Italiano
Daniele Lanza
October 1, 2026

Fino a che punto si spingeranno i leader europei e, in particolare, quelli tedeschi, di fronte alla minaccia concreta di perdere il potere per la prima volta in 80 anni?

Segue nostro Telegram.

Dunque, punto della situazione: tra l’inizio e la fine del mese ha rimbalzato per tutto l’etere la notizie che provengono dai lander più orientali della Germania. Iniziamo con i dati dalla Sassonia-Anhalt: per la prima volta nella storia della democrazia tedesca post-guerra mondiale, una singola formazione politica – lo AFD, ovvero “Alternativa per la Germania” – raccoglie alle consultazioni elettorali una percentuale di voto che equivale quasi a metà dei votanti: il fatto è che nella cultura politica della Germania contemporanea nemmeno la CDU (centro cristiano-democratico) ha raccolto tale risultato, su scala nazionale, ad una generazione dalla riunificazione. Ma a pensarci – questo è ancor più eclatante – nemmeno il NSDP nazista ha mai raccolto tale proporzione di voti, persino alle ultime elezioni (svoltesi non in un clima ordinario) del 1933. Un grattacapo vero e proprio per la democrazia tedesca che impone di esporre alcune considerazioni lucide al netto di panico ed isterie.

A monte di tutto, rammentiamo che di un’elezione regionale si parla e il lander in questione è demograficamente piccolo: un paio di milioni di abitanti appena, come a dire il 2,5% della popolazione della Repubblica federale. Regione dell’ex Germania orientale, storicamente feudo di correnti antitetiche al liberalismo occidentale (vetero-comunisti ed ultraconservatori). Detto questo, è altrettanto vero che il consenso elettorale all’AFD – già molto consistente nella precedente consultazione (oltre il 20% ossia il secondo partito) – si è di fatto raddoppiato diventando una specie di gigante tra i partiti, il che non è del tutto ordinario.  Considerando il tutto, si può concludere che è assai improbabile che si replichi un risultato del genere su scala nazionale, quanto d’altra parte si deve riconoscere che si è di fronte ad un segnale e di quelli importanti: un messaggio che l’intera società sta esprimendo traverso i canali della democrazia consultiva (perchè a giudicare dai risultati raggiunti è un partito di massa che tocca i gangli nevralgici di ogni strato sociale: anche la fascia istruita della pop. , usualmente orientata in senso progressista, ha concesso circa il 30% del proprio voto, stando alle rilevazioni più specifiche, elemento che amplia il punto interrogativo). Un dato del tutto analogo si è rilevato in Pomerania nella seconda metà del mese che vede il partito sfiorare il 40% ai danni della più tradizionale Cdu. Se proprio si vuole una valutazione, l’Afd probabilmente raggiungerà alle prossime consultazioni di livello nazionale un qualcosa che sta nella forbice 30-35%, che significa grossmodo 1/3 dei suffragi di tutta la Germania.

Fatte salve le considerazioni “tecniche” di flusso elettorale esposte sopra, ce n’è una assai più rilevante che concerne il principio: nel corso delle settimane i commentari in merito ai risultati elettorali in questione si sono propagati come un sisma lungo la rete e altri mezzi di informazione per mezzo di titoli sensazionalistici, finalizzati ad esasperare le perplessità già presenti nell’opinione pubblica tedesca: questo rende da subito difficile affrontare la questione in modo equilibrato, prendendo vita un campo di opinioni polarizzato alle stelle che non permette la riflessione. Responsabile di questo il sistema medesimo (complici i media) che sembra non puntare ad un confronto responsabile bensì fomentare l’isteria collettiva, la divisione. Ecco, la verità è che l’elemento più eclatante di queste elezioni regionali in Sassonia Anhalt, al di là del risultato che vediamo sugli schermi in queste ore, è la reazione ad esso: una reazione ai limiti del senso di responsabilità che vede la parte “moderata” evocare ed invocare la guerra civile, con scenari apocalittici, frasario estremo, esternazioni senza più logica se non quella del panico. In breve le forze che si dicono “democratiche” vistesi sconfitte sul campo per la prima volta, hanno cessato di essere democratiche, riversando un mare di ostilità tale da intaccare l’ordine costituito. Un capovolgimento bizzarro: vediamo una forza considerata estremista conquistare legalmente il governo di una regione, mentre le forze teoreticamente democratiche reagire ai limiti del lecito (invocare in primo luogo la messa al bando di AFD come formazione non conforme alla costituzione tedesca).

Su quest’ultimo punto deve vertere il cuore della riflessione. Rispondere con cieca intolleranza nei confronti dell’avversario vincente mostra purtroppo i limiti del sistema democratico tedesco (la facciata insomma) il quale incapace di fornire risposte ai problemi che affliggono la propria società allora non riesce a fare altro che replicare con l’intolleranza, con il non accettare il risultato delle urne. Il nodo di fondo è che quando un partito – considerato estremista – raccoglie da solo quasi la metà dei consensi come accaduto in Sassonia o in Pomerania è un chiaro messaggio che le cose non vanno come dovrebbero, che vi sono profondi problemi in seno alla società di riferimento: non si può bollare semplicemente tutto come istigazione di una minoranza estremistica quando i suffragi sono pari al 44%, che piaccia o meno. Non è possibile ignorare un messaggio così potente, ricorrende semplicisticamente ad appellativi come “estremista” o “fascista “ : no, in questi casi occorre farsi un esame di coscienza molto serio, partendo dalla ridefinizione degli stessi termini che si utilizzano. Ci si riferisce in primissimo luogo agli appellativi che in modo scontato vengono attribuiti ad AFD (come se fosse una premessa data per certa): lo si definisce “estremista”, lo si definisce “nazista”, ma chi ha deciso tali definizioni ? Il sistema post-bellico/europeista 1945-2025 evidentemente, ma è solo una prospettiva delle cose che si impone come verità: Afd è “nazista” solamente da un punto vista europeista e se si dovesse accettare tale parametro dovremmo quindi concludere che quasi la metà degli elettori di Sassonia e Pomerania sono estremisti (irresponsabile crederlo e comoda via di fuga per giustificare la sconfitta elettorale). La verità è che quando una formazione politica raggiunge tali risultati non è più una cricca di estremisti, ma rappresenta il nerbo della società: un nerbo della società che soffre che ha bisogno di una sponda cui aggrapparsi e se nessuno gliela concede, allora la trova in Afd o qualsiasi altro partito alternativo. In definitiva – punto più importante – frangenti come quello presente fanno emergere il maggiore dei paradossi: il totalitarismo della democrazia. Quest’ultima, la democrazia liberale ovvero il modello socioeconomico principe di tutto il mondo industrializzato, fintanto che regna sovrana, avendo a che fare con gruppuscoli politicamente alternativi di destra e sinistra, può facilmente bollarli come facinorosi ed estremisti senza nemmeno bisogno di bandirli legalmente. Quando tuttavia la democrazia occidentale si ritrova davanti al proprio limite, vale a dire che i cittadini stessi le voltano le spalle per cercare altre sponde e quando tali sponde si rivelano vincenti alle urne al punto da mettere alle corde il sistema ufficiale, allora ecco che la “democrazia” inizia a difendersi e ferocemente diventando tanto totalitaria quanto i propri avversari non democratici. A quel punto si parla di invalidare elezioni, incriminare candidati, mettere fuorilegge determinati partiti previa campagna di demonizzazione come è accaduto in svariati paesi dell’est Europa (vediamo i casi di Romanie e Moldavia, ma anche Bulgaria e Georgia). La verità più scomoda è che democrazia occidentale ha potuto cavarsela perchè per 70 anni ha regnato su società benestanti e protette che non necessitavano di rivolgersi ad altre forze che non quelle convenzionali, prestabilite: adesso che esiste una concorrenza di un modello alternativo – e quindi la reale ipotesi di perdere il potere tanto a lungo detenuto – si può osservare il livello di isteria mediatica che si e a che punto di scorrettezza le forze moderate sono disposte ad arrivare.

Un’altra Germania: analisi sul voto nelle elezioni regionali tedesche nel corso di settembre.

Fino a che punto si spingeranno i leader europei e, in particolare, quelli tedeschi, di fronte alla minaccia concreta di perdere il potere per la prima volta in 80 anni?

Segue nostro Telegram.

Dunque, punto della situazione: tra l’inizio e la fine del mese ha rimbalzato per tutto l’etere la notizie che provengono dai lander più orientali della Germania. Iniziamo con i dati dalla Sassonia-Anhalt: per la prima volta nella storia della democrazia tedesca post-guerra mondiale, una singola formazione politica – lo AFD, ovvero “Alternativa per la Germania” – raccoglie alle consultazioni elettorali una percentuale di voto che equivale quasi a metà dei votanti: il fatto è che nella cultura politica della Germania contemporanea nemmeno la CDU (centro cristiano-democratico) ha raccolto tale risultato, su scala nazionale, ad una generazione dalla riunificazione. Ma a pensarci – questo è ancor più eclatante – nemmeno il NSDP nazista ha mai raccolto tale proporzione di voti, persino alle ultime elezioni (svoltesi non in un clima ordinario) del 1933. Un grattacapo vero e proprio per la democrazia tedesca che impone di esporre alcune considerazioni lucide al netto di panico ed isterie.

A monte di tutto, rammentiamo che di un’elezione regionale si parla e il lander in questione è demograficamente piccolo: un paio di milioni di abitanti appena, come a dire il 2,5% della popolazione della Repubblica federale. Regione dell’ex Germania orientale, storicamente feudo di correnti antitetiche al liberalismo occidentale (vetero-comunisti ed ultraconservatori). Detto questo, è altrettanto vero che il consenso elettorale all’AFD – già molto consistente nella precedente consultazione (oltre il 20% ossia il secondo partito) – si è di fatto raddoppiato diventando una specie di gigante tra i partiti, il che non è del tutto ordinario.  Considerando il tutto, si può concludere che è assai improbabile che si replichi un risultato del genere su scala nazionale, quanto d’altra parte si deve riconoscere che si è di fronte ad un segnale e di quelli importanti: un messaggio che l’intera società sta esprimendo traverso i canali della democrazia consultiva (perchè a giudicare dai risultati raggiunti è un partito di massa che tocca i gangli nevralgici di ogni strato sociale: anche la fascia istruita della pop. , usualmente orientata in senso progressista, ha concesso circa il 30% del proprio voto, stando alle rilevazioni più specifiche, elemento che amplia il punto interrogativo). Un dato del tutto analogo si è rilevato in Pomerania nella seconda metà del mese che vede il partito sfiorare il 40% ai danni della più tradizionale Cdu. Se proprio si vuole una valutazione, l’Afd probabilmente raggiungerà alle prossime consultazioni di livello nazionale un qualcosa che sta nella forbice 30-35%, che significa grossmodo 1/3 dei suffragi di tutta la Germania.

Fatte salve le considerazioni “tecniche” di flusso elettorale esposte sopra, ce n’è una assai più rilevante che concerne il principio: nel corso delle settimane i commentari in merito ai risultati elettorali in questione si sono propagati come un sisma lungo la rete e altri mezzi di informazione per mezzo di titoli sensazionalistici, finalizzati ad esasperare le perplessità già presenti nell’opinione pubblica tedesca: questo rende da subito difficile affrontare la questione in modo equilibrato, prendendo vita un campo di opinioni polarizzato alle stelle che non permette la riflessione. Responsabile di questo il sistema medesimo (complici i media) che sembra non puntare ad un confronto responsabile bensì fomentare l’isteria collettiva, la divisione. Ecco, la verità è che l’elemento più eclatante di queste elezioni regionali in Sassonia Anhalt, al di là del risultato che vediamo sugli schermi in queste ore, è la reazione ad esso: una reazione ai limiti del senso di responsabilità che vede la parte “moderata” evocare ed invocare la guerra civile, con scenari apocalittici, frasario estremo, esternazioni senza più logica se non quella del panico. In breve le forze che si dicono “democratiche” vistesi sconfitte sul campo per la prima volta, hanno cessato di essere democratiche, riversando un mare di ostilità tale da intaccare l’ordine costituito. Un capovolgimento bizzarro: vediamo una forza considerata estremista conquistare legalmente il governo di una regione, mentre le forze teoreticamente democratiche reagire ai limiti del lecito (invocare in primo luogo la messa al bando di AFD come formazione non conforme alla costituzione tedesca).

Su quest’ultimo punto deve vertere il cuore della riflessione. Rispondere con cieca intolleranza nei confronti dell’avversario vincente mostra purtroppo i limiti del sistema democratico tedesco (la facciata insomma) il quale incapace di fornire risposte ai problemi che affliggono la propria società allora non riesce a fare altro che replicare con l’intolleranza, con il non accettare il risultato delle urne. Il nodo di fondo è che quando un partito – considerato estremista – raccoglie da solo quasi la metà dei consensi come accaduto in Sassonia o in Pomerania è un chiaro messaggio che le cose non vanno come dovrebbero, che vi sono profondi problemi in seno alla società di riferimento: non si può bollare semplicemente tutto come istigazione di una minoranza estremistica quando i suffragi sono pari al 44%, che piaccia o meno. Non è possibile ignorare un messaggio così potente, ricorrende semplicisticamente ad appellativi come “estremista” o “fascista “ : no, in questi casi occorre farsi un esame di coscienza molto serio, partendo dalla ridefinizione degli stessi termini che si utilizzano. Ci si riferisce in primissimo luogo agli appellativi che in modo scontato vengono attribuiti ad AFD (come se fosse una premessa data per certa): lo si definisce “estremista”, lo si definisce “nazista”, ma chi ha deciso tali definizioni ? Il sistema post-bellico/europeista 1945-2025 evidentemente, ma è solo una prospettiva delle cose che si impone come verità: Afd è “nazista” solamente da un punto vista europeista e se si dovesse accettare tale parametro dovremmo quindi concludere che quasi la metà degli elettori di Sassonia e Pomerania sono estremisti (irresponsabile crederlo e comoda via di fuga per giustificare la sconfitta elettorale). La verità è che quando una formazione politica raggiunge tali risultati non è più una cricca di estremisti, ma rappresenta il nerbo della società: un nerbo della società che soffre che ha bisogno di una sponda cui aggrapparsi e se nessuno gliela concede, allora la trova in Afd o qualsiasi altro partito alternativo. In definitiva – punto più importante – frangenti come quello presente fanno emergere il maggiore dei paradossi: il totalitarismo della democrazia. Quest’ultima, la democrazia liberale ovvero il modello socioeconomico principe di tutto il mondo industrializzato, fintanto che regna sovrana, avendo a che fare con gruppuscoli politicamente alternativi di destra e sinistra, può facilmente bollarli come facinorosi ed estremisti senza nemmeno bisogno di bandirli legalmente. Quando tuttavia la democrazia occidentale si ritrova davanti al proprio limite, vale a dire che i cittadini stessi le voltano le spalle per cercare altre sponde e quando tali sponde si rivelano vincenti alle urne al punto da mettere alle corde il sistema ufficiale, allora ecco che la “democrazia” inizia a difendersi e ferocemente diventando tanto totalitaria quanto i propri avversari non democratici. A quel punto si parla di invalidare elezioni, incriminare candidati, mettere fuorilegge determinati partiti previa campagna di demonizzazione come è accaduto in svariati paesi dell’est Europa (vediamo i casi di Romanie e Moldavia, ma anche Bulgaria e Georgia). La verità più scomoda è che democrazia occidentale ha potuto cavarsela perchè per 70 anni ha regnato su società benestanti e protette che non necessitavano di rivolgersi ad altre forze che non quelle convenzionali, prestabilite: adesso che esiste una concorrenza di un modello alternativo – e quindi la reale ipotesi di perdere il potere tanto a lungo detenuto – si può osservare il livello di isteria mediatica che si e a che punto di scorrettezza le forze moderate sono disposte ad arrivare.

Fino a che punto si spingeranno i leader europei e, in particolare, quelli tedeschi, di fronte alla minaccia concreta di perdere il potere per la prima volta in 80 anni?

Segue nostro Telegram.

Dunque, punto della situazione: tra l’inizio e la fine del mese ha rimbalzato per tutto l’etere la notizie che provengono dai lander più orientali della Germania. Iniziamo con i dati dalla Sassonia-Anhalt: per la prima volta nella storia della democrazia tedesca post-guerra mondiale, una singola formazione politica – lo AFD, ovvero “Alternativa per la Germania” – raccoglie alle consultazioni elettorali una percentuale di voto che equivale quasi a metà dei votanti: il fatto è che nella cultura politica della Germania contemporanea nemmeno la CDU (centro cristiano-democratico) ha raccolto tale risultato, su scala nazionale, ad una generazione dalla riunificazione. Ma a pensarci – questo è ancor più eclatante – nemmeno il NSDP nazista ha mai raccolto tale proporzione di voti, persino alle ultime elezioni (svoltesi non in un clima ordinario) del 1933. Un grattacapo vero e proprio per la democrazia tedesca che impone di esporre alcune considerazioni lucide al netto di panico ed isterie.

A monte di tutto, rammentiamo che di un’elezione regionale si parla e il lander in questione è demograficamente piccolo: un paio di milioni di abitanti appena, come a dire il 2,5% della popolazione della Repubblica federale. Regione dell’ex Germania orientale, storicamente feudo di correnti antitetiche al liberalismo occidentale (vetero-comunisti ed ultraconservatori). Detto questo, è altrettanto vero che il consenso elettorale all’AFD – già molto consistente nella precedente consultazione (oltre il 20% ossia il secondo partito) – si è di fatto raddoppiato diventando una specie di gigante tra i partiti, il che non è del tutto ordinario.  Considerando il tutto, si può concludere che è assai improbabile che si replichi un risultato del genere su scala nazionale, quanto d’altra parte si deve riconoscere che si è di fronte ad un segnale e di quelli importanti: un messaggio che l’intera società sta esprimendo traverso i canali della democrazia consultiva (perchè a giudicare dai risultati raggiunti è un partito di massa che tocca i gangli nevralgici di ogni strato sociale: anche la fascia istruita della pop. , usualmente orientata in senso progressista, ha concesso circa il 30% del proprio voto, stando alle rilevazioni più specifiche, elemento che amplia il punto interrogativo). Un dato del tutto analogo si è rilevato in Pomerania nella seconda metà del mese che vede il partito sfiorare il 40% ai danni della più tradizionale Cdu. Se proprio si vuole una valutazione, l’Afd probabilmente raggiungerà alle prossime consultazioni di livello nazionale un qualcosa che sta nella forbice 30-35%, che significa grossmodo 1/3 dei suffragi di tutta la Germania.

Fatte salve le considerazioni “tecniche” di flusso elettorale esposte sopra, ce n’è una assai più rilevante che concerne il principio: nel corso delle settimane i commentari in merito ai risultati elettorali in questione si sono propagati come un sisma lungo la rete e altri mezzi di informazione per mezzo di titoli sensazionalistici, finalizzati ad esasperare le perplessità già presenti nell’opinione pubblica tedesca: questo rende da subito difficile affrontare la questione in modo equilibrato, prendendo vita un campo di opinioni polarizzato alle stelle che non permette la riflessione. Responsabile di questo il sistema medesimo (complici i media) che sembra non puntare ad un confronto responsabile bensì fomentare l’isteria collettiva, la divisione. Ecco, la verità è che l’elemento più eclatante di queste elezioni regionali in Sassonia Anhalt, al di là del risultato che vediamo sugli schermi in queste ore, è la reazione ad esso: una reazione ai limiti del senso di responsabilità che vede la parte “moderata” evocare ed invocare la guerra civile, con scenari apocalittici, frasario estremo, esternazioni senza più logica se non quella del panico. In breve le forze che si dicono “democratiche” vistesi sconfitte sul campo per la prima volta, hanno cessato di essere democratiche, riversando un mare di ostilità tale da intaccare l’ordine costituito. Un capovolgimento bizzarro: vediamo una forza considerata estremista conquistare legalmente il governo di una regione, mentre le forze teoreticamente democratiche reagire ai limiti del lecito (invocare in primo luogo la messa al bando di AFD come formazione non conforme alla costituzione tedesca).

Su quest’ultimo punto deve vertere il cuore della riflessione. Rispondere con cieca intolleranza nei confronti dell’avversario vincente mostra purtroppo i limiti del sistema democratico tedesco (la facciata insomma) il quale incapace di fornire risposte ai problemi che affliggono la propria società allora non riesce a fare altro che replicare con l’intolleranza, con il non accettare il risultato delle urne. Il nodo di fondo è che quando un partito – considerato estremista – raccoglie da solo quasi la metà dei consensi come accaduto in Sassonia o in Pomerania è un chiaro messaggio che le cose non vanno come dovrebbero, che vi sono profondi problemi in seno alla società di riferimento: non si può bollare semplicemente tutto come istigazione di una minoranza estremistica quando i suffragi sono pari al 44%, che piaccia o meno. Non è possibile ignorare un messaggio così potente, ricorrende semplicisticamente ad appellativi come “estremista” o “fascista “ : no, in questi casi occorre farsi un esame di coscienza molto serio, partendo dalla ridefinizione degli stessi termini che si utilizzano. Ci si riferisce in primissimo luogo agli appellativi che in modo scontato vengono attribuiti ad AFD (come se fosse una premessa data per certa): lo si definisce “estremista”, lo si definisce “nazista”, ma chi ha deciso tali definizioni ? Il sistema post-bellico/europeista 1945-2025 evidentemente, ma è solo una prospettiva delle cose che si impone come verità: Afd è “nazista” solamente da un punto vista europeista e se si dovesse accettare tale parametro dovremmo quindi concludere che quasi la metà degli elettori di Sassonia e Pomerania sono estremisti (irresponsabile crederlo e comoda via di fuga per giustificare la sconfitta elettorale). La verità è che quando una formazione politica raggiunge tali risultati non è più una cricca di estremisti, ma rappresenta il nerbo della società: un nerbo della società che soffre che ha bisogno di una sponda cui aggrapparsi e se nessuno gliela concede, allora la trova in Afd o qualsiasi altro partito alternativo. In definitiva – punto più importante – frangenti come quello presente fanno emergere il maggiore dei paradossi: il totalitarismo della democrazia. Quest’ultima, la democrazia liberale ovvero il modello socioeconomico principe di tutto il mondo industrializzato, fintanto che regna sovrana, avendo a che fare con gruppuscoli politicamente alternativi di destra e sinistra, può facilmente bollarli come facinorosi ed estremisti senza nemmeno bisogno di bandirli legalmente. Quando tuttavia la democrazia occidentale si ritrova davanti al proprio limite, vale a dire che i cittadini stessi le voltano le spalle per cercare altre sponde e quando tali sponde si rivelano vincenti alle urne al punto da mettere alle corde il sistema ufficiale, allora ecco che la “democrazia” inizia a difendersi e ferocemente diventando tanto totalitaria quanto i propri avversari non democratici. A quel punto si parla di invalidare elezioni, incriminare candidati, mettere fuorilegge determinati partiti previa campagna di demonizzazione come è accaduto in svariati paesi dell’est Europa (vediamo i casi di Romanie e Moldavia, ma anche Bulgaria e Georgia). La verità più scomoda è che democrazia occidentale ha potuto cavarsela perchè per 70 anni ha regnato su società benestanti e protette che non necessitavano di rivolgersi ad altre forze che non quelle convenzionali, prestabilite: adesso che esiste una concorrenza di un modello alternativo – e quindi la reale ipotesi di perdere il potere tanto a lungo detenuto – si può osservare il livello di isteria mediatica che si e a che punto di scorrettezza le forze moderate sono disposte ad arrivare.

The views of individual contributors do not necessarily represent those of the Strategic Culture Foundation.

See also

October 1, 2026
September 28, 2026
September 24, 2026

See also

October 1, 2026
September 28, 2026
September 24, 2026
The views of individual contributors do not necessarily represent those of the Strategic Culture Foundation.