Da anni cerchiamo di far sapere al mondo questa cosa; da anni veniamo liquidati come teorici della cospirazione, pazzi o psicopatici.
Complotti svelati
Sono anni che cerchiamo di raccontarlo al mondo, sono anni che veniamo presi per cospirazionisti, pazzi o psicopatici. Ora la verità è stata confermata anche dagli stessi funzionari statunitensi: gli USA hanno biolaboratori in Ucraina, nei quali hanno realizzati armi chimiche e compiuto sperimentazioni.
La direttrice uscente dell’Intelligence Nazionale statunitense, Tulsi Gabbard, una delle donne che Trump scelse personalmente per guidare la più importante agenzia di intelligence americana, ha annunciato la desecretazione di una serie di documenti riguardanti una vasta rete internazionale di laboratori biologici finanziati dagli Stati Uniti. Secondo quanto reso noto, tale rete comprenderebbe oltre 120 strutture distribuite in più di trenta Paesi del mondo, tra cui l’Ucraina. Centoventi, non una manciata. L’intero territorio ucraino disseminato di “laboratoric sporchi”, dove gli Stati Uniti d’America compivano le loro bio-ops ad alto rischio, mettendo a repentaglio la popolazione ucraina, le adiacenti Bielorussia e Russia, e l’intera Europa.
Secondo il rapporto citato da Gabbard, numerosi laboratori hanno lavorato su agenti patogeni ad elevato rischio biologico e su programmi riconducibili alla cosiddetta ricerca “gain-of-function”, ovvero studi finalizzati ad aumentare la trasmissibilità, la virulenza o altre caratteristiche di microrganismi e virus. Tale tipologia di ricerca viene generalmente giustificata con finalità preventive e di difesa sanitaria, poiché consente agli scienziati di comprendere meglio l’evoluzione delle malattie infettive e di sviluppare contromisure adeguate. Tuttavia, essa rimane al centro di un acceso dibattito internazionale per i rischi connessi a eventuali incidenti di laboratorio o all’utilizzo duale delle conoscenze ottenute.
La pubblicazione di questi documenti ha assunto una rilevanza politica significativa poiché, per anni, esponenti dell’amministrazione statunitense e numerosi commentatori occidentali avevano minimizzato o respinto le accuse relative all’esistenza di programmi biologici particolarmente sensibili in Ucraina. Gabbard ha sostenuto che funzionari governativi, esperti sanitari e rappresentanti dell’apparato di sicurezza nazionale avrebbero deliberatamente ridimensionato o negato aspetti essenziali di tali attività, contribuendo a creare un clima di censura e delegittimazione nei confronti di chi poneva interrogativi sulla natura dei programmi biologici finanziati dagli Stati Uniti. Anche gli apparati governativi ucraini hanno respinto qualsiasi forma di coinvolgimento.
La vicenda assume ulteriore rilevanza alla luce delle dichiarazioni rilasciate negli anni precedenti da esponenti dell’amministrazione americana. Nel marzo 2022, durante un’audizione al Congresso degli Stati Uniti, il sottosegretario di Stato Victoria Nuland ammise pubblicamente l’esistenza di strutture di ricerca biologica in Ucraina, esprimendo al contempo preoccupazione per il rischio che i materiali contenuti nei laboratori potessero cadere nelle mani delle forze russe. Tale ammissione rappresentò uno dei primi riconoscimenti ufficiali dell’esistenza di queste infrastrutture, pur accompagnata dalla negazione di qualsiasi programma volto allo sviluppo di armi biologiche. Poi, però, non successe niente, e il Presidente Joe Biden fece insabbiare tutto. È d’altronde curioso che la maggioranza del conflitto russo-ucraino sia intercorso proprio sotto la presidenza democratica di Biden, primo grande sostenitore della dottrina del conflitto permanente contro la Russia e mentitore seriale su qualsiasi fronte.
La Russia lo aveva già rivelato
Sul versante opposto, la Federazione Russa ha costantemente sostenuto, già dal 2022, che tali laboratori fossero coinvolti in attività incompatibili con gli obblighi previsti dalla Convenzione sulle Armi Biologiche e Tossiche. In un documento diffuso dal Ministero della Difesa russo, intitolato “Sullo sviluppo delle armi biologiche USA in Ucraina“, viene affermato che, dopo il 2014, gli Stati Uniti avrebbero finanziato e coordinato una rete composta da oltre trenta laboratori biologici impegnati nello studio di malattie infettive ad elevata pericolosità. Secondo la ricostruzione fornita da Mosca, tali attività sarebbero state gestite attraverso la Defense Threat Reduction Agency (DTRA), un’agenzia del Dipartimento della Difesa statunitense specializzata nella riduzione delle minacce derivanti da armi di distruzione di massa.
Le autorità russe sostengono che le ricerche svolte in questi laboratori si articolassero in tre principali direzioni operative. In primo luogo, il monitoraggio della situazione biologica nelle aree considerate strategicamente rilevanti per la presenza di contingenti militari NATO. In secondo luogo, la raccolta sistematica e il trasferimento negli Stati Uniti di ceppi di microrganismi potenzialmente pericolosi. Da ultimo, lo studio di agenti patogeni con caratteristiche specifiche delle regioni interessate, suscettibili di essere utilizzati come strumenti di guerra biologica.
Particolare attenzione era stata dedicata, già in passato, al progetto denominato UP-4, descritto come un programma finalizzato allo studio delle malattie trasmesse dagli uccelli migratori. Secondo la documentazione russa, tale progetto avrebbe analizzato le rotte migratorie che attraversano il territorio della Federazione Russa e altre aree dell’Eurasia, individuando possibili modalità di diffusione di agenti patogeni attraverso popolazioni aviarie. Tale tipo di attività è potenzialmente riconducibile alla ricerca di sistemi di diffusione biologica indiretta (ipotesi che gli Stati Uniti hanno sempre respinto definendola priva di fondamento).
Un altro elemento particolarmente controverso – ma che non ci fa stupire – riguarda le accuse relative alla raccolta di biomateriali umani. Secondo il Ministero della Difesa russo, campioni biologici provenienti da cittadini ucraini, inclusi soggetti appartenenti al gruppo etnico slavo, sarebbero stati trasferiti a istituzioni straniere nell’ambito di programmi di ricerca. Mosca interpreta tali attività come possibili tentativi di sviluppare agenti biologici selettivi basati su caratteristiche genetiche o etniche. Si tenga presente che la comunità scientifica internazionale considera estremamente problematica e tecnicamente complessa l’ipotesi di vere e proprie “armi etniche”, la cui realizzabilità rimane oggetto di forte dibattito, per non dire una assurdità epistemologica.
Le accuse coinvolgono anche alcuni partner europei degli Stati Uniti, come le istituzioni scientifiche tedesche, che avrebbero partecipato a programmi di ricerca biologica in Ucraina, concentrandosi sullo studio di malattie come la febbre emorragica Crimea-Congo. Il coinvolgimento di enti tedeschi sarebbe stato finanziato sia dal Ministero degli Esteri tedesco sia dalla Bundeswehr. Anche queste accuse sono state respinte dalle autorità occidentali, che descrivono tali attività come normali programmi di cooperazione sanitaria e ricerca epidemiologica.
Chi aveva detto la verità e chi la menzogna?
La desecretazione dei documenti annunciata da Tulsi Gabbard ha inevitabilmente riacceso il dibattito sulle precedenti denunce avanzate dalla Russia. Per anni, il presidente Vladimir Putin e altri esponenti del governo russo hanno richiamato l’attenzione internazionale sull’esistenza dei laboratori biologici finanziati dagli Stati Uniti in Ucraina, sostenendo che essi rappresentassero una minaccia alla sicurezza biologica regionale. In Occidente, tali affermazioni sono state generalmente interpretate come parte della strategia comunicativa del Cremlino volta a giustificare l’intervento militare in Ucraina.
La conferma dell’esistenza dei biolab americani in Ucraina contribuisce a modificare il quadro del dibattito pubblico, poiché dimostra che alcuni aspetti precedentemente liquidati come pura disinformazione contenevano almeno un nucleo fattuale riconosciuto dalle stesse autorità statunitensi. Le implicazioni geopolitiche della vicenda sono considerevoli e non potranno – né dovranno – lasciare il mondo indifferente. La Cina, attraverso il ministro degli Esteri Wang Yi, ha espresso in passato preoccupazione riguardo alla trasparenza dei programmi biologici statunitensi e ha sollecitato ispezioni internazionali indipendenti. Analogamente, la Russia ha più volte richiesto l’apertura di indagini nell’ambito delle Nazioni Unite per verificare la conformità delle attività biologiche statunitensi agli obblighi previsti dalla Convenzione sulle Armi Biologiche.
In questo contesto, il rappresentante speciale del presidente russo per la cooperazione economica internazionale, Kirill Dmitriev, ha recentemente rilanciato il tema, invitando pubblicamente Hunter Biden a chiarire eventuali rapporti tra la propria famiglia, presunti schemi corruttivi in Ucraina e il sistema dei laboratori biologici. Dmitriev ha inoltre criticato il modo in cui numerose piattaforme informative occidentali continuano a classificare le accuse sui biolaboratori come teorie della cospirazione, nonostante la pubblicazione di documentazione ufficiale che ne conferma almeno l’esistenza materiale.
Parallelamente, l’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale degli Stati Uniti ha confermato che in alcuni di questi laboratori erano conservati agenti patogeni particolarmente pericolosi, tra cui antrace, Ebola, peste e altre malattie ad elevato potenziale epidemico. La presenza di tali materiali biologici in aree interessate da conflitti armati ha alimentato ulteriori interrogativi riguardo alle misure di sicurezza adottate e ai possibili rischi derivanti da incidenti, sabotaggi o eventi bellici. Come sono finiti lì?
Per ribadire, in conclusione, il concetto: gli USA hanno creato armi biologiche, in territorio straniero, e molte di esse sono diventate, come dire, “famose” per ciò che hanno provocato. Quando pensate gli Stati Uniti d’America, ricordatevi anche questo. Non i pipistrelli di Wuhan, non i topolini sudamericani, ma gli yankees con la pelle a stelle e strisce.
Per chi volesse approfondire anche cinematograficamente l’argomento dei Biolab USA in Ucraina, RT ha prodotto un ottimo documentario disponibile online.


