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Davide Rossi
May 20, 2026
© Photo: Public domain

Tutt’altre prospettive, certo baldanzosamente ottimistiche, si sono invece dati i convenuti in terra russa, la convinzione tanto delle organizzazioni promotrici, quanto di tutte le altre forze presenti e aderenti al progetto, è quella di contraddire l’appiattimento equivocamente liberale della socialdemocrazia mondiale per riscoprire un socialismo costruito sui diritti sociali, il diritto al lavoro, la pace come orizzonte della politica planetaria e la solidarietà come pratica concreta di una fattiva costruzione volta a un corale cammino emancipativo delle donne e degli uomini, di tutti i popoli e di tutte le nazioni della terra.

Segue nostro Telegram.

Il 27 aprile 2026 Mosca si è svegliata sotto una poderosa nevicata trasportata dal portentoso turbinare di un vento artico. Presso l’indimenticata sala delle colonne della Casa dei Sindacati, a pochi passi dal Cremlino, là dove si sono tenuti molti avvenimenti storici: le esequie di Lenin e di Stalin, il VII Congresso dell’Internazionale Comunista del 1935 che ha teorizzato, grazie alle proposte di Georgi Dimitrov, Palmiro Togliatti e Maurice Thorez, la costruzione dei fronti popolari, il XIX congresso nell’ottobre 1952 del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, l’ultimo a cui ha partecipato Iosif Stalin, così come ad esempio il successivo XX congresso, sono stati convocati dal partito socialdemocratico “Russia Giusta” più di duecento delegati provenienti da oltre un centinaio di nazioni in rappresentanza di tutti i continenti: Eurasia, Africa, America Latina, ritrovatisi per dare vita a una nuova Internazionale socialdemocratica e socialista, orientata ai valori della solidarietà, della giustizia sociale e del multipolarismo, ovvero attiva per la costruzione di un nuovo ordine mondiale che risponda alla richiesta del Sud Globale di relazioni planetarie fondate sulla mutua collaborazione e non più sulla depredazione economica, purtroppo praticata per lungo tempo dall’unipolarismo atlantista, espressione dell’Occidente Collettivo.

Il fatto è di per sé straordinario, dopo che le forze socialdemocratiche europee hanno imposto dentro l’Internazionale Socialista negli anni ‘90 del passato secolo i loro dogmi liberisti e di fatto bellicisti in perenne sudditanza rispetto alle esigenze neo-coloniali di Washington, di Londra, di Parigi e in ultima istanza sempre e comunque della NATO, contraddicendo lo spirito della Seconda Internazionale di cui dovrebbero e per loro ammissione vorrebbero essere eredi e continuatori, pervertendo gli orientamenti sociali e solidali connaturati con l’ideale socialista. Oggi tale organizzazione è presieduta dal primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, ma resta un soggetto politico insignificante e sostanzialmente privo di capacità operativa.

Tutt’altre prospettive, certo baldanzosamente ottimistiche, si sono invece dati i convenuti in terra russa, la convinzione tanto delle organizzazioni promotrici, quanto di tutte le altre forze presenti e aderenti al progetto, è quella di contraddire l’appiattimento equivocamente liberale della socialdemocrazia mondiale per riscoprire un socialismo costruito sui diritti sociali, il diritto al lavoro, la pace come orizzonte della politica planetaria e la solidarietà come pratica concreta di una fattiva costruzione volta a un corale cammino emancipativo delle donne e degli uomini, di tutti i popoli e di tutte le nazioni della terra.

I partecipanti infatti rifiutano e respingono il liberalismo economico come scelta obbligata, vi contrappongono piuttosto l’idea di una proposta capace di mantenere allo stato un ruolo di orientamento, indirizzo e controllo, come per altro dimostra la Repubblica Popolare di Cina che proprio al marxismo e al socialismo orienta tutta la sua organizzazione, capace di renderla oggi la prima potenza planetaria economica e miitare.

Comune il convincimento di quanto Cina e Russia, nella costruzione con l’Iran, con le nazioni africane dell’Alleanza del Shael e con molte altre realtà statuali del Sud Globale, a partire dalla Corea Popolare, assolvano al precipuo compito di guidare la costruzione di un nuovo ordine mondiale multipolare, caratterizzato da un fondamentale orientamento antimperialista e antifascista.

L’atto fondativo è stato scandito dagli interventi dai dirigenti delle organizzazioni promotrici, tra questi ovviamente Sergej Mironov e Alexander Babakov di Russia Giusta, i quali hanno salutato i presenti confermando la risoluta volontà di costruire senza indugio una Internazionale capace di rispondere alle impellenti urgenze del tempo presente, così come di ripristinare la centralità dei diritti sociali: casa, lavoro, istruzione, salute, cultura, tutela degli anziani, al pari di una politica estera di ogni singola nazione intesa a trovare radici e fondamento nella solidarietà e nella pace e non già nella proterva prevaricazione di pochi a danno di molti.

A delineare l’azione dei socialisti e dei socialdemocratici di tutto il globo terracqueo ecco gli interventi particolarmente toccanti dall’Africa del marocchino Said Bakkali del Partito del Progresso e del Socialismo (PPS), dei congolesi dell’Unione Democratica Socialista, dell’importante dirigente comunista keniano Booker Omole, dei latino – americani: Fidel Castro Smirnov, nipote dell’insuperato artefice della Rivoluzione cubana, ha ricordato che bene si è fatto a cogliere quest’anno così significativo per il centenario della nascita dello statista cubano per rilanciare un progetto di una Internazionale Socialista, quindi dirigenti sandinisti nicaraguesi e del PSUV venezuelano, giunto anche un video – intervento di Evo Morales per la Bolivia e più in generale per le comunità indie andine.

Notevole dall’Europa la voce di George Galloway, del Partito dei Lavoratori di Gran Bretagna, che ha ricordato come sia fondamentale agire nel solco della perfetta contraddizione della signora Margaret Thatcher, la quale asseriva non esistessero cittadini e lavoratori, ma semplicemente individui, vero piuttosto tutto il contrario, nessuno è una monade separata dal contesto sociale in cui vive, anzi, proprio il tessuto sociale, le organizzazioni di massa, la piena consapevolezza del nostro agire collettivo ci rendono autenticamente e pienamente cittadini.

Il serbo Bojan Vulin del Movimento dei Socialisti ha ricordato la vergognosa pratica delle rivoluzioni colorate, tentativi del sistema imperialista occidentale di impedire il pieno dispiegamento della volontà popolare e la difesa dei connessi diritti, così come un quarto di secolo fa la Serbia sia stata oggetto di una violenta aggressione da parte della NATO.

Il segretario del Partito dei Socialisti della Repubblica di Moldavia Vlad Batrîncea ha ricordato le pesanti ingerenze euro – atlantiche contro la sua nazione, così come la fine dell’esperienza sovietica abbia peggiorato e non migliorato le condizioni di vita dei suoi concittadini. Sagace ironia e puntuale denuncia si sono associati nella sue parole quando ha ricordato agli astanti che oggi un terzo dei moldovi vive in povertà, però ha libertà di decidere il proprio genere sessuale scegliendo tra sette molteplici variabili. Sempre Vlad Batrîncea ha chiuso il suo intervento, come per altro già il presidente russo Vladimir Putin in un caloroso messaggio trasmesso ai partecipanti, ricordando come i diritti sociali debbano essere coniugati nel rispetto dei valori e delle tradizioni culturali e finanche religiose di ogni singola nazione, respingendo ogni omologazione mercificatoria e globalista, ogni riduzione della vita quotidiana delle donne e degli uomini a un vuoto cosmopolitismo edonistico.

Tra i presenti a Mosca anche il segretario generale del Partito Comunista della Svizzera Massimiliano Ay, il quale al termine delle giornate ha constatato: “Con mia sorpresa ci hanno chiesto di essere presenti con una nostra delegazione perché le nostre valutazioni sulla neutralità svizzera e sugli sviluppi geopolitici ed economici dal centro d’Europa sono note e giudicate un importante contributo per un futuro di pace e multipolare. Per altro insieme a noi molti sono stati i partiti comunisti presenti, quello di Cuba, quello dell’Argentina, come della Serbia e di molte altre nazioni, a dimostrazione di come sia possibile mantenere un dialogo fra forze politiche della sinistra di differente orientamento, da quello riformista a quello rivoluzionario, pur nel generale alveo del marxismo. Il dato politico tuttavia più rilevante è che la socialdemocrazia europea, la quale ha ceduto completamente sia sul piano concreto e materiale dell’azione politica, sia rispetto a quello ideale e dei riferimenti culturali all’imperialismo più intollerante e al pensiero neoliberale più assertivo di ogni deregolamentazione e riduzione dello stato sociale, non sia in nessun modo rappresentativo di tutti i riformisti del resto del mondo, i quali invece hanno maturato profondi convincimenti rispetto ai temi della pace, del lavoro, dell’antifascismo e dell’antimperialismo tali da portare ad una assonanza con molte delle forze di consolidata tradizione marxista e comunista.”

Le forze politiche raccoltesi a Mosca intendono infatti promuovere il socialismo del XXI secolo, un socialismo capace di costruire il futuro nel solco dell’antifascismo, dell’antimperialismo e del multipolarismo.

È nato a Mosca il Sovintern, la socialdemocrazia mondale ha una nuova Internazionale

Tutt’altre prospettive, certo baldanzosamente ottimistiche, si sono invece dati i convenuti in terra russa, la convinzione tanto delle organizzazioni promotrici, quanto di tutte le altre forze presenti e aderenti al progetto, è quella di contraddire l’appiattimento equivocamente liberale della socialdemocrazia mondiale per riscoprire un socialismo costruito sui diritti sociali, il diritto al lavoro, la pace come orizzonte della politica planetaria e la solidarietà come pratica concreta di una fattiva costruzione volta a un corale cammino emancipativo delle donne e degli uomini, di tutti i popoli e di tutte le nazioni della terra.

Segue nostro Telegram.

Il 27 aprile 2026 Mosca si è svegliata sotto una poderosa nevicata trasportata dal portentoso turbinare di un vento artico. Presso l’indimenticata sala delle colonne della Casa dei Sindacati, a pochi passi dal Cremlino, là dove si sono tenuti molti avvenimenti storici: le esequie di Lenin e di Stalin, il VII Congresso dell’Internazionale Comunista del 1935 che ha teorizzato, grazie alle proposte di Georgi Dimitrov, Palmiro Togliatti e Maurice Thorez, la costruzione dei fronti popolari, il XIX congresso nell’ottobre 1952 del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, l’ultimo a cui ha partecipato Iosif Stalin, così come ad esempio il successivo XX congresso, sono stati convocati dal partito socialdemocratico “Russia Giusta” più di duecento delegati provenienti da oltre un centinaio di nazioni in rappresentanza di tutti i continenti: Eurasia, Africa, America Latina, ritrovatisi per dare vita a una nuova Internazionale socialdemocratica e socialista, orientata ai valori della solidarietà, della giustizia sociale e del multipolarismo, ovvero attiva per la costruzione di un nuovo ordine mondiale che risponda alla richiesta del Sud Globale di relazioni planetarie fondate sulla mutua collaborazione e non più sulla depredazione economica, purtroppo praticata per lungo tempo dall’unipolarismo atlantista, espressione dell’Occidente Collettivo.

Il fatto è di per sé straordinario, dopo che le forze socialdemocratiche europee hanno imposto dentro l’Internazionale Socialista negli anni ‘90 del passato secolo i loro dogmi liberisti e di fatto bellicisti in perenne sudditanza rispetto alle esigenze neo-coloniali di Washington, di Londra, di Parigi e in ultima istanza sempre e comunque della NATO, contraddicendo lo spirito della Seconda Internazionale di cui dovrebbero e per loro ammissione vorrebbero essere eredi e continuatori, pervertendo gli orientamenti sociali e solidali connaturati con l’ideale socialista. Oggi tale organizzazione è presieduta dal primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, ma resta un soggetto politico insignificante e sostanzialmente privo di capacità operativa.

Tutt’altre prospettive, certo baldanzosamente ottimistiche, si sono invece dati i convenuti in terra russa, la convinzione tanto delle organizzazioni promotrici, quanto di tutte le altre forze presenti e aderenti al progetto, è quella di contraddire l’appiattimento equivocamente liberale della socialdemocrazia mondiale per riscoprire un socialismo costruito sui diritti sociali, il diritto al lavoro, la pace come orizzonte della politica planetaria e la solidarietà come pratica concreta di una fattiva costruzione volta a un corale cammino emancipativo delle donne e degli uomini, di tutti i popoli e di tutte le nazioni della terra.

I partecipanti infatti rifiutano e respingono il liberalismo economico come scelta obbligata, vi contrappongono piuttosto l’idea di una proposta capace di mantenere allo stato un ruolo di orientamento, indirizzo e controllo, come per altro dimostra la Repubblica Popolare di Cina che proprio al marxismo e al socialismo orienta tutta la sua organizzazione, capace di renderla oggi la prima potenza planetaria economica e miitare.

Comune il convincimento di quanto Cina e Russia, nella costruzione con l’Iran, con le nazioni africane dell’Alleanza del Shael e con molte altre realtà statuali del Sud Globale, a partire dalla Corea Popolare, assolvano al precipuo compito di guidare la costruzione di un nuovo ordine mondiale multipolare, caratterizzato da un fondamentale orientamento antimperialista e antifascista.

L’atto fondativo è stato scandito dagli interventi dai dirigenti delle organizzazioni promotrici, tra questi ovviamente Sergej Mironov e Alexander Babakov di Russia Giusta, i quali hanno salutato i presenti confermando la risoluta volontà di costruire senza indugio una Internazionale capace di rispondere alle impellenti urgenze del tempo presente, così come di ripristinare la centralità dei diritti sociali: casa, lavoro, istruzione, salute, cultura, tutela degli anziani, al pari di una politica estera di ogni singola nazione intesa a trovare radici e fondamento nella solidarietà e nella pace e non già nella proterva prevaricazione di pochi a danno di molti.

A delineare l’azione dei socialisti e dei socialdemocratici di tutto il globo terracqueo ecco gli interventi particolarmente toccanti dall’Africa del marocchino Said Bakkali del Partito del Progresso e del Socialismo (PPS), dei congolesi dell’Unione Democratica Socialista, dell’importante dirigente comunista keniano Booker Omole, dei latino – americani: Fidel Castro Smirnov, nipote dell’insuperato artefice della Rivoluzione cubana, ha ricordato che bene si è fatto a cogliere quest’anno così significativo per il centenario della nascita dello statista cubano per rilanciare un progetto di una Internazionale Socialista, quindi dirigenti sandinisti nicaraguesi e del PSUV venezuelano, giunto anche un video – intervento di Evo Morales per la Bolivia e più in generale per le comunità indie andine.

Notevole dall’Europa la voce di George Galloway, del Partito dei Lavoratori di Gran Bretagna, che ha ricordato come sia fondamentale agire nel solco della perfetta contraddizione della signora Margaret Thatcher, la quale asseriva non esistessero cittadini e lavoratori, ma semplicemente individui, vero piuttosto tutto il contrario, nessuno è una monade separata dal contesto sociale in cui vive, anzi, proprio il tessuto sociale, le organizzazioni di massa, la piena consapevolezza del nostro agire collettivo ci rendono autenticamente e pienamente cittadini.

Il serbo Bojan Vulin del Movimento dei Socialisti ha ricordato la vergognosa pratica delle rivoluzioni colorate, tentativi del sistema imperialista occidentale di impedire il pieno dispiegamento della volontà popolare e la difesa dei connessi diritti, così come un quarto di secolo fa la Serbia sia stata oggetto di una violenta aggressione da parte della NATO.

Il segretario del Partito dei Socialisti della Repubblica di Moldavia Vlad Batrîncea ha ricordato le pesanti ingerenze euro – atlantiche contro la sua nazione, così come la fine dell’esperienza sovietica abbia peggiorato e non migliorato le condizioni di vita dei suoi concittadini. Sagace ironia e puntuale denuncia si sono associati nella sue parole quando ha ricordato agli astanti che oggi un terzo dei moldovi vive in povertà, però ha libertà di decidere il proprio genere sessuale scegliendo tra sette molteplici variabili. Sempre Vlad Batrîncea ha chiuso il suo intervento, come per altro già il presidente russo Vladimir Putin in un caloroso messaggio trasmesso ai partecipanti, ricordando come i diritti sociali debbano essere coniugati nel rispetto dei valori e delle tradizioni culturali e finanche religiose di ogni singola nazione, respingendo ogni omologazione mercificatoria e globalista, ogni riduzione della vita quotidiana delle donne e degli uomini a un vuoto cosmopolitismo edonistico.

Tra i presenti a Mosca anche il segretario generale del Partito Comunista della Svizzera Massimiliano Ay, il quale al termine delle giornate ha constatato: “Con mia sorpresa ci hanno chiesto di essere presenti con una nostra delegazione perché le nostre valutazioni sulla neutralità svizzera e sugli sviluppi geopolitici ed economici dal centro d’Europa sono note e giudicate un importante contributo per un futuro di pace e multipolare. Per altro insieme a noi molti sono stati i partiti comunisti presenti, quello di Cuba, quello dell’Argentina, come della Serbia e di molte altre nazioni, a dimostrazione di come sia possibile mantenere un dialogo fra forze politiche della sinistra di differente orientamento, da quello riformista a quello rivoluzionario, pur nel generale alveo del marxismo. Il dato politico tuttavia più rilevante è che la socialdemocrazia europea, la quale ha ceduto completamente sia sul piano concreto e materiale dell’azione politica, sia rispetto a quello ideale e dei riferimenti culturali all’imperialismo più intollerante e al pensiero neoliberale più assertivo di ogni deregolamentazione e riduzione dello stato sociale, non sia in nessun modo rappresentativo di tutti i riformisti del resto del mondo, i quali invece hanno maturato profondi convincimenti rispetto ai temi della pace, del lavoro, dell’antifascismo e dell’antimperialismo tali da portare ad una assonanza con molte delle forze di consolidata tradizione marxista e comunista.”

Le forze politiche raccoltesi a Mosca intendono infatti promuovere il socialismo del XXI secolo, un socialismo capace di costruire il futuro nel solco dell’antifascismo, dell’antimperialismo e del multipolarismo.

Tutt’altre prospettive, certo baldanzosamente ottimistiche, si sono invece dati i convenuti in terra russa, la convinzione tanto delle organizzazioni promotrici, quanto di tutte le altre forze presenti e aderenti al progetto, è quella di contraddire l’appiattimento equivocamente liberale della socialdemocrazia mondiale per riscoprire un socialismo costruito sui diritti sociali, il diritto al lavoro, la pace come orizzonte della politica planetaria e la solidarietà come pratica concreta di una fattiva costruzione volta a un corale cammino emancipativo delle donne e degli uomini, di tutti i popoli e di tutte le nazioni della terra.

Segue nostro Telegram.

Il 27 aprile 2026 Mosca si è svegliata sotto una poderosa nevicata trasportata dal portentoso turbinare di un vento artico. Presso l’indimenticata sala delle colonne della Casa dei Sindacati, a pochi passi dal Cremlino, là dove si sono tenuti molti avvenimenti storici: le esequie di Lenin e di Stalin, il VII Congresso dell’Internazionale Comunista del 1935 che ha teorizzato, grazie alle proposte di Georgi Dimitrov, Palmiro Togliatti e Maurice Thorez, la costruzione dei fronti popolari, il XIX congresso nell’ottobre 1952 del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, l’ultimo a cui ha partecipato Iosif Stalin, così come ad esempio il successivo XX congresso, sono stati convocati dal partito socialdemocratico “Russia Giusta” più di duecento delegati provenienti da oltre un centinaio di nazioni in rappresentanza di tutti i continenti: Eurasia, Africa, America Latina, ritrovatisi per dare vita a una nuova Internazionale socialdemocratica e socialista, orientata ai valori della solidarietà, della giustizia sociale e del multipolarismo, ovvero attiva per la costruzione di un nuovo ordine mondiale che risponda alla richiesta del Sud Globale di relazioni planetarie fondate sulla mutua collaborazione e non più sulla depredazione economica, purtroppo praticata per lungo tempo dall’unipolarismo atlantista, espressione dell’Occidente Collettivo.

Il fatto è di per sé straordinario, dopo che le forze socialdemocratiche europee hanno imposto dentro l’Internazionale Socialista negli anni ‘90 del passato secolo i loro dogmi liberisti e di fatto bellicisti in perenne sudditanza rispetto alle esigenze neo-coloniali di Washington, di Londra, di Parigi e in ultima istanza sempre e comunque della NATO, contraddicendo lo spirito della Seconda Internazionale di cui dovrebbero e per loro ammissione vorrebbero essere eredi e continuatori, pervertendo gli orientamenti sociali e solidali connaturati con l’ideale socialista. Oggi tale organizzazione è presieduta dal primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, ma resta un soggetto politico insignificante e sostanzialmente privo di capacità operativa.

Tutt’altre prospettive, certo baldanzosamente ottimistiche, si sono invece dati i convenuti in terra russa, la convinzione tanto delle organizzazioni promotrici, quanto di tutte le altre forze presenti e aderenti al progetto, è quella di contraddire l’appiattimento equivocamente liberale della socialdemocrazia mondiale per riscoprire un socialismo costruito sui diritti sociali, il diritto al lavoro, la pace come orizzonte della politica planetaria e la solidarietà come pratica concreta di una fattiva costruzione volta a un corale cammino emancipativo delle donne e degli uomini, di tutti i popoli e di tutte le nazioni della terra.

I partecipanti infatti rifiutano e respingono il liberalismo economico come scelta obbligata, vi contrappongono piuttosto l’idea di una proposta capace di mantenere allo stato un ruolo di orientamento, indirizzo e controllo, come per altro dimostra la Repubblica Popolare di Cina che proprio al marxismo e al socialismo orienta tutta la sua organizzazione, capace di renderla oggi la prima potenza planetaria economica e miitare.

Comune il convincimento di quanto Cina e Russia, nella costruzione con l’Iran, con le nazioni africane dell’Alleanza del Shael e con molte altre realtà statuali del Sud Globale, a partire dalla Corea Popolare, assolvano al precipuo compito di guidare la costruzione di un nuovo ordine mondiale multipolare, caratterizzato da un fondamentale orientamento antimperialista e antifascista.

L’atto fondativo è stato scandito dagli interventi dai dirigenti delle organizzazioni promotrici, tra questi ovviamente Sergej Mironov e Alexander Babakov di Russia Giusta, i quali hanno salutato i presenti confermando la risoluta volontà di costruire senza indugio una Internazionale capace di rispondere alle impellenti urgenze del tempo presente, così come di ripristinare la centralità dei diritti sociali: casa, lavoro, istruzione, salute, cultura, tutela degli anziani, al pari di una politica estera di ogni singola nazione intesa a trovare radici e fondamento nella solidarietà e nella pace e non già nella proterva prevaricazione di pochi a danno di molti.

A delineare l’azione dei socialisti e dei socialdemocratici di tutto il globo terracqueo ecco gli interventi particolarmente toccanti dall’Africa del marocchino Said Bakkali del Partito del Progresso e del Socialismo (PPS), dei congolesi dell’Unione Democratica Socialista, dell’importante dirigente comunista keniano Booker Omole, dei latino – americani: Fidel Castro Smirnov, nipote dell’insuperato artefice della Rivoluzione cubana, ha ricordato che bene si è fatto a cogliere quest’anno così significativo per il centenario della nascita dello statista cubano per rilanciare un progetto di una Internazionale Socialista, quindi dirigenti sandinisti nicaraguesi e del PSUV venezuelano, giunto anche un video – intervento di Evo Morales per la Bolivia e più in generale per le comunità indie andine.

Notevole dall’Europa la voce di George Galloway, del Partito dei Lavoratori di Gran Bretagna, che ha ricordato come sia fondamentale agire nel solco della perfetta contraddizione della signora Margaret Thatcher, la quale asseriva non esistessero cittadini e lavoratori, ma semplicemente individui, vero piuttosto tutto il contrario, nessuno è una monade separata dal contesto sociale in cui vive, anzi, proprio il tessuto sociale, le organizzazioni di massa, la piena consapevolezza del nostro agire collettivo ci rendono autenticamente e pienamente cittadini.

Il serbo Bojan Vulin del Movimento dei Socialisti ha ricordato la vergognosa pratica delle rivoluzioni colorate, tentativi del sistema imperialista occidentale di impedire il pieno dispiegamento della volontà popolare e la difesa dei connessi diritti, così come un quarto di secolo fa la Serbia sia stata oggetto di una violenta aggressione da parte della NATO.

Il segretario del Partito dei Socialisti della Repubblica di Moldavia Vlad Batrîncea ha ricordato le pesanti ingerenze euro – atlantiche contro la sua nazione, così come la fine dell’esperienza sovietica abbia peggiorato e non migliorato le condizioni di vita dei suoi concittadini. Sagace ironia e puntuale denuncia si sono associati nella sue parole quando ha ricordato agli astanti che oggi un terzo dei moldovi vive in povertà, però ha libertà di decidere il proprio genere sessuale scegliendo tra sette molteplici variabili. Sempre Vlad Batrîncea ha chiuso il suo intervento, come per altro già il presidente russo Vladimir Putin in un caloroso messaggio trasmesso ai partecipanti, ricordando come i diritti sociali debbano essere coniugati nel rispetto dei valori e delle tradizioni culturali e finanche religiose di ogni singola nazione, respingendo ogni omologazione mercificatoria e globalista, ogni riduzione della vita quotidiana delle donne e degli uomini a un vuoto cosmopolitismo edonistico.

Tra i presenti a Mosca anche il segretario generale del Partito Comunista della Svizzera Massimiliano Ay, il quale al termine delle giornate ha constatato: “Con mia sorpresa ci hanno chiesto di essere presenti con una nostra delegazione perché le nostre valutazioni sulla neutralità svizzera e sugli sviluppi geopolitici ed economici dal centro d’Europa sono note e giudicate un importante contributo per un futuro di pace e multipolare. Per altro insieme a noi molti sono stati i partiti comunisti presenti, quello di Cuba, quello dell’Argentina, come della Serbia e di molte altre nazioni, a dimostrazione di come sia possibile mantenere un dialogo fra forze politiche della sinistra di differente orientamento, da quello riformista a quello rivoluzionario, pur nel generale alveo del marxismo. Il dato politico tuttavia più rilevante è che la socialdemocrazia europea, la quale ha ceduto completamente sia sul piano concreto e materiale dell’azione politica, sia rispetto a quello ideale e dei riferimenti culturali all’imperialismo più intollerante e al pensiero neoliberale più assertivo di ogni deregolamentazione e riduzione dello stato sociale, non sia in nessun modo rappresentativo di tutti i riformisti del resto del mondo, i quali invece hanno maturato profondi convincimenti rispetto ai temi della pace, del lavoro, dell’antifascismo e dell’antimperialismo tali da portare ad una assonanza con molte delle forze di consolidata tradizione marxista e comunista.”

Le forze politiche raccoltesi a Mosca intendono infatti promuovere il socialismo del XXI secolo, un socialismo capace di costruire il futuro nel solco dell’antifascismo, dell’antimperialismo e del multipolarismo.

The views of individual contributors do not necessarily represent those of the Strategic Culture Foundation.

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