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Stefano Vernole
August 28, 2026
© Photo: Public domain

In un contesto di tensioni crescenti con la Turchia , la Grecia sta aumentando la spesa militare per modernizzare il proprio esercito (circa il 3,5% del PIL) e nei mesi scorsi ha acquistato un sistema difensivo multistrato

Segue nostro Telegram.

In un contesto di tensioni crescenti con la Turchia[1], la Grecia sta aumentando la spesa militare per modernizzare il proprio esercito (circa il 3,5% del PIL) e nei mesi scorsi ha acquistato un sistema difensivo multistrato, cioè anti-missile, anti-aereo e anti-drone da Israele, denominato “Scudo di Achille”, per 3 miliardi di dollari (l’agenzia “Reuters” ha stimato un costo complessivo pari a 4 miliardi di dollari), oltre a diversi tipi di droni e di aerei da trasporto militare Embraer C-390. Radar israeliani e missili delle aziende statali Rafael e IAI costituiscono il nucleo del sistema che dovrebbe essere operativo nel giro di 3 anni, mentre le aziende greche ne produrranno almeno il 25%.

Diversi altri Paesi, tra cui gli Stati Uniti e l’Ucraina, hanno espresso il desiderio di emulare i sistemi di difesa missilistica israeliani, incluso l’Iron Dome, a seguito del loro frequente utilizzo nella guerra su più fronti condotta dal Paese.

Grazie ai solidi legami economici e diplomatici, Grecia e Israele gestiscono un centro di addestramento aereo in territorio greco, conducono esercitazioni militari congiunte annuali e collaborano sui sistemi anti-drone e sulla sicurezza informatica. L’anno scorso, Atene ha acquistato 36 sistemi di artiglieria missilistica di fabbricazione israeliana per circa 739 milioni di dollari. Le Autorità greche hanno affermato di aver approvato l’acquisto di droni Heron da Israele, nonché di 3 aerei da trasporto militare C-390, 10 mini-sottomarini VICTA di fabbricazione britannica per operazioni speciali e velivoli a pilotaggio remoto V-BAT di fabbricazione statunitense.

Sotto la guida del Primo Ministro Kyriakos Mitsotakis, la Grecia ha investito ingenti risorse nell’ammodernamento delle sue forze armate, inizialmente con l’acquisto di navi Belharra di fabbricazione francese e aerei da combattimento Rafale. Attualmente, Atene utilizza sistemi Patriot statunitensi e vecchi S-300 russi per la protezione del proprio spazio aereo, ma prevede di spendere circa 32 miliardi di dollari entro il 2036 per modernizzare le proprie forze armate, sostituendo le tradizionali componenti militari provenienti da Mosca con quelle di Washington e Tel Aviv. Ciò include anche l’acquisto di circa 40 nuovi caccia F-35 dagli Stati Uniti e di fregate da Francia e Italia.

Il Ministero della Difesa greco ha poi affermato che Atene deve integrare gli insegnamenti tratti dalla guerra in Ucraina per modernizzare le proprie forze armate e affrontare le sfide del XXI secolo: ciò che la preoccupa di più sono le contese marittime con la Turchia.

Nel 2025, per la prima volta, con la Pianificazione Spaziale Marina e la Strategia Spaziale Nazionale per lo Spazio Marino, lo Stato greco ha delimitato in dettaglio gli usi delle sue zone marine (secondo la direttiva europea in materia, per Pianificazione Spaziale Marina si intende “il processo mediante il quale le autorità dello Stato membro interessato analizzano e organizzano le attività umane nelle aree marine al fine di raggiungere obiettivi ecologici, economici e sociali”).

La mappa greca raffigura i limiti potenziali più esterni della piattaforma continentale e della ZEE greca nel Mediterraneo, basandosi sulla linea mediana e sulla legge Maniatis (4001/2011), limiti che conducono la ZEE greca a quella cipriota corrispondente, tenendo conto dell’influenza delle sentenze Kastelorizo ​​e Strongyl.  La pubblicazione mira a riflettere chiaramente ciò che la Grecia possiede e ciò che rivendica, e in questo senso potrebbe servire da base per i negoziati volti a risolvere l’importante divergenza con la Turchia, ovvero la delimitazione della zona economica esclusiva (ZEE) e della piattaforma continentale. Come indicato sulla mappa in questione, i limiti esterni della piattaforma continentale greca sono definiti in base alla linea mediana “fino alla conclusione di accordi di delimitazione con gli Stati confinanti le cui coste sono adiacenti o opposte alle coste greche”.

È ormai chiaro che Grecia e Turchia se e quando condurranno negoziati al riguardo, andranno a contrapporre mappe molto diverse, contrastanti, reciprocamente contraddittorie e sovrapposte. Come noto, la Turchia sta elaborando i propri piani di pianificazione dello spazio marittimo, che collega alle rivendicazioni revisioniste della “Patria blu”, alla divisione del Mar Egeo, all’estensione della zona economica esclusiva turca fino alla Libia, a Cipro e alle sue zone marittime. Tuttavia, Ankara ha anche tentato di bloccare i piani greci in questo campo (inviando navi da guerra a Kasos nel luglio 2024), un’azione che potrebbe ripetere nel prossimo futuro, prendendo di mira ancora una volta il progetto di interconnessione elettrica Grecia-Cipro o qualsiasi futura esplorazione di idrocarburi. D’altro canto, la Turchia continua a suscitare crescente diffidenza in molti Paesi occidentali (Francia e U.S.A. innanzitutto) e soprattutto a scontrarsi con Israele, con il quale invece la Grecia intrattiene ottimi rapporti. Grecia, Israele e Cipro, infatti, hanno deciso di intensificare le esercitazioni congiunte aeree e navali nel Mediterraneo orientale nel 2026, rafforzando la loro cooperazione in materia di difesa. Tali esercitazioni mirano generalmente a migliorare l’interoperabilità tra le forze partecipanti, a perfezionare le comunicazioni e le procedure di deconflittualità e a definire parametri operativi condivisi per ambienti complessi.

Il quadro generale è comunque più ampio e si possono individuare almeno tre sviluppi che hanno particolarmente irritato la Turchia.

Il primo è la cooperazione strategica tra Grecia e Israele, che ha acquisito un’importanza ancora maggiore a causa degli sviluppi in Medio Oriente.

Il secondo riguarda la Libia e gli sforzi di Atene per arginare l’influenza turca e rafforzare la posizione della Grecia in quel Paese.

Il terzo, riguarda il rafforzamento della difesa delle isole, in particolare la presenza dei sistemi Patriot a Karpathos.

Più immediata è la questione dell’interconnessione elettrica tra Grecia e Cipro. L’ingresso della società francese Meridiam ha dato nuovo slancio al progetto e ha riproposto la spinosa questione delle indagini marittime necessarie per la sua realizzazione. E questo è uno dei prossimi punti critici. I lavori sul cavo richiedono che navi da ricerca operino in aree in cui la Turchia ha reagito in passato.

Particolare attenzione viene rivolta anche alla geografia della pianificazione turca. Ankara ha scelto due aree agli estremi opposti: l’Egeo nord-orientale, intorno a Lemno e Samotracia, e il Mediterraneo orientale, verso la zona di Kastellorizo[2]. Un’ampia area marittima tra queste due zone rimane al di fuori degli attuali decreti turchi. La questione è se la scelta di questi due estremi esaurisca le possibilità di pianificazione della Turchia, o se lasci spazio a ulteriori mosse che coinvolgano altre aree in cui si trovano arcipelaghi greci. Finora non c’è stato alcun annuncio turco che preannunci un simile sviluppo. Il fatto che la maggior parte dell’area intermedia rimanga al di fuori delle attuali delimitazioni è però un fattore che Atene non sta ignorando.

Ankara ha finora ribadito l’impegno a risolvere le controversie in sospeso attraverso il diritto internazionale, l’equità e le relazioni di buon vicinato, in conformità con la Dichiarazione di Atene sulle relazioni amichevoli e di buon vicinato, firmata il 7 dicembre 2023.

Tuttavia, l’aggressività sionista nei confronti della Turchia rischia prima o poi di coinvolgere l’alleato greco in un’avventura militare. Il Ministro della Difesa Israel Katz ha avvertito il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan di non mettere alla prova la “determinazione di Israele a difendersi”, accusando il leader turco: “Erdogan sta trascinando la Turchia in pericolose avventure in Siria. Israele non permetterà a nessun attore di minacciare la sua sicurezza. Erdogan farebbe meglio a continuare a pronunciare discorsi vuoti e fantasiosi contro Israele nel parlamento turco, piuttosto che mettere alla prova la determinazione di Israele a difendersi”.

Con una retorica tra il ridicolo e il minaccioso, i media israeliani stanno anche lanciando pesanti avvertimenti alla Turchia per la sua influenza su Cipro Nord, questione alla quale Atene non rimane di certo insensibile[3].

____

[1] Il Ministero degli Esteri turco ha dichiarato che il nuovo Piano Speciale di Pianificazione Spaziale per le Fonti di Energia Rinnovabile nel Mar Egeo, emanato dalla Grecia, non avrà conseguenze legali per Ankara. Ankara ha inoltre sostenuto che le azioni unilaterali dovrebbero essere evitate nei mari chiusi o semi-chiusi come l’Egeo e il Mediterraneo. Citando il diritto marittimo internazionale, la Turchia ha affermato di incoraggiare la cooperazione tra gli Stati costieri. Atene sta preparando una risposta diplomatica, attraverso delle marce di protesta, alle Nazioni Unite e all’Unione Europea in merito alle recenti delimitazioni unilaterali del parco marittimo da parte della Turchia.

Le Autorità greche stanno monitorando se la Turchia andrà oltre le dichiarazioni basate su mappe, schierando navi o interferendo con le prossime indagini marittime per il cavo elettrico Grecia-Cipro. Per ora, i decreti turchi forniscono le coordinate. Non includono termini o restrizioni specifici che indichino precisamente come la Turchia intenda attuare concretamente i suoi annunci. Questa è anche la principale preoccupazione della Grecia. Lo scenario più difficile sarebbe che Ankara, in una fase successiva, desse concretezza alle sue delimitazioni: schierando navi per pattugliare le aree designate o reagendo alla ripresa delle attività di rilevamento per il cavo sottomarino Grecia-Cipro.

[2] La posizione geografica dei parchi è al centro dell’obiezione di Atene. Una delle nuove aree protette si estende lungo la costa mediterranea turca tra Fethiye, nella provincia di Muğla, e Kaş, nella provincia di Antalya. Secondo la Grecia, la designazione copre un’ampia area marittima intorno a Kastellorizo, la piccola isola greca che da tempo riveste un’importanza strategica sproporzionata nelle controversie sulle zone marittime del Mediterraneo orientale. Il secondo parco si trova nell’Egeo nord-orientale, in un’area marittima al largo della costa turca tra le regioni di Tekirdağ e Çanakkale e si estende verso le acque tra le isole greche di Samotracia e Lemno. Il Ministero degli Esteri greco ha risposto che i decreti presidenziali turchi dello scorso 15 agosto che istituiscono i parchi si estendono oltre le aree sotto la giurisdizione nazionale turca e pertanto “non producono alcun effetto giuridico”, secondo la posizione del Governo greco. Kastellorizo è ​​al centro della disputa sul Mediterraneo nel contesto della controversia sul parco marino con la Turchia. La sua posizione è particolarmente delicata proprio a causa della sua vicinanza a Kastellorizo. Sebbene geograficamente vicina alla costa turca, Kastellorizo ​​è per Atene territorio greco e fa parte della contesa con Ankara sulla piattaforma continentale e sui diritti di zona economica esclusiva nel Mediterraneo orientale. Entrambi i Paesi presentano la tutela dell’ambiente marino come un obiettivo ecologico. La Turchia ha già diverse aree costiere e marine legalmente protette, tra cui quelle intorno a Fethiye-Göcek e Kaş-Kekova. Tuttavia, le nuove dichiarazioni hanno acquisito una dimensione geopolitica a causa dell’estensione dei loro confini.

[3] Cfr. ad es. Gary Cohen su The Jevish Chronicle, 17 agosto 2026: “L’uomo che non perde mai l’occasione di denunciare l’occupazione e di criticare aspramente Israele, presiede lui stesso a due occupazioni illegali. E non si limita più a occupare territori. Sta posizionando la Turchia come potenza islamista dominante in Medio Oriente ed erede dell’autoproclamata leadership iraniana dell’Asse della Resistenza anti-israeliano. E se si deve credere alle dichiarazioni di alti funzionari del suo Governo, le sue ambizioni non si fermano a Cipro o alla Siria. Lo sguardo di Erdogan è fisso su Gerusalemme. Cipro Nord è sotto il controllo turco da oltre mezzo secolo e la Siria settentrionale sta rapidamente seguendo la stessa sorte. Eppure l’Occidente ipocrita, sempre pronto a moralizzare altrove, ignora queste flagranti violazioni del diritto internazionale e tratta Erdogan come un partner legittimo e prezioso”.

Grecia, uno scudo d’Achille Made in Israel che preoccupa la Turchia

In un contesto di tensioni crescenti con la Turchia , la Grecia sta aumentando la spesa militare per modernizzare il proprio esercito (circa il 3,5% del PIL) e nei mesi scorsi ha acquistato un sistema difensivo multistrato

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In un contesto di tensioni crescenti con la Turchia[1], la Grecia sta aumentando la spesa militare per modernizzare il proprio esercito (circa il 3,5% del PIL) e nei mesi scorsi ha acquistato un sistema difensivo multistrato, cioè anti-missile, anti-aereo e anti-drone da Israele, denominato “Scudo di Achille”, per 3 miliardi di dollari (l’agenzia “Reuters” ha stimato un costo complessivo pari a 4 miliardi di dollari), oltre a diversi tipi di droni e di aerei da trasporto militare Embraer C-390. Radar israeliani e missili delle aziende statali Rafael e IAI costituiscono il nucleo del sistema che dovrebbe essere operativo nel giro di 3 anni, mentre le aziende greche ne produrranno almeno il 25%.

Diversi altri Paesi, tra cui gli Stati Uniti e l’Ucraina, hanno espresso il desiderio di emulare i sistemi di difesa missilistica israeliani, incluso l’Iron Dome, a seguito del loro frequente utilizzo nella guerra su più fronti condotta dal Paese.

Grazie ai solidi legami economici e diplomatici, Grecia e Israele gestiscono un centro di addestramento aereo in territorio greco, conducono esercitazioni militari congiunte annuali e collaborano sui sistemi anti-drone e sulla sicurezza informatica. L’anno scorso, Atene ha acquistato 36 sistemi di artiglieria missilistica di fabbricazione israeliana per circa 739 milioni di dollari. Le Autorità greche hanno affermato di aver approvato l’acquisto di droni Heron da Israele, nonché di 3 aerei da trasporto militare C-390, 10 mini-sottomarini VICTA di fabbricazione britannica per operazioni speciali e velivoli a pilotaggio remoto V-BAT di fabbricazione statunitense.

Sotto la guida del Primo Ministro Kyriakos Mitsotakis, la Grecia ha investito ingenti risorse nell’ammodernamento delle sue forze armate, inizialmente con l’acquisto di navi Belharra di fabbricazione francese e aerei da combattimento Rafale. Attualmente, Atene utilizza sistemi Patriot statunitensi e vecchi S-300 russi per la protezione del proprio spazio aereo, ma prevede di spendere circa 32 miliardi di dollari entro il 2036 per modernizzare le proprie forze armate, sostituendo le tradizionali componenti militari provenienti da Mosca con quelle di Washington e Tel Aviv. Ciò include anche l’acquisto di circa 40 nuovi caccia F-35 dagli Stati Uniti e di fregate da Francia e Italia.

Il Ministero della Difesa greco ha poi affermato che Atene deve integrare gli insegnamenti tratti dalla guerra in Ucraina per modernizzare le proprie forze armate e affrontare le sfide del XXI secolo: ciò che la preoccupa di più sono le contese marittime con la Turchia.

Nel 2025, per la prima volta, con la Pianificazione Spaziale Marina e la Strategia Spaziale Nazionale per lo Spazio Marino, lo Stato greco ha delimitato in dettaglio gli usi delle sue zone marine (secondo la direttiva europea in materia, per Pianificazione Spaziale Marina si intende “il processo mediante il quale le autorità dello Stato membro interessato analizzano e organizzano le attività umane nelle aree marine al fine di raggiungere obiettivi ecologici, economici e sociali”).

La mappa greca raffigura i limiti potenziali più esterni della piattaforma continentale e della ZEE greca nel Mediterraneo, basandosi sulla linea mediana e sulla legge Maniatis (4001/2011), limiti che conducono la ZEE greca a quella cipriota corrispondente, tenendo conto dell’influenza delle sentenze Kastelorizo ​​e Strongyl.  La pubblicazione mira a riflettere chiaramente ciò che la Grecia possiede e ciò che rivendica, e in questo senso potrebbe servire da base per i negoziati volti a risolvere l’importante divergenza con la Turchia, ovvero la delimitazione della zona economica esclusiva (ZEE) e della piattaforma continentale. Come indicato sulla mappa in questione, i limiti esterni della piattaforma continentale greca sono definiti in base alla linea mediana “fino alla conclusione di accordi di delimitazione con gli Stati confinanti le cui coste sono adiacenti o opposte alle coste greche”.

È ormai chiaro che Grecia e Turchia se e quando condurranno negoziati al riguardo, andranno a contrapporre mappe molto diverse, contrastanti, reciprocamente contraddittorie e sovrapposte. Come noto, la Turchia sta elaborando i propri piani di pianificazione dello spazio marittimo, che collega alle rivendicazioni revisioniste della “Patria blu”, alla divisione del Mar Egeo, all’estensione della zona economica esclusiva turca fino alla Libia, a Cipro e alle sue zone marittime. Tuttavia, Ankara ha anche tentato di bloccare i piani greci in questo campo (inviando navi da guerra a Kasos nel luglio 2024), un’azione che potrebbe ripetere nel prossimo futuro, prendendo di mira ancora una volta il progetto di interconnessione elettrica Grecia-Cipro o qualsiasi futura esplorazione di idrocarburi. D’altro canto, la Turchia continua a suscitare crescente diffidenza in molti Paesi occidentali (Francia e U.S.A. innanzitutto) e soprattutto a scontrarsi con Israele, con il quale invece la Grecia intrattiene ottimi rapporti. Grecia, Israele e Cipro, infatti, hanno deciso di intensificare le esercitazioni congiunte aeree e navali nel Mediterraneo orientale nel 2026, rafforzando la loro cooperazione in materia di difesa. Tali esercitazioni mirano generalmente a migliorare l’interoperabilità tra le forze partecipanti, a perfezionare le comunicazioni e le procedure di deconflittualità e a definire parametri operativi condivisi per ambienti complessi.

Il quadro generale è comunque più ampio e si possono individuare almeno tre sviluppi che hanno particolarmente irritato la Turchia.

Il primo è la cooperazione strategica tra Grecia e Israele, che ha acquisito un’importanza ancora maggiore a causa degli sviluppi in Medio Oriente.

Il secondo riguarda la Libia e gli sforzi di Atene per arginare l’influenza turca e rafforzare la posizione della Grecia in quel Paese.

Il terzo, riguarda il rafforzamento della difesa delle isole, in particolare la presenza dei sistemi Patriot a Karpathos.

Più immediata è la questione dell’interconnessione elettrica tra Grecia e Cipro. L’ingresso della società francese Meridiam ha dato nuovo slancio al progetto e ha riproposto la spinosa questione delle indagini marittime necessarie per la sua realizzazione. E questo è uno dei prossimi punti critici. I lavori sul cavo richiedono che navi da ricerca operino in aree in cui la Turchia ha reagito in passato.

Particolare attenzione viene rivolta anche alla geografia della pianificazione turca. Ankara ha scelto due aree agli estremi opposti: l’Egeo nord-orientale, intorno a Lemno e Samotracia, e il Mediterraneo orientale, verso la zona di Kastellorizo[2]. Un’ampia area marittima tra queste due zone rimane al di fuori degli attuali decreti turchi. La questione è se la scelta di questi due estremi esaurisca le possibilità di pianificazione della Turchia, o se lasci spazio a ulteriori mosse che coinvolgano altre aree in cui si trovano arcipelaghi greci. Finora non c’è stato alcun annuncio turco che preannunci un simile sviluppo. Il fatto che la maggior parte dell’area intermedia rimanga al di fuori delle attuali delimitazioni è però un fattore che Atene non sta ignorando.

Ankara ha finora ribadito l’impegno a risolvere le controversie in sospeso attraverso il diritto internazionale, l’equità e le relazioni di buon vicinato, in conformità con la Dichiarazione di Atene sulle relazioni amichevoli e di buon vicinato, firmata il 7 dicembre 2023.

Tuttavia, l’aggressività sionista nei confronti della Turchia rischia prima o poi di coinvolgere l’alleato greco in un’avventura militare. Il Ministro della Difesa Israel Katz ha avvertito il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan di non mettere alla prova la “determinazione di Israele a difendersi”, accusando il leader turco: “Erdogan sta trascinando la Turchia in pericolose avventure in Siria. Israele non permetterà a nessun attore di minacciare la sua sicurezza. Erdogan farebbe meglio a continuare a pronunciare discorsi vuoti e fantasiosi contro Israele nel parlamento turco, piuttosto che mettere alla prova la determinazione di Israele a difendersi”.

Con una retorica tra il ridicolo e il minaccioso, i media israeliani stanno anche lanciando pesanti avvertimenti alla Turchia per la sua influenza su Cipro Nord, questione alla quale Atene non rimane di certo insensibile[3].

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[1] Il Ministero degli Esteri turco ha dichiarato che il nuovo Piano Speciale di Pianificazione Spaziale per le Fonti di Energia Rinnovabile nel Mar Egeo, emanato dalla Grecia, non avrà conseguenze legali per Ankara. Ankara ha inoltre sostenuto che le azioni unilaterali dovrebbero essere evitate nei mari chiusi o semi-chiusi come l’Egeo e il Mediterraneo. Citando il diritto marittimo internazionale, la Turchia ha affermato di incoraggiare la cooperazione tra gli Stati costieri. Atene sta preparando una risposta diplomatica, attraverso delle marce di protesta, alle Nazioni Unite e all’Unione Europea in merito alle recenti delimitazioni unilaterali del parco marittimo da parte della Turchia.

Le Autorità greche stanno monitorando se la Turchia andrà oltre le dichiarazioni basate su mappe, schierando navi o interferendo con le prossime indagini marittime per il cavo elettrico Grecia-Cipro. Per ora, i decreti turchi forniscono le coordinate. Non includono termini o restrizioni specifici che indichino precisamente come la Turchia intenda attuare concretamente i suoi annunci. Questa è anche la principale preoccupazione della Grecia. Lo scenario più difficile sarebbe che Ankara, in una fase successiva, desse concretezza alle sue delimitazioni: schierando navi per pattugliare le aree designate o reagendo alla ripresa delle attività di rilevamento per il cavo sottomarino Grecia-Cipro.

[2] La posizione geografica dei parchi è al centro dell’obiezione di Atene. Una delle nuove aree protette si estende lungo la costa mediterranea turca tra Fethiye, nella provincia di Muğla, e Kaş, nella provincia di Antalya. Secondo la Grecia, la designazione copre un’ampia area marittima intorno a Kastellorizo, la piccola isola greca che da tempo riveste un’importanza strategica sproporzionata nelle controversie sulle zone marittime del Mediterraneo orientale. Il secondo parco si trova nell’Egeo nord-orientale, in un’area marittima al largo della costa turca tra le regioni di Tekirdağ e Çanakkale e si estende verso le acque tra le isole greche di Samotracia e Lemno. Il Ministero degli Esteri greco ha risposto che i decreti presidenziali turchi dello scorso 15 agosto che istituiscono i parchi si estendono oltre le aree sotto la giurisdizione nazionale turca e pertanto “non producono alcun effetto giuridico”, secondo la posizione del Governo greco. Kastellorizo è ​​al centro della disputa sul Mediterraneo nel contesto della controversia sul parco marino con la Turchia. La sua posizione è particolarmente delicata proprio a causa della sua vicinanza a Kastellorizo. Sebbene geograficamente vicina alla costa turca, Kastellorizo ​​è per Atene territorio greco e fa parte della contesa con Ankara sulla piattaforma continentale e sui diritti di zona economica esclusiva nel Mediterraneo orientale. Entrambi i Paesi presentano la tutela dell’ambiente marino come un obiettivo ecologico. La Turchia ha già diverse aree costiere e marine legalmente protette, tra cui quelle intorno a Fethiye-Göcek e Kaş-Kekova. Tuttavia, le nuove dichiarazioni hanno acquisito una dimensione geopolitica a causa dell’estensione dei loro confini.

[3] Cfr. ad es. Gary Cohen su The Jevish Chronicle, 17 agosto 2026: “L’uomo che non perde mai l’occasione di denunciare l’occupazione e di criticare aspramente Israele, presiede lui stesso a due occupazioni illegali. E non si limita più a occupare territori. Sta posizionando la Turchia come potenza islamista dominante in Medio Oriente ed erede dell’autoproclamata leadership iraniana dell’Asse della Resistenza anti-israeliano. E se si deve credere alle dichiarazioni di alti funzionari del suo Governo, le sue ambizioni non si fermano a Cipro o alla Siria. Lo sguardo di Erdogan è fisso su Gerusalemme. Cipro Nord è sotto il controllo turco da oltre mezzo secolo e la Siria settentrionale sta rapidamente seguendo la stessa sorte. Eppure l’Occidente ipocrita, sempre pronto a moralizzare altrove, ignora queste flagranti violazioni del diritto internazionale e tratta Erdogan come un partner legittimo e prezioso”.

In un contesto di tensioni crescenti con la Turchia , la Grecia sta aumentando la spesa militare per modernizzare il proprio esercito (circa il 3,5% del PIL) e nei mesi scorsi ha acquistato un sistema difensivo multistrato

Segue nostro Telegram.

In un contesto di tensioni crescenti con la Turchia[1], la Grecia sta aumentando la spesa militare per modernizzare il proprio esercito (circa il 3,5% del PIL) e nei mesi scorsi ha acquistato un sistema difensivo multistrato, cioè anti-missile, anti-aereo e anti-drone da Israele, denominato “Scudo di Achille”, per 3 miliardi di dollari (l’agenzia “Reuters” ha stimato un costo complessivo pari a 4 miliardi di dollari), oltre a diversi tipi di droni e di aerei da trasporto militare Embraer C-390. Radar israeliani e missili delle aziende statali Rafael e IAI costituiscono il nucleo del sistema che dovrebbe essere operativo nel giro di 3 anni, mentre le aziende greche ne produrranno almeno il 25%.

Diversi altri Paesi, tra cui gli Stati Uniti e l’Ucraina, hanno espresso il desiderio di emulare i sistemi di difesa missilistica israeliani, incluso l’Iron Dome, a seguito del loro frequente utilizzo nella guerra su più fronti condotta dal Paese.

Grazie ai solidi legami economici e diplomatici, Grecia e Israele gestiscono un centro di addestramento aereo in territorio greco, conducono esercitazioni militari congiunte annuali e collaborano sui sistemi anti-drone e sulla sicurezza informatica. L’anno scorso, Atene ha acquistato 36 sistemi di artiglieria missilistica di fabbricazione israeliana per circa 739 milioni di dollari. Le Autorità greche hanno affermato di aver approvato l’acquisto di droni Heron da Israele, nonché di 3 aerei da trasporto militare C-390, 10 mini-sottomarini VICTA di fabbricazione britannica per operazioni speciali e velivoli a pilotaggio remoto V-BAT di fabbricazione statunitense.

Sotto la guida del Primo Ministro Kyriakos Mitsotakis, la Grecia ha investito ingenti risorse nell’ammodernamento delle sue forze armate, inizialmente con l’acquisto di navi Belharra di fabbricazione francese e aerei da combattimento Rafale. Attualmente, Atene utilizza sistemi Patriot statunitensi e vecchi S-300 russi per la protezione del proprio spazio aereo, ma prevede di spendere circa 32 miliardi di dollari entro il 2036 per modernizzare le proprie forze armate, sostituendo le tradizionali componenti militari provenienti da Mosca con quelle di Washington e Tel Aviv. Ciò include anche l’acquisto di circa 40 nuovi caccia F-35 dagli Stati Uniti e di fregate da Francia e Italia.

Il Ministero della Difesa greco ha poi affermato che Atene deve integrare gli insegnamenti tratti dalla guerra in Ucraina per modernizzare le proprie forze armate e affrontare le sfide del XXI secolo: ciò che la preoccupa di più sono le contese marittime con la Turchia.

Nel 2025, per la prima volta, con la Pianificazione Spaziale Marina e la Strategia Spaziale Nazionale per lo Spazio Marino, lo Stato greco ha delimitato in dettaglio gli usi delle sue zone marine (secondo la direttiva europea in materia, per Pianificazione Spaziale Marina si intende “il processo mediante il quale le autorità dello Stato membro interessato analizzano e organizzano le attività umane nelle aree marine al fine di raggiungere obiettivi ecologici, economici e sociali”).

La mappa greca raffigura i limiti potenziali più esterni della piattaforma continentale e della ZEE greca nel Mediterraneo, basandosi sulla linea mediana e sulla legge Maniatis (4001/2011), limiti che conducono la ZEE greca a quella cipriota corrispondente, tenendo conto dell’influenza delle sentenze Kastelorizo ​​e Strongyl.  La pubblicazione mira a riflettere chiaramente ciò che la Grecia possiede e ciò che rivendica, e in questo senso potrebbe servire da base per i negoziati volti a risolvere l’importante divergenza con la Turchia, ovvero la delimitazione della zona economica esclusiva (ZEE) e della piattaforma continentale. Come indicato sulla mappa in questione, i limiti esterni della piattaforma continentale greca sono definiti in base alla linea mediana “fino alla conclusione di accordi di delimitazione con gli Stati confinanti le cui coste sono adiacenti o opposte alle coste greche”.

È ormai chiaro che Grecia e Turchia se e quando condurranno negoziati al riguardo, andranno a contrapporre mappe molto diverse, contrastanti, reciprocamente contraddittorie e sovrapposte. Come noto, la Turchia sta elaborando i propri piani di pianificazione dello spazio marittimo, che collega alle rivendicazioni revisioniste della “Patria blu”, alla divisione del Mar Egeo, all’estensione della zona economica esclusiva turca fino alla Libia, a Cipro e alle sue zone marittime. Tuttavia, Ankara ha anche tentato di bloccare i piani greci in questo campo (inviando navi da guerra a Kasos nel luglio 2024), un’azione che potrebbe ripetere nel prossimo futuro, prendendo di mira ancora una volta il progetto di interconnessione elettrica Grecia-Cipro o qualsiasi futura esplorazione di idrocarburi. D’altro canto, la Turchia continua a suscitare crescente diffidenza in molti Paesi occidentali (Francia e U.S.A. innanzitutto) e soprattutto a scontrarsi con Israele, con il quale invece la Grecia intrattiene ottimi rapporti. Grecia, Israele e Cipro, infatti, hanno deciso di intensificare le esercitazioni congiunte aeree e navali nel Mediterraneo orientale nel 2026, rafforzando la loro cooperazione in materia di difesa. Tali esercitazioni mirano generalmente a migliorare l’interoperabilità tra le forze partecipanti, a perfezionare le comunicazioni e le procedure di deconflittualità e a definire parametri operativi condivisi per ambienti complessi.

Il quadro generale è comunque più ampio e si possono individuare almeno tre sviluppi che hanno particolarmente irritato la Turchia.

Il primo è la cooperazione strategica tra Grecia e Israele, che ha acquisito un’importanza ancora maggiore a causa degli sviluppi in Medio Oriente.

Il secondo riguarda la Libia e gli sforzi di Atene per arginare l’influenza turca e rafforzare la posizione della Grecia in quel Paese.

Il terzo, riguarda il rafforzamento della difesa delle isole, in particolare la presenza dei sistemi Patriot a Karpathos.

Più immediata è la questione dell’interconnessione elettrica tra Grecia e Cipro. L’ingresso della società francese Meridiam ha dato nuovo slancio al progetto e ha riproposto la spinosa questione delle indagini marittime necessarie per la sua realizzazione. E questo è uno dei prossimi punti critici. I lavori sul cavo richiedono che navi da ricerca operino in aree in cui la Turchia ha reagito in passato.

Particolare attenzione viene rivolta anche alla geografia della pianificazione turca. Ankara ha scelto due aree agli estremi opposti: l’Egeo nord-orientale, intorno a Lemno e Samotracia, e il Mediterraneo orientale, verso la zona di Kastellorizo[2]. Un’ampia area marittima tra queste due zone rimane al di fuori degli attuali decreti turchi. La questione è se la scelta di questi due estremi esaurisca le possibilità di pianificazione della Turchia, o se lasci spazio a ulteriori mosse che coinvolgano altre aree in cui si trovano arcipelaghi greci. Finora non c’è stato alcun annuncio turco che preannunci un simile sviluppo. Il fatto che la maggior parte dell’area intermedia rimanga al di fuori delle attuali delimitazioni è però un fattore che Atene non sta ignorando.

Ankara ha finora ribadito l’impegno a risolvere le controversie in sospeso attraverso il diritto internazionale, l’equità e le relazioni di buon vicinato, in conformità con la Dichiarazione di Atene sulle relazioni amichevoli e di buon vicinato, firmata il 7 dicembre 2023.

Tuttavia, l’aggressività sionista nei confronti della Turchia rischia prima o poi di coinvolgere l’alleato greco in un’avventura militare. Il Ministro della Difesa Israel Katz ha avvertito il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan di non mettere alla prova la “determinazione di Israele a difendersi”, accusando il leader turco: “Erdogan sta trascinando la Turchia in pericolose avventure in Siria. Israele non permetterà a nessun attore di minacciare la sua sicurezza. Erdogan farebbe meglio a continuare a pronunciare discorsi vuoti e fantasiosi contro Israele nel parlamento turco, piuttosto che mettere alla prova la determinazione di Israele a difendersi”.

Con una retorica tra il ridicolo e il minaccioso, i media israeliani stanno anche lanciando pesanti avvertimenti alla Turchia per la sua influenza su Cipro Nord, questione alla quale Atene non rimane di certo insensibile[3].

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[1] Il Ministero degli Esteri turco ha dichiarato che il nuovo Piano Speciale di Pianificazione Spaziale per le Fonti di Energia Rinnovabile nel Mar Egeo, emanato dalla Grecia, non avrà conseguenze legali per Ankara. Ankara ha inoltre sostenuto che le azioni unilaterali dovrebbero essere evitate nei mari chiusi o semi-chiusi come l’Egeo e il Mediterraneo. Citando il diritto marittimo internazionale, la Turchia ha affermato di incoraggiare la cooperazione tra gli Stati costieri. Atene sta preparando una risposta diplomatica, attraverso delle marce di protesta, alle Nazioni Unite e all’Unione Europea in merito alle recenti delimitazioni unilaterali del parco marittimo da parte della Turchia.

Le Autorità greche stanno monitorando se la Turchia andrà oltre le dichiarazioni basate su mappe, schierando navi o interferendo con le prossime indagini marittime per il cavo elettrico Grecia-Cipro. Per ora, i decreti turchi forniscono le coordinate. Non includono termini o restrizioni specifici che indichino precisamente come la Turchia intenda attuare concretamente i suoi annunci. Questa è anche la principale preoccupazione della Grecia. Lo scenario più difficile sarebbe che Ankara, in una fase successiva, desse concretezza alle sue delimitazioni: schierando navi per pattugliare le aree designate o reagendo alla ripresa delle attività di rilevamento per il cavo sottomarino Grecia-Cipro.

[2] La posizione geografica dei parchi è al centro dell’obiezione di Atene. Una delle nuove aree protette si estende lungo la costa mediterranea turca tra Fethiye, nella provincia di Muğla, e Kaş, nella provincia di Antalya. Secondo la Grecia, la designazione copre un’ampia area marittima intorno a Kastellorizo, la piccola isola greca che da tempo riveste un’importanza strategica sproporzionata nelle controversie sulle zone marittime del Mediterraneo orientale. Il secondo parco si trova nell’Egeo nord-orientale, in un’area marittima al largo della costa turca tra le regioni di Tekirdağ e Çanakkale e si estende verso le acque tra le isole greche di Samotracia e Lemno. Il Ministero degli Esteri greco ha risposto che i decreti presidenziali turchi dello scorso 15 agosto che istituiscono i parchi si estendono oltre le aree sotto la giurisdizione nazionale turca e pertanto “non producono alcun effetto giuridico”, secondo la posizione del Governo greco. Kastellorizo è ​​al centro della disputa sul Mediterraneo nel contesto della controversia sul parco marino con la Turchia. La sua posizione è particolarmente delicata proprio a causa della sua vicinanza a Kastellorizo. Sebbene geograficamente vicina alla costa turca, Kastellorizo ​​è per Atene territorio greco e fa parte della contesa con Ankara sulla piattaforma continentale e sui diritti di zona economica esclusiva nel Mediterraneo orientale. Entrambi i Paesi presentano la tutela dell’ambiente marino come un obiettivo ecologico. La Turchia ha già diverse aree costiere e marine legalmente protette, tra cui quelle intorno a Fethiye-Göcek e Kaş-Kekova. Tuttavia, le nuove dichiarazioni hanno acquisito una dimensione geopolitica a causa dell’estensione dei loro confini.

[3] Cfr. ad es. Gary Cohen su The Jevish Chronicle, 17 agosto 2026: “L’uomo che non perde mai l’occasione di denunciare l’occupazione e di criticare aspramente Israele, presiede lui stesso a due occupazioni illegali. E non si limita più a occupare territori. Sta posizionando la Turchia come potenza islamista dominante in Medio Oriente ed erede dell’autoproclamata leadership iraniana dell’Asse della Resistenza anti-israeliano. E se si deve credere alle dichiarazioni di alti funzionari del suo Governo, le sue ambizioni non si fermano a Cipro o alla Siria. Lo sguardo di Erdogan è fisso su Gerusalemme. Cipro Nord è sotto il controllo turco da oltre mezzo secolo e la Siria settentrionale sta rapidamente seguendo la stessa sorte. Eppure l’Occidente ipocrita, sempre pronto a moralizzare altrove, ignora queste flagranti violazioni del diritto internazionale e tratta Erdogan come un partner legittimo e prezioso”.

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August 13, 2026

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