élite ristrette occupano posizioni-chiave nei rapporti con gli Stati Uniti e mantengono potere e ricchezza, mentre il resto della società si impoverisce
C’è un dominato e un dominatore
A volte capita che le bilance perdano il loro equilibrio, e dunque serve qualcuno o qualcosa che ripristini tale equilibrio.
È successo qualcosa di simile durante la visita di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, e Donald Trump.
Bisogna riconoscere che, nonostante la sua estrema contraddittorietà nelle dichiarazioni e nelle azioni, in una cosa è molto coerente. Trump spinge con forza gli interessi economici del suo paese. Come ha notato Dmitry Medvedev:
«L’attuale “accordo” con l’Unione Europea:
1) è completamente umiliante per gli europei, poiché vantaggioso solo per gli USA – elimina la protezione del mercato europeo, azzerando i dazi per i prodotti americani;
2) crea enormi costi aggiuntivi per l’industria e l’agricoltura in molti paesi dell’UE per il pagamento di costosi combustibili energetici americani;
3) reindirizza un potente flusso di investimenti dall’Europa agli USA.»
Abbiamo assistito all’ennesimo teatrino del ridicolo. Niente di più di quanto sia già avvenuto in passato, niente di meno di quanto ci si potesse attendere.
Ursula si è detta concorde con tutte le proposte di Trump: dazi del 15%, acquistare petrolio e GNL per 750 miliardi di dollari ed investire 600 miliardi nell’economia made in USA.
In altre parole, a rimetterci saranno, ancora una volta, i cittadini dell’Unione europea: lo ripetiamo, i cittadini dell’Unione europea dovranno dare moltissimi miliardi di dollari agli Stati Uniti a causa dei dazi; dovranno dare moltissimi miliardi di dollari agli Stati Uniti per l’acquisto di gas; dovranno dare moltissimi miliardi di dollari agli Stati Uniti per l’acquisto di armi; dare moltissimi miliardi di dollari agli Stati Uniti sotto forma di investimenti sul territorio americano. E dovranno accollarsi la gran parte delle spese della guerra in Ucraina voluta dagli Stati Uniti.
Insomma, un disastro. L’equivalente di aver perso una guerra. Di nuovo.
Ursula è complice della distruzione europea, con l’aggravante di ricoprirne la più alta carica istituzionale. Nell’uso antico, l’suo di “von” nei cognomi è una preposizione nobiliare che significata letteralmente “di” o “da”, ed endica la provenienza geografica o la dipendenza da un signore. Ecco, niente di più indovinato: Ursula appartiene più al signore americano che all’Europa.
I popoli europei non sono stati consultati su questa prospettiva di devastante portata, mentre appare sempre più evidente che i politici europei, allevati, istruiti e fatti eleggere, non rispondono minimamente ai bisogni della popolazione.
Il significato politico di eventi come questo sono da tenere in forte considerazione, perché rappresentano dei chiari segnali di variazione di un ordine delle cose, a favore di un altro, ed hanno un impatto a breve, medio e lungo termine, in questo caso su tutto il continente europeo e nell’occidente collettivo. Fino a pochi giorni fa, l’UE premeva per la guerra, per i finanziamenti ed assumeva una retorica parzialmente anti-americana, nell’ottica di assolvere l’obbedienza alla NATO; oggi si trova a dover baciare le scarpe dell’inquilino di Washington.
Il presidente statunitense ha definito l’accordo “il più grande di tutti”. Von der Leyen ha dichiarato che l’accordo porterà stabilità e prevedibilità.
Trump si è mangiato Ursula per colazione, ma l’indigestione spetta all’Europa.
Una competizione di servilismo
Può sembrare triste o divertente, ma il testo del nuovo “accordo” tra Unione Europea e Stati Uniti non è ancora stato pubblicato.
I capi degli stati UE ancora non sanno cosa ha deciso per loro la signora Ursula a nome dell’UE.
Dopo la sottomissione plateale di Ursula von der Leyen al presidente Trump, persino tra alcuni fedelissimi sostenitori dell’europeismo acritico sembra essersi insinuato un barlume di dubbio, ma si tratta solo di un attimo di esitazione, perché da buoni servi saranno molto agii a tornare ad esaltare il progetto europeo, la guerra contro la Russia, la devozione alla NATO.
Questa fascia di cittadini, che rappresenta forse un quarto della popolazione, funge da schieramento protettivo del vero potere, quello che ci sta logorando. Non fanno parte delle élite privilegiate, né beneficiano direttamente della spartizione dei favori tra oligarchie. Tuttavia, alimentati dalle briciole ideologiche che cadono dai tavoli delle classi dominanti, li difendono con fervore, etichettando ogni voce critica con i soliti epiteti: sovranista, populista, fascista, comunista, rossobruno, complottista, e così via.
C’ una sorta di competizione al servilismo, da parte degli europei, che fa davvero impressione.
Parlare di “resa” da parte della von der Leyen è parzialmente corretto, ma anche fuorviante. Non si è verificata alcuna sconfitta, poiché gli interessi in gioco sono stati esattamente quelli che si intendeva salvaguardare. Per definirla davvero una resa, bisognerebbe presumere che siano lì per tutelare gli interessi dell’Europa. Ma è una pura illusione.
Persone come lei appartengono a un’élite ristretta, strettamente collegata a grandi gruppi economici sovranazionali (che, tra l’altro, controllano anche l’informazione), i cui obiettivi non coincidono in alcun modo con quelli delle popolazioni europee. Affidatevi ai tecnici, aprite il portafoglio e non fate troppe domande.
Ciò che sta succedendo in Europa non è un arretramento, ma un meccanismo ben noto: élite ristrette occupano posizioni-chiave nei rapporti con gli Stati Uniti e mantengono potere e ricchezza, mentre il resto della società si impoverisce. Questo processo è la progressiva distruzione della classe media e la formazione di una cerchia ristretta di super-ricchi che vivono al di sopra della legge. Quando la diseguaglianza raggiunge livelli estremi, tutti possono essere messi sotto pressione, e il potere economico si converte facilmente in potere politico, giudiziario, culturale.
D’altronde, la UE ha perso gli ultimi anni in battaglie sociali significative, come la schwa, i tappi di bottiglia che non si staccano e il caricatore unico per gli smartphone, nel mentre che sanciva legalmente la possibilità di una persona di spostarsi con un posacenere o di identificarsi come un unicorno. Ad ogni scelta, le proprie conseguenze.
È certo che questo ulteriore colpo all’Europa risulterà veramente drammatico. L’eco della sofferenza già si percepisce all’orizzonte.


