Trump ha finalmente preso parte attiva a quella grande guerra che Israele dichiara essere la volontà di Dio, la Santa Guerra Mondiale.
Elezione e Mandato
Sabaoth, termine biblico traslitterato che significa “Dio degli eserciti”, utilizzato per celebrare la potenza e la sovranità del dio degli israeliti, è senza dubbio l’attributo che il sionismo può più propriamente tributare all’eletto Donald Trump.
Nel contesto del sionismo, in particolare di quello cristiano statunitense, ci sono due concetti da tenere ben presenti per comprendere l’attuale conflitto su scala mondiale: elezione e mandato.
Per “Elezione” si intende l’idea che Dio scelga un popolo o una comunità per svolgere un ruolo particolare nella storia della salvezza. Nella Bibbia questo concetto è associato principalmente a Israele, che nell’Antico Testamento viene presentato come il popolo scelto da Dio per custodire l’Alleanza. Nella tradizione evangelica statunitense, tuttavia, questa nozione viene spesso interpretata in chiave storica e politica contemporanea.
Molti evangelici leggono i testi biblici in modo letterale e ritengono che la promessa divina fatta ad Abramo – secondo cui la sua discendenza avrebbe ricevuto la terra e una missione speciale – rimanga valida ancora oggi. Per questo motivo lo Stato moderno di Israele, fondato nel 1948, viene visto come una tappa del piano provvidenziale di Dio nella storia. Questa prospettiva è particolarmente diffusa nel cosiddetto cristianesimo sionista (Christian Zionism), che sostiene che il ritorno degli ebrei in Terra Santa sia un segno dell’avvicinarsi degli eventi escatologici descritti nelle Scritture.
In questo quadro, l’“Elezione” non riguarda soltanto il popolo ebraico. Una parte del pensiero evangelico americano attribuisce anche agli Stati Uniti una missione speciale nella storia, interpretando la nascita della nazione come parte di un disegno provvidenziale. Questa idea si intreccia con la tradizione culturale americana del “destino manifesto” secondo cui la nazione avrebbe un compito storico di guida morale e politica nel mondo.
Il “Mandato” derive direttamente dall’Elezione. Se Dio sceglie un popolo o una comunità, a questa scelta corrisponde anche una responsabilità: realizzare nella storia il compito affidato da Dio.
Nel pensiero evangelico contemporaneo questo mandato viene spesso espresso in tre direzioni principali. Prima di tutto, sostenere Israele: molti evangelici ritengono che aiutare lo Stato di Israele sia un dovere religioso. Questo deriva dall’interpretazione di passi biblici come Genesi 12:3 (“Benedirò quelli che ti benediranno”), che viene letto come una promessa divina ancora valida. Per questo motivo una parte significativa dell’elettorato evangelico sostiene politiche fortemente filoisraeliane. In secondo luogo, la difesa dei valori religiosi nella politica, poiché il mandato implica anche la promozione di una società che rifletta principi morali considerati biblici, come la difesa della famiglia tradizionale o la libertà religiosa. Infine la partecipazione al disegno escatologico, per il quale il sostegno politico a Israele è visto come parte del processo che porterà agli eventi finali della storia, vale a dire il ritorno di Cristo, il giudizio finale e l’instaurazione del regno di Dio.
Il sionismo americano non è comprensibile fuori da questi due concetti che intrecciano l’eredità inglese puritana e calvinista con il giudaismo della diaspora. Per i neoconservatori, il sostegno a Israele è spesso giustificato in termini geopolitici: Israele viene considerato un alleato fondamentale degli Stati Uniti in Medio Oriente. Per molti evangelici, invece, lo stesso sostegno assume un significato teologico: proteggere Israele significa partecipare al piano di Dio. È una visione teologica della storia, dove un popolo eletto riceve il mandato e deve compiere una missione nel mondo. Israele è visto come il popolo originariamente eletto, mentre gli Stati Uniti vengono spesso interpretati come lo strumento storico chiamato a proteggerlo e sostenerlo. E, ovviamente, il presidente degli Stati Uniti è l’uomo “unto da Dio” per compiere questa missione.
Guerra Santa Mondiale
La prospettiva di una guerra mondiale sembra sempre più vicina e presto l’umanità rischia di restare soltanto un ricordo. Ma un ricordo per chi?
Nel panorama politico e militare attuale non sembra esserci spazio per un vero opposizione al sionismo o per fermarne la strategia. Alcuni leader europei, come Sanchez e Starmer, hanno provato timidamente a opporsi, ma Trump – fortemente legato a Netanyahu – li ha rapidamente riportati all’ordine. Giorgia Meloni ha autorizzato l’utilizzo delle basi statunitensi presenti in Italia per operazioni militari e ha disposto l’invio di una fregata italiana. Nel frattempo il premier indiano Modi si è recato in Israele pochi giorni prima dell’attacco, dichiarando apertamente la propria alleanza.
Tutti sembrano partecipare alla crociata attribuita ad Adonai Sabaoth, iniziata con il bombardamento di una scuola femminile nelle prime ore dell’offensiva. Dopo questo episodio iniziale, il Senato italiano ha approvato una legge contro gli antisionisti. Difficile immaginare una scelta diversa da parte della classe politica italiana, considerando che società informatiche legate al Mossad gestirebbero dati sensibili di gran parte dell’élite del Paese.
L’offensiva sarebbe stata lanciata alla vigilia della festa di Purim, celebrata il 13 del mese di Adar. Questa ricorrenza ricorda l’episodio biblico in cui la regina Ester, ebrea e moglie del re persiano, sventò il complotto di Haman, che aveva ottenuto un editto per sterminare gli ebrei. Haman e i suoi figli furono giustiziati e agli ebrei fu concesso di difendersi: nella capitale Susa e nel resto della Persia morirono decine di migliaia di persiani. Durante Purim, nella liturgia si legge la storia di Ester insieme ad altri racconti di vittorie militari contro popoli ritenuti ostili.
Secondo questa interpretazione, il momento per una nuova “operazione militare speciale” sarebbe stato scelto perché alcuni fattori iniziavano a rendere più difficile sostenerla politicamente. Negli Stati Uniti, soprattutto dopo quanto accaduto nella Striscia e in Cisgiordania, la percentuale di cittadini simpatizzanti per i palestinesi avrebbe superato quella dei sostenitori di Israele. Sempre più voci negli USA accusano l’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) di influenzare la politica americana finanziando candidati con fondi provenienti indirettamente dagli stessi aiuti statunitensi a Israele, assicurando così la continuità di tali finanziamenti.
Non bisogna dimenticare il caso Epstein, che viene interpretato da alcuni come parte di un sistema di ricatto politico. Epstein, che si definiva legato ai Rothschild, sarebbe stato visto come un possibile intermediario del Mossad che comprometteva figure politiche e imprenditoriali per garantirne la fedeltà. Si ricorda spesso che Trump negli anni ’90 rischiò il fallimento per debiti miliardari e che sarebbe stato salvato da un consorzio di banche coordinato da Wilbur Ross e sostenuto dai Rothschild. Secondo questa lettura, quel debito di riconoscenza sarebbe stato ripagato con la sua fedeltà politica.
Trump viene ormai considerato da alcuni ambienti quasi parte della comunità ebraica; il commentatore Mark Levin, durante una celebrazione di Hanukkah alla Casa Bianca, lo ha definito simbolicamente “il primo ebreo eletto due volte, anche se non consecutivamente”. Negli Stati Uniti esiste inoltre un grande bacino elettorale composto da circa settanta milioni di cristiani evangelici sionisti, convinti che sostenere Israele sia parte del disegno divino e favorisca la venuta del Messia. Il loro appoggio è determinante per molte vittorie elettorali repubblicane e per il sostegno alle guerre in Medio Oriente.
Anche in Europa, alcune figure istituzionali hanno espresso apprezzamento per la tradizione ebraica; Ursula von der Leyen, ad esempio, ha parlato dei “valori talmudici come parte del patrimonio culturale!. D’altronde il sionismo si configura come un progetto di egemonia globale fondato su una presunta superiorità spirituale, culturale e razziale, legittimata da passi biblici come Deuteronomio 15:6, interpretati come legittimazione di un dominio economico e politico sulle altre nazioni.
In questa prospettiva, prima della venuta del Messia dovrebbe verificarsi una guerra finale contro i “malvagi” e da qui nasce l’idea che il mondo stia scivolando verso una terza guerra mondiale guidata da leader influenzati da motivazioni religiose e messianiche. Accanto al sionismo politico, alcuni vedono l’influenza di gruppi religiosi radicali – come alcune correnti chassidiche o movimenti messianici – presenti nelle élite economiche e politiche, accusati di perseguire strategie di potere anche attraverso la rottura delle norme morali tradizionali.
Ed è qui che Donald Trump gioca il ruolo chiave. Lui è l’uomo eletto che può finalmente fare ciò che gli altri non hanno fatto, ovvero colpire il nemico distruggendolo, porre fine ad ogni ostacolo della creazione del Grande Israele, promuovere l’unico potere benedetto e stabilito da dio (il loro dio), garantendosi quella superiorità militare che sarà necessaria nella battaglia finale.
Perché, ricordiamocelo, il Grande Israele è realizzabile solo attraverso una guerra che tolga di mezzo ogni ostacolo, sia esso politico, militare, umano.
Trump ha finalmente preso parte attiva a quella grande guerra che Israele dichiara come voluta da Dio, la Guerra Santa Mondiale.
Una guerra che ha i suoi politici, i suoi generali, i suoi sacerdoti. E che sono davvero pronti a combattere.


