Le sanzioni Usa contro l’Iran sono dal 1979 al centro del dibattito internazionale, essendo motivate da interessi strategici, politici ed economici, e rappresentano uno strumento di pressione politica sul piano interno così come su quello estero.
Secondo la Carta delle Nazioni Unite, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha la facoltà di applicare misure che non contemplino l’uso della forza, al fine di intervenire per rendere efficaci le proprie decisioni. Il più delle volte, questo concetto si traduce nell’applicazione di sanzioni di natura economica che portano all’interruzione, parziale o totale, degli scambi commerciali con un Paese e il successivo congelamento dei beni statali e dei suoi più alti rappresentanti all’estero. L’art. 48 specifica tuttavia come tali misure debbano essere implementate da tutti i membri delle Nazioni Unite – o, in taluni casi, da alcuni di questi – tramite le agenzie Onu preposte e competenti di cui i membri stessi fanno parte. In altre parole, le Nazioni Unite riconoscono e legittimano solamente le sanzioni “multilaterali”, mentre escludono quelle imposte unilateralmente da singoli Stati.
Le sanzioni primarie e secondarie imposte dagli USA contro la Repubblica Islamica tendono a eludere le convenzioni della Carta delle Nazioni Unite. Più recentemente, la decisione dell’Amministrazione Trump di ritirarsi dall’accordo sul nucleare iraniano e imporre, unilateralmente, sanzioni economiche contro l’Iran, non è infatti concepita all’interno del quadro giuridico dell’Onu[1].
Da strumento internazionale pensato per imporre a un Paese terzo ottemperanza e adempimento allo status quo internazionale, gli Usa hanno trasformato le sanzioni in un espediente per rafforzare la propria politica estera. La nuova ondata di sanzioni che ha colpito l’Iran a partire dal 2018 ha aggravato sensibilmente la crisi economica in corso nel Paese, non riscuotendo tuttavia grande successo per quello che riguarda la riduzione dell’influenza iraniana nella regione mediorientale.
Dopo le due aggressioni della Coalizione Epstein a Teheran, lo scorso 24 agosto il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato l’avvio dell’operazione “Economic Outcast”, una campagna sistematica e globale volta a recidere i collegamenti finanziari internazionali dell’Iran. L’iniziativa si configura come un’offensiva economica coordinata che vede la collaborazione attiva dei Dipartimenti del Tesoro, dello Stato e della Guerra[2].
Per le imprese europee e internazionali che operano nei mercati globali, questo sviluppo comporta un drastico aumento del rischio di conformità doganale e sanzionatoria, in particolare sul fronte delle sanzioni secondarie. Washington ha avviato una stretta senza precedenti, inviando delegazioni governative all’estero per imporre scadenze definite a Paesi terzi affinché interrompano le attività individuate con l’Iran.
Le imprese europee devono prestare massima attenzione ai seguenti elementi di rischio operativo:
Esclusione dal sistema finanziario USA; qualsiasi entità (anche non statunitense) che agevoli il riciclaggio di denaro o l’elusione delle sanzioni per conto dell’Iran rischia il blocco totale dell’accesso al sistema finanziario statunitense (ricordiamo che il sistema di pagamenti internazionali SWIFT è sotto il controllo di Washington).
Ampliamento della portata sanzionatoria: sono state estese le categorie di condotte iraniane che possono essere soggette a sanzioni secondarie, aumentando significativamente l’esposizione per i soggetti esteri che continuano a intrattenere relazioni commerciali con la Repubblica Islamica.
In base all’Executive Order 13902, l’OFAC ha emanato cinque determinazioni settoriali inedite che espandono l’Autorità del Tesoro di sanzionare qualsiasi soggetto straniero che operi o fornisca servizi nei seguenti comparti chiave dell’economia iraniana:
Asset Digitali (Digital Assets): monitoraggio stringente sull’uso delle criptovalute, ampiamente impiegate da Teheran per transazioni legate all’IRGC e a soggetti interni.
Tecnologia (Technology): controlli rigorosi sull’acquisizione di tecnologie avanzate destinate a essere integrate nei programmi militari nazionali di armamento.
Oro (Gold): restrizioni sulle transazioni in oro, utilizzato dall’Iran per stabilizzare il rial a fronte del collasso del settore finanziario formale e dell’inflazione galoppante.
Aviazione (Aviation): rischi elevati connessi all’uso di compagnie aeree commerciali iraniane (molte delle quali controllate dal Governo di Teheran o dall’IRGC) per il trasporto di armi, tecnologie sensibili, contanti e oro ai propri alleati regionali.
Spedizioni (Shipping): sanzioni contro la flotta nazionale iraniana e i servizi di navi cisterna, accusati di trasportare clandestinamente petrolio, componenti d’arma e precursori missilistici.
L’OFAC ha inoltre sanzionato circa 60 entità, individui e imbarcazioni in diverse giurisdizioni per attività connesse alla proliferazione di armi di distruzione di massa, cyber-operazioni e reti petrolifere.
Oltre alla perdita netta di un intero mercato come quello iraniano che vale miliardi di export per le nostre imprese, i consumatori europei si trovano ora a pagare anche il prezzo indiretto della politica statunitense e israeliana contro l’Iran.
Secondo quanto dichiarato all’Adnkronos dal Presidente di FederPetroli, Michele Marsiglia, “Con la situazione di incremento giornaliero dei prezzi alla pompa per benzina e gasolio, tra un mese, se la situazione non dovesse avere freno, saremo costretti a fare un pieno con un costo dal 28 al 32%, circa 30 euro di maggiorazione su un rifornimento base di automobile … Le aziende di trasporto hanno cambiato le proprie politiche logistiche a causa del caro gasolio: con la situazione paradossale in corso, già la filiera inizia a essere intaccata e si iniziano a vedere meno prodotti sugli scaffali … Una situazione insostenibile se si pensa che da novembre 2025 un camion oggi ha un surplus mensile di circa euro 1.100”.
i Servizi studi di Camera e Senato segnalano che i tagli alle accise sui carburanti decisi dal Governo Meloni sono costati allo Stato italiano 2 miliardi e 74,5 milioni di euro. Complice anche la perdurante chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, bisogna fare i conti con il greggio che ha già superato i 100 dollari al barile e con il prezzo del gas che è già quasi raddoppiato rispetto all’inizio di luglio, passando dai 40 ai 75 euro al MWh.
Di fronte a un inverno rigido, il problema non riguarderà solo Berlino, che non ha fatto scorta. Se è vero, come si legge nei dati di Gas Infrastructure Europe, che gli stoccaggi di gas italiani sono a quota 83,9%, ben al di sopra dunque della media della UE, è anche vero, come spiegano gli esperti, che l’Italia potrà anche essere chiamata a fornire sostegno agli altri Paesi comunitari, con flussi di gas diretti soprattutto a quelli del nord qualora dovessero trovarsi sotto pressione per via di stoccaggi insufficienti a fronteggiare la domanda di combustibile.
Dai dati a disposizione, un abbassamento dei prezzi nei prossimi mesi è da escludere. Se finora infatti a incidere sul costo era soprattutto la diminuita possibilità di raffinazione (il Segretario al Tesoro USA Scott Bessent ha incolpato di ciò l’Ucraina per gli attacchi agli impianti della Russia), col petrolio che ha già superato oggi i 100 dollari al barile c’è ben poco da sperare circa il futuro.
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[1] Con l’Iranian Transactions and Sanctions Regulations (ITSR), approvato a metà anni ‘90, nessun soggetto fisico e giuridico statunitense è autorizzato a intraprendere transazioni commerciali con l’Iran. Le sanzioni in questione vengono definite primarie, sono in vigore ancora oggi e non sono mai state abolite, nemmeno in occasione della firma del Jcpoa. Ad essere reintrodotte sono state invece le sanzioni secondarie, dirette a colpire i soggetti fisici e giuridici non americani che intrattengono relazioni commerciali con Teheran.
[2] U.S. Department of the Treasury, Treasury Launches Unprecedented Campaign Against Iranian Regime on Economic D-Day, Washington, 26 agosto 2026: “Durante la Seconda Guerra Mondiale, il D-Day segnò l’inizio storico di una campagna condotta insieme ai nostri alleati per colpire il nemico e scacciarlo dalle sue posizioni, incluse quelle in Paesi terzi. Oggi, con quello stesso spirito, lanciamo un’offensiva economica contro i legami finanziari dell’Iran in tutto il mondo. Il nostro obiettivo è recidere ogni ancora di salvezza economica che sostiene questo regime tirannico, fino a lasciare Teheran completamente isolata”, ha dichiarato il Segretario al Tesoro Scott Bessent.


