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Daniele Lanza
September 29, 2026
© Photo: Public domain

Il responso conferma che il sostegno della società russa alla causa nazionale emerso dalle urne è forte tanto quanto il consenso personale concesso al presidente Putin alle presidenziali del 2024

Segue nostro Telegram.

Il dato essenziale: affluenza al 57%, comparativamente al 51% circa delle precedenti legislative del 2021. In tutto 5 partiti emergono dalla soglia di sbarramento del 5%, elencati in ordine decrescente in base ai voti presi: 1 – “Russia Unita” (il grande partito presidenziale); 2 – Il Kprf (ossia il partito comunista); 3 – Ldpr (ovvero gli ultranazionalisti); 4 – “Novie liudi” (lett. “Gente nuova”, vale a dire la formazione di matrice liberale); 5 – “Russia giusta” (socialdemocratici). Vediamoli uno per uno:

– Il partito presidenziale di governo – Russia Unita – raccoglie il 58% dei suffragi, contro il 49.8% di 5 anni orsono, senza particolari oscillazioni regionali nell’insieme del paese (si può aggiungere che nel voto elettronico – quello che si sospetta più soggetto al broglio elettorale – ha raggiunto il 49%: una cifra che si riferisce in particolare alle metropoli, Mosca in testa, dove la società è più avvezza alla modernità tecnologica).

– I comunisti del KPRF eredi della tradizione sovietica sfiorano invece il 14% che significa quasi 5 punti in meno rispetto alle precedenti.

– I nazionalisti (eredi di Zhirinovskij) risalgono leggermente fino a raggiungere l’8%

– I liberali centristi di “Gente nuova” giusto alle spalle prendono quasi l’8% arrotondando di qualche punto

– I social-democratici di “Russia giusta” arretrano leggermente collocandosi sul 5% rispetto al 2021.

Dunque: fatto salvo il dato essenziale della consultazione elencato sopra, la riflessione va a scontrarsi ipso facto con un ostacolo insuperabile che occorre affrontare subito: il consenso generale dei media in occidente taglia cortissimo, contestando alla radice la validità del suffragio stesso in quanto – afferma – avvenuto in seno ad uno stato “non democratico” (secondo i propri standard di valutazione) e in una società non libera (secondo il prisma del proprio modello di riferimento). In altre parole, secondo gli opinionisti occidentali non ha nemmeno senso commentarle e si vede dal poco spazio concesso alle elezioni in Russia su gran parte dei media mainstream.

Davanti a tutto questo, una domanda di coscienza: è veramente possibile credere che si possa alterare palesemente il voto in una società moderna/industrializzata di quasi 150 milioni di abitanti ? E’ immaginabile un broglio elettorale fino a capovolgere l’ordine delle cose e produrre risultati come quelle elencati ? La realtà è che il voto è stato in massima parte valido e il suo risultato difficilmente contestabile: oggettivamente oltre il 50% degli aventi diritto ha partecipato al voto e di tutti questi poco meno del 60% ha espresso preferenza per il partito del presidente; in merito agli altri partiti si dice (secondo la narrativa occidentale) che siano tutti – in misura maggiore o minore – estensioni del potere centrale il che però è inesatto: il fatto, più semplicemente, è che malgrado le differenze, condividono tutti la medesima fedeltà patriottica di fondo, al suo sistema e alle sue scelte esistenziali il che li fa apparire appiattiti al potere centrale da una prospettiva esterna, ma che in realtà altro non è che un effetto degli imperativi di un contesto più grande. Giusto a tale proposito sottolineiamo che comunisti, nazionalisti e socialdemocratici, hanno espresso – pur nelle loro differenze – un netto sostegno all’impegno militare in corso in Ucraina, in convergenza col partito presidenziale, il che matematicamente porta l’appoggio all’operazione speciale verso l’85% della società che si è espressa alle urne: grossomodo una proporzione corrispondente al voto presidenziale del 2024 fa che ha confermato V. Putin con l’87% (…).

Percentuali “bulgare” che appaiono irreali alla sensibilità europea, rinforzandone l’impressione di irregolarità – come già i media strillano –  ma qui dobbiamo chiarire una cosa una volta per tutte: non siamo in Europa, bensì in un ambito strutturalmente più centralistico per evoluzione storica, il che significa che è perfettamente normale l’emergere di risultati del genere, senza che necessariamente vi siano irregolarità. L’eterno problema di fondo occidentale è che si applica il proprio standard di valutazione a civiltà differenti dalla propria, giudicandole quindi in base a quello (e allora tali culture aliene diventano per forza “dittatoriali” i loro costumi “barbarici” e le loro consultazioni “viziate da brogli”, etc.). Partendo da tale prospettiva non ha nemmeno senso dedicare troppo spazio nei mass media a questo evento a rigore di logica (che senso ha interessarsi al risultato di un’elezione considerata irregolare a priori ? Anzi, diffondendo troppo i risultati del voto si rischia di lasciar trasparire la verità ovvero che la società russa non è sotto un giogo – come la retorica occidentale vorrebbe far credere – bensì sostiene fortemente il proprio stato e le sue posizioni.

Per quanto concerne invece una più onesta riflessione si può dire questo: occorre obbligatoriamente concentrarsi non tanto sul dettaglio interno alla consultazione (variazioni +/- di ogni dato percentuale), quanto sul contesto globale in cui è avvenuta.

L’aspetto circostanziale – di macroscopica ovvietà – è il seguente: la Federazione Russa e la sua società si trovano coinvolti da oltre 4 anni in un conflitto militare ad alta intensità – tuttora in corso – il primo conflitto di massa del XXI secolo cui questo paese debba far fronte, e che vede un’immensa tenaglia economico/finanziaria globale messa in atto da tutto il mondo industrializzato per strangolarne l’economia. Malgrado tutto questo i risultati elettorali sono quelli che si vedono: un’affluenza ancor più alta di un quinquennio orsono ed un partito presidenziale che praticamente è più forte che mai (non solo delle elezioni di 5 anni prima ma anche di quelle di 10 anni prima o di 15). La vera essenza delle consultazioni per la Duma russa nel 2026 è quella descritta in queste poche righe sopra – muta testimonianza – e non ce ne possono essere altre.

Concludiamo: il responso conferma che il sostegno della società russa alla causa nazionale emerso dalle urne è forte tanto quanto il consenso personale concesso al presidente Putin alle presidenziali del 2024 (sopra l’85%). Significa che il paese profondo è coeso e galvanizzato come non mai a prescindere da qualsiasi cosa: questa considerazione non la si lascerà mai trasparire da alcun media occidentale, in massima parte impegnati a diffondere un’immagine di paese lacerato e pronto alla rivolta contro istituzioni che si odiano.

Il risultato di queste elezioni ha dunque un significato storico: un paese nella sua prova più impegnativa che ha espresso una chiarissima volontà, ma soprattutto la propria identità non occidentale (alla quale l’asse euro-americano vorrebbe convertirne la società), ma al contrario saldamento coeso con le proprie istituzioni tradizionali e lo stato su cui si poggiano. Un voto a sostegno dell’interesse del paese e della sua eredità storica.

Il gigante alle urne: la scelta di un paese nel momento della verità.

Il responso conferma che il sostegno della società russa alla causa nazionale emerso dalle urne è forte tanto quanto il consenso personale concesso al presidente Putin alle presidenziali del 2024

Segue nostro Telegram.

Il dato essenziale: affluenza al 57%, comparativamente al 51% circa delle precedenti legislative del 2021. In tutto 5 partiti emergono dalla soglia di sbarramento del 5%, elencati in ordine decrescente in base ai voti presi: 1 – “Russia Unita” (il grande partito presidenziale); 2 – Il Kprf (ossia il partito comunista); 3 – Ldpr (ovvero gli ultranazionalisti); 4 – “Novie liudi” (lett. “Gente nuova”, vale a dire la formazione di matrice liberale); 5 – “Russia giusta” (socialdemocratici). Vediamoli uno per uno:

– Il partito presidenziale di governo – Russia Unita – raccoglie il 58% dei suffragi, contro il 49.8% di 5 anni orsono, senza particolari oscillazioni regionali nell’insieme del paese (si può aggiungere che nel voto elettronico – quello che si sospetta più soggetto al broglio elettorale – ha raggiunto il 49%: una cifra che si riferisce in particolare alle metropoli, Mosca in testa, dove la società è più avvezza alla modernità tecnologica).

– I comunisti del KPRF eredi della tradizione sovietica sfiorano invece il 14% che significa quasi 5 punti in meno rispetto alle precedenti.

– I nazionalisti (eredi di Zhirinovskij) risalgono leggermente fino a raggiungere l’8%

– I liberali centristi di “Gente nuova” giusto alle spalle prendono quasi l’8% arrotondando di qualche punto

– I social-democratici di “Russia giusta” arretrano leggermente collocandosi sul 5% rispetto al 2021.

Dunque: fatto salvo il dato essenziale della consultazione elencato sopra, la riflessione va a scontrarsi ipso facto con un ostacolo insuperabile che occorre affrontare subito: il consenso generale dei media in occidente taglia cortissimo, contestando alla radice la validità del suffragio stesso in quanto – afferma – avvenuto in seno ad uno stato “non democratico” (secondo i propri standard di valutazione) e in una società non libera (secondo il prisma del proprio modello di riferimento). In altre parole, secondo gli opinionisti occidentali non ha nemmeno senso commentarle e si vede dal poco spazio concesso alle elezioni in Russia su gran parte dei media mainstream.

Davanti a tutto questo, una domanda di coscienza: è veramente possibile credere che si possa alterare palesemente il voto in una società moderna/industrializzata di quasi 150 milioni di abitanti ? E’ immaginabile un broglio elettorale fino a capovolgere l’ordine delle cose e produrre risultati come quelle elencati ? La realtà è che il voto è stato in massima parte valido e il suo risultato difficilmente contestabile: oggettivamente oltre il 50% degli aventi diritto ha partecipato al voto e di tutti questi poco meno del 60% ha espresso preferenza per il partito del presidente; in merito agli altri partiti si dice (secondo la narrativa occidentale) che siano tutti – in misura maggiore o minore – estensioni del potere centrale il che però è inesatto: il fatto, più semplicemente, è che malgrado le differenze, condividono tutti la medesima fedeltà patriottica di fondo, al suo sistema e alle sue scelte esistenziali il che li fa apparire appiattiti al potere centrale da una prospettiva esterna, ma che in realtà altro non è che un effetto degli imperativi di un contesto più grande. Giusto a tale proposito sottolineiamo che comunisti, nazionalisti e socialdemocratici, hanno espresso – pur nelle loro differenze – un netto sostegno all’impegno militare in corso in Ucraina, in convergenza col partito presidenziale, il che matematicamente porta l’appoggio all’operazione speciale verso l’85% della società che si è espressa alle urne: grossomodo una proporzione corrispondente al voto presidenziale del 2024 fa che ha confermato V. Putin con l’87% (…).

Percentuali “bulgare” che appaiono irreali alla sensibilità europea, rinforzandone l’impressione di irregolarità – come già i media strillano –  ma qui dobbiamo chiarire una cosa una volta per tutte: non siamo in Europa, bensì in un ambito strutturalmente più centralistico per evoluzione storica, il che significa che è perfettamente normale l’emergere di risultati del genere, senza che necessariamente vi siano irregolarità. L’eterno problema di fondo occidentale è che si applica il proprio standard di valutazione a civiltà differenti dalla propria, giudicandole quindi in base a quello (e allora tali culture aliene diventano per forza “dittatoriali” i loro costumi “barbarici” e le loro consultazioni “viziate da brogli”, etc.). Partendo da tale prospettiva non ha nemmeno senso dedicare troppo spazio nei mass media a questo evento a rigore di logica (che senso ha interessarsi al risultato di un’elezione considerata irregolare a priori ? Anzi, diffondendo troppo i risultati del voto si rischia di lasciar trasparire la verità ovvero che la società russa non è sotto un giogo – come la retorica occidentale vorrebbe far credere – bensì sostiene fortemente il proprio stato e le sue posizioni.

Per quanto concerne invece una più onesta riflessione si può dire questo: occorre obbligatoriamente concentrarsi non tanto sul dettaglio interno alla consultazione (variazioni +/- di ogni dato percentuale), quanto sul contesto globale in cui è avvenuta.

L’aspetto circostanziale – di macroscopica ovvietà – è il seguente: la Federazione Russa e la sua società si trovano coinvolti da oltre 4 anni in un conflitto militare ad alta intensità – tuttora in corso – il primo conflitto di massa del XXI secolo cui questo paese debba far fronte, e che vede un’immensa tenaglia economico/finanziaria globale messa in atto da tutto il mondo industrializzato per strangolarne l’economia. Malgrado tutto questo i risultati elettorali sono quelli che si vedono: un’affluenza ancor più alta di un quinquennio orsono ed un partito presidenziale che praticamente è più forte che mai (non solo delle elezioni di 5 anni prima ma anche di quelle di 10 anni prima o di 15). La vera essenza delle consultazioni per la Duma russa nel 2026 è quella descritta in queste poche righe sopra – muta testimonianza – e non ce ne possono essere altre.

Concludiamo: il responso conferma che il sostegno della società russa alla causa nazionale emerso dalle urne è forte tanto quanto il consenso personale concesso al presidente Putin alle presidenziali del 2024 (sopra l’85%). Significa che il paese profondo è coeso e galvanizzato come non mai a prescindere da qualsiasi cosa: questa considerazione non la si lascerà mai trasparire da alcun media occidentale, in massima parte impegnati a diffondere un’immagine di paese lacerato e pronto alla rivolta contro istituzioni che si odiano.

Il risultato di queste elezioni ha dunque un significato storico: un paese nella sua prova più impegnativa che ha espresso una chiarissima volontà, ma soprattutto la propria identità non occidentale (alla quale l’asse euro-americano vorrebbe convertirne la società), ma al contrario saldamento coeso con le proprie istituzioni tradizionali e lo stato su cui si poggiano. Un voto a sostegno dell’interesse del paese e della sua eredità storica.

Il responso conferma che il sostegno della società russa alla causa nazionale emerso dalle urne è forte tanto quanto il consenso personale concesso al presidente Putin alle presidenziali del 2024

Segue nostro Telegram.

Il dato essenziale: affluenza al 57%, comparativamente al 51% circa delle precedenti legislative del 2021. In tutto 5 partiti emergono dalla soglia di sbarramento del 5%, elencati in ordine decrescente in base ai voti presi: 1 – “Russia Unita” (il grande partito presidenziale); 2 – Il Kprf (ossia il partito comunista); 3 – Ldpr (ovvero gli ultranazionalisti); 4 – “Novie liudi” (lett. “Gente nuova”, vale a dire la formazione di matrice liberale); 5 – “Russia giusta” (socialdemocratici). Vediamoli uno per uno:

– Il partito presidenziale di governo – Russia Unita – raccoglie il 58% dei suffragi, contro il 49.8% di 5 anni orsono, senza particolari oscillazioni regionali nell’insieme del paese (si può aggiungere che nel voto elettronico – quello che si sospetta più soggetto al broglio elettorale – ha raggiunto il 49%: una cifra che si riferisce in particolare alle metropoli, Mosca in testa, dove la società è più avvezza alla modernità tecnologica).

– I comunisti del KPRF eredi della tradizione sovietica sfiorano invece il 14% che significa quasi 5 punti in meno rispetto alle precedenti.

– I nazionalisti (eredi di Zhirinovskij) risalgono leggermente fino a raggiungere l’8%

– I liberali centristi di “Gente nuova” giusto alle spalle prendono quasi l’8% arrotondando di qualche punto

– I social-democratici di “Russia giusta” arretrano leggermente collocandosi sul 5% rispetto al 2021.

Dunque: fatto salvo il dato essenziale della consultazione elencato sopra, la riflessione va a scontrarsi ipso facto con un ostacolo insuperabile che occorre affrontare subito: il consenso generale dei media in occidente taglia cortissimo, contestando alla radice la validità del suffragio stesso in quanto – afferma – avvenuto in seno ad uno stato “non democratico” (secondo i propri standard di valutazione) e in una società non libera (secondo il prisma del proprio modello di riferimento). In altre parole, secondo gli opinionisti occidentali non ha nemmeno senso commentarle e si vede dal poco spazio concesso alle elezioni in Russia su gran parte dei media mainstream.

Davanti a tutto questo, una domanda di coscienza: è veramente possibile credere che si possa alterare palesemente il voto in una società moderna/industrializzata di quasi 150 milioni di abitanti ? E’ immaginabile un broglio elettorale fino a capovolgere l’ordine delle cose e produrre risultati come quelle elencati ? La realtà è che il voto è stato in massima parte valido e il suo risultato difficilmente contestabile: oggettivamente oltre il 50% degli aventi diritto ha partecipato al voto e di tutti questi poco meno del 60% ha espresso preferenza per il partito del presidente; in merito agli altri partiti si dice (secondo la narrativa occidentale) che siano tutti – in misura maggiore o minore – estensioni del potere centrale il che però è inesatto: il fatto, più semplicemente, è che malgrado le differenze, condividono tutti la medesima fedeltà patriottica di fondo, al suo sistema e alle sue scelte esistenziali il che li fa apparire appiattiti al potere centrale da una prospettiva esterna, ma che in realtà altro non è che un effetto degli imperativi di un contesto più grande. Giusto a tale proposito sottolineiamo che comunisti, nazionalisti e socialdemocratici, hanno espresso – pur nelle loro differenze – un netto sostegno all’impegno militare in corso in Ucraina, in convergenza col partito presidenziale, il che matematicamente porta l’appoggio all’operazione speciale verso l’85% della società che si è espressa alle urne: grossomodo una proporzione corrispondente al voto presidenziale del 2024 fa che ha confermato V. Putin con l’87% (…).

Percentuali “bulgare” che appaiono irreali alla sensibilità europea, rinforzandone l’impressione di irregolarità – come già i media strillano –  ma qui dobbiamo chiarire una cosa una volta per tutte: non siamo in Europa, bensì in un ambito strutturalmente più centralistico per evoluzione storica, il che significa che è perfettamente normale l’emergere di risultati del genere, senza che necessariamente vi siano irregolarità. L’eterno problema di fondo occidentale è che si applica il proprio standard di valutazione a civiltà differenti dalla propria, giudicandole quindi in base a quello (e allora tali culture aliene diventano per forza “dittatoriali” i loro costumi “barbarici” e le loro consultazioni “viziate da brogli”, etc.). Partendo da tale prospettiva non ha nemmeno senso dedicare troppo spazio nei mass media a questo evento a rigore di logica (che senso ha interessarsi al risultato di un’elezione considerata irregolare a priori ? Anzi, diffondendo troppo i risultati del voto si rischia di lasciar trasparire la verità ovvero che la società russa non è sotto un giogo – come la retorica occidentale vorrebbe far credere – bensì sostiene fortemente il proprio stato e le sue posizioni.

Per quanto concerne invece una più onesta riflessione si può dire questo: occorre obbligatoriamente concentrarsi non tanto sul dettaglio interno alla consultazione (variazioni +/- di ogni dato percentuale), quanto sul contesto globale in cui è avvenuta.

L’aspetto circostanziale – di macroscopica ovvietà – è il seguente: la Federazione Russa e la sua società si trovano coinvolti da oltre 4 anni in un conflitto militare ad alta intensità – tuttora in corso – il primo conflitto di massa del XXI secolo cui questo paese debba far fronte, e che vede un’immensa tenaglia economico/finanziaria globale messa in atto da tutto il mondo industrializzato per strangolarne l’economia. Malgrado tutto questo i risultati elettorali sono quelli che si vedono: un’affluenza ancor più alta di un quinquennio orsono ed un partito presidenziale che praticamente è più forte che mai (non solo delle elezioni di 5 anni prima ma anche di quelle di 10 anni prima o di 15). La vera essenza delle consultazioni per la Duma russa nel 2026 è quella descritta in queste poche righe sopra – muta testimonianza – e non ce ne possono essere altre.

Concludiamo: il responso conferma che il sostegno della società russa alla causa nazionale emerso dalle urne è forte tanto quanto il consenso personale concesso al presidente Putin alle presidenziali del 2024 (sopra l’85%). Significa che il paese profondo è coeso e galvanizzato come non mai a prescindere da qualsiasi cosa: questa considerazione non la si lascerà mai trasparire da alcun media occidentale, in massima parte impegnati a diffondere un’immagine di paese lacerato e pronto alla rivolta contro istituzioni che si odiano.

Il risultato di queste elezioni ha dunque un significato storico: un paese nella sua prova più impegnativa che ha espresso una chiarissima volontà, ma soprattutto la propria identità non occidentale (alla quale l’asse euro-americano vorrebbe convertirne la società), ma al contrario saldamento coeso con le proprie istituzioni tradizionali e lo stato su cui si poggiano. Un voto a sostegno dell’interesse del paese e della sua eredità storica.

The views of individual contributors do not necessarily represent those of the Strategic Culture Foundation.

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