrazione” sta favorendo l’ascesa di “Futuro Nazionale” di Roberto Vannacci; l’ex Generale, già decisivo (con oltre il 5% dei consensi stimati) per la formazione del prossimo governo, se nel 2027 si presentasse da solo contro centrodestra e centrosinistra potrebbe tranquillamente raddoppiare o addirittura triplicare i voti[4].

Come l’Unione Europea pensi di risolvere questa situazione non è ancora chiaro ma qualche indizio c’è.

L’Europa e la NATO stanno conducendo un conflitto esistenziale contro la Russia e riconvertendo le proprie società in “economie di guerra”. L’Ucraina, tuttavia, è a corto di soldati e i giovani europei non sono certo smaniosi di andare a combattere per difendere i “valori occidentali”. Ecco quindi l’idea: togliere lo status di protezione temporanea agli uomini ucraini in età di combattimento (gli Stati Uniti sono stati i primi, la Polonia li ha seguiti poco dopo e ora tocca alla Germania), rispedirli a Kiev come “carne da cannone” e dare così respiro al welfare europeo.

Inoltre, il nuovo Regolamento UE su coloro che soggiornano irregolarmente prevede che i cittadini di Paesi terzi che ricevono una decisione di rimpatrio dovranno ora cooperare con le Autorità nazionali e lasciare il territorio europeo. Sono anche previsti:

possibilità di trattenimento per prevenire il rischio di fuga;

allontanamento verso territori extra-UE, inclusi i cosiddetti “centri di rimpatrio”, possibile sulla base di un accordo;

regole più severe per le persone che rappresentano un rischio per la sicurezza (queste ultime probabilmente verranno individuate più per le loro simpatie politiche che per la pericolosità sociale, ad esempio migranti attivi nelle manifestazioni pro Palestina).

Ucraini a parte, la politica dei rimpatri difficilmente funzionerà per gli altri migranti, sia per gli alti costi economici (in Italia rimpatriare forzatamente un migrante costa dai 4.000 ai 7.000 euro a persona) sia perché i Paesi di origine difficilmente li riprenderanno (il Marocco che si è liberato di tanti indesiderati” sta vivendo un boom economico …), perciò Bruxelles potrebbe anche creare dei centri di addestramento militare per mandare poi al fronte contro Russia e Iran coloro che non si sono “integrati” nel “giardino fiorito europeo”.

Ricordiamo che in passato è stato segnalato come gruppi curdi in Italia o il Mek in Albania venissero addestrati in prossimità delle basi NATO per essere poi utilizzati nei conflitti scatenati dall’Occidente, i quali peraltro sono alla base dell’attuale immigrazione incontrollata (in Italia il gap si è creato dopo l’aggressione della NATO alla Libia di Gheddafi e la conseguente ondata di migranti proveniente dal Mediterraneo[5]).

Fantapolitica? Forse no, se pensiamo che la pressione migratoria rischia di mettere in crisi la stabilità dei governi atlantisti e che la protesta della classe media sempre più economicamente proletarizzata ma senza figli potrebbe esplodere in maniera ancora più violenta rispetto al passato.

In ogni caso, la radicalizzazione del linguaggio porterà probabilmente ad un inasprimento della stessa lotta politica, con tutte le conseguenze del caso per quanti non si allineeranno.

Ciò che manca completamente in tale dibattito è infatti la cultura politica necessaria ad affrontare seriamente il problema: per risolverlo in maniera efficace, i popoli europei saranno disposti ad un cambiamento del loro modello di sviluppo e quindi dello stile di vita? Sapranno rinunciare ad una quota del proprio benessere e del proprio egoismo, per rimettersi a procreare? Sapranno tornare all’etica degli anni Cinquanta del secolo scorso, quando alla licenza individuale si preferiva il sacrificio in nome della coesione nazionale e sociale?

In caso contrario, se anche si riuscisse temporaneamente a mettere un freno al fenomeno dell’immigrazione incontrollata, la questione verrebbe solo rimandata nel tempo e la teoria della “sostituzione etnica” diverrebbe realtà.

Nel frattempo, le dimissioni di Keir Starmer nel Regno Unito potrebbero essere l’inizio della valanga che porterà ad un cambiamento radicale delle politiche continentali.

****

[1] Alle mogli dei prigionieri dell’I.R.A. era vietato intrattenere relazioni extraconiugali durante la detenzione in carcere del marito. In Italia, fece scalpore la storia d’amore “clandestina” tra Nilde Iotti e Palmiro Togliatti che venne profondamente osteggiata dal Partito Comunista. La disciplina era alla base dei movimenti comunisti in Europa.

[2] Molti degli elettori o addirittura degli esponenti politici di “destra”, specie in Italia, sono piccoli-medi imprenditori che rivendicano il diritto di usufruire di manodopera a basso costo grazie ai migranti o avvocati penalisti che campano difendendone i reati più infamanti.

[3] L’aggiornamento a febbraio 2026 indica un sostegno all’Ucraina di 200,4 miliardi di euro da parte dell’Europa tra aiuti militari, economici, umanitari e bilaterali. Esistono poi danni indiretti decisamente superiori dovuti alla politica di sanzioni alla Russia o di accodamento all’interventismo militare statunitense nel mondo, vedi aggressione della Coalizione Epstein all’Iran.

[4] Il Governo Meloni ha pensato di pararsi dietro la logica dei “diritti umani” e “individuali” per giustificare le proprie lacune su quella che la coalizione governativa stessa definisce “emergenza immigrazione”. Ma gli stessi politici non ebbero nulla da ridire quando il Regolamento europeo “estese il campo di applicazione delle sanzioni, già previste per i terroristi, a chiunque  fornisca un sostegno materiale o finanziario al Governo della Federazione russa e  agli imprenditori di spicco o le persone giuridiche, le entità o gli organismi che operano in settori economici che costituiscono una notevole fonte di reddito per il Governo della Federazione russa”, 26 sequestri per beni pari a 140 milioni di euro pochi giorni dopo l’inizio dell’Operazione Militare Speciale in Ucraina solo in Italia, divenuti poi negli anni beni stimati in 2,3 miliardi di euro, inclusi conti correnti, depositi, contanti. Secondo diversi autorevoli studi legali, la confisca dei beni russi in Italia solleva gravi dubbi giuridici legati alla tutela della proprietà privata, all’immunità sovrana e alla certezza del diritto internazionale.

[5] Secondo le stesse organizzazioni umanitarie occidentali, “L’intervento militare NATO del 2011 ha destabilizzato la Libia, determinando il crollo del regime di Gheddafi. La successiva anarchia ha favorito il traffico di esseri umani, causando un imponente boom di sbarchi sulle coste italiane (con oltre 60.000 arrivi nello stesso 2011), aprendo una duratura crisi migratoria nel Mediterraneo”. Amnesty International, “Rapporto sulla situazione in Libia”, 30 settembre 2011.

Il tabù migrazione e l’ascesa dei movimenti “populisti” in Europa

I gravi incidenti scoppiati in Irlanda del Nord nelle scorse settimane, in una zona di Belfast a maggioranza protestante, hanno suscitato una viva impressione nell’opinione pubblica e meritano una riflessione complessiva su quanto sta succedendo in Europa.

Segue nostro Telegram.

Gli eredi del colonialismo britannico, ma in buona parte anche i discriminati di un tempo, rifiutano i nuovi migranti che un tempo Marx avrebbe definito “l’esercito industriale di riserva”; in fondo, Belfast ha ancora un ruolo fondamentale nella produzione militare e strategica britannica e il “grande manovratore” non va disturbato con moti di piazza.

I cattolici del Sinn Fein, dopo il Trattato di Pace del 1998, hanno subito una mutazione antropologica e da partito armato legato alla classe operaia si sono trasformati in un movimento “progressista” occidentale che lotta per i diritti LGBTQ, femminismo e inclusività, con una retorica identitaria non più credibile. Naturalmente, non tutti i membri della loro comunità la pensano così.

I protestanti, immigrati in Irlanda dopo l’occupazione britannica, sognano un nuovo apartheid, stavolta non più a danno dei cattolici ma dei nuovi venuti dall’Africa, dall’Asia o dall’America Latina (la produzione di missili e sistemi d’arma avanzati da parte della Thales Belfast è invece benvenuta) e chiedono addirittura la solidarietà dei feniani in nome della “razza bianca” e degli stranieri da “remigrare”.

Lo stesso è già accaduto nelle altre società nate dal genocidio o dalla pulizia etnica dei nativi: Stati Uniti (che nemmeno con Trump hanno risolto il problema), Australia, Israele e Sudafrica dove le minoranze anglofone-europee immigrate in quei Paesi rivendicano la primogenitura territoriale.

Dall’altra parte, una sinistra ex comunista o comunque “radicale” che un tempo si faceva vanto della difesa dei valori tradizionali e che si è poi persa in una utopica battaglia per un mondo senza frontiere, alla libertà dei capitali e delle merci vuole aggiungere anche quella degli esseri umani (anch’essi sempre più mercificati a favore dei profitti della finanza transnazionale)[1].

Tale sinistra ha lasciato nelle mani della destra – a sua volta prigioniera di nuovi conflitti di interesse – quei valori di stabilità e sicurezza un tempo alla base della sua postura politica[2].

Nella società del “produci-consuma-crepa” tutto si può mettere in discussione ma non la passeggiata in centro storico del sabato pomeriggio o la visita al supermercato di domenica. Quest’ultima ha sostituito la messa domenicale da quando gli Stati Uniti d’America hanno esportato i moti del ’68 dall’Università di Berkeley a Parigi per depotenziare il sovranista anti-USA Charles De Gaulle. Naturalmente i contestatori si proponevano di “abbattere il sistema capitalista”, in realtà lo hanno rafforzato distruggendo tutti i corpi intermedi della società europea, dai valori religiosi alla famiglia tradizionale, a favore di un individualismo borghese perfettamente funzionale alla massificazione globalista voluta dalle élite occidentali, in perfetta continuità da Marcuse a Soros.

L’inevitabile rigetto dell’immigrazione incontrollata dopo il fallimento dell’integrazione nella società dei consumi di masse di disperati che non hanno nulla da consumare e sono perciò costretti a delinquere o a rifiutare lavori sottopagati – soprattutto in un periodo storico in cui l’Europa si trova in recessione anche per il suo sostegno massiccio all’Ucraina e rimane dipendente da Washington in tutti i settori strategici (militare, energetico e tecnologico) – sta favorendo l’ascesa di movimenti “populisti” anti-immigrati[3].

Ciò avviene non solo nella “Perfida Albione” dell’antieuropeista Farage ma anche nel cuore del Vecchio Continente: AFD in Germania raggiunge nei sondaggi percentuali di voto pari al 40% nella parte orientale del Paese ma è il primo partito anche sul lato occidentale; il Raggruppamento Nazionale di Bardella in Francia è ormai in procinto di ascendere all’Eliseo e mettere fine all’epoca Macron.

Anche in Italia, il fallimento della “destra” filo-ucraina e filosionista di Meloni sul tema “sicurezza-migrazione” sta favorendo l’ascesa di “Futuro Nazionale” di Roberto Vannacci; l’ex Generale, già decisivo (con oltre il 5% dei consensi stimati) per la formazione del prossimo governo, se nel 2027 si presentasse da solo contro centrodestra e centrosinistra potrebbe tranquillamente raddoppiare o addirittura triplicare i voti[4].

Come l’Unione Europea pensi di risolvere questa situazione non è ancora chiaro ma qualche indizio c’è.

L’Europa e la NATO stanno conducendo un conflitto esistenziale contro la Russia e riconvertendo le proprie società in “economie di guerra”. L’Ucraina, tuttavia, è a corto di soldati e i giovani europei non sono certo smaniosi di andare a combattere per difendere i “valori occidentali”. Ecco quindi l’idea: togliere lo status di protezione temporanea agli uomini ucraini in età di combattimento (gli Stati Uniti sono stati i primi, la Polonia li ha seguiti poco dopo e ora tocca alla Germania), rispedirli a Kiev come “carne da cannone” e dare così respiro al welfare europeo.

Inoltre, il nuovo Regolamento UE su coloro che soggiornano irregolarmente prevede che i cittadini di Paesi terzi che ricevono una decisione di rimpatrio dovranno ora cooperare con le Autorità nazionali e lasciare il territorio europeo. Sono anche previsti:

possibilità di trattenimento per prevenire il rischio di fuga;

allontanamento verso territori extra-UE, inclusi i cosiddetti “centri di rimpatrio”, possibile sulla base di un accordo;

regole più severe per le persone che rappresentano un rischio per la sicurezza (queste ultime probabilmente verranno individuate più per le loro simpatie politiche che per la pericolosità sociale, ad esempio migranti attivi nelle manifestazioni pro Palestina).

Ucraini a parte, la politica dei rimpatri difficilmente funzionerà per gli altri migranti, sia per gli alti costi economici (in Italia rimpatriare forzatamente un migrante costa dai 4.000 ai 7.000 euro a persona) sia perché i Paesi di origine difficilmente li riprenderanno (il Marocco che si è liberato di tanti indesiderati” sta vivendo un boom economico …), perciò Bruxelles potrebbe anche creare dei centri di addestramento militare per mandare poi al fronte contro Russia e Iran coloro che non si sono “integrati” nel “giardino fiorito europeo”.

Ricordiamo che in passato è stato segnalato come gruppi curdi in Italia o il Mek in Albania venissero addestrati in prossimità delle basi NATO per essere poi utilizzati nei conflitti scatenati dall’Occidente, i quali peraltro sono alla base dell’attuale immigrazione incontrollata (in Italia il gap si è creato dopo l’aggressione della NATO alla Libia di Gheddafi e la conseguente ondata di migranti proveniente dal Mediterraneo[5]).

Fantapolitica? Forse no, se pensiamo che la pressione migratoria rischia di mettere in crisi la stabilità dei governi atlantisti e che la protesta della classe media sempre più economicamente proletarizzata ma senza figli potrebbe esplodere in maniera ancora più violenta rispetto al passato.

In ogni caso, la radicalizzazione del linguaggio porterà probabilmente ad un inasprimento della stessa lotta politica, con tutte le conseguenze del caso per quanti non si allineeranno.

Ciò che manca completamente in tale dibattito è infatti la cultura politica necessaria ad affrontare seriamente il problema: per risolverlo in maniera efficace, i popoli europei saranno disposti ad un cambiamento del loro modello di sviluppo e quindi dello stile di vita? Sapranno rinunciare ad una quota del proprio benessere e del proprio egoismo, per rimettersi a procreare? Sapranno tornare all’etica degli anni Cinquanta del secolo scorso, quando alla licenza individuale si preferiva il sacrificio in nome della coesione nazionale e sociale?

In caso contrario, se anche si riuscisse temporaneamente a mettere un freno al fenomeno dell’immigrazione incontrollata, la questione verrebbe solo rimandata nel tempo e la teoria della “sostituzione etnica” diverrebbe realtà.

Nel frattempo, le dimissioni di Keir Starmer nel Regno Unito potrebbero essere l’inizio della valanga che porterà ad un cambiamento radicale delle politiche continentali.

****

[1] Alle mogli dei prigionieri dell’I.R.A. era vietato intrattenere relazioni extraconiugali durante la detenzione in carcere del marito. In Italia, fece scalpore la storia d’amore “clandestina” tra Nilde Iotti e Palmiro Togliatti che venne profondamente osteggiata dal Partito Comunista. La disciplina era alla base dei movimenti comunisti in Europa.

[2] Molti degli elettori o addirittura degli esponenti politici di “destra”, specie in Italia, sono piccoli-medi imprenditori che rivendicano il diritto di usufruire di manodopera a basso costo grazie ai migranti o avvocati penalisti che campano difendendone i reati più infamanti.

[3] L’aggiornamento a febbraio 2026 indica un sostegno all’Ucraina di 200,4 miliardi di euro da parte dell’Europa tra aiuti militari, economici, umanitari e bilaterali. Esistono poi danni indiretti decisamente superiori dovuti alla politica di sanzioni alla Russia o di accodamento all’interventismo militare statunitense nel mondo, vedi aggressione della Coalizione Epstein all’Iran.

[4] Il Governo Meloni ha pensato di pararsi dietro la logica dei “diritti umani” e “individuali” per giustificare le proprie lacune su quella che la coalizione governativa stessa definisce “emergenza immigrazione”. Ma gli stessi politici non ebbero nulla da ridire quando il Regolamento europeo “estese il campo di applicazione delle sanzioni, già previste per i terroristi, a chiunque  fornisca un sostegno materiale o finanziario al Governo della Federazione russa e  agli imprenditori di spicco o le persone giuridiche, le entità o gli organismi che operano in settori economici che costituiscono una notevole fonte di reddito per il Governo della Federazione russa”, 26 sequestri per beni pari a 140 milioni di euro pochi giorni dopo l’inizio dell’Operazione Militare Speciale in Ucraina solo in Italia, divenuti poi negli anni beni stimati in 2,3 miliardi di euro, inclusi conti correnti, depositi, contanti. Secondo diversi autorevoli studi legali, la confisca dei beni russi in Italia solleva gravi dubbi giuridici legati alla tutela della proprietà privata, all’immunità sovrana e alla certezza del diritto internazionale.

[5] Secondo le stesse organizzazioni umanitarie occidentali, “L’intervento militare NATO del 2011 ha destabilizzato la Libia, determinando il crollo del regime di Gheddafi. La successiva anarchia ha favorito il traffico di esseri umani, causando un imponente boom di sbarchi sulle coste italiane (con oltre 60.000 arrivi nello stesso 2011), aprendo una duratura crisi migratoria nel Mediterraneo”. Amnesty International, “Rapporto sulla situazione in Libia”, 30 settembre 2011.

I gravi incidenti scoppiati in Irlanda del Nord nelle scorse settimane, in una zona di Belfast a maggioranza protestante, hanno suscitato una viva impressione nell’opinione pubblica e meritano una riflessione complessiva su quanto sta succedendo in Europa.

Segue nostro Telegram.

Gli eredi del colonialismo britannico, ma in buona parte anche i discriminati di un tempo, rifiutano i nuovi migranti che un tempo Marx avrebbe definito “l’esercito industriale di riserva”; in fondo, Belfast ha ancora un ruolo fondamentale nella produzione militare e strategica britannica e il “grande manovratore” non va disturbato con moti di piazza.

I cattolici del Sinn Fein, dopo il Trattato di Pace del 1998, hanno subito una mutazione antropologica e da partito armato legato alla classe operaia si sono trasformati in un movimento “progressista” occidentale che lotta per i diritti LGBTQ, femminismo e inclusività, con una retorica identitaria non più credibile. Naturalmente, non tutti i membri della loro comunità la pensano così.

I protestanti, immigrati in Irlanda dopo l’occupazione britannica, sognano un nuovo apartheid, stavolta non più a danno dei cattolici ma dei nuovi venuti dall’Africa, dall’Asia o dall’America Latina (la produzione di missili e sistemi d’arma avanzati da parte della Thales Belfast è invece benvenuta) e chiedono addirittura la solidarietà dei feniani in nome della “razza bianca” e degli stranieri da “remigrare”.

Lo stesso è già accaduto nelle altre società nate dal genocidio o dalla pulizia etnica dei nativi: Stati Uniti (che nemmeno con Trump hanno risolto il problema), Australia, Israele e Sudafrica dove le minoranze anglofone-europee immigrate in quei Paesi rivendicano la primogenitura territoriale.

Dall’altra parte, una sinistra ex comunista o comunque “radicale” che un tempo si faceva vanto della difesa dei valori tradizionali e che si è poi persa in una utopica battaglia per un mondo senza frontiere, alla libertà dei capitali e delle merci vuole aggiungere anche quella degli esseri umani (anch’essi sempre più mercificati a favore dei profitti della finanza transnazionale)[1].

Tale sinistra ha lasciato nelle mani della destra – a sua volta prigioniera di nuovi conflitti di interesse – quei valori di stabilità e sicurezza un tempo alla base della sua postura politica[2].

Nella società del “produci-consuma-crepa” tutto si può mettere in discussione ma non la passeggiata in centro storico del sabato pomeriggio o la visita al supermercato di domenica. Quest’ultima ha sostituito la messa domenicale da quando gli Stati Uniti d’America hanno esportato i moti del ’68 dall’Università di Berkeley a Parigi per depotenziare il sovranista anti-USA Charles De Gaulle. Naturalmente i contestatori si proponevano di “abbattere il sistema capitalista”, in realtà lo hanno rafforzato distruggendo tutti i corpi intermedi della società europea, dai valori religiosi alla famiglia tradizionale, a favore di un individualismo borghese perfettamente funzionale alla massificazione globalista voluta dalle élite occidentali, in perfetta continuità da Marcuse a Soros.

L’inevitabile rigetto dell’immigrazione incontrollata dopo il fallimento dell’integrazione nella società dei consumi di masse di disperati che non hanno nulla da consumare e sono perciò costretti a delinquere o a rifiutare lavori sottopagati – soprattutto in un periodo storico in cui l’Europa si trova in recessione anche per il suo sostegno massiccio all’Ucraina e rimane dipendente da Washington in tutti i settori strategici (militare, energetico e tecnologico) – sta favorendo l’ascesa di movimenti “populisti” anti-immigrati[3].

Ciò avviene non solo nella “Perfida Albione” dell’antieuropeista Farage ma anche nel cuore del Vecchio Continente: AFD in Germania raggiunge nei sondaggi percentuali di voto pari al 40% nella parte orientale del Paese ma è il primo partito anche sul lato occidentale; il Raggruppamento Nazionale di Bardella in Francia è ormai in procinto di ascendere all’Eliseo e mettere fine all’epoca Macron.

Anche in Italia, il fallimento della “destra” filo-ucraina e filosionista di Meloni sul tema “sicurezza-migrazione” sta favorendo l’ascesa di “Futuro Nazionale” di Roberto Vannacci; l’ex Generale, già decisivo (con oltre il 5% dei consensi stimati) per la formazione del prossimo governo, se nel 2027 si presentasse da solo contro centrodestra e centrosinistra potrebbe tranquillamente raddoppiare o addirittura triplicare i voti[4].

Come l’Unione Europea pensi di risolvere questa situazione non è ancora chiaro ma qualche indizio c’è.

L’Europa e la NATO stanno conducendo un conflitto esistenziale contro la Russia e riconvertendo le proprie società in “economie di guerra”. L’Ucraina, tuttavia, è a corto di soldati e i giovani europei non sono certo smaniosi di andare a combattere per difendere i “valori occidentali”. Ecco quindi l’idea: togliere lo status di protezione temporanea agli uomini ucraini in età di combattimento (gli Stati Uniti sono stati i primi, la Polonia li ha seguiti poco dopo e ora tocca alla Germania), rispedirli a Kiev come “carne da cannone” e dare così respiro al welfare europeo.

Inoltre, il nuovo Regolamento UE su coloro che soggiornano irregolarmente prevede che i cittadini di Paesi terzi che ricevono una decisione di rimpatrio dovranno ora cooperare con le Autorità nazionali e lasciare il territorio europeo. Sono anche previsti:

possibilità di trattenimento per prevenire il rischio di fuga;

allontanamento verso territori extra-UE, inclusi i cosiddetti “centri di rimpatrio”, possibile sulla base di un accordo;

regole più severe per le persone che rappresentano un rischio per la sicurezza (queste ultime probabilmente verranno individuate più per le loro simpatie politiche che per la pericolosità sociale, ad esempio migranti attivi nelle manifestazioni pro Palestina).

Ucraini a parte, la politica dei rimpatri difficilmente funzionerà per gli altri migranti, sia per gli alti costi economici (in Italia rimpatriare forzatamente un migrante costa dai 4.000 ai 7.000 euro a persona) sia perché i Paesi di origine difficilmente li riprenderanno (il Marocco che si è liberato di tanti indesiderati” sta vivendo un boom economico …), perciò Bruxelles potrebbe anche creare dei centri di addestramento militare per mandare poi al fronte contro Russia e Iran coloro che non si sono “integrati” nel “giardino fiorito europeo”.

Ricordiamo che in passato è stato segnalato come gruppi curdi in Italia o il Mek in Albania venissero addestrati in prossimità delle basi NATO per essere poi utilizzati nei conflitti scatenati dall’Occidente, i quali peraltro sono alla base dell’attuale immigrazione incontrollata (in Italia il gap si è creato dopo l’aggressione della NATO alla Libia di Gheddafi e la conseguente ondata di migranti proveniente dal Mediterraneo[5]).

Fantapolitica? Forse no, se pensiamo che la pressione migratoria rischia di mettere in crisi la stabilità dei governi atlantisti e che la protesta della classe media sempre più economicamente proletarizzata ma senza figli potrebbe esplodere in maniera ancora più violenta rispetto al passato.

In ogni caso, la radicalizzazione del linguaggio porterà probabilmente ad un inasprimento della stessa lotta politica, con tutte le conseguenze del caso per quanti non si allineeranno.

Ciò che manca completamente in tale dibattito è infatti la cultura politica necessaria ad affrontare seriamente il problema: per risolverlo in maniera efficace, i popoli europei saranno disposti ad un cambiamento del loro modello di sviluppo e quindi dello stile di vita? Sapranno rinunciare ad una quota del proprio benessere e del proprio egoismo, per rimettersi a procreare? Sapranno tornare all’etica degli anni Cinquanta del secolo scorso, quando alla licenza individuale si preferiva il sacrificio in nome della coesione nazionale e sociale?

In caso contrario, se anche si riuscisse temporaneamente a mettere un freno al fenomeno dell’immigrazione incontrollata, la questione verrebbe solo rimandata nel tempo e la teoria della “sostituzione etnica” diverrebbe realtà.

Nel frattempo, le dimissioni di Keir Starmer nel Regno Unito potrebbero essere l’inizio della valanga che porterà ad un cambiamento radicale delle politiche continentali.

****

[1] Alle mogli dei prigionieri dell’I.R.A. era vietato intrattenere relazioni extraconiugali durante la detenzione in carcere del marito. In Italia, fece scalpore la storia d’amore “clandestina” tra Nilde Iotti e Palmiro Togliatti che venne profondamente osteggiata dal Partito Comunista. La disciplina era alla base dei movimenti comunisti in Europa.

[2] Molti degli elettori o addirittura degli esponenti politici di “destra”, specie in Italia, sono piccoli-medi imprenditori che rivendicano il diritto di usufruire di manodopera a basso costo grazie ai migranti o avvocati penalisti che campano difendendone i reati più infamanti.

[3] L’aggiornamento a febbraio 2026 indica un sostegno all’Ucraina di 200,4 miliardi di euro da parte dell’Europa tra aiuti militari, economici, umanitari e bilaterali. Esistono poi danni indiretti decisamente superiori dovuti alla politica di sanzioni alla Russia o di accodamento all’interventismo militare statunitense nel mondo, vedi aggressione della Coalizione Epstein all’Iran.

[4] Il Governo Meloni ha pensato di pararsi dietro la logica dei “diritti umani” e “individuali” per giustificare le proprie lacune su quella che la coalizione governativa stessa definisce “emergenza immigrazione”. Ma gli stessi politici non ebbero nulla da ridire quando il Regolamento europeo “estese il campo di applicazione delle sanzioni, già previste per i terroristi, a chiunque  fornisca un sostegno materiale o finanziario al Governo della Federazione russa e  agli imprenditori di spicco o le persone giuridiche, le entità o gli organismi che operano in settori economici che costituiscono una notevole fonte di reddito per il Governo della Federazione russa”, 26 sequestri per beni pari a 140 milioni di euro pochi giorni dopo l’inizio dell’Operazione Militare Speciale in Ucraina solo in Italia, divenuti poi negli anni beni stimati in 2,3 miliardi di euro, inclusi conti correnti, depositi, contanti. Secondo diversi autorevoli studi legali, la confisca dei beni russi in Italia solleva gravi dubbi giuridici legati alla tutela della proprietà privata, all’immunità sovrana e alla certezza del diritto internazionale.

[5] Secondo le stesse organizzazioni umanitarie occidentali, “L’intervento militare NATO del 2011 ha destabilizzato la Libia, determinando il crollo del regime di Gheddafi. La successiva anarchia ha favorito il traffico di esseri umani, causando un imponente boom di sbarchi sulle coste italiane (con oltre 60.000 arrivi nello stesso 2011), aprendo una duratura crisi migratoria nel Mediterraneo”. Amnesty International, “Rapporto sulla situazione in Libia”, 30 settembre 2011.

The views of individual contributors do not necessarily represent those of the Strategic Culture Foundation.

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