Italiano
Lorenzo Maria Pacini
February 19, 2026
© Photo: Public domain

Insieme, Russia e India possono dare un contributo significativo nell’affrontare le sfide alla sicurezza in Eurasia e oltre.

Segue nostro Telegram.

Opportunità trovate, opportunità perdute

Le relazioni economiche e commerciali tra Russia e India rappresentano un elemento strutturale del loro partenariato strategico, evolutosi nel corso di decenni in risposta ai mutamenti geopolitici globali e alle esigenze interne di sviluppo economico. A partire dal periodo post-sovietico fino ad oggi, il commercio bilaterale ha registrato una crescita considerevole, arrivando a livelli storici nonostante le pressioni esterne dovute alle sanzioni occidentali imposte a Mosca dopo il 2022. Nelle ultime settimane, tuttavia, la pressione americana ha portato Nuova Delhi a raffreddare i rapporti con Mosca. Che ne sarà di questa storica alleanza?

Cominciamo con alcuni dati. Il commercio bilaterale tra i due Paesi ha raggiunto i 68,7 miliardi di dollari nel biennio 2024-2025, segnando un aumento significativo rispetto agli anni precedenti e riflettendo l’intensificarsi degli scambi in settori chiave quali energia, fertilizzanti, prodotti chimici e materie prime. Questo dinamismo è stato sostenuto principalmente dall’importazione indiana di petrolio greggio e prodotti energetici russi, che hanno costituito la quota più significativa delle importazioni totali da Mosca. Parallelamente, l’India ha incrementato le esportazioni verso la Russia, pur mantenendo una base relativamente modesta rispetto alle importazioni, con forniture di prodotti farmaceutici, chimici, prodotti siderurgici e marine.

Questa asimmetria commerciale ha stimolato entrambe le parti a esplorare nuovi meccanismi di regolamento dei pagamenti e l’uso delle valute nazionali, per ridurre la dipendenza dal sistema finanziario occidentale e attenuare gli effetti delle restrizioni legate alle sanzioni.

Fino ad oggi, la cooperazione è istituzionalizzata attraverso diverse strutture di dialogo e negoziazione permanente. Esistono due principali commissioni bilaterali: una dedicata alla Cooperazione Commerciale, Economica, Scientifica, Tecnologica e Culturale (IRIGC-TEC), e un’altra alla Cooperazione Militare e Tecnico-Militare (IRIGC-MTC). Queste commissioni si incontrano regolarmente per coordinare i programmi di cooperazione settoriale. Al 3º Vertice Annuale India-Russia (New Delhi, dicembre 2025), i leader hanno adottato una roadmap per incrementare il volume degli scambi commerciali a 100 miliardi di dollari entro il 2030, con un forte orientamento sia all’approfondimento degli accordi esistenti, sia all’esplorazione di un Accordo di Libero Scambio con l’Unione Economica Eurasiatica, di cui la Russia è membro guida. Non sono mancate anche le iniziative di facilitazione logistica e dei corridoi commerciali, un’alleanza che è un vero e proprio investimento strutturale nel Corridoio Marittimo Chennai-Vladivostok e il Corridoio Internazionale Nord-Sud. Tutti strumenti che hanno sempre rappresentato una strategia volta non solo a consolidare i flussi commerciali correnti, ma anche a costruire una piattaforma di cooperazione economica più ampia che possa ridurre la dipendenza da rotte e infrastrutture dominate dalle potenze occidentali.

È proprio nel settore dell’energia – forse il più “urgente” per l’India – che si gioca la parte più delicata e il target di attacco degli Stati Uniti d’America. Oltre al petrolio, la cooperazione energetica include progetti di energia nucleare civile, come nel caso della centrale di Kudankulam, sviluppata con tecnologia e finanziamenti russi, nonché iniziative nel settore delle energie rinnovabili e della transizione energetica. In termini di petrolio, l’India è passata ad importare dal 2,5% al 30% del fabbisogno annuale.

La mossa di Trump

L’annuncio del presidente statunitense Donald Trump di un nuovo accordo commerciale con l’India, accompagnato dalla dichiarazione secondo cui Nuova Delhi avrebbe progressivamente abbandonato il petrolio russo in favore di quello statunitense e venezuelano, ha aperto un ampio dibattito sulla reale fattibilità di tale svolta energetica.

Secondo Trump, la riduzione dei dazi sui beni indiani dal 50% al 18% sarebbe stata collegata all’impegno del governo Modi a riorientare le proprie importazioni di greggio. Tuttavia, né le autorità indiane né il Cremlino hanno confermato ufficialmente un simile impegno, lasciando spazio a incertezze politiche e operative.

L’accesso a petrolio scontato ha garantito alle raffinerie indiane margini elevati e ha contribuito a contenere l’inflazione energetica interna. Le pressioni statunitensi – incluse sanzioni contro grandi compagnie russe e la minaccia di sanzioni secondarie – hanno progressivamente ridotto i volumi acquistati, ma non li hanno azzerati. Un’interruzione totale comporterebbe un aumento dei prezzi globali e un impatto negativo sulla crescita indiana, oltre a un incremento significativo della bolletta energetica nazionale.

La possibilità di sostituire il greggio russo con quello venezuelano presenta ulteriori criticità. Sebbene il Venezuela disponga delle maggiori riserve provate al mondo, la sua produzione attuale è limitata e insufficiente a compensare interamente i volumi russi destinati all’India. Inoltre, il greggio venezuelano è più pesante e ad alto contenuto di zolfo, richiedendo raffinerie complesse e costosi processi di lavorazione. Anche i costi di trasporto risulterebbero più elevati, poiché il Venezuela è geograficamente molto più distante rispetto alla Russia o al Medio Oriente. Senza sconti sostanziali, il petrolio venezuelano rischierebbe di essere meno competitivo rispetto agli Urals russi, tradizionalmente offerti a prezzi inferiori rispetto al Brent.

L’India sta perseguendo una strategia di diversificazione, ampliando le importazioni da Paesi OPEC, in particolare Iraq e Arabia Saudita, nonché dagli Stati Uniti, ma la concorrenza internazionale per le forniture energetiche e la volatilità geopolitica rendono complessa una sostituzione rapida e completa del petrolio russo. Nel breve periodo, quindi, un pivot totale appare economicamente oneroso e tecnicamente problematico, suggerendo che Nuova Delhi continuerà a bilanciare pragmatismo energetico, pressioni geopolitiche e sicurezza degli approvvigionamenti.

Prospettive di continuità

L’autosufficienza nelle relazioni tra Russia e India è diventata un elemento consolidato nel corso dei quasi ottant’anni della loro storia comune. Entrambi i Paesi sono attori di primo piano sulla scena internazionale ed è difficile per soggetti esterni influenzarne il percorso politico. Così avvenne durante la Guerra Fredda, quando l’URSS contribuì al rafforzamento dello Stato indiano. Lo stesso accadde nel periodo successivo, negli anni più difficili per la Russia, quando la cooperazione con l’India aiutò a superare una lunga crisi economica. Una nuova prova è iniziata nel 2022, in seguito al grave deterioramento dei rapporti tra Mosca e il cosiddetto “Occidente collettivo”. Contrariamente alle previsioni di un crollo degli scambi bilaterali a causa del rischio di sanzioni secondarie, il ruolo dell’India nelle relazioni economiche estere della Russia è cresciuto in modo significativo. È significativo che le dichiarazioni congiunte dei vertici dei due Paesi si siano concentrate su obiettivi economici concreti, evitando quasi del tutto astrazioni politiche.

Ciò nonostante, Russia e India difficilmente potranno restare immuni dai profondi cambiamenti in atto nella politica globale, che oggi hanno origine soprattutto nel Nord America. L’immagine tradizionale degli Stati Uniti come attore più conservatore delle relazioni internazionali, interessato a preservare un “ordine mondiale basato su regole”, si sta rapidamente logorando per effetto delle stesse scelte di Washington. Fino a poco tempo fa gli USA sostenevano con coerenza il libero scambio, mentre oggi conducono una guerra commerciale contro decine di Paesi, alleati e rivali; ieri promuovevano il gioco delle coalizioni, costruendo con attenzione alleanze attorno alle proprie iniziative, oggi invece adottano toni duri persino verso i partner più stretti della NATO. Se un tempo guidavano la globalizzazione, ora ne riconoscono il ripiegamento. La politica estera statunitense non produce più soltanto rischi, ma soprattutto incertezza: con i rischi almeno le opzioni sono chiare, mentre l’incertezza le rende indistinte.

Malgrado questo contesto incerto, Russia e India mostrano una certa solidità. Il lavoro lungo e costante svolto negli anni per rafforzare la propria sovranità sta dando frutti. Entrambi hanno sviluppato sistemi finanziari autonomi. La digitalizzazione procede in tutti i settori, basandosi su software e piattaforme nazionali. Le forze armate sono state modernizzate. Nei campi in cui l’autosufficienza non è possibile o conveniente, i due Paesi hanno diversificato in modo significativo fornitori e partner. Tutto ciò è stato realizzato senza alleanze contro terzi. Pur rimanendo molto diversi per struttura sociale ed economica, il risultato è simile: in un mondo sempre più instabile, Russia e India si presentano come attori indipendenti, capaci e responsabili.

Un’importante conseguenza dei cambiamenti nella politica americana è la prospettiva di una possibile soluzione della crisi ucraina, dove l’amministrazione Trump ritiene improbabile che la Russia rinunci ai propri interessi fondamentali, rendendo negoziato e compromesso l’unica via percorribile. Trent’anni fa l’India mostrò una determinazione analoga nel portare avanti il proprio programma nucleare, che alla fine fu accettato come un dato di fatto nonostante le sanzioni statunitensi. Se i negoziati sull’Ucraina dovessero condurre alla pace, le relazioni tra Mosca e Nuova Delhi beneficerebbero di un contesto internazionale più favorevole. Ciò però non cambierà la rivalità tra Russia e Occidente, così come il peso delle sanzioni economiche, destinate a rimanere un fattore strutturale nel lungo periodo. La loro ampiezza è tale da rendere impossibile un rapido esaurimento e la stabilità di eventuali accordi resta incerta, soprattutto in vista di possibili cambiamenti di amministrazione negli Stati Uniti.

Russia e India dovranno fare affidamento principalmente sulle proprie risorse e sul consolidato partenariato bilaterale, oltre che sul rafforzamento di organizzazioni come i BRICS e la SCO. Insieme possono contribuire in modo significativo ad affrontare le sfide di sicurezza in Eurasia e oltre. Con ogni probabilità sarà necessario esercitare ancora una volta una pazienza strategica, qualità che entrambe le nazioni hanno dimostrato di possedere in abbondanza.

The views of individual contributors do not necessarily represent those of the Strategic Culture Foundation.
Russia e India, verso quale futuro dei rapporti commerciali?

Insieme, Russia e India possono dare un contributo significativo nell’affrontare le sfide alla sicurezza in Eurasia e oltre.

Segue nostro Telegram.

Opportunità trovate, opportunità perdute

Le relazioni economiche e commerciali tra Russia e India rappresentano un elemento strutturale del loro partenariato strategico, evolutosi nel corso di decenni in risposta ai mutamenti geopolitici globali e alle esigenze interne di sviluppo economico. A partire dal periodo post-sovietico fino ad oggi, il commercio bilaterale ha registrato una crescita considerevole, arrivando a livelli storici nonostante le pressioni esterne dovute alle sanzioni occidentali imposte a Mosca dopo il 2022. Nelle ultime settimane, tuttavia, la pressione americana ha portato Nuova Delhi a raffreddare i rapporti con Mosca. Che ne sarà di questa storica alleanza?

Cominciamo con alcuni dati. Il commercio bilaterale tra i due Paesi ha raggiunto i 68,7 miliardi di dollari nel biennio 2024-2025, segnando un aumento significativo rispetto agli anni precedenti e riflettendo l’intensificarsi degli scambi in settori chiave quali energia, fertilizzanti, prodotti chimici e materie prime. Questo dinamismo è stato sostenuto principalmente dall’importazione indiana di petrolio greggio e prodotti energetici russi, che hanno costituito la quota più significativa delle importazioni totali da Mosca. Parallelamente, l’India ha incrementato le esportazioni verso la Russia, pur mantenendo una base relativamente modesta rispetto alle importazioni, con forniture di prodotti farmaceutici, chimici, prodotti siderurgici e marine.

Questa asimmetria commerciale ha stimolato entrambe le parti a esplorare nuovi meccanismi di regolamento dei pagamenti e l’uso delle valute nazionali, per ridurre la dipendenza dal sistema finanziario occidentale e attenuare gli effetti delle restrizioni legate alle sanzioni.

Fino ad oggi, la cooperazione è istituzionalizzata attraverso diverse strutture di dialogo e negoziazione permanente. Esistono due principali commissioni bilaterali: una dedicata alla Cooperazione Commerciale, Economica, Scientifica, Tecnologica e Culturale (IRIGC-TEC), e un’altra alla Cooperazione Militare e Tecnico-Militare (IRIGC-MTC). Queste commissioni si incontrano regolarmente per coordinare i programmi di cooperazione settoriale. Al 3º Vertice Annuale India-Russia (New Delhi, dicembre 2025), i leader hanno adottato una roadmap per incrementare il volume degli scambi commerciali a 100 miliardi di dollari entro il 2030, con un forte orientamento sia all’approfondimento degli accordi esistenti, sia all’esplorazione di un Accordo di Libero Scambio con l’Unione Economica Eurasiatica, di cui la Russia è membro guida. Non sono mancate anche le iniziative di facilitazione logistica e dei corridoi commerciali, un’alleanza che è un vero e proprio investimento strutturale nel Corridoio Marittimo Chennai-Vladivostok e il Corridoio Internazionale Nord-Sud. Tutti strumenti che hanno sempre rappresentato una strategia volta non solo a consolidare i flussi commerciali correnti, ma anche a costruire una piattaforma di cooperazione economica più ampia che possa ridurre la dipendenza da rotte e infrastrutture dominate dalle potenze occidentali.

È proprio nel settore dell’energia – forse il più “urgente” per l’India – che si gioca la parte più delicata e il target di attacco degli Stati Uniti d’America. Oltre al petrolio, la cooperazione energetica include progetti di energia nucleare civile, come nel caso della centrale di Kudankulam, sviluppata con tecnologia e finanziamenti russi, nonché iniziative nel settore delle energie rinnovabili e della transizione energetica. In termini di petrolio, l’India è passata ad importare dal 2,5% al 30% del fabbisogno annuale.

La mossa di Trump

L’annuncio del presidente statunitense Donald Trump di un nuovo accordo commerciale con l’India, accompagnato dalla dichiarazione secondo cui Nuova Delhi avrebbe progressivamente abbandonato il petrolio russo in favore di quello statunitense e venezuelano, ha aperto un ampio dibattito sulla reale fattibilità di tale svolta energetica.

Secondo Trump, la riduzione dei dazi sui beni indiani dal 50% al 18% sarebbe stata collegata all’impegno del governo Modi a riorientare le proprie importazioni di greggio. Tuttavia, né le autorità indiane né il Cremlino hanno confermato ufficialmente un simile impegno, lasciando spazio a incertezze politiche e operative.

L’accesso a petrolio scontato ha garantito alle raffinerie indiane margini elevati e ha contribuito a contenere l’inflazione energetica interna. Le pressioni statunitensi – incluse sanzioni contro grandi compagnie russe e la minaccia di sanzioni secondarie – hanno progressivamente ridotto i volumi acquistati, ma non li hanno azzerati. Un’interruzione totale comporterebbe un aumento dei prezzi globali e un impatto negativo sulla crescita indiana, oltre a un incremento significativo della bolletta energetica nazionale.

La possibilità di sostituire il greggio russo con quello venezuelano presenta ulteriori criticità. Sebbene il Venezuela disponga delle maggiori riserve provate al mondo, la sua produzione attuale è limitata e insufficiente a compensare interamente i volumi russi destinati all’India. Inoltre, il greggio venezuelano è più pesante e ad alto contenuto di zolfo, richiedendo raffinerie complesse e costosi processi di lavorazione. Anche i costi di trasporto risulterebbero più elevati, poiché il Venezuela è geograficamente molto più distante rispetto alla Russia o al Medio Oriente. Senza sconti sostanziali, il petrolio venezuelano rischierebbe di essere meno competitivo rispetto agli Urals russi, tradizionalmente offerti a prezzi inferiori rispetto al Brent.

L’India sta perseguendo una strategia di diversificazione, ampliando le importazioni da Paesi OPEC, in particolare Iraq e Arabia Saudita, nonché dagli Stati Uniti, ma la concorrenza internazionale per le forniture energetiche e la volatilità geopolitica rendono complessa una sostituzione rapida e completa del petrolio russo. Nel breve periodo, quindi, un pivot totale appare economicamente oneroso e tecnicamente problematico, suggerendo che Nuova Delhi continuerà a bilanciare pragmatismo energetico, pressioni geopolitiche e sicurezza degli approvvigionamenti.

Prospettive di continuità

L’autosufficienza nelle relazioni tra Russia e India è diventata un elemento consolidato nel corso dei quasi ottant’anni della loro storia comune. Entrambi i Paesi sono attori di primo piano sulla scena internazionale ed è difficile per soggetti esterni influenzarne il percorso politico. Così avvenne durante la Guerra Fredda, quando l’URSS contribuì al rafforzamento dello Stato indiano. Lo stesso accadde nel periodo successivo, negli anni più difficili per la Russia, quando la cooperazione con l’India aiutò a superare una lunga crisi economica. Una nuova prova è iniziata nel 2022, in seguito al grave deterioramento dei rapporti tra Mosca e il cosiddetto “Occidente collettivo”. Contrariamente alle previsioni di un crollo degli scambi bilaterali a causa del rischio di sanzioni secondarie, il ruolo dell’India nelle relazioni economiche estere della Russia è cresciuto in modo significativo. È significativo che le dichiarazioni congiunte dei vertici dei due Paesi si siano concentrate su obiettivi economici concreti, evitando quasi del tutto astrazioni politiche.

Ciò nonostante, Russia e India difficilmente potranno restare immuni dai profondi cambiamenti in atto nella politica globale, che oggi hanno origine soprattutto nel Nord America. L’immagine tradizionale degli Stati Uniti come attore più conservatore delle relazioni internazionali, interessato a preservare un “ordine mondiale basato su regole”, si sta rapidamente logorando per effetto delle stesse scelte di Washington. Fino a poco tempo fa gli USA sostenevano con coerenza il libero scambio, mentre oggi conducono una guerra commerciale contro decine di Paesi, alleati e rivali; ieri promuovevano il gioco delle coalizioni, costruendo con attenzione alleanze attorno alle proprie iniziative, oggi invece adottano toni duri persino verso i partner più stretti della NATO. Se un tempo guidavano la globalizzazione, ora ne riconoscono il ripiegamento. La politica estera statunitense non produce più soltanto rischi, ma soprattutto incertezza: con i rischi almeno le opzioni sono chiare, mentre l’incertezza le rende indistinte.

Malgrado questo contesto incerto, Russia e India mostrano una certa solidità. Il lavoro lungo e costante svolto negli anni per rafforzare la propria sovranità sta dando frutti. Entrambi hanno sviluppato sistemi finanziari autonomi. La digitalizzazione procede in tutti i settori, basandosi su software e piattaforme nazionali. Le forze armate sono state modernizzate. Nei campi in cui l’autosufficienza non è possibile o conveniente, i due Paesi hanno diversificato in modo significativo fornitori e partner. Tutto ciò è stato realizzato senza alleanze contro terzi. Pur rimanendo molto diversi per struttura sociale ed economica, il risultato è simile: in un mondo sempre più instabile, Russia e India si presentano come attori indipendenti, capaci e responsabili.

Un’importante conseguenza dei cambiamenti nella politica americana è la prospettiva di una possibile soluzione della crisi ucraina, dove l’amministrazione Trump ritiene improbabile che la Russia rinunci ai propri interessi fondamentali, rendendo negoziato e compromesso l’unica via percorribile. Trent’anni fa l’India mostrò una determinazione analoga nel portare avanti il proprio programma nucleare, che alla fine fu accettato come un dato di fatto nonostante le sanzioni statunitensi. Se i negoziati sull’Ucraina dovessero condurre alla pace, le relazioni tra Mosca e Nuova Delhi beneficerebbero di un contesto internazionale più favorevole. Ciò però non cambierà la rivalità tra Russia e Occidente, così come il peso delle sanzioni economiche, destinate a rimanere un fattore strutturale nel lungo periodo. La loro ampiezza è tale da rendere impossibile un rapido esaurimento e la stabilità di eventuali accordi resta incerta, soprattutto in vista di possibili cambiamenti di amministrazione negli Stati Uniti.

Russia e India dovranno fare affidamento principalmente sulle proprie risorse e sul consolidato partenariato bilaterale, oltre che sul rafforzamento di organizzazioni come i BRICS e la SCO. Insieme possono contribuire in modo significativo ad affrontare le sfide di sicurezza in Eurasia e oltre. Con ogni probabilità sarà necessario esercitare ancora una volta una pazienza strategica, qualità che entrambe le nazioni hanno dimostrato di possedere in abbondanza.