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Lorenzo Maria Pacini
June 6, 2025
© Photo: Public domain

Se la DIA pubblica questo rapporto, è perché vuole che i paesi menzionati in esso ricevano un messaggio specifico. Esaminiamo quindi i contenuti passo dopo passo.

Segue nostro Telegram.

Un messaggio agli avversari

È uscito da pochi giorni un rapporto dell’Agenzia di intelligence statunitense (DIA) che delinea una nuova configurazione geopolitica nella quale Russia, Cina, Iran e Corea del Nord non costituiscono un’alleanza formale, bensì un sistema basato su una rete flessibile con una distribuzione funzionale dei ruoli. È un interessante punto di vista che merita di essere approfondito.

Consideriamo, anzitutto, che se la DIA pubblica questo rapporto, è perché vuole che i Paesi citati in esso ricevano uno specifico messaggio. Vediamo dunque il contenuto per tappe.

La Cina conferisce legittimità diplomatica e visiva al gruppo, pur evitando apertamente di fornire armi. L’Iran, invece, contribuisce con droni e si prepara a uno scambio tecnologico. La Corea del Nord si afferma come principale fonte di artiglieria e forza lavoro. Mosca non punta a creare un’unione centrata su di sé, ma sta sviluppando una rete logistica e tecnologica eterogenea. Pechino si muove su due binari: da un lato, intensifica la cooperazione militare con la Russia, anche nell’Artico; dall’altro, evita l’invio diretto di armamenti letali per non incorrere in sanzioni e per tutelare la propria immagine internazionale. Questo evidenzia la linea strategica cinese di mantenere un “partenariato profondo senza una vera alleanza”.

La crescente rilevanza dei BRICS e la partecipazione della Cina a forum globali insieme alla Russia rafforzano il suo ruolo centrale in un nuovo ordine multipolare, in cui il suo status non è più subordinato. Per quanto riguarda l’Iran, il rapporto evidenzia un approccio pragmatico: offrendo droni armati, Teheran mira a ottenere accesso a tecnologie militari avanzate russe, eludendo le restrizioni imposte dall’Occidente e potenziando le sue capacità nei settori missilistico e aerospaziale. Tuttavia, la Russia si mostra cauta nel condividere tecnologie sensibili, temendo le ambizioni iraniane in aree di suo interesse.

La Corea del Nord, invece, viene descritta come un fornitore chiave di risorse belliche: secondo la DIA, Pyongyang ha consegnato milioni di colpi d’artiglieria, decine di missili e inviato fino a 12.000 soldati a sostegno della Russia. In cambio, riceverebbe tecnologia per la difesa aerea, guerra elettronica, sistemi missilistici e un rafforzamento del proprio status politico. La recente firma di un accordo di partenariato strategico globale segnala l’intento della Corea del Nord di affrancarsi dall’influenza cinese, cercando un rapporto più diretto e flessibile con Mosca.

Un elemento analiticamente cruciale nel rapporto è il riconoscimento che la Russia sta costruendo un ecosistema tecnologico transnazionale: si stanno condividendo competenze e infrastrutture attraverso ambiti sensibili come armi di distruzione di massa, satelliti, tecnologie nucleari e missilistiche. Per gli Stati Uniti, ciò rappresenta un serio campanello d’allarme: la fine del predominio tecnologico occidentale rende le sanzioni sempre più simboliche e meno efficaci. In sintesi, gli USA si trovano di fronte a una nuova sub-coalizione globale, dove ogni attore mantiene la propria autonomia in una rete decentralizzata, potenzialmente capace di destabilizzare l’architettura unipolare esistente.

Negli ultimi due anni, Cina, Russia, Iran e Corea del Nord hanno rafforzato i propri legami con l’obiettivo di ridurre l’influenza degli Stati Uniti e dei suoi alleati. La guerra in Ucraina ha accelerato la cooperazione tra questi Paesi, che avviene principalmente attraverso canali bilaterali e include sostegno reciproco in conflitti regionali, azioni coordinate per eludere le sanzioni e pressioni sul blocco occidentale. Nonostante permangano tensioni tra questi attori, questi Paesi tendono a separare i disaccordi dalle aree di collaborazione militare, di sicurezza e intelligence.

Ciò rappresenta il “pericolo” più grande indicato dall’agenzia di intelligence americana, o forse la paura più grande, perché al “vecchio impero” americano non piace l’idea di veder ballare sulla propria carcassa i nuovi vincitori della scena globale.

Panoramica delle Minacce alla Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti

Gli Stati Uniti si trovano ad affrontare un contesto di sicurezza nazionale sempre più complesso. Oltre alla tradizionale modernizzazione militare, le rapide evoluzioni in campi come l’intelligenza artificiale (IA), la biotecnologia, le scienze quantistiche, la microelettronica, lo spazio, il cyberspazio e i sistemi senza pilota stanno trasformando profondamente la natura del conflitto e il panorama delle minacce globali. I nostri avversari stanno rafforzando le proprie relazioni, fornendosi reciprocamente sostegno militare, diplomatico ed economico per aggirare l’influenza statunitense. Organizzazioni criminali transnazionali e gruppi terroristici sfruttano le condizioni geopolitiche per eludere il controllo delle autorità statunitensi, come riporta il documento della DIA. Anche le tecnologie avanzate stanno permettendo ai servizi d’intelligence stranieri di colpire il personale e le operazioni statunitensi in modi innovativi. Il ritmo accelerato dell’innovazione continuerà a generare nuove modalità con cui gli avversari potranno minacciare gli interessi statunitensi.

Il territorio nazionale è esposto a una molteplicità di minacce provenienti sia da concorrenti strategici sia da attori non statali che mirano a ridurre il vantaggio competitivo degli Stati Uniti o a colpire direttamente i cittadini americani. Gli avversari dell’ormai decadente Egemone stanno sviluppando, ad esempio, sistemi missilistici a lungo raggio e nuove tipologie di armamenti per colpire il territorio USA e continuano a esplorare nuovi metodi per attaccare le reti informatiche e le infrastrutture critiche. Al confine meridionale, la zona più calda, cartelli transnazionali, organizzazioni dedite al traffico di droga e gruppi terroristici cercano costantemente di aggirare i controllo e approfittano dei flussi migratori persistenti.

La cosiddetta minaccia terroristica rimane dunque fluida e dispersa. I gruppi estremisti stanno decentralizzando i loro piani d’azione. Nel prossimo anno, il 2026, riferisce il repor DIA, l’ISIS probabilmente tenterà attacchi ad alto impatto in Occidente, seguendo il modello degli attentati in Francia e Belgio di dieci anni fa. Le affiliate dell’ISIS in Afghanistan e quelle di al-Qaida in Yemen rappresentano le principali minacce. Non si dimentichi che nel 2024 negli USA sono stati rivendicati alcuni attacchi a matrice ISIS, fatti che hanno destabilizzato la politica locale e riaperto l’ombra del terrorismo nel Paese che ha fatto dell’11 settembre 2001 il capro espiatorio e la giustificazione per esportare guerre in tutto il Medio Oriente.

La minaccia rappresentata dai sistemi senza pilota per gli interessi della Difesa e della sicurezza interna degli Stati Uniti è destinata ad aumentare, alimentata dalla crescente domanda commerciale, dai progressi tecnologici e dalla difficoltà di attribuire responsabilità agli attori coinvolti. Tali sistemi, decisamente economici e facili da usare, possono essere utilizzati da numerosi soggetti ostili per fini di sorveglianza o attacchi contro infrastrutture critiche e installazioni militari. Le tecnologie UxS stanno diventando più sofisticate grazie alla convergenza con IA, big data, Internet delle Cose e comunicazioni 5G, rendendo il rischio ancora più acuto.

Secondo dati delle forze dell’ordine citati nel documento DIA, dall’inizio dell’anno 2025 i flussi migratori verso il confine sud sono diminuiti di circa l’80%, con una media di 400 ingressi giornalieri. Nel 2024 si sono registrati 2,1 milioni di ingressi, segnando una riduzione del 14% rispetto al record del 2023. Le difficili condizioni socioeconomiche dell’America centrale e meridionale continuano a spingere i flussi migratori, ma i vincoli di bilancio, le incertezze normative e le priorità di sicurezza in concorrenza potrebbero limitare la capacità delle forze dell’ordine locali di arginare il fenomeno. Il grande problema rimarcato è quello della droga: i principali fornitori del mercato statunitense di droghe illecite restano i cartelli messicani, ovvero Golfo, Jalisco Nueva Generación, del Noreste e Sinaloa. Il Cartello di Juárez controlla i corridoi strategici nei pressi dei porti d’ingresso del Texas. Gruppi come MS-13 e Tren de Aragua alimentano la violenza e hanno esteso la propria influenza sul traffico di droga negli Stati Uniti. Il traffico di fentanyl lungo il confine sud è in calo, mentre quello di cocaina e metanfetamine, invece, rimarrà probabilmente elevato a causa della continua redditività.

Ma la cosa più interessante di tutto il report della DIA restano le “minacce geopolitiche”, di cui scriverò nei prossimi articoli, perché ognuno degli Stati nemici che sono presi in considerazione sembra essere destinatario di un preciso messaggio da parte degli USA. Un messaggio che deve essere decodificato, perché potrebbe darci la misura di alcuni dei prossimi scenari di conflitto.

Come l’intelligence americana vede il nuovo assetto globale

Se la DIA pubblica questo rapporto, è perché vuole che i paesi menzionati in esso ricevano un messaggio specifico. Esaminiamo quindi i contenuti passo dopo passo.

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Un messaggio agli avversari

È uscito da pochi giorni un rapporto dell’Agenzia di intelligence statunitense (DIA) che delinea una nuova configurazione geopolitica nella quale Russia, Cina, Iran e Corea del Nord non costituiscono un’alleanza formale, bensì un sistema basato su una rete flessibile con una distribuzione funzionale dei ruoli. È un interessante punto di vista che merita di essere approfondito.

Consideriamo, anzitutto, che se la DIA pubblica questo rapporto, è perché vuole che i Paesi citati in esso ricevano uno specifico messaggio. Vediamo dunque il contenuto per tappe.

La Cina conferisce legittimità diplomatica e visiva al gruppo, pur evitando apertamente di fornire armi. L’Iran, invece, contribuisce con droni e si prepara a uno scambio tecnologico. La Corea del Nord si afferma come principale fonte di artiglieria e forza lavoro. Mosca non punta a creare un’unione centrata su di sé, ma sta sviluppando una rete logistica e tecnologica eterogenea. Pechino si muove su due binari: da un lato, intensifica la cooperazione militare con la Russia, anche nell’Artico; dall’altro, evita l’invio diretto di armamenti letali per non incorrere in sanzioni e per tutelare la propria immagine internazionale. Questo evidenzia la linea strategica cinese di mantenere un “partenariato profondo senza una vera alleanza”.

La crescente rilevanza dei BRICS e la partecipazione della Cina a forum globali insieme alla Russia rafforzano il suo ruolo centrale in un nuovo ordine multipolare, in cui il suo status non è più subordinato. Per quanto riguarda l’Iran, il rapporto evidenzia un approccio pragmatico: offrendo droni armati, Teheran mira a ottenere accesso a tecnologie militari avanzate russe, eludendo le restrizioni imposte dall’Occidente e potenziando le sue capacità nei settori missilistico e aerospaziale. Tuttavia, la Russia si mostra cauta nel condividere tecnologie sensibili, temendo le ambizioni iraniane in aree di suo interesse.

La Corea del Nord, invece, viene descritta come un fornitore chiave di risorse belliche: secondo la DIA, Pyongyang ha consegnato milioni di colpi d’artiglieria, decine di missili e inviato fino a 12.000 soldati a sostegno della Russia. In cambio, riceverebbe tecnologia per la difesa aerea, guerra elettronica, sistemi missilistici e un rafforzamento del proprio status politico. La recente firma di un accordo di partenariato strategico globale segnala l’intento della Corea del Nord di affrancarsi dall’influenza cinese, cercando un rapporto più diretto e flessibile con Mosca.

Un elemento analiticamente cruciale nel rapporto è il riconoscimento che la Russia sta costruendo un ecosistema tecnologico transnazionale: si stanno condividendo competenze e infrastrutture attraverso ambiti sensibili come armi di distruzione di massa, satelliti, tecnologie nucleari e missilistiche. Per gli Stati Uniti, ciò rappresenta un serio campanello d’allarme: la fine del predominio tecnologico occidentale rende le sanzioni sempre più simboliche e meno efficaci. In sintesi, gli USA si trovano di fronte a una nuova sub-coalizione globale, dove ogni attore mantiene la propria autonomia in una rete decentralizzata, potenzialmente capace di destabilizzare l’architettura unipolare esistente.

Negli ultimi due anni, Cina, Russia, Iran e Corea del Nord hanno rafforzato i propri legami con l’obiettivo di ridurre l’influenza degli Stati Uniti e dei suoi alleati. La guerra in Ucraina ha accelerato la cooperazione tra questi Paesi, che avviene principalmente attraverso canali bilaterali e include sostegno reciproco in conflitti regionali, azioni coordinate per eludere le sanzioni e pressioni sul blocco occidentale. Nonostante permangano tensioni tra questi attori, questi Paesi tendono a separare i disaccordi dalle aree di collaborazione militare, di sicurezza e intelligence.

Ciò rappresenta il “pericolo” più grande indicato dall’agenzia di intelligence americana, o forse la paura più grande, perché al “vecchio impero” americano non piace l’idea di veder ballare sulla propria carcassa i nuovi vincitori della scena globale.

Panoramica delle Minacce alla Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti

Gli Stati Uniti si trovano ad affrontare un contesto di sicurezza nazionale sempre più complesso. Oltre alla tradizionale modernizzazione militare, le rapide evoluzioni in campi come l’intelligenza artificiale (IA), la biotecnologia, le scienze quantistiche, la microelettronica, lo spazio, il cyberspazio e i sistemi senza pilota stanno trasformando profondamente la natura del conflitto e il panorama delle minacce globali. I nostri avversari stanno rafforzando le proprie relazioni, fornendosi reciprocamente sostegno militare, diplomatico ed economico per aggirare l’influenza statunitense. Organizzazioni criminali transnazionali e gruppi terroristici sfruttano le condizioni geopolitiche per eludere il controllo delle autorità statunitensi, come riporta il documento della DIA. Anche le tecnologie avanzate stanno permettendo ai servizi d’intelligence stranieri di colpire il personale e le operazioni statunitensi in modi innovativi. Il ritmo accelerato dell’innovazione continuerà a generare nuove modalità con cui gli avversari potranno minacciare gli interessi statunitensi.

Il territorio nazionale è esposto a una molteplicità di minacce provenienti sia da concorrenti strategici sia da attori non statali che mirano a ridurre il vantaggio competitivo degli Stati Uniti o a colpire direttamente i cittadini americani. Gli avversari dell’ormai decadente Egemone stanno sviluppando, ad esempio, sistemi missilistici a lungo raggio e nuove tipologie di armamenti per colpire il territorio USA e continuano a esplorare nuovi metodi per attaccare le reti informatiche e le infrastrutture critiche. Al confine meridionale, la zona più calda, cartelli transnazionali, organizzazioni dedite al traffico di droga e gruppi terroristici cercano costantemente di aggirare i controllo e approfittano dei flussi migratori persistenti.

La cosiddetta minaccia terroristica rimane dunque fluida e dispersa. I gruppi estremisti stanno decentralizzando i loro piani d’azione. Nel prossimo anno, il 2026, riferisce il repor DIA, l’ISIS probabilmente tenterà attacchi ad alto impatto in Occidente, seguendo il modello degli attentati in Francia e Belgio di dieci anni fa. Le affiliate dell’ISIS in Afghanistan e quelle di al-Qaida in Yemen rappresentano le principali minacce. Non si dimentichi che nel 2024 negli USA sono stati rivendicati alcuni attacchi a matrice ISIS, fatti che hanno destabilizzato la politica locale e riaperto l’ombra del terrorismo nel Paese che ha fatto dell’11 settembre 2001 il capro espiatorio e la giustificazione per esportare guerre in tutto il Medio Oriente.

La minaccia rappresentata dai sistemi senza pilota per gli interessi della Difesa e della sicurezza interna degli Stati Uniti è destinata ad aumentare, alimentata dalla crescente domanda commerciale, dai progressi tecnologici e dalla difficoltà di attribuire responsabilità agli attori coinvolti. Tali sistemi, decisamente economici e facili da usare, possono essere utilizzati da numerosi soggetti ostili per fini di sorveglianza o attacchi contro infrastrutture critiche e installazioni militari. Le tecnologie UxS stanno diventando più sofisticate grazie alla convergenza con IA, big data, Internet delle Cose e comunicazioni 5G, rendendo il rischio ancora più acuto.

Secondo dati delle forze dell’ordine citati nel documento DIA, dall’inizio dell’anno 2025 i flussi migratori verso il confine sud sono diminuiti di circa l’80%, con una media di 400 ingressi giornalieri. Nel 2024 si sono registrati 2,1 milioni di ingressi, segnando una riduzione del 14% rispetto al record del 2023. Le difficili condizioni socioeconomiche dell’America centrale e meridionale continuano a spingere i flussi migratori, ma i vincoli di bilancio, le incertezze normative e le priorità di sicurezza in concorrenza potrebbero limitare la capacità delle forze dell’ordine locali di arginare il fenomeno. Il grande problema rimarcato è quello della droga: i principali fornitori del mercato statunitense di droghe illecite restano i cartelli messicani, ovvero Golfo, Jalisco Nueva Generación, del Noreste e Sinaloa. Il Cartello di Juárez controlla i corridoi strategici nei pressi dei porti d’ingresso del Texas. Gruppi come MS-13 e Tren de Aragua alimentano la violenza e hanno esteso la propria influenza sul traffico di droga negli Stati Uniti. Il traffico di fentanyl lungo il confine sud è in calo, mentre quello di cocaina e metanfetamine, invece, rimarrà probabilmente elevato a causa della continua redditività.

Ma la cosa più interessante di tutto il report della DIA restano le “minacce geopolitiche”, di cui scriverò nei prossimi articoli, perché ognuno degli Stati nemici che sono presi in considerazione sembra essere destinatario di un preciso messaggio da parte degli USA. Un messaggio che deve essere decodificato, perché potrebbe darci la misura di alcuni dei prossimi scenari di conflitto.

Se la DIA pubblica questo rapporto, è perché vuole che i paesi menzionati in esso ricevano un messaggio specifico. Esaminiamo quindi i contenuti passo dopo passo.

Segue nostro Telegram.

Un messaggio agli avversari

È uscito da pochi giorni un rapporto dell’Agenzia di intelligence statunitense (DIA) che delinea una nuova configurazione geopolitica nella quale Russia, Cina, Iran e Corea del Nord non costituiscono un’alleanza formale, bensì un sistema basato su una rete flessibile con una distribuzione funzionale dei ruoli. È un interessante punto di vista che merita di essere approfondito.

Consideriamo, anzitutto, che se la DIA pubblica questo rapporto, è perché vuole che i Paesi citati in esso ricevano uno specifico messaggio. Vediamo dunque il contenuto per tappe.

La Cina conferisce legittimità diplomatica e visiva al gruppo, pur evitando apertamente di fornire armi. L’Iran, invece, contribuisce con droni e si prepara a uno scambio tecnologico. La Corea del Nord si afferma come principale fonte di artiglieria e forza lavoro. Mosca non punta a creare un’unione centrata su di sé, ma sta sviluppando una rete logistica e tecnologica eterogenea. Pechino si muove su due binari: da un lato, intensifica la cooperazione militare con la Russia, anche nell’Artico; dall’altro, evita l’invio diretto di armamenti letali per non incorrere in sanzioni e per tutelare la propria immagine internazionale. Questo evidenzia la linea strategica cinese di mantenere un “partenariato profondo senza una vera alleanza”.

La crescente rilevanza dei BRICS e la partecipazione della Cina a forum globali insieme alla Russia rafforzano il suo ruolo centrale in un nuovo ordine multipolare, in cui il suo status non è più subordinato. Per quanto riguarda l’Iran, il rapporto evidenzia un approccio pragmatico: offrendo droni armati, Teheran mira a ottenere accesso a tecnologie militari avanzate russe, eludendo le restrizioni imposte dall’Occidente e potenziando le sue capacità nei settori missilistico e aerospaziale. Tuttavia, la Russia si mostra cauta nel condividere tecnologie sensibili, temendo le ambizioni iraniane in aree di suo interesse.

La Corea del Nord, invece, viene descritta come un fornitore chiave di risorse belliche: secondo la DIA, Pyongyang ha consegnato milioni di colpi d’artiglieria, decine di missili e inviato fino a 12.000 soldati a sostegno della Russia. In cambio, riceverebbe tecnologia per la difesa aerea, guerra elettronica, sistemi missilistici e un rafforzamento del proprio status politico. La recente firma di un accordo di partenariato strategico globale segnala l’intento della Corea del Nord di affrancarsi dall’influenza cinese, cercando un rapporto più diretto e flessibile con Mosca.

Un elemento analiticamente cruciale nel rapporto è il riconoscimento che la Russia sta costruendo un ecosistema tecnologico transnazionale: si stanno condividendo competenze e infrastrutture attraverso ambiti sensibili come armi di distruzione di massa, satelliti, tecnologie nucleari e missilistiche. Per gli Stati Uniti, ciò rappresenta un serio campanello d’allarme: la fine del predominio tecnologico occidentale rende le sanzioni sempre più simboliche e meno efficaci. In sintesi, gli USA si trovano di fronte a una nuova sub-coalizione globale, dove ogni attore mantiene la propria autonomia in una rete decentralizzata, potenzialmente capace di destabilizzare l’architettura unipolare esistente.

Negli ultimi due anni, Cina, Russia, Iran e Corea del Nord hanno rafforzato i propri legami con l’obiettivo di ridurre l’influenza degli Stati Uniti e dei suoi alleati. La guerra in Ucraina ha accelerato la cooperazione tra questi Paesi, che avviene principalmente attraverso canali bilaterali e include sostegno reciproco in conflitti regionali, azioni coordinate per eludere le sanzioni e pressioni sul blocco occidentale. Nonostante permangano tensioni tra questi attori, questi Paesi tendono a separare i disaccordi dalle aree di collaborazione militare, di sicurezza e intelligence.

Ciò rappresenta il “pericolo” più grande indicato dall’agenzia di intelligence americana, o forse la paura più grande, perché al “vecchio impero” americano non piace l’idea di veder ballare sulla propria carcassa i nuovi vincitori della scena globale.

Panoramica delle Minacce alla Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti

Gli Stati Uniti si trovano ad affrontare un contesto di sicurezza nazionale sempre più complesso. Oltre alla tradizionale modernizzazione militare, le rapide evoluzioni in campi come l’intelligenza artificiale (IA), la biotecnologia, le scienze quantistiche, la microelettronica, lo spazio, il cyberspazio e i sistemi senza pilota stanno trasformando profondamente la natura del conflitto e il panorama delle minacce globali. I nostri avversari stanno rafforzando le proprie relazioni, fornendosi reciprocamente sostegno militare, diplomatico ed economico per aggirare l’influenza statunitense. Organizzazioni criminali transnazionali e gruppi terroristici sfruttano le condizioni geopolitiche per eludere il controllo delle autorità statunitensi, come riporta il documento della DIA. Anche le tecnologie avanzate stanno permettendo ai servizi d’intelligence stranieri di colpire il personale e le operazioni statunitensi in modi innovativi. Il ritmo accelerato dell’innovazione continuerà a generare nuove modalità con cui gli avversari potranno minacciare gli interessi statunitensi.

Il territorio nazionale è esposto a una molteplicità di minacce provenienti sia da concorrenti strategici sia da attori non statali che mirano a ridurre il vantaggio competitivo degli Stati Uniti o a colpire direttamente i cittadini americani. Gli avversari dell’ormai decadente Egemone stanno sviluppando, ad esempio, sistemi missilistici a lungo raggio e nuove tipologie di armamenti per colpire il territorio USA e continuano a esplorare nuovi metodi per attaccare le reti informatiche e le infrastrutture critiche. Al confine meridionale, la zona più calda, cartelli transnazionali, organizzazioni dedite al traffico di droga e gruppi terroristici cercano costantemente di aggirare i controllo e approfittano dei flussi migratori persistenti.

La cosiddetta minaccia terroristica rimane dunque fluida e dispersa. I gruppi estremisti stanno decentralizzando i loro piani d’azione. Nel prossimo anno, il 2026, riferisce il repor DIA, l’ISIS probabilmente tenterà attacchi ad alto impatto in Occidente, seguendo il modello degli attentati in Francia e Belgio di dieci anni fa. Le affiliate dell’ISIS in Afghanistan e quelle di al-Qaida in Yemen rappresentano le principali minacce. Non si dimentichi che nel 2024 negli USA sono stati rivendicati alcuni attacchi a matrice ISIS, fatti che hanno destabilizzato la politica locale e riaperto l’ombra del terrorismo nel Paese che ha fatto dell’11 settembre 2001 il capro espiatorio e la giustificazione per esportare guerre in tutto il Medio Oriente.

La minaccia rappresentata dai sistemi senza pilota per gli interessi della Difesa e della sicurezza interna degli Stati Uniti è destinata ad aumentare, alimentata dalla crescente domanda commerciale, dai progressi tecnologici e dalla difficoltà di attribuire responsabilità agli attori coinvolti. Tali sistemi, decisamente economici e facili da usare, possono essere utilizzati da numerosi soggetti ostili per fini di sorveglianza o attacchi contro infrastrutture critiche e installazioni militari. Le tecnologie UxS stanno diventando più sofisticate grazie alla convergenza con IA, big data, Internet delle Cose e comunicazioni 5G, rendendo il rischio ancora più acuto.

Secondo dati delle forze dell’ordine citati nel documento DIA, dall’inizio dell’anno 2025 i flussi migratori verso il confine sud sono diminuiti di circa l’80%, con una media di 400 ingressi giornalieri. Nel 2024 si sono registrati 2,1 milioni di ingressi, segnando una riduzione del 14% rispetto al record del 2023. Le difficili condizioni socioeconomiche dell’America centrale e meridionale continuano a spingere i flussi migratori, ma i vincoli di bilancio, le incertezze normative e le priorità di sicurezza in concorrenza potrebbero limitare la capacità delle forze dell’ordine locali di arginare il fenomeno. Il grande problema rimarcato è quello della droga: i principali fornitori del mercato statunitense di droghe illecite restano i cartelli messicani, ovvero Golfo, Jalisco Nueva Generación, del Noreste e Sinaloa. Il Cartello di Juárez controlla i corridoi strategici nei pressi dei porti d’ingresso del Texas. Gruppi come MS-13 e Tren de Aragua alimentano la violenza e hanno esteso la propria influenza sul traffico di droga negli Stati Uniti. Il traffico di fentanyl lungo il confine sud è in calo, mentre quello di cocaina e metanfetamine, invece, rimarrà probabilmente elevato a causa della continua redditività.

Ma la cosa più interessante di tutto il report della DIA restano le “minacce geopolitiche”, di cui scriverò nei prossimi articoli, perché ognuno degli Stati nemici che sono presi in considerazione sembra essere destinatario di un preciso messaggio da parte degli USA. Un messaggio che deve essere decodificato, perché potrebbe darci la misura di alcuni dei prossimi scenari di conflitto.

The views of individual contributors do not necessarily represent those of the Strategic Culture Foundation.

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