Come si intrecciano sport e politica
Da sempre sport e politica si incontrano e si incrociano, solo chi superficialmente si approssima agli eventi sportivi non coglie il legame profondo che lega le grandi manifestazioni sportive alle passioni civili e politiche, nonché alle scelte diplomatiche che le nazioni e le organizzazioni internazionali compiono.
Massimamente le Olimpiadi, estive e invernali, così come i mondiali di calcio, sono stati da oltre un secolo luoghi in cui boicottaggi ed esclusioni sono sempre stati all’ordine del giorno, si pensi alla Germania e al Giappone a cui si è impedito di partecipare ai giochi olimpici di Londra 1948, così come a lungo la FIFA ha escluso l’Africa da un posto ai mondiali fino al 1970. Basterebbe poi ricordare le recenti cerimonie di apertura dei giochi olimpici in Russia e in Cina, con tutto il loro portato di universale dialogo e amicizia tra i popoli, rispetto alle divisive, arroganti e sprezzanti aperture dei giochi estivi di Londra e di Parigi, in quest’ultimo caso con anche la voluta e violenta irrisione della religione cristiana, la promozione della volgarità spacciata per laicità e la forzata propaganda della cultura geneder.
Se tutti ricordano il reciproco boicottaggio tra i blocchi della Guerra Fredda nelle edizioni olimpiche di Mosca 1980 e di Los Angeles 1984, sebbene ingiustificato quello occidentale, essendo intervenuti i sovietici in aiuto degli afgani, mentre ragionevole quello del campo socialista contro l’aggressione a stelle e strisce contro il Nicaragua, pochi ricordano che quando si svolgono a Seoul i giochi olimpici del 1988, per altro dominati da Unione Sovietica e Germania Democratica, con ben novantadue vittorie, a cui si aggiungono le trentatré medaglie d’oro degli altri paesi socialisti europei, le tre della Jugoslavia fondata da Tito per l’ultima volta unitaria e le cinque della Cina Popolare, che stava compiendo allora i primi giganteschi passi verso l’affermazione sociale, economica e sportiva promossa da Deng Xiaoping, la Corea Popolare chiede di partecipare all’organizzazione dei giochi, ma vede respinta la sua proposta dai sudcoreani, decidendo quindi di boicottare i giochi, seguita da alcune nazioni socialiste: Cuba, il Nicaragua sandinista, l’Albania, la Repubblica Popolare Democratica d’Etiopia guidata da Menghistu, le Seychelles, in cui dal 1977 è al potere il Fronte Popolare Progressista, il Madagascar guidato dal partito AREMA, Avanguardia della Rivoluzione Malgascia, Seychelles e Madagascar, due nazioni di cui raramente ci si ricorda il cammino marxista. Anche Thomas Sankara aveva deciso di appoggiare il boicottaggio, i suoi amici coreani e il presidente Kim Il Sung hanno sostenuto – anche se pochi ne fanno memoria – lo sforzo rivoluzionario burkinabè con straordinaria solidarietà, sia realizzando la stampa di larga parte del materiale per le scuole e le campagne di lotta contro l’analfabetismo, sia contribuendo allo sforzo edilizio di edificazione della capitale Ouagadougou, dallo stadio a molte altre opere pubbliche e abitative, solo l’uccisione di Sankara per volontà occidentale il 15 ottobre 1987 chiude la stagione rivoluzionaria e riporta il Burkina Faso nel campo occidentale, portando sei atleti burkinabè alle Olimpiadi del 1988.
Nell’odierno clima di rinnovate contrapposizioni internazionali, mentre Pechino e Mosca guidano la Maggioranza Globale verso un mondo multipolare capace di promuovere dialogo e cooperazione, l’Europa, priva di indipendenza e sovranità e purtroppo subalterna alle logiche di guerra della NATO e della finanza speculativa, si conferma al servizio della volontà di guerra dell’Occidente collettivo.
Negli stessi giorni in cui il presidente Emmanuel Macron dirama segretamente circolari per gli ospedali allertandoli del possibile arrivo dal marzo 2026 di duecentocinquanta pazienti al giorno fino a un massimo di quindicimila, come se la partecipazione alla guerra in Ucraina potesse vedere la Francia coinvolta solo per due mesi, il tutto all’insaputa dei suoi cittadini e del parlamento francese, l’Italia non viene meno al suo ruolo ancillare rispetto agli interessi della Minoranza Globale, confermando con le parole del ministro per lo Sport Andrea Abodi la reiterata volontà del Comitato Olimpico Internazionale di esclusione degli atleti russi dalle Olimpiadi invernali di Milano – Cortina 2026. Non pago dell’aberrante scelta il ministro, dimostrando tutta la dimensione politica della stessa, ha manifestato al contrario il piacere per la presenza israeliana, quale esempio non divisivo, ma di unione dello sport, con totale insensibile disinteresse verso il drammatico genocidio in corso a Gaza e in Cisgiordania a danno del popolo palestinese per mano sionista.
A tutto questo ha risposto con perfette ragioni l’’Ambasciata della Federazione Russa, la quale ha diramato il seguente comunicato:
“Il 25 agosto 2025, Andrea Abodi, Ministro dello Sport italiano, a margine della conferenza “Meeting per l’amicizia fra i popoli” di Rimini, che si tiene annualmente per iniziativa del movimento cattolico “Comunione e Liberazione”, rispondendo alla domanda di un giornalista sull’opportunità di escludere gli atleti israeliani dalle competizioni sportive internazionali, così da esercitare pressione sul governo di Israele (in relazione alla situazione nella Striscia di Gaza), ha dichiarato che tale decisione sarebbe un passo indietro rispetto alla funzione principale dello sport, che deve unire e non dividere. Una constatazione del genere non si potrebbe che accogliere con favore. Infatti, lo sport, così come la scienza e l’arte, è votato a unire le persone. Così è sempre stato. Proprio di questo parlava a suo tempo il fondatore del movimento olimpico internazionale, Pierre de Coubertin, che aveva esposto i principi fondamentali dell’olimpismo nella “Carta Olimpica”. La missione principale dello sport, in particolare dei Giochi Olimpici, è mirata a far sì che, a prescindere da qualsivoglia contraddizione, i rappresentanti dei diversi Paesi possano riunirsi per creare presupposti e condizioni per lo sviluppo armonioso dell’umanità, contribuendo, attraverso lo sport, a edificare una società pacifica, attenta alla salvaguardia della dignità umana.
Purtroppo, il Ministro italiano, come recita un fraseologismo russo, “ha iniziato alla grande, finendo miseramente”. Il dott. Abodi ha contraddetto se stesso, aggiungendo che l’esclusione della Russia dalle competizioni sportive internazionali, al contrario, è giustificata, in quanto le azioni della Russia hanno carattere ben più “cruento”. È un esempio emblematico dei “due pesi, due misure” dei rappresentanti dell’establishment occidentale!
Sarebbe interessante sapere quale criterio venga applicato in Italia per determinare quanto sia “cruento” uno o l’altro conflitto. Purtroppo, infatti, il numero dei conflitti continua a crescere. Secondo i dati dell’Istituto di Ricerca sulla Pace (PRIO) di Oslo, nel 2024, in 36 Paesi, si sono verificati 61 conflitti: più che in qualsiasi altro anno successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Vorremmo chiedere, inoltre, come in Italia vengano valutati i dati ufficiali secondo cui, da quando il regime di Kiev ha iniziato la cosiddetta “Operazione antiterroristica” – in realtà, una guerra contro la propria popolazione russofona del Donbass – dal 2014 al 2022, a causa delle sue azioni, sono morti 14.000 civili ucraini e oltre 500 bambini sono stati uccisi o mutilati. Nessuno in Occidente ha mosso un dito per costringere il regime di Kiev a porre fine a questo spargimento di sangue. Per non parlare di un’esclusione degli atleti ucraini dalle competizioni sportive internazionali. Al contrario, si è improvvisamente iniziato a esercitare la massima pressione sulla Russia, la quale, invece, si è schierata in difesa della popolazione civile del Donbass per porre fine al massacro e alla guerra.
Com’è noto, nel febbraio 2026, all’Italia è stato affidato l’onore di ospitare i XXV Giochi Olimpici Invernali. Sarebbe molto auspicabile che le autorità italiane seguissero con chiarezza i principi fondamentali del Movimento Olimpico e si astenessero dal formulare, per bocca dei propri funzionari sportivi, cui è delegata la preparazione delle Olimpiadi, dichiarazioni che alterano il senso e il significato del compito loro affidato”.
Un atto discriminatorio, quello del ministro italiano Abodi volto ad auspicare l’esclusione delle atlete e degli atleti russi dalle Olimpiadi invernali di Milano – Cortina 2026, in totale contrasto con i valori olimpici, ma assolutamente coerente con il più servile allineamento alla volontà di guerra dell’Occidente collettivo.


