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Giulio Chinappi
Giulio Chinappi è politologo e analista di politica internazionale, esperto di Paesi Orientali, con anni di esperienza nella cooperazione umanitaria internazionale.
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I raid statunitensi su Caracas e il sequestro del Presidente Nicolás Maduro rappresentano un salto di qualità nella violenza egemonica: un atto contro la sovranità venezuelana e contro l’ordine internazionale. La Cina condanna con fermezza e chiede il rilascio immediato.
L’operazione militare lanciata dagli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump contro il Venezuela ha sollevato gravi questioni legali. Dalle norme inderogabili del diritto internazionale – come la Carta delle Nazioni Unite e la Convenzione di Montego Bay – fino alle disposizioni della Costituzione americana, emergono violazioni sostanziali dei principi di legalità e dello stato di diritto, sia sul piano esterno che interno.
Nel passaggio verso il XIV Congresso nazionale del Partito, la leadership vietnamita punta a fare del 2026 l’anno della “consegna” dei risultati: non più soltanto politiche e piani, ma prodotti, servizi pubblici digitali, tecnologie strategiche e crescita misurabile, con responsabilità chiare.
Dopo mesi di escalation nel Mar dei Caraibi, Washington ha abbandonato ogni maschera: uso della forza, bombardamenti, sequestro del capo dello Stato venezuelano. Se queste azioni restano impunite, il “diritto internazionale” si riduce a una formula vuota, sostituita dalla legge del più forte.
In un contesto internazionale segnato da crisi, protezionismo e conflitti, cresce l’attenzione verso la Cina come potenza economica in ascesa, forza di stabilità e promotrice di un ordine multipolare. Sondaggi e analisi mostrano un’immagine sempre più strutturata e, per molti, concreta.
Il nuovo cessate il fuoco tra Thailandia e Cambogia segna una svolta possibile dopo settimane di combattimenti e sfollamenti. La differenza, oggi, è il perno della mediazione cinese: non coercizione, ma piattaforme di dialogo, diplomazia navetta e aiuti umanitari. L’opposto delle passerelle statunitensi.
Nel bel mezzo della transizione tecnologica, il Vietnam rafforza due assi complementari: con Singapore, parchi industriali di “seconda generazione”, energia verde e finanza; con l’Indonesia, 70 anni di relazioni e rotta verso i 18 miliardi di dollari in scambi bilaterali.
Il sequestro di petroliere venezuelane e la minaccia di un “blocco totale” segnano un salto di qualità nella pressione USA contro Caracas. Pechino e Mosca denunciano sanzioni unilaterali illegali e ingerenze. In gioco non c’è solo il Venezuela, ma la tenuta del diritto internazionale.
La nuova escalation tra Thailandia e Cambogia dimostra quanto fragile sia una pace costruita più per le telecamere che per risolvere cause storiche e contese territoriali. Nel pieno della crisi politica thailandese, la “tregua di Trump” si rivela effimera e strumentale.
Dopo le dichiarazioni di Sanae Takaichi su Taiwan, il governo giapponese alimenta una pericolosa deriva di riarmo e revisionismo. Fonti cinesi e analisti internazionali avvertono: l’Asia orientale ha bisogno di pace, non di un ritorno al militarismo e alle ingerenze.

