Italiano
Davide Rossi
August 1, 2026
© Photo: Public domain

In Europa dopo tre decenni di distruzione della sanità pubblica a vantaggio di Big Pharma, un ulteriore peggioramento dei servizi legati alla salute a fronte delle necessità belliciste di Big Arma

Segue nostro Telegram.

Di fronte all’eccitato atteggiamento bellicoso dei governi europei, le cittadine e i cittadini stanno iniziando a preoccuparsi, sempre più angariati dal declino non reversibile del sistema occidentale, il quale attanaglia ovviamente anche e principalmente il vecchio Continente, mentre i prezzi al consumo aumentano e i servizi sociali afferenti casa, istruzione, salute, assistenza agli anziani si riducono sempre più drasticamente e diventano a pagamento.

È di giorno in giorno più evidente che la distruzione dei diritti sociali sia la logica conseguenza e l’inevitabile corollario del passaggio degli investimenti catalizzati per anni da Big Pharma a Big Arma.

Il problema è che la privatizzazione dentro l’Occidente collettivo dell’universale diritto alla salute procede senza limiti e limitazioni già da un trentennio, conseguenza da un lato della fine del blocco sovietico, esempio di tutela generalizzata dei cittadini, dall’altro della privatizzazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, di fatto dismessa negli anni novanta del Novecento da organo super partes afferente alle Nazioni Unite e ceduta alle aziende farmaceutiche globali definite per brevità appunto Big Pharma.

Questo sistema che non ha migliorato ma peggiorato le condizioni generali di tutela e di assistenza dei cittadini in tutto il mondo, in specifico in Europa, è oggi ancor più gravemente al collasso perché gli stati europei sono costretti a finanziarie Big Arma, ovvero la produzione e l’acquisto di armi in vista di una paventata guerra contro la Russia, che Mosca non vuole in nessun modo, mentre pare essere considerata inevitabile e desiderata dalle cancellerie occidentali. Tutto questo sta riducendo pure le enormi regalie che per tre decenni hanno moltiplicato a dismisura gli introiti per le case farmaceutiche, soldi pubblici per interessi privati, ma volti a provare a garantire almeno parzialmente un’accessibilità se non generalizzata, almeno ancora abbastanza capillare ai farmaci e alle cure per i cittadini europei.

In sostanza se dagli anni novanta del Novecento gli europei, tra essi certamente gli italiani, si sono visti costretti a pagare sempre più caramente le medicine e in egual modo a dover rinunciare a visite mediche e operazioni presso le strutture pubbliche per tempistiche inaccettabilmente lunghe, foraggiando così il settore sanitario privato tutto interessato ai soli profitti, anche moltiplicando esami tecnologici inutili svolti non per ragionevole prevenzione ma per esclusivo profitto e fortemente lucrativi dal punto di vista degli interessi dell’ente ospedaliero privato, ecco che le urgenze guerresche imposte dalla mediocre classe politica europea a cittadini che non ne sono ancora consapevoli porteranno al totale tracollo del diritto alla salute degli europei, ovvero alla fine di qualsiasi tutela generalizzata e a qualsiasi forma di promozione della prevenzione.

In sostanza la stagione del palese e arbitrario arricchimento condotto da Big Pharma, per almeno sei lustri, a tutto danno dei cittadini del globo terracqueo, è al suo tramonto, in ragione delle inventate impellenze di Big Arma.

Questo il quadro generale, rispetto al quale, poco prima dell’ulteriore baratro, il medico e professore universitario Vittorio Agnoletto, con il libro “L’industria della salute”, editato nel maggio 2026 da PaperFirst, certifica il generale sbandamento e la feroce riduzione delle pratiche mediche di prossimità verso i cittadini, in specifico in Italia, nazione in cui per altro esiste ancora una Costituzione chiamata a riconoscere il diritto alla salute come universale e che dovrebbe garantire le cure mediche per tutte e tutti i cittadini a partire dai più bisognosi. Vittorio Agnoletto constata amaramente come oggi la possibilità di curarsi appaia sempre più dipendente dalle capacità economiche individuali, le sole in grado di vincere le lunghe liste d’attesa.

Vittorio Agnoletto alza lo sguardo e la sua ferma voce critica contro la riduzione della cura e dell’assistenza verso le donne e verso gli uomini, intesa come accesso ai farmaci, alle visite, alle degenze e alle operazioni medico – ospedaliere, a variabile eticamente insignificante di un mercato mondiale che ha ridotto ogni diritto, dalla vita all’istruzione, fino anche ovviamente alla salute, a una variabile monetizzabile e mercificabile del commercio planetario.

L’accordo TRIPS, ovvero l’Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio, un trattato internazionale entrato in funzione il 1° gennaio 1995 all’interno dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e che stabilisce le caratteristiche che debbano avere, tra le nazioni aderenti all’organizzazione stessa, le leggi relative alla tutela della proprietà intellettuale, in svariati settori dal diritto d’autore ai marchi di fabbrica registrati, fino ai brevetti sui farmaci e sui vaccini, stabilisce che tali brevetti abbiano durata ventennale, tuttavia è lo stesso Agnoletto a prendere atto con amarezza di come i cosiddetti farmaci generici, ovvero medicinali che abbiano la stessa composizione qualitativa e quantitativa di sostanze attive e la stessa bioequivalenza con il medicinale di riferimento dimostrata da studi appropriati, non abbiano portato a una universalizzazione delle cure, ma spesso e soltanto alla produzione di farmaci il cui costo rispetto agli originali varia in modo irrisorio e insignificante. Tutto questo anche in Italia, dove per altro un decreto legislativo a favore delle medicine generiche, approvato del Parlamento nel 2006, avrebbe voluto ridurre i costi dei farmaci e aumentarne la generale disponibilità.

Nel frattempo la spesa militare europea aumenta significativamente, drenando miliardi dallo stato sociale. Già attestatasi nel 2025 oltre i quattrocento miliardi di euro, ovvero il doppio anche solo rispetto a cinque anni prima, a cui andrebbero aggiunti gli aiuti di Bruxelles, quelli della NATO e quelli dei singoli stati membri nei confronti di Kiev per svariate centinaia di miliardi, ecco il piano ReArm Europe pensato per arrivare a un impegno complessivo degli europei per ottocento miliardi di euro tra aumento di spesa delle singole nazioni e investimenti congiunti.

Queste tendenze al taglio dei bilanci sociali, a partire dalla salute, andranno a incidere su un sistema, quello sanitario, che oggi assorbe mediamente il 10% del PIL dell’Unione Europea e dei singoli stati membri, circa milleottocento miliardi di euro, in cui la tassazione ordinaria e straordinaria copre l’80% dei costi e il restante 20% viene coperto dai cittadini stessi attraverso il pagamento parziale di viste pubbliche, l’assolvimento economico di visite e operazioni private, così come i costi dei farmaci. Gli italiani in particolare si fanno carico di un quarto dei costi, tra medicine e prestazioni sanitarie private o pubbliche, in questo caso parzialmente coperte attraverso ticket generalmente limitati e in ogni caso la salute privata corre verso incassi di cinquanta miliardi di euro l’anno, la verità è che la diagnostica, al pari dell’odontoiatria che lo è già da anni, diventa sempre più competenza dei privati, come non bastassero le tasse pagate dai lavoratori dipendenti, i quali si fanno carico di reggere l’interezza dello stato sociale, sanità compresa, a vantaggio anche di quei cittadini che le tasse le evadono o le eludono. In Italia d’altronde ci sono sedici milioni di pensionati, diciannove milioni di lavoratori dipendenti, di cui due milioni e mezzo a tempo determinato e cinque milioni di lavoratori autonomi, a cui si aggiungono venti milioni di giovani, che studiano o sono disoccupati, o ancora lavorano ma totalmente al di fuori di qualsiasi quadro normativo, ovvero, come si suole dire, “in nero”.

Il colpo definitivo in Europa contro la sanità pubblica e la prevenzione delle malattie è dunque assestato dalle inventate urgenze di Big Arma, una doppia catastrofe di cui forse la cittadinanza non è ancora pienamente consapevole.

Sarebbero necessarie strategie per riconquistare il diritto alla salute, appare tuttavia drammaticamente più ragionevole pensare che ciò sarà impossibile nel momento in cui le logiche di contrapposizione e di guerra diventeranno prioritarie per i politici europei.

Il cittadino deprivato prima della prevenzione e dopo anche della cura, prossimamente senza medicamenti e senza visite mediche, ancorché trasformato in perenne malato, dunque indotto a una permanente aspirazione al consumo di farmaci, più o meno accessibili, trovabili e comunque dai costi sempre meno ragionevolmente sostenibili, dovrà però miracolosamente e virtuosamente trasformarsi in gagliardo e scattante soldato, pronto a imbracciare il moschetto non per difendere la sua patria e la sua conseguente sovranità, ma per mettersi a servizio, a prezzo della vita, dei peggiori interessi speculativi e finanziari di quel globalismo volto alla guerra a oltranza, oggi contro i russi e domani contro i cinesi, nella vana ricerca di salvare un ordine mondiale unipolare e imperialista, talmente ingiusto che in ogni caso sarà spazzato via nel corso di questo XXI secolo dall’affermazione di un multipolarismo solidale e cooperante.

Le conseguenze sociali del riarmo aggressivo

In Europa dopo tre decenni di distruzione della sanità pubblica a vantaggio di Big Pharma, un ulteriore peggioramento dei servizi legati alla salute a fronte delle necessità belliciste di Big Arma

Segue nostro Telegram.

Di fronte all’eccitato atteggiamento bellicoso dei governi europei, le cittadine e i cittadini stanno iniziando a preoccuparsi, sempre più angariati dal declino non reversibile del sistema occidentale, il quale attanaglia ovviamente anche e principalmente il vecchio Continente, mentre i prezzi al consumo aumentano e i servizi sociali afferenti casa, istruzione, salute, assistenza agli anziani si riducono sempre più drasticamente e diventano a pagamento.

È di giorno in giorno più evidente che la distruzione dei diritti sociali sia la logica conseguenza e l’inevitabile corollario del passaggio degli investimenti catalizzati per anni da Big Pharma a Big Arma.

Il problema è che la privatizzazione dentro l’Occidente collettivo dell’universale diritto alla salute procede senza limiti e limitazioni già da un trentennio, conseguenza da un lato della fine del blocco sovietico, esempio di tutela generalizzata dei cittadini, dall’altro della privatizzazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, di fatto dismessa negli anni novanta del Novecento da organo super partes afferente alle Nazioni Unite e ceduta alle aziende farmaceutiche globali definite per brevità appunto Big Pharma.

Questo sistema che non ha migliorato ma peggiorato le condizioni generali di tutela e di assistenza dei cittadini in tutto il mondo, in specifico in Europa, è oggi ancor più gravemente al collasso perché gli stati europei sono costretti a finanziarie Big Arma, ovvero la produzione e l’acquisto di armi in vista di una paventata guerra contro la Russia, che Mosca non vuole in nessun modo, mentre pare essere considerata inevitabile e desiderata dalle cancellerie occidentali. Tutto questo sta riducendo pure le enormi regalie che per tre decenni hanno moltiplicato a dismisura gli introiti per le case farmaceutiche, soldi pubblici per interessi privati, ma volti a provare a garantire almeno parzialmente un’accessibilità se non generalizzata, almeno ancora abbastanza capillare ai farmaci e alle cure per i cittadini europei.

In sostanza se dagli anni novanta del Novecento gli europei, tra essi certamente gli italiani, si sono visti costretti a pagare sempre più caramente le medicine e in egual modo a dover rinunciare a visite mediche e operazioni presso le strutture pubbliche per tempistiche inaccettabilmente lunghe, foraggiando così il settore sanitario privato tutto interessato ai soli profitti, anche moltiplicando esami tecnologici inutili svolti non per ragionevole prevenzione ma per esclusivo profitto e fortemente lucrativi dal punto di vista degli interessi dell’ente ospedaliero privato, ecco che le urgenze guerresche imposte dalla mediocre classe politica europea a cittadini che non ne sono ancora consapevoli porteranno al totale tracollo del diritto alla salute degli europei, ovvero alla fine di qualsiasi tutela generalizzata e a qualsiasi forma di promozione della prevenzione.

In sostanza la stagione del palese e arbitrario arricchimento condotto da Big Pharma, per almeno sei lustri, a tutto danno dei cittadini del globo terracqueo, è al suo tramonto, in ragione delle inventate impellenze di Big Arma.

Questo il quadro generale, rispetto al quale, poco prima dell’ulteriore baratro, il medico e professore universitario Vittorio Agnoletto, con il libro “L’industria della salute”, editato nel maggio 2026 da PaperFirst, certifica il generale sbandamento e la feroce riduzione delle pratiche mediche di prossimità verso i cittadini, in specifico in Italia, nazione in cui per altro esiste ancora una Costituzione chiamata a riconoscere il diritto alla salute come universale e che dovrebbe garantire le cure mediche per tutte e tutti i cittadini a partire dai più bisognosi. Vittorio Agnoletto constata amaramente come oggi la possibilità di curarsi appaia sempre più dipendente dalle capacità economiche individuali, le sole in grado di vincere le lunghe liste d’attesa.

Vittorio Agnoletto alza lo sguardo e la sua ferma voce critica contro la riduzione della cura e dell’assistenza verso le donne e verso gli uomini, intesa come accesso ai farmaci, alle visite, alle degenze e alle operazioni medico – ospedaliere, a variabile eticamente insignificante di un mercato mondiale che ha ridotto ogni diritto, dalla vita all’istruzione, fino anche ovviamente alla salute, a una variabile monetizzabile e mercificabile del commercio planetario.

L’accordo TRIPS, ovvero l’Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio, un trattato internazionale entrato in funzione il 1° gennaio 1995 all’interno dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e che stabilisce le caratteristiche che debbano avere, tra le nazioni aderenti all’organizzazione stessa, le leggi relative alla tutela della proprietà intellettuale, in svariati settori dal diritto d’autore ai marchi di fabbrica registrati, fino ai brevetti sui farmaci e sui vaccini, stabilisce che tali brevetti abbiano durata ventennale, tuttavia è lo stesso Agnoletto a prendere atto con amarezza di come i cosiddetti farmaci generici, ovvero medicinali che abbiano la stessa composizione qualitativa e quantitativa di sostanze attive e la stessa bioequivalenza con il medicinale di riferimento dimostrata da studi appropriati, non abbiano portato a una universalizzazione delle cure, ma spesso e soltanto alla produzione di farmaci il cui costo rispetto agli originali varia in modo irrisorio e insignificante. Tutto questo anche in Italia, dove per altro un decreto legislativo a favore delle medicine generiche, approvato del Parlamento nel 2006, avrebbe voluto ridurre i costi dei farmaci e aumentarne la generale disponibilità.

Nel frattempo la spesa militare europea aumenta significativamente, drenando miliardi dallo stato sociale. Già attestatasi nel 2025 oltre i quattrocento miliardi di euro, ovvero il doppio anche solo rispetto a cinque anni prima, a cui andrebbero aggiunti gli aiuti di Bruxelles, quelli della NATO e quelli dei singoli stati membri nei confronti di Kiev per svariate centinaia di miliardi, ecco il piano ReArm Europe pensato per arrivare a un impegno complessivo degli europei per ottocento miliardi di euro tra aumento di spesa delle singole nazioni e investimenti congiunti.

Queste tendenze al taglio dei bilanci sociali, a partire dalla salute, andranno a incidere su un sistema, quello sanitario, che oggi assorbe mediamente il 10% del PIL dell’Unione Europea e dei singoli stati membri, circa milleottocento miliardi di euro, in cui la tassazione ordinaria e straordinaria copre l’80% dei costi e il restante 20% viene coperto dai cittadini stessi attraverso il pagamento parziale di viste pubbliche, l’assolvimento economico di visite e operazioni private, così come i costi dei farmaci. Gli italiani in particolare si fanno carico di un quarto dei costi, tra medicine e prestazioni sanitarie private o pubbliche, in questo caso parzialmente coperte attraverso ticket generalmente limitati e in ogni caso la salute privata corre verso incassi di cinquanta miliardi di euro l’anno, la verità è che la diagnostica, al pari dell’odontoiatria che lo è già da anni, diventa sempre più competenza dei privati, come non bastassero le tasse pagate dai lavoratori dipendenti, i quali si fanno carico di reggere l’interezza dello stato sociale, sanità compresa, a vantaggio anche di quei cittadini che le tasse le evadono o le eludono. In Italia d’altronde ci sono sedici milioni di pensionati, diciannove milioni di lavoratori dipendenti, di cui due milioni e mezzo a tempo determinato e cinque milioni di lavoratori autonomi, a cui si aggiungono venti milioni di giovani, che studiano o sono disoccupati, o ancora lavorano ma totalmente al di fuori di qualsiasi quadro normativo, ovvero, come si suole dire, “in nero”.

Il colpo definitivo in Europa contro la sanità pubblica e la prevenzione delle malattie è dunque assestato dalle inventate urgenze di Big Arma, una doppia catastrofe di cui forse la cittadinanza non è ancora pienamente consapevole.

Sarebbero necessarie strategie per riconquistare il diritto alla salute, appare tuttavia drammaticamente più ragionevole pensare che ciò sarà impossibile nel momento in cui le logiche di contrapposizione e di guerra diventeranno prioritarie per i politici europei.

Il cittadino deprivato prima della prevenzione e dopo anche della cura, prossimamente senza medicamenti e senza visite mediche, ancorché trasformato in perenne malato, dunque indotto a una permanente aspirazione al consumo di farmaci, più o meno accessibili, trovabili e comunque dai costi sempre meno ragionevolmente sostenibili, dovrà però miracolosamente e virtuosamente trasformarsi in gagliardo e scattante soldato, pronto a imbracciare il moschetto non per difendere la sua patria e la sua conseguente sovranità, ma per mettersi a servizio, a prezzo della vita, dei peggiori interessi speculativi e finanziari di quel globalismo volto alla guerra a oltranza, oggi contro i russi e domani contro i cinesi, nella vana ricerca di salvare un ordine mondiale unipolare e imperialista, talmente ingiusto che in ogni caso sarà spazzato via nel corso di questo XXI secolo dall’affermazione di un multipolarismo solidale e cooperante.

In Europa dopo tre decenni di distruzione della sanità pubblica a vantaggio di Big Pharma, un ulteriore peggioramento dei servizi legati alla salute a fronte delle necessità belliciste di Big Arma

Segue nostro Telegram.

Di fronte all’eccitato atteggiamento bellicoso dei governi europei, le cittadine e i cittadini stanno iniziando a preoccuparsi, sempre più angariati dal declino non reversibile del sistema occidentale, il quale attanaglia ovviamente anche e principalmente il vecchio Continente, mentre i prezzi al consumo aumentano e i servizi sociali afferenti casa, istruzione, salute, assistenza agli anziani si riducono sempre più drasticamente e diventano a pagamento.

È di giorno in giorno più evidente che la distruzione dei diritti sociali sia la logica conseguenza e l’inevitabile corollario del passaggio degli investimenti catalizzati per anni da Big Pharma a Big Arma.

Il problema è che la privatizzazione dentro l’Occidente collettivo dell’universale diritto alla salute procede senza limiti e limitazioni già da un trentennio, conseguenza da un lato della fine del blocco sovietico, esempio di tutela generalizzata dei cittadini, dall’altro della privatizzazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, di fatto dismessa negli anni novanta del Novecento da organo super partes afferente alle Nazioni Unite e ceduta alle aziende farmaceutiche globali definite per brevità appunto Big Pharma.

Questo sistema che non ha migliorato ma peggiorato le condizioni generali di tutela e di assistenza dei cittadini in tutto il mondo, in specifico in Europa, è oggi ancor più gravemente al collasso perché gli stati europei sono costretti a finanziarie Big Arma, ovvero la produzione e l’acquisto di armi in vista di una paventata guerra contro la Russia, che Mosca non vuole in nessun modo, mentre pare essere considerata inevitabile e desiderata dalle cancellerie occidentali. Tutto questo sta riducendo pure le enormi regalie che per tre decenni hanno moltiplicato a dismisura gli introiti per le case farmaceutiche, soldi pubblici per interessi privati, ma volti a provare a garantire almeno parzialmente un’accessibilità se non generalizzata, almeno ancora abbastanza capillare ai farmaci e alle cure per i cittadini europei.

In sostanza se dagli anni novanta del Novecento gli europei, tra essi certamente gli italiani, si sono visti costretti a pagare sempre più caramente le medicine e in egual modo a dover rinunciare a visite mediche e operazioni presso le strutture pubbliche per tempistiche inaccettabilmente lunghe, foraggiando così il settore sanitario privato tutto interessato ai soli profitti, anche moltiplicando esami tecnologici inutili svolti non per ragionevole prevenzione ma per esclusivo profitto e fortemente lucrativi dal punto di vista degli interessi dell’ente ospedaliero privato, ecco che le urgenze guerresche imposte dalla mediocre classe politica europea a cittadini che non ne sono ancora consapevoli porteranno al totale tracollo del diritto alla salute degli europei, ovvero alla fine di qualsiasi tutela generalizzata e a qualsiasi forma di promozione della prevenzione.

In sostanza la stagione del palese e arbitrario arricchimento condotto da Big Pharma, per almeno sei lustri, a tutto danno dei cittadini del globo terracqueo, è al suo tramonto, in ragione delle inventate impellenze di Big Arma.

Questo il quadro generale, rispetto al quale, poco prima dell’ulteriore baratro, il medico e professore universitario Vittorio Agnoletto, con il libro “L’industria della salute”, editato nel maggio 2026 da PaperFirst, certifica il generale sbandamento e la feroce riduzione delle pratiche mediche di prossimità verso i cittadini, in specifico in Italia, nazione in cui per altro esiste ancora una Costituzione chiamata a riconoscere il diritto alla salute come universale e che dovrebbe garantire le cure mediche per tutte e tutti i cittadini a partire dai più bisognosi. Vittorio Agnoletto constata amaramente come oggi la possibilità di curarsi appaia sempre più dipendente dalle capacità economiche individuali, le sole in grado di vincere le lunghe liste d’attesa.

Vittorio Agnoletto alza lo sguardo e la sua ferma voce critica contro la riduzione della cura e dell’assistenza verso le donne e verso gli uomini, intesa come accesso ai farmaci, alle visite, alle degenze e alle operazioni medico – ospedaliere, a variabile eticamente insignificante di un mercato mondiale che ha ridotto ogni diritto, dalla vita all’istruzione, fino anche ovviamente alla salute, a una variabile monetizzabile e mercificabile del commercio planetario.

L’accordo TRIPS, ovvero l’Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio, un trattato internazionale entrato in funzione il 1° gennaio 1995 all’interno dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e che stabilisce le caratteristiche che debbano avere, tra le nazioni aderenti all’organizzazione stessa, le leggi relative alla tutela della proprietà intellettuale, in svariati settori dal diritto d’autore ai marchi di fabbrica registrati, fino ai brevetti sui farmaci e sui vaccini, stabilisce che tali brevetti abbiano durata ventennale, tuttavia è lo stesso Agnoletto a prendere atto con amarezza di come i cosiddetti farmaci generici, ovvero medicinali che abbiano la stessa composizione qualitativa e quantitativa di sostanze attive e la stessa bioequivalenza con il medicinale di riferimento dimostrata da studi appropriati, non abbiano portato a una universalizzazione delle cure, ma spesso e soltanto alla produzione di farmaci il cui costo rispetto agli originali varia in modo irrisorio e insignificante. Tutto questo anche in Italia, dove per altro un decreto legislativo a favore delle medicine generiche, approvato del Parlamento nel 2006, avrebbe voluto ridurre i costi dei farmaci e aumentarne la generale disponibilità.

Nel frattempo la spesa militare europea aumenta significativamente, drenando miliardi dallo stato sociale. Già attestatasi nel 2025 oltre i quattrocento miliardi di euro, ovvero il doppio anche solo rispetto a cinque anni prima, a cui andrebbero aggiunti gli aiuti di Bruxelles, quelli della NATO e quelli dei singoli stati membri nei confronti di Kiev per svariate centinaia di miliardi, ecco il piano ReArm Europe pensato per arrivare a un impegno complessivo degli europei per ottocento miliardi di euro tra aumento di spesa delle singole nazioni e investimenti congiunti.

Queste tendenze al taglio dei bilanci sociali, a partire dalla salute, andranno a incidere su un sistema, quello sanitario, che oggi assorbe mediamente il 10% del PIL dell’Unione Europea e dei singoli stati membri, circa milleottocento miliardi di euro, in cui la tassazione ordinaria e straordinaria copre l’80% dei costi e il restante 20% viene coperto dai cittadini stessi attraverso il pagamento parziale di viste pubbliche, l’assolvimento economico di visite e operazioni private, così come i costi dei farmaci. Gli italiani in particolare si fanno carico di un quarto dei costi, tra medicine e prestazioni sanitarie private o pubbliche, in questo caso parzialmente coperte attraverso ticket generalmente limitati e in ogni caso la salute privata corre verso incassi di cinquanta miliardi di euro l’anno, la verità è che la diagnostica, al pari dell’odontoiatria che lo è già da anni, diventa sempre più competenza dei privati, come non bastassero le tasse pagate dai lavoratori dipendenti, i quali si fanno carico di reggere l’interezza dello stato sociale, sanità compresa, a vantaggio anche di quei cittadini che le tasse le evadono o le eludono. In Italia d’altronde ci sono sedici milioni di pensionati, diciannove milioni di lavoratori dipendenti, di cui due milioni e mezzo a tempo determinato e cinque milioni di lavoratori autonomi, a cui si aggiungono venti milioni di giovani, che studiano o sono disoccupati, o ancora lavorano ma totalmente al di fuori di qualsiasi quadro normativo, ovvero, come si suole dire, “in nero”.

Il colpo definitivo in Europa contro la sanità pubblica e la prevenzione delle malattie è dunque assestato dalle inventate urgenze di Big Arma, una doppia catastrofe di cui forse la cittadinanza non è ancora pienamente consapevole.

Sarebbero necessarie strategie per riconquistare il diritto alla salute, appare tuttavia drammaticamente più ragionevole pensare che ciò sarà impossibile nel momento in cui le logiche di contrapposizione e di guerra diventeranno prioritarie per i politici europei.

Il cittadino deprivato prima della prevenzione e dopo anche della cura, prossimamente senza medicamenti e senza visite mediche, ancorché trasformato in perenne malato, dunque indotto a una permanente aspirazione al consumo di farmaci, più o meno accessibili, trovabili e comunque dai costi sempre meno ragionevolmente sostenibili, dovrà però miracolosamente e virtuosamente trasformarsi in gagliardo e scattante soldato, pronto a imbracciare il moschetto non per difendere la sua patria e la sua conseguente sovranità, ma per mettersi a servizio, a prezzo della vita, dei peggiori interessi speculativi e finanziari di quel globalismo volto alla guerra a oltranza, oggi contro i russi e domani contro i cinesi, nella vana ricerca di salvare un ordine mondiale unipolare e imperialista, talmente ingiusto che in ogni caso sarà spazzato via nel corso di questo XXI secolo dall’affermazione di un multipolarismo solidale e cooperante.

The views of individual contributors do not necessarily represent those of the Strategic Culture Foundation.

See also

See also

The views of individual contributors do not necessarily represent those of the Strategic Culture Foundation.