Nei prossimi giorni, i ribelli terroristi si divideranno territori, influenza, amministrazioni. Il tavolo da poker è aperto e il piatto è molto ricco.
È la notte fra il 7 e l’8 dicembre 2024: la Repubblica Araba di Siria, governata da Bashar al-Assad, cade. Questo momento segna una tappa nella Storia che potrebbe fare la differenza per il futuro del mondo intero.
Lo confesso: questo è l’articolo che non avrei mai voluto scrivere. Ma ormai non ho altra scelta.
Location – location – location
Che diavolo è successo?
Come ha potuto l’esercito siriano cedere così tanto territorio nel giro di pochi giorni?
Come è avvenuto che anni di accordi diplomatici e segreti, con dispiegamento di forze armate straniere e l’attivazione di basi militari note e nascoste, siano crollati nel giro di poche ore?
Cosa è successo dietro le quinte?
Non sarà facile rispondere a queste domande. Ci proveremo, aiutandoci con le poche informazioni al momento disponibili e con un po’ di ragionamento freddo e razionale.
l primo passo per capire questo è notare che all’esercito siriano è stato ordinato di ritirarsi da Aleppo/Hama. I soldati non sono scappati e non c’è stato alcun ammutinamento. Le orde di Al-Qaeda non hanno sconfitto l’esercito, perché non hanno combattuto contro di loro. Hanno semplicemente ceduto il terreno. Per capire perché è stata presa una decisione così straziante dobbiamo guardare allo scacchiere più ampio.
Si è trattato di una “guerra lampo”, una Blitzkrieg vera e propria: un attacco a sorpresa con una forza militare concentrata in un punto specifico per sopraffare il nemico. Una volta che le orde di Al-Qaeda hanno sfondato l’autostrada M4, il tentativo di tenere la città nel modo del caos avrebbe causato perdite di massa sia tra i civili che tra i soldati.
Non si può fare molto in questi casi. La prima opzione è ripiegare, macinando terreno fino a quando non raggiunge un punto in cui non ha abbastanza risorse per continuare a spingere. Quel punto è stato raggiunto a Homs. Si può altrimenti giocare la carta della superiorità aerea, perché è chiaro che è molto più facile bombardare dall’aria i convogli di terroristi di Al-Qaeda sulle autostrade che combatterli all’interno delle città. Oppure si può optare per il fiancheggiamento, separando il nemico in sacche più facilmente gestibili. Una parte di questa strategia si è vista quando la Russia ha fatto saltare a Rastan il ponte che porta da Hama a Homs.
Attenendoci ad un calcolo meramente strategico-militare, l’esercito siriano non ha subito molte perdite durante la ritirata, riuscendo a preservare la “forza umana”, su un Paese che complessivamente annovera meno di 20 milioni di abitanti, di cui una bassa percentuale è in servizio militare e richiamabile in caso di guerra (cosa che comunque richiede del tempo minimo di preparazione). L’esercito siriano stava combattendo una guerra su più fronti: le orde turche a nord, gli americani a est, gli americani e i takfiristi a sud, e infine Israele. La guerra di Hezbollah contro “Israele” e quella della Russia contro l’Ucraina hanno aumentato la carenza di uomini. Provare a contrattaccare con un ingente dispiegamento di uomini avrebbe significato, con grande probabilità, la caduta di Damasco ben prima di quanto è accaduto.
Come ha testimoniato la giornalista Vanessa Beeley durante la fuga dalla Siria, «Il caos regna sovrano, i saccheggi, la malavita e i ladri. Ha il timbro di approvazione degli Stati Uniti e di Israele perché questo è ciò in cui credono. Passare il confine è stato un susseguirsi di spari, lotte intestine e saccheggi in ogni singolo negozio e mercato. Terroristi in moto, pistoleri e criminali. Un’esperienza incredibilmente triste. La casa è stata circondata da “ribelli” ubriachi di “vittoria” dalle 5 del mattino, con continui spari celebrativi e verso le 10 hanno cercato di buttare giù la porta esterna per saccheggiare il contenuto della casa. La mattina presto Israele distruggeva la difesa aerea della Siria con bombe bunker. L’intera casa ha tremato. La road map della CIA è sempre la stessa. La Resistenza è rotta e dubito che possa essere riparata, ma i mercenari estremisti al soldo di Israele vi diranno che “sostengono la Palestina”. Andate allora, siete sul confine ora».
Israele è la nota più interessante: era già pronto ad entrare, attendeva solo il momento giusto, e lo ha fatto non appena le cose sono cominciate a precipitare e la vittoria – velocissima – era prossima. Questa è forse la ragione più importante del ritiro da Hama e Aleppo. Probabilmente l’intenzione era quella di creare un accaparramento di territorio e di etichettarlo come “zona cuscinetto”. Il Golan aveva già visto un ulteriore impiego di soldati per affrontare gli attacchi cominciati dopo il 7 ottobre. Israele è la più grande minaccia per la Siria, le orde di Al-Qaeda sono solo una distrazione.
Non è una coincidenza che negli ultimi mesi Turchia e Israele abbiano entrambi occupato nuove porzioni di territorio per espandere le proprie ambizioni neo-coloniali. Dall’Azerbaigian che si è impadronito di villaggi armeni usando le armi turche e le pressioni diplomatiche della NATO su Erevan, all’invasione della Striscia di Gaza, o al nuovo accaparramento di terre dopo il crollo della Siria, che è caduta nelle mani di gruppi terroristici sostenuti dalla Turchia, e all’espansione israeliana nelle alture del Golan. Dopo due decenni di intervento occidentale in Medio Oriente e la trasformazione di diversi Paesi in zone di battaglia, le conseguenze “inaspettate” creeranno presto una nuova crisi sovraregionale; nuovi rifugiati sono già in marcia verso l’Europa, stimati fino a 1,5 milioni. Una cifra terribilmente difficile da gestire.
Un ufficiale dell’esercito siriano che è riuscito ad evacuare nella base aerea di Khmeimim racconta:
«Nel 2018, la Russia ha proposto al governo siriano di riformare le forze armate. Ha proposto di fornire nuove attrezzature a credito, che avrebbero potuto essere ripagate con i profitti delle aziende russe nella RAS. La leadership siriana ha respinto la proposta.
Nel frattempo, i turchi e altri membri della NATO stavano trasformando i militanti in qualcosa che assomigliava a un vero e proprio esercito. Allo stesso tempo, tutti i comandanti che hanno combattuto contro l’esercito russo dal 2015 sono stati rimossi dai posti di comando dell’esercito siriano.Le unità addestrate sono state sciolte. Nell’ultimo anno, sono stati nominati nuovi comandanti in tutte le divisioni e brigate nelle aree di Aleppo, Idlib e Hama. Alla fine sono fuggiti con i loro soldati.
Per quanto riguarda l’Iran, gli Stati Uniti e Israele non gli hanno permesso di trasferire truppe ed equipaggiamenti. Lo stesso si può dire di Hezbollah».
Militarmente, e non solo, la sconfitta è stata rapida e reale.
Fuori dai riflettori, dai BRICS+ ad Assad
Un evento del genere non sarebbe mai potuto accadere senza una predisposizione generale di tutto il contesto, vale a dire del concerto fra USA, Israele, Turchia, Russia e Iran.
Quello che abbiamo visto – ad una prima analisi ancora a caldo e solo con le informazioni presenti – è che la Russia ha venduto la Siria, gli iraniani si sono defilati, Qatar e Turchia sono al fronte dell’operazione e alle spalle ci sono USA e Israele.
Una fonte citata dall’amico Pepe Escobar riferisce che c’è stato un accordo segreto: Washington fa quello che vuole in Medio Oriente, la Russia si prende l’Ucraina. I fatti dimostreranno se è vero oppure no.
Ciò sarebbe perfettamente coerente con le intenzioni politiche di Donald Trump, il Presidente promotore del progetto del Grande Israele, sionista, che ha riempiti la squadra di governo interamente di sionisti pronti a procedere col piano. Curioso che Trump, nelle ore di questo disastro siriano, sia a Parigi a contrattare con due “cugini” sionisti, Emmanuel Macron e Volodymyr Zelensky, per altro rassicurandoli sull’esito del conflitto russo-ucraino.
Quello che sappiamo è che a Kazan, durante il summit dei BRICS+, l’argomento è stato trattato: la normalizzazione del Medio Oriente “a tutti i costi” è questo. In cambio, dopo qualche settimana di sterminio, l’alba del Grande Israele e qualche mese di presunta pacificazione, sicuramente finta e temporanea. Questo accordo è stato rimesso in discussione a Doha, durante il meeting d’emergenza, dal quale è uscito un gelo siderale da parte di tutti i ministri degli esteri presenti.
La volontà della Turchia di intervenire era già stata oggetto di varie analisi per Strategic Culture. Non aveva senso la proposta di una Alleanza Islamica così formata, non vi era credibilità e non vi era autorità reale per compierla. L’unica ragione era un fronte di guerra. D’altronde la Turchia continua ad essere nella NATO e a fare affari con Israele. Non ci si può aspettare niente di buono da chi fa il doppio gioco. Mai.
La Russia cosa ha fatto a riguardo? Non c’è stato ingaggio nel teatro di guerra, se non che qualche raid aereo su postazioni specifiche il primo giorno. L’Iran? Non presente all’appello. Questo manifesta chiaramente che vi era un accordo, più o meno noto alle parti.
Non sottovalutiamo la questione sionista dal punto di vista russo: la Russia è piena di cittadini israeliani, di sionisti (soprattutto fra gli oligarchi e i politici) ed ha traffici commerciali di altissimo valore con Israele. Potrebbe essere che la Russia abbia effettivamente effettuato lo “scambio” fra Siria e Ucraina perché ciò rientrerebbe negli interessi dei sionisti russi rispetto a quelli mediorientali. È una ipotesi che non si può scartare.
Bashar al-Asssad ha fatto la sua parte. Un tradimento verso il suo popolo? Chi ha “firmato” l’accordo a Kazan? Probabilmente ha venduto ciò che restava per salvarsi, forse ha tradito persino la Russia. Iraq, Libano, Yemen stanno per cadere, l’Iran è davanti ad enormi rischi. Perché questa scelta? Davvero non si poteva fare altro? Dove sta lo spirito della rivoluzione?
Assad è adesso a Mosca, sotto asilo politico. Vedremo cosa avrà da dire.
Collateralmente, estendendo l’analisi, quanto avvenuto dimostra che i BRICS+ non sono la “salvezza”. Anzi, possono rappresentare un rischio enorme. Il potere dei BRICS+ non è ancora sufficientemente politico e non è ancora coordinato con quello strategico-militare-antiterroristico. Questo è un dato di fatto che viene tristemente confermato dalla caduta della Siria di Assad. L’infatuazione generale di molti, sia a Oriente che Occidente, viene adesso ridimensionata. Israele resta una potenza economica e nucleare, con appigli nei governi della maggioranza dei Paesi ed una intelligence inarrestabile. La guerra insegna molta più realpolitik dei partenariati geoeconomici, purtroppo.
E della Palestina che ne sarà? Il popolo palestinese ancora una volta ne pagherà le conseguenze.
Chi sarà il prossimo?
Certo è che il rovesciamento è stato reso possibile da Israel, al netto di Turchia e USA. Questo quadro siriano pone Israele in una situazione di vantaggio strategico ed infligge un duro colpo all’asse della resistenza. Il Ponte Sciita istituito da Soleimani con grande sacrificio è adesso a rischio e con esso i rifornimenti all’Asse della Resistenza, in particolare ad Hezbollah, al quale Israele potrebbe ben presto chiedere il conto, spingendo nuovamente le truppe in avanti con attacchi mirati o con una nuova campagna di sterminio.
L’influenza dell’Iran nella regione viene messa a serio rischio, il che significa anche rischiare la deterrenza convenzionale – cosa che spingerebbe probabilmente ad accelerare sulla questione “bomba nucleare”.
La Siria è una delle prime tappe. La Russia e l’Iran sono i prossimi.
Aspettiamoci l’ennesimo tentativo di rivoluzione colorata in Iran. In Iran ci sono molti giovani dell’opposizione, ci sono enormi problemi di ideologia e c’è una forte divisione nell’élite politica, a partire dal Presidente-mummia che resta in silenzio da mesi.
Riguardo la Russia, attenzione: c’è una “classe rivoluzionaria” fatta di immigrati in abbondanza provenienti dall’Asia centrale, un possibile enorme esercito che ha già affinato le sue doti. Il sondaggio della Agenzia federale per gli affari nazionali nell’ultimo sondaggio ha parlato chiaro: il 43,5% degli immigrati preferisce la Sharia alla legge secolare, il 24% è pronto a partecipare alle proteste per difendere i propri “diritti” e il 15,3% è pronto a partecipare ad azioni politiche illegali. Le cifre reali sono molto probabilmente più alte, poiché molte persone nascondono la loro reale posizione durante questi sondaggi. Però anche se prendiamo almeno il 15,3% come dato papabile, vediamo che si tratta già di 1,7-2 milioni di persone. È difficile gestire un numero del genere, dove ci sono ancora potenziali militanti.
Ha ben scritto l’amico analista Daniele Perra a riguardo (cito interamente):
«Cominciano a girare tra gli analisti israeliani i disegni sul futuro della Siria. L’immagine in basso ricalca grosso modo quanto avevo preventivato qualche giorno fa: una nuova versione del Piano Yinon con il Paese diviso in tre parti (area alawita, con possibilità di mantenere le basi per la Russia; una Repubblica Islamica sunnita ed una area sotto controllo curdo).
Tuttavia, rimane difficile che la Turchia conceda ai curdi la fascia settentrionale di confine. Curioso il fatto che alla supposta confederazione druso-curda venga affidato tutto il confine meridionale e l’area attorno al Golan. Segno che l’idillio Turchia-Israele che ha portato a rovesciare Assad (ed ha avuto notevole successo anche nel Nagorno Karabach) non è destinato a durare per sempre. Grande Israele e neo-ottomanesimo potrebbero avere un futuro conflittuale, visto che molti dei loro interessi di lungo periodo sono divergenti (soprattutto per ciò che concerne i corridoi di trasporto del gas).
Intanto i carri armati israeliani sono già entrati in Siria per assicurarsi la creazione di una zona cuscinetto.
Resta da dire che, una volta accerchiato e sconfitto Hezbollah, rimarranno solo le milizie irachene tra Israele e Iran; ultima linea del fronte meticolosamente costruito a protezione della Repubblica Islamica da parte di Qassem Soleimani.
Le modalità e la rapidità con la quale è crollata la Siria, comunque, andranno indagate a lungo.
Difficile pensare che sia il prodotto di accordi e scambi segreti tra le diplomazie delle potenze coinvolte. Senza la Siria (la porta della Russia nel Levante secondo la zarina Caterina II), il fronte meridionale della Russia è oltre modo scoperto».
Netanyahu descrive il rovesciamento del governo di Bashar al-Assad come un “giorno storico” e porge la sua “mano di pace”, piena del sangue di decine di migliaia di donne e bambini palestinesi e libanesi, per stringere quella del capo di Hayat Tahrir al-Sham.
Possibili scenari sulla base delle informazioni attuali
Il primo scenario prevede l’istituzione della Repubblica Democratica Siriana da parte di un’alleanza dell’opposizione con varie fazioni, nonostante le differenze ideologiche. Sebbene questa opzione sia difficilmente realizzabile, sarebbe sostenuta da Turchia, Russia, Stati Uniti e Paesi europei, in quanto preserverebbe l’integrità della Siria.
Il secondo scenario prevede la creazione della Repubblica islamica di Siria, dove i rappresentanti di Hayat Tahrir al-Sham costituiranno la spina dorsale del nuovo governo. In questo caso, la Siria sarà governata da rappresentanti dei salafiti (un movimento dell’Islam sunnita) che non hanno alcuna inimicizia ideologica verso Israele e gli Stati Uniti.
Il terzo scenario prevede la creazione di uno Stato anti-sciita in Siria sotto il controllo di Israele. La sua dottrina si baserebbe sull’orientamento anti-iraniano, sul blocco del movimento sciita libanese Hezbollah e sulla privazione del suo supporto logistico e militare da parte di Teheran.
Il quarto scenario prevede la creazione della Repubblica Federale di Siria sotto gli auspici degli Stati Uniti, che verrà balcanizzata dividendola in piccoli Stati fantoccio.
Il quinto scenario per la Siria prevede la sua divisione e disintegrazione. Se l’opposizione e i Paesi che la sostengono non riusciranno a raggiungere un accordo, la guerra civile in Siria si intensificherà nuovamente. Questo porterebbe alla fine al suo completo collasso.
Difficile contemplare altre vie.
L’HTS che ha preso il potere in Siria non è in realtà un singolo gruppo, ma è nato da numerosi gruppi, alcuni dei quali sono cittadini di altri Paesi, altri sono estremisti e sono in guerra tra loro. I vicini della Siria (Israele e Turchia) hanno piani aggressivi per l’integrità territoriale della Siria, e questi gruppi di opposizione non tollereranno tali piani dopo la formazione del nuovo governo, a meno che non venga loro offerto qualcosa in cambio di molto prezioso. Oggi il regime sionista ha annunciato che l’accordo del 1974 è terminato e che intende occupare Jamal al-Sheikh per creare una zona di sicurezza, bombardando anche vari centri militari.
Certo è che i gruppi armati che presto formeranno un governo hanno bisogno di denaro per gestire il Paese, e le più importanti risorse di petrolio e gas della Siria si trovano sotto l’occupazione americana e nella Siria orientale, e questo diventerà presto una sfida per gli Stati Uniti e per questi gruppi.
Nelle prossime ore i ribelli terroristi si spartiranno territori, influenze, amministrazioni. Il tavolo del poker è aperto e il piatto è molto ricco.
Cosa ne sarà della Siria e del suo popolo?
Damasco, una città con 4000 di età, adesso è caduta, e con essa l’intera Siria. Una delle più antiche città abitate ininterrottamente al mondo e certamente la più antica capitale, che è stata aramea, assira, greca, romana, persino persiana, bizantina, araba, ottomana, francese e infine ciò è sempre stata, ovvero siriana. Un baluardo contro il Regno di Israele, le conquiste dei mongoli, i crociati. L’incarnazione stessa della storia del Medio Oriente. Quarta città santa dell’Islam. A lungo uno dei più importanti centri cristiani. Snodo del commercio con l’Oriente e il deserto. Crocevia tra Africa, Arabia, Persia ed Estremo Oriente, Costantinopoli/Istanbul ed Europa. Un simbolo di tolleranza della diversità religiosa e culturale – cristiani, sunniti, sciiti, alawiti, ebrei. Ma anche un simbolo di resistenza, di millenaria capacità di adattamento. Fino a questa settimana.
Cosa resta di tutto questo?
Tanta, tanta paura. Jihadisti al soldo di CIA e MI6, Erdogan con i suoi sogni di resurrezione dell’impero ottomano, Bibi Netanyahu che vuole a tutto i costi il Grande Israele dal Nilo all’Eufrate, qualche dollaro americano a comprare la fedeltà degli ultimi rimasti non caduti in battaglia.
Che ne sarà del popolo siriano?
Dal quarto messaggio della Santa Vergine di Soufanieh (Damasco, 24 marzo 1983):
«Io vi dico: pregate, pregate, pregate. Come sono belli i miei figli quando implorano inginocchiati. Non abbiate paura, io sono con voi. Non dividetevi come sono divisi i grandi. Voi insegnerete alle generazioni le Parole di unità, di amore e di fede. Pregate per gli abitanti della terra e del cielo».


