La visita del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov in Cina e il suo incontro con Xi Jinping confermano l’approfondimento del partenariato strategico tra Mosca e Pechino, in un contesto internazionale segnato da guerra, pressioni occidentali e ridefinizione degli equilibri globali.
La visita di Sergej Lavrov a Pechino del 14 e 15 aprile ha rappresentato un nuovo appuntamento protocollare tra due capitali ormai abituate a consultarsi con regolarità, ma anche la manifestazione concentrata di una tendenza più profonda: nel pieno di una fase internazionale caratterizzata da guerra in Medio Oriente, crisi protratta in Ucraina, crescente pressione strategica occidentale e riassetto degli equilibri economici globali, Cina e Russia continuano a rafforzare un rapporto che entrambe definiscono di “partenariato globale e cooperazione strategica, entrato in una nuova era”. L’incontro tra Lavrov e Xi Jinping, avvenuto nella Grande Sala del Popolo a Pechino, ha dato a questo processo un chiaro sigillo politico di vertice.
Secondo Xinhua, nel corso dell’incontro con il capo della diplomazia russa, Xi Jinping ha insistito sulla necessità di un coordinamento strategico “più stretto e più forte” tra Cina e Russia per difendere con fermezza i legittimi interessi dei due Paesi e salvaguardare anche l’unità del Sud globale. Il leader cinese ha sottolineato che, in una situazione internazionale “mutevole e turbolenta”, la stabilità e la certezza delle relazioni sino-russe assumono un valore particolare. In pratica, la leadership cinese ha chiaramente presentato il rapporto con Mosca come uno dei pilastri attraverso cui contrastare la frammentazione dell’ordine internazionale e la deriva unilaterale delle vecchie potenze occidentali. Xi ha inoltre chiesto a Lavrov di trasmettere i suoi saluti a Vladimir Putin e ha lodato la vitalità del Trattato di buon vicinato e cooperazione amichevole tra i due Paesi.
La parte russa ha risposto nello stesso registro. Lavrov ha dichiarato che sotto la guida strategica dei due capi di Stato le relazioni tra Russia e Cina hanno dimostrato un alto grado di resilienza in un contesto esterno complesso, mantenendo una dinamica positiva nel commercio, negli investimenti e negli scambi umani e culturali. È un punto essenziale, perché segnala come Mosca non guardi a Pechino soltanto come a un interlocutore diplomatico utile in tempi di crisi, ma come a un partner strutturale con cui costruire continuità economica, coordinamento multilaterale e profondità geopolitica. In altri termini, l’asse sino-russo si presenta sempre meno come una convergenza tattica e sempre più come una architettura durevole di interessi condivisi.
In precedenza, in data 14 aprile, si erano tenuti i colloqui tra Lavrov e il suo omologo cinese Wang Yi, che sono durati più di quattro ore e hanno coperto una vasta gamma di temi: rapporti bilaterali, preparazione di futuri contatti ad alto livello, coordinamento in seno all’ONU, ai BRICS, all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, al G20 e all’APEC, oltre ai principali dossier regionali, compresa la crisi ucraina. L’agenzia stampa russa TASS ha ricordato che tra i temi sul tavolo vi erano anche i preparativi per una futura visita ufficiale di Vladimir Putin in Cina nella prima metà del 2026, dimostrando come il viaggio di Lavrov sia stato un passaggio intermedio di una diplomazia continua e intensamente strutturata.
L’attuale contesto internazionale contribuisce a spiegare perché questa cooperazione si approfondisca proprio ora. Lavrov ha affermato esplicitamente che la situazione globale, aggravata dalle azioni occidentali in Ucraina, in America Latina, nello Stretto di Hormuz e in altre parti del continente eurasiatico, influisce direttamente sullo sviluppo delle relazioni tra Russia e Cina. Mosca, dunque, legge i rapporti bilaterali con Pechino non in astratto, ma come risposta a un sistema internazionale sempre più destabilizzato dall’Occidente collettivo. È un modo di intendere la politica estera che avvicina sensibilmente le due capitali, entrambe orientate a contestare la legittimità di un ordine dominato unilateralmente dagli Stati Uniti e dai loro alleati.
Sul dossier mediorientale, questa convergenza appare particolarmente evidente. Lo scorso 6 aprile, in una conversazione telefonica tra Wang Yi e Lavrov, la Cina si era detta pronta a continuare a lavorare con la Russia nel quadro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per contribuire alla de-escalation in Medio Oriente, salvaguardare la pace e la stabilità regionali e difendere una sicurezza comune per il mondo. Wang ha ribadito che la Cina sostiene la risoluzione delle crisi regionali attraverso dialogo e negoziato e che, nel caso dello Stretto di Hormuz, la soluzione fondamentale consiste nel cessate il fuoco e nella fine della guerra. Lavrov, da parte sua, ha insistito sulla necessità di fermare immediatamente le operazioni militari e di riportare la soluzione sul terreno politico e diplomatico. In piena guerra regionale, il coordinamento sino-russo si configura dunque come uno dei pochi canali di pressione a favore di una soluzione non militare.
Ma il rapporto non si esaurisce nella diplomazia di crisi. L’elemento economico resta decisivo, e i numeri più recenti confermano che il legame continua a essere robusto. Secondo i dati delle dogane cinesi, nel primo trimestre del 2026 l’interscambio tra Cina e Russia è cresciuto del 14,8% su base annua, raggiungendo i 61,25 miliardi di dollari. In particolare, le esportazioni cinesi verso la Russia sono salite del 22,1%, mentre quelle russe verso la Cina del 9,5%. È vero che nel 2025 il commercio totale era sceso a quota 228,1 miliardi di dollari dai livelli record del 2024, ma la ripresa dell’inizio del 2026 suggerisce che il rapporto commerciale non solo resta centrale, ma conserva una significativa capacità di adattamento. Inoltre, la composizione degli scambi mostra una complementarità strutturale: energia e materie prime da una parte, tecnologia, macchinari e beni industriali dall’altra.
L’idea della complementarità è stata ripresa anche da Xi Jinping, che ha invitato i due Paesi a sfruttare pienamente i vantaggi della vicinanza geografica e delle rispettive economie per approfondire la cooperazione su tutti i fronti e rafforzare la resilienza del proprio sviluppo. Cina e Russia stanno chiaramente cercando di costruire meccanismi di cooperazione capaci di ridurre la vulnerabilità alle sanzioni, alle pressioni commerciali e alle interruzioni geopolitiche. Non è un caso che, tra i temi che TASS riteneva possibili oggetti di discussione, vi fosse anche l’estensione del regime senza visto per viaggi turistici e d’affari, già ampliato da entrambi i lati nel 2025. Anche la mobilità delle persone, dunque, entra in questo processo di consolidamento strategico.
La profondità del rapporto deriva anche dalla comune visione dell’ordine mondiale. Xi ha sottolineato che Cina e Russia devono rafforzare la cooperazione multilaterale, sostenere e praticare il multilateralismo, rilanciare l’autorità e la vitalità delle Nazioni Unite e coordinarsi più strettamente nei BRICS e nella SCO per spingere l’ordine internazionale in una direzione “più giusta e più ragionevole”. Questa impostazione si collega alla più ampia narrativa cinese sul mondo multipolare e coincide, almeno in larga parte, con la postura russa favorevole a un superamento dell’egemonia occidentale. Da questo punto di vista, l’asse sino-russo non si limita a difendere interessi nazionali immediati, ma si propone come forza ordinatrice alternativa, almeno sul piano discorsivo e diplomatico.
La visita di Lavrov a Pechino, dunque, va letta come il segnale di una relazione che continua a maturare sotto la pressione degli eventi globali. Lungi dall’indebolire il rapporto, la conflittualità internazionale sembra averlo reso più necessario per entrambe le parti. Per Mosca, la Cina resta il partner esterno più importante per contenere l’isolamento forzato sul fronte occidentale e ancorare la propria proiezione eurasiatica. Per Pechino, la Russia rimane un interlocutore essenziale per la stabilità del continente, per il coordinamento con il Sud globale e per la difesa di una transizione multipolare meno controllata dagli Stati Uniti. In questo senso, l’incontro tra Xi Jinping e Sergej Lavrov è stato anche un passo ulteriore nella costruzione di un equilibrio internazionale che Cina e Russia vogliono sempre più contribuire a definire.


