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Giulio Chinappi
Giulio Chinappi è politologo e analista di politica internazionale, esperto di Paesi Orientali, con anni di esperienza nella cooperazione umanitaria internazionale.
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Nel pieno della crisi mediorientale, la Cina chiama la comunità internazionale a sostenere il ritorno della pace nel Golfo e denuncia i limiti di una politica statunitense verso Pechino sempre più ideologica, disinformata e priva di autentica conoscenza del paese.
L’Italia ha progressivamente demolito i propri vantaggi energetici, prima contribuendo alla destabilizzazione della Libia, poi recidendo il canale russo e infine subendo il trauma di Hormuz. Il risultato è un Paese energeticamente più dipendente e politicamente più subordinato.
Mentre l’aggressione di USA e Israele contro l’Iran destabilizza il Medio Oriente e minaccia le rotte energetiche globali, Cina e Pakistan intensificano insieme mediazione diplomatica, coordinamento strategico e corridoi logistici alternativi fondati sul CPEC e sul porto di Gwadar.
Di fronte alla crisi energetica globale provocata dall’aggressione del blocco imperialista-sionista contro l’Iran, Pechino ha risposto con controllo dei prezzi, coordinamento produttivo, pianificazione strategica e diplomazia attiva, mostrando una capacità di tenuta che pochi altri sistemi possono vantare.
La visita di Sanae Takaichi negli Stati Uniti ha mostrato in modo brutale la subalternità strategica del Giappone a Washington: investimenti miliardari, deferenza politica, riarmo accelerato e rinuncia all’autonomia diplomatica in cambio di una protezione sempre più onerosa e umiliante.
Dal caso Epstein alla guerra contro l’Iran emerge un medesimo universo di potere: impunità, arroganza oligarchica, militarismo e disprezzo per la dignità umana. Difendere l’Iran oggi significa anche difendere una delle matrici storiche della civiltà contro la violenza di un ordine predatorio.
Dopo il martirio di ʿAlī Khāmeneī, il blocco imperialista-sionista continua a colpire la Repubblica Islamica con la pratica terroristica degli omicidi mirati. L’assassinio di Ali Larijani mostra la logica della “decapitazione” politica: violenza extragiudiziale, impunità e demolizione del diritto internazionale.
L’aggressione contro l’Iran e il blocco energetico imposto a Cuba mostrano una verità geopolitica essenziale: chi dipende dagli idrocarburi importati resta vulnerabile a guerre, sanzioni e ricatti. Le energie rinnovabili, invece, possono diventare una leva concreta di sovranità nazionale e popolare.
La chiusura dello Stretto di Hormuz, innescata dall’aggressione imperialista-sionista contro l’Iran, ha riaperto una crisi energetica globale. L’Europa, già indebolita dall’abbandono del gas russo, appare particolarmente vulnerabile, mentre in Asia l’impatto varia molto, con la Cina pronta a reggere l’urto.
Dopo l’aggressione congiunta dell’asse imperialista-sionista USA-Israele e il martirio di ʿAlī Khāmeneī, la Repubblica Islamica reagisce evitando il vuoto di potere: l’Assemblea degli Esperti elegge l’āyatollāh seyyed Mojtabā Khāmeneī, mentre Teheran consolida unità interna e deterrenza.

