L’Italia è disposta a lasciarsi coinvolgere sempre più nella fase attiva del conflitto con la Russia, nonostante le possibili conseguenze disastrose?
Lo scorso anno, nel discorso sullo stato dell’Unione 2025, è stato ufficialmente pubblicato il bando per selezionare i membri fondatori della nuova Alleanza UE-Ucraina per i droni (EU-Ukraine Drone Alliance). Non si trattava di un semplice tavolo di consultazione politica, ma di un vero e proprio hub operativo e tecnologico guidato dal sistema industriale. L’obiettivo primario rimane quello di “sviluppare e rafforzare la filiera europea integrando droni tattici e reti antidrone (C-UAS), facendo leva sul prezioso know-how battle-tested derivante dal teatro operativo ucraino”. Le manifestazioni di interesse, il cui termine è scaduto il 25 maggio 2026, si rivolgevano a produttori hardware, sviluppatori software e system integrator. La cabina di regia dell’Alleanza è il Board, inizialmente co-presieduto dalla Commissione Europea e dal Governo ucraino per un periodo di transizione di due anni, con diritto di veto su decisioni strategiche per tutelare gli assetti di sicurezza.
Il 15 luglio 2026, la Commissione Europea e il Governo Ucraino hanno siglato una nuova partnership industriale e l’EU – Ukraine Drone Deal, con lo scopo, rispettivamente, di rafforzare l’integrazione tra le rispettive industrie della Difesa e di incrementare la condivisione di tecnologie nel settore dei droni e contro-droni. Inoltre, la Commissione ha approvato il versamento di 1 miliardo di euro all’Ucraina per supportarne le capacità nell’ambito dei sistemi unmanned, come parte dell’Ukraine Support Loan da 90 miliardi di euro, e ha annunciato l’ingresso dell’Ucraina nell’European Defence Fund (EDF) e nell’European Defence Industry Programme (EDIP). All’incontro dell’EU – Ukraine Drone Deal in programma il prossimo 19 settembre a Bruxelles, tra le varie realtà industriali presenti ci sarà anche l’italiana Fincantieri.
Nel dettaglio, la partnership industriale tra UE e Ucraina ha lo scopo di creare un quadro legislativo unico per favorire l’implementazione degli accordi di collaborazione già siglati o in fase di firma tra i singoli Stati membri e l’Ucraina. Inoltre, nell’intesa tra Bruxelles e Kiev è previsto che si promuova la produzione congiunta di droni e sistemi anti-drone tra aziende ucraine ed europee, aumentando la capacità dell’industria e garantendo la prevedibilità a lungo termine necessaria per attrarre investimenti. La cooperazione ha lo scopo di produrre, “al riparo da attacchi di sistemi unmanned e missili a corto e medio raggio russi, droni che possano essere immagazzinati al di fuori del territorio ucraino, da consegnare alle Forze Armate di Kiev solo al momento del bisogno”. L’Alleanza riunisce imprese, start-up, ricercatori, forze armate e altri soggetti dei Paesi dell‘UE e dell’Ucraina.
Nei giorni scorsi, l’abbordaggio da parte della Marina italiana – in collaborazione con mezzi militari greci e polacchi – ad una presunta imbarcazione della “flotta ombra” russa ad ovest di Pantelleria ma in acque internazionali ripropone, ancora una volta, il quesito fondamentale: quali sono le attuali priorità della Difesa nazionale? Da tempo, infatti, l’unica preoccupazione della politica estera del Governo di Roma sembra essere l’Ucraina e tutto ciò che sta accadendo intorno al comparto militare va in questa direzione.
Analizziamo ad esempio il Polo Nazionale Droni, l’associazione di categoria ufficiale che rappresenta e supporta questo settore in Italia. Fondata con l’obiettivo di unire le diverse realtà, la sua missione è “promuovere l’innovazione, favorire la formazione e facilitare il networking tra professionisti, aziende e istituzioni”. A tal fine, il Polo organizza: Eventi B2B; incontri dedicati a favorire l’interazione diretta tra professionisti e aziende del settore, creando spazi per lo scambio di idee e opportunità di business. Tavoli Tecnici: gruppi di lavoro tematici costituiti da esperti e stakeholder, con l’obiettivo di affrontare questioni specifiche, condividere best practices e definire standard operativi. Piattaforme di Match-Making: strumenti e sistemi dedicati per connettere domanda e offerta nel mercato dei droni, facilitando la creazione di sinergie e collaborazioni fruttuose. Missioni Internazionali: iniziative di esplorazione e partecipazione a eventi esteri, volte a promuovere l’interscambio di conoscenze e a favorire opportunità commerciali in ambito internazionale.
Il Polo è poi attivo anche nella ricerca di fondi e si impegna a sostenere le imprese e le start-up del settore nella ricerca di opportunità di finanziamento attraverso scouting di bandi, supporto alla stesura di proposte, rendicontazione e investor matchmaking.
Cerchiamo di capire chi c’è dietro a questa iniziativa, aldilà della generica presentazione del sito internet (“Professionisti del settore: il nostro team include ingegneri, tecnologi e specialisti con competenze consolidate nelle diverse applicazioni dei droni, pronti a offrire consulenze e soluzioni tecniche. Ricercatori: collaboriamo con accademici e ricercatori che portano avanti progetti di ricerca e sviluppo, contribuendo a spingere i confini dell’innovazione e ad applicare nuove tecnologie nel settore. Rappresentanti Aziendali: le aziende che fanno parte del nostro network apportano un’ampia gamma di esperienze e know-how, facilitando la creazione di sinergie e opportunità di collaborazione”).
Uno degli associati al Polo è “Shield AI”, un’azienda nordamericana di tecnologia aerospaziale e di difesa con sede a San Diego, California, Stati Uniti. Sviluppa piloti da caccia, droni e tecnologie per operazioni di difesa basati sull’intelligenza artificiale, tra i fondatori figura l’ex Navy Seal, Brandon Tseng. Sulla sua attività, il sito internet dell’impresa riporta un articolo di CBS dello scorso 10 luglio, in cui si magnifica un attacco ucraino ad una infrastruttura russa, spiegando che “Il velivolo da ricognizione che ha individuato la piattaforma petrolifera – un drone di sorveglianza a lungo raggio noto come “V-BAT”, prodotto dall’azienda di difesa americana Shield AI – ha assunto un ruolo sempre più importante in questa campagna”. I voli di ricognizione dei droni in profondità nel territorio russo hanno permesso a Kiev di estendere i suoi attacchi contro infrastrutture militari, energetiche e logistiche. Gli operatori ucraini intervistati affermano che anche i droni da ricognizione hanno contribuito a colmare il vuoto e i produttori nazionali hanno aumentato la portata dei propri velivoli da sorveglianza equipaggiandoli con terminali Starlink. Ma ammettono che il V-BAT offre capacità uniche: “Utilizziamo altri sistemi, ma nessuno di essi offre la stessa portata del V-BAT. Non possono competere con esso in termini di autonomia o comunicazioni”.
MAVTech srl, invece, progetta, sviluppa e realizza sistemi UAV avanzati per uso professionale dedicati a numerosi settori industriali, all’agricoltura, alle Public Utilities, alla Protezione Civile. Fondata come spin-off del Politecnico di Torino, MAVTech mantiene tuttora una stretta e continua collaborazione con l’università. Da dicembre 2025 fa inoltre parte del DAP – Distretto Aerospaziale del Piemonte, network che riunisce enti pubblici, di ricerca e formazione, associazioni e imprese attive nel settore aerospaziale. Lo stesso può dirsi per l’Aeroclub di Benevento che offre servizi di FlyWatching[1], Volo Multimediale, Avio Meteo System, Registrazione Voli, Prenotazione Voli … Un altro associato istituzionale al Polo è la Sorveglianza Aerea Territoriale che svolge compiti di ricognizione aerea di Protezione Civile dal 2011, utilizzando metodi all’avanguardia e tecnologie affidabili, con personale qualificato; inoltre, è un centro di formazione piloti droni/UAS certificato ENAC ed EASA. La sede principale è a Rivoli (TO).
Per sfruttare le opportunità fornite dai bandi europei, lo scorso 4 giugno, in pompa magna, nella romana Villa Wolkonsky, residenza ufficiale dell’Ambasciatore britannico in Italia, è stata annunciata la nascita di MGI Italia: joint venture tra il colosso britannico di droni militari MGI Engineering Ltd e la società milanese Vigilar Group S.p.A. (è un’agenzia di intelligence che opera nella risoluzione di casi complessi con garanzia di massima riservatezza). Dalla nota ufficiale dello scorso giugno emerge che l’obiettivo dell’azienda è sviluppare tecnologie “per la difesa”. Secondo quanto dichiarato si punterà alla produzione di 200 “munizioni vaganti” al mese. Si tratta di quelli che vengono chiamati anche droni kamikaze: velivoli progettati per sorvolare un’area in attesa di individuare il bersaglio per poi schiantarsi contro di esso, facendosi esplodere. L’impianto doveva essere a Modena, sede della Motor Walley, ma successivamente Vigilar ha smentito tale ubicazione.
Secondo un’inchiesta del quotidiano online “L’Indipendente”, visionando le visure, si è scoperto quale potrebbe essere l’azienda modenese coinvolta[2]. Il 40% delle quote di MGI Italia è in mano a Vigilar, mentre il 51% è in mano a Rosstar e il restante 9% ad Alletto Alessandro. La società Rosstar e Alletto fanno entrambi capo alla Atlantic Fluid Tech SRL di San Cesario sul Panaro (MO). Alletto è direttore operativo di Atlantic Fluid, mentre Rosstar è una “scatola vuota”, società immobiliare con sede a Milano e appena 10 mila euro di capitale sociale, posseduta al 100% da Christian Storci, amministratore delegato e presidente di Atlantic Fluid Tech SRL. Non è chiaro neppure perché l’inglese MGI Engineering abbia annunciato una joint venture quando (almeno in termini di quote) il vero accordo è tra Vigilar Group e Atlantic. “Mantenere l’azionariato totalmente italiano è uno stratagemma per accedere più facilmente a bandi pubblici del settore difesa italiano e europeo? Interpellata su questo punto, la MGI Engineering non ha risposto. La produzione sarà comunque consistente: secondo le dichiarazioni rilasciate a Roma, MGI Italia produrrà circa 200 droni al mese, dal valore di mezzo milione di euro a pezzo, più o meno”. “Quello che si può dire è che il supporto di cui gode l’Ucraina sia da parte dell’Italia e del Regno Unito costituirà sicuramente un ambito nel quale potremo cooperare, dove abbiamo già delle discussioni in atto”, ha fatto però sapere l’A.D. di MGI Engineering Mike Gascoyne. Il manager ha inoltre collegato le prospettive della joint venture alla fase di rafforzamento delle capacità produttive nel settore della difesa in Europa e nei Paesi Nato[3].
Naturalmente, in questo panorama non poteva mancare il colosso italiano Leonardo (46,5% dell’azionariato istituzionale 2026 è in Nord America); lo scorso 21 luglio, il suo Amministratore Delegato, Lorenzo Mariani, ha dichiarato che “Collaborare con l’Ucraina nel settore droni è una strada che dovrebbe essere percorsa. Ritengo che sia opportuno, dato che le competenze acquisite dall’industria ucraina durante il conflitto sono davvero eccezionali. Si sono trovati ad affrontare minacce e a maturare un’esperienza operativa senza eguali. Credo quindi che ci siano ampi margini per collaborare. Non ho obiettivi specifici da annunciare oggi, ma sono fermamente convinto che una collaborazione di successo – come quella tra Leonardo e Baykar – dovrebbe prevedere anche forme di cooperazione con l’industria ucraina dei droni”[4]. A Mariani ha fatto eco Giuseppe Cossiga, presidente della Federazione delle imprese di aerospazio, difesa e sicurezza, in una intervista a “Il Foglio”: “L’accordo con l’Ucraina per i droni è molto interessante anche dal punto di vista industriale perché questi anni di guerra hanno creato un mondo nuovo, cambiando l’idea di drone, soprattutto quelli più piccoli. In questa fascia l’intesa porterà in Italia conoscenze che non abbiamo”.
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[1] Serve per proteggere il drone da possibili collisioni con altri velivoli, una versione utile per i piloti di droni. Un’applicazione mostra il drone al centro di un radar di volo per monitorare il traffico aereo nelle vicinanze.
[2] Linda Maggiori, A Modena un’azienda con un capitale di soli 10.000 euro produrrà droni kamikaze, “L’Indipendente”, 22 giugno 2026.
[3] Chiara Rossi, Tutto sulla società di intelligence italiana Vigilar, alleata della britannica Mgi per i droni, “Start Magazine”, 5 giugno 2026.
[4] ADNKRONOS, 21 luglio 2026. Il suo predecessore, Roberto Cingolani, nell’ottobre 2025 aveva annunciato “il programma difesa Michelangelo”, che l’Ucraina avrebbe dovuto sperimentare per contrastare i droni russi.


