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Lorenzo Maria Pacini
August 29, 2025
© Photo: Public domain

Non si combatte più come in passato. E, soprattutto, le conquiste e le vittorie devono adesso essere lette in maniera differente.

Segue nostro Telegram.  

La geometria non è un’opinione

Praticamente non si parla d’altro: dopo il vertice tenutosi il 15 agosto 2025 ad Anchorage, Alaska, tra Donald Trump e Vladimir Putin — il primo incontro del genere nel territorio statunitense in anni — si è apertamente discusso della possibilità di organizzare un successivo summit trilaterale con la partecipazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Trump aveva dichiarato di aver avviato i preparativi per un simile incontro, sebbene il summit in Alaska non avesse portato a un accordo formale o a una tregua, nonostante i tentativi di mostrare sviluppo positivo. Contestualmente, il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov aveva sottolineato la necessità di incontri preliminari per preparare il terreno diplomatico.

Ormai l’incontro era dato per scontato e da diverse parti del mondo stavano giungendo felicitazioni per questo storico evento. Poi, però, è successo qualcosa. Prima alcune indiscrezioni, poi la conferma ufficiale: Trump si ritira dai colloqui. Il triangolo USA-Ucraina-Russia è stato rotto.

La geometria non è un’opinione, come la matematica. Un triangolo ha bisogno di tre lati. Niente incontro trilaterale, ci saranno solo due componenti. Quindi?

Prima di ragionare sul significato di questa mossa compiuta da Trump, osserviamo la situazione europea.

Come noto, dopo il summit ad Anchorage, a Washington sono volati i leader europei, i cosiddetti “volenterosi”, vivendo uno dei momenti più bassi della storia della politica europea. È stato un momento di vera e propria ridefinizione geometrica, in cui gli equilibri di potere sono stati messi sul tavolo e riaffermati con proporzioni diverse da quelle che i leader europei avevano finora sostenuto.

No, l’Europa politica non è quella che ci raccontano i mass media europei. E no, le istituzioni europee non contano più niente. Hanno valore ed efficacia solo per i cittadini europei che ancora non hanno capito che abbiamo davanti l’occasione del secolo per liberarci di una classe politica inconsistente e corrotta, liquidando il mostro chiamato Unione Europea, vero strumento di controllo e dominio dell’asse di potere anglo-francese, sul piano politico, e di quello anglo-americano, sul piano strategico.

A Washington, infatti, sono andati i leader di quei Paesi che hanno degli interessi in gioco con l’Ucraina. Non tutti i leader della UE, solo quelli “che contano davvero” come ha scritto la stampa. Contano per cosa? Per gli investimenti bellici fatti, per le firme ai pacchetti di sanzioni contro la Russia, per la costante e morbosa retorica russofoba e per aver alimentato paura, terrore e guerra, nel mentre che migliaia di ucraini morivano, obbligati con la forza e il ricatto a combattere una guerra decisa da qualcun altro.

Infatti a Washington la figuraccia l’hanno fatta proprio quei leader, che hanno subito una umiliazione enorme, sentendosi dire che i loro piani sono destinati ad essere ridimensionati, che l’America non sosterrà più come prima la loro follia e che, in fin dei conti, ognuno dovrebbe pensare per sé.

Il colpo più grande l’hanno ricevuto la Francia, con Emmanuel Macron che è stato un grande promotore sia della corsa agli armamenti, sia dei falsi tentativi di diplomazia con Mosca. Ma anche il tedesco Friedrich Mertz, che a stento è riuscito a tenere in piedi il Paese grazie al lancio di una economia di guerra, facendo un salto indietro di cento anni nella storia. E poi ovviamente l’inglese Keir Starmer, il lucidascarpe della Corona, che rappresenta l’interesse della NATO, alleanza nord atlantica che, lo ricordiamo, politicamente è sempre stata a guida europea. A seguire tutti gli altri, compresa Ursula Von der Leyen, la medusa della Commissione Europea, che stavolta non ha potuto fare la strega sovrana che minaccia tutti di compiere le sue oscure magie, ma è dovuta restare seduta, in silenzio, a ricevere la cattiva notizia.

Cattiva, sì, anzi pessima, perché Trump ha più o meno velatamente detto all’Europa che d’ora in poi le armi se le dovrà comprare, a prezzo pieno, e che l’assistenza militare non sarà più come prima, ma anche che i dazi in fin dei conti stanno bene lì dove sono e che delle politiche europee non gli importa tanto perché deve prima pensare gli USA.

Detto in altre parole: Europa, è arrivato il tuo momento. Quello di perire.

Non guardare il dito, guarda la luna

La maggioranza degli analisti si è soffermata sul dito, invece di guardare la luna. Trump ha fatto nuovamente la solita mossa all’americana: ha detto A ma ha fatto B. C’era da aspettarselo, gli americani sono dei furbacchioni.

Trump gioca a poker. Ha fatto un bluff.

Ma che significa?

Per comprendere questa mossa, bisogna provare a collegare il summit ad Anchorage con quello di Washington. Trump ha mollato Zelensky nelle mani di Putin. O, meglio, ha attratto Zelensky in una trappola a cui non poteva dire di no, altrimenti avrebbe fatto una terribile figuraccia; poi, una volta confermato, lo ha lasciato solo davanti a Putin e davanti al mondo intero, affinché esca fuori chi è Zelensky, quali responsabilità ha in questa assurda guerra e, soprattutto, quale è la regia dietro le quinte, la regia europea, chi sono i Paesi che hanno interessi e cosa faranno adesso che le carte sono allo scoperto.

Putin, invece, da buon russo, è un abile giocatore di scacchi.

Putin andando in Alaska sapeva che questa mossa sarebbe stata utile, perché permette di fare molte altre mosse più avanti nel tempo. Ha dimostrato che la Russia non è isolata, che anzi è al centro del mondo, che è aperta, dialoga e che i risultati oggettivi che ha conquistato sono innegabili persino dallo storico grande nemico.

Davanti ad una cosa del genere, l’Europa di oggi non può fare niente.

Trump ha fatto la mossa più utile anche per Putin, il quale adesso avrà carta bianca per fare ciò che è necessario.

Non sappiamo cosa si sono detti i due Presidenti duranti il loro incontro in Alaska, ma stiamo vedendo i primi effetti concreti di un cambiamento di quella geometria che dicevano. Lo scacchiere internazionale sta entrando in una fase di guerra ibrida di quinta e sesta generazione, integralmente. Le dottrine militari classiche, le dottrine delle relazioni internazionali e della geopolitica che conosciamo da anni, si scontrano con la trasformazione in atto, che è inarrestabile e innegabile.

Non si combatte più come in passato. E, soprattutto, le conquiste e le vittorie devono adesso essere lette in maniera differente.

Questo è un piccolo assaggio di qualcosa che potrebbe avere, nei prossimi mesi, soprattutto a ottobre e novembre, una serie di importanti effetti, anche per ciò che riguarda l’Asia Occidentale (Medio Oriente) e, ovviamente, le sorti nefaste dell’Europa.

Un triangolo con soli due lati: la mossa di Trump con Zelensky a favore di Putin

Non si combatte più come in passato. E, soprattutto, le conquiste e le vittorie devono adesso essere lette in maniera differente.

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La geometria non è un’opinione

Praticamente non si parla d’altro: dopo il vertice tenutosi il 15 agosto 2025 ad Anchorage, Alaska, tra Donald Trump e Vladimir Putin — il primo incontro del genere nel territorio statunitense in anni — si è apertamente discusso della possibilità di organizzare un successivo summit trilaterale con la partecipazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Trump aveva dichiarato di aver avviato i preparativi per un simile incontro, sebbene il summit in Alaska non avesse portato a un accordo formale o a una tregua, nonostante i tentativi di mostrare sviluppo positivo. Contestualmente, il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov aveva sottolineato la necessità di incontri preliminari per preparare il terreno diplomatico.

Ormai l’incontro era dato per scontato e da diverse parti del mondo stavano giungendo felicitazioni per questo storico evento. Poi, però, è successo qualcosa. Prima alcune indiscrezioni, poi la conferma ufficiale: Trump si ritira dai colloqui. Il triangolo USA-Ucraina-Russia è stato rotto.

La geometria non è un’opinione, come la matematica. Un triangolo ha bisogno di tre lati. Niente incontro trilaterale, ci saranno solo due componenti. Quindi?

Prima di ragionare sul significato di questa mossa compiuta da Trump, osserviamo la situazione europea.

Come noto, dopo il summit ad Anchorage, a Washington sono volati i leader europei, i cosiddetti “volenterosi”, vivendo uno dei momenti più bassi della storia della politica europea. È stato un momento di vera e propria ridefinizione geometrica, in cui gli equilibri di potere sono stati messi sul tavolo e riaffermati con proporzioni diverse da quelle che i leader europei avevano finora sostenuto.

No, l’Europa politica non è quella che ci raccontano i mass media europei. E no, le istituzioni europee non contano più niente. Hanno valore ed efficacia solo per i cittadini europei che ancora non hanno capito che abbiamo davanti l’occasione del secolo per liberarci di una classe politica inconsistente e corrotta, liquidando il mostro chiamato Unione Europea, vero strumento di controllo e dominio dell’asse di potere anglo-francese, sul piano politico, e di quello anglo-americano, sul piano strategico.

A Washington, infatti, sono andati i leader di quei Paesi che hanno degli interessi in gioco con l’Ucraina. Non tutti i leader della UE, solo quelli “che contano davvero” come ha scritto la stampa. Contano per cosa? Per gli investimenti bellici fatti, per le firme ai pacchetti di sanzioni contro la Russia, per la costante e morbosa retorica russofoba e per aver alimentato paura, terrore e guerra, nel mentre che migliaia di ucraini morivano, obbligati con la forza e il ricatto a combattere una guerra decisa da qualcun altro.

Infatti a Washington la figuraccia l’hanno fatta proprio quei leader, che hanno subito una umiliazione enorme, sentendosi dire che i loro piani sono destinati ad essere ridimensionati, che l’America non sosterrà più come prima la loro follia e che, in fin dei conti, ognuno dovrebbe pensare per sé.

Il colpo più grande l’hanno ricevuto la Francia, con Emmanuel Macron che è stato un grande promotore sia della corsa agli armamenti, sia dei falsi tentativi di diplomazia con Mosca. Ma anche il tedesco Friedrich Mertz, che a stento è riuscito a tenere in piedi il Paese grazie al lancio di una economia di guerra, facendo un salto indietro di cento anni nella storia. E poi ovviamente l’inglese Keir Starmer, il lucidascarpe della Corona, che rappresenta l’interesse della NATO, alleanza nord atlantica che, lo ricordiamo, politicamente è sempre stata a guida europea. A seguire tutti gli altri, compresa Ursula Von der Leyen, la medusa della Commissione Europea, che stavolta non ha potuto fare la strega sovrana che minaccia tutti di compiere le sue oscure magie, ma è dovuta restare seduta, in silenzio, a ricevere la cattiva notizia.

Cattiva, sì, anzi pessima, perché Trump ha più o meno velatamente detto all’Europa che d’ora in poi le armi se le dovrà comprare, a prezzo pieno, e che l’assistenza militare non sarà più come prima, ma anche che i dazi in fin dei conti stanno bene lì dove sono e che delle politiche europee non gli importa tanto perché deve prima pensare gli USA.

Detto in altre parole: Europa, è arrivato il tuo momento. Quello di perire.

Non guardare il dito, guarda la luna

La maggioranza degli analisti si è soffermata sul dito, invece di guardare la luna. Trump ha fatto nuovamente la solita mossa all’americana: ha detto A ma ha fatto B. C’era da aspettarselo, gli americani sono dei furbacchioni.

Trump gioca a poker. Ha fatto un bluff.

Ma che significa?

Per comprendere questa mossa, bisogna provare a collegare il summit ad Anchorage con quello di Washington. Trump ha mollato Zelensky nelle mani di Putin. O, meglio, ha attratto Zelensky in una trappola a cui non poteva dire di no, altrimenti avrebbe fatto una terribile figuraccia; poi, una volta confermato, lo ha lasciato solo davanti a Putin e davanti al mondo intero, affinché esca fuori chi è Zelensky, quali responsabilità ha in questa assurda guerra e, soprattutto, quale è la regia dietro le quinte, la regia europea, chi sono i Paesi che hanno interessi e cosa faranno adesso che le carte sono allo scoperto.

Putin, invece, da buon russo, è un abile giocatore di scacchi.

Putin andando in Alaska sapeva che questa mossa sarebbe stata utile, perché permette di fare molte altre mosse più avanti nel tempo. Ha dimostrato che la Russia non è isolata, che anzi è al centro del mondo, che è aperta, dialoga e che i risultati oggettivi che ha conquistato sono innegabili persino dallo storico grande nemico.

Davanti ad una cosa del genere, l’Europa di oggi non può fare niente.

Trump ha fatto la mossa più utile anche per Putin, il quale adesso avrà carta bianca per fare ciò che è necessario.

Non sappiamo cosa si sono detti i due Presidenti duranti il loro incontro in Alaska, ma stiamo vedendo i primi effetti concreti di un cambiamento di quella geometria che dicevano. Lo scacchiere internazionale sta entrando in una fase di guerra ibrida di quinta e sesta generazione, integralmente. Le dottrine militari classiche, le dottrine delle relazioni internazionali e della geopolitica che conosciamo da anni, si scontrano con la trasformazione in atto, che è inarrestabile e innegabile.

Non si combatte più come in passato. E, soprattutto, le conquiste e le vittorie devono adesso essere lette in maniera differente.

Questo è un piccolo assaggio di qualcosa che potrebbe avere, nei prossimi mesi, soprattutto a ottobre e novembre, una serie di importanti effetti, anche per ciò che riguarda l’Asia Occidentale (Medio Oriente) e, ovviamente, le sorti nefaste dell’Europa.

Non si combatte più come in passato. E, soprattutto, le conquiste e le vittorie devono adesso essere lette in maniera differente.

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La geometria non è un’opinione

Praticamente non si parla d’altro: dopo il vertice tenutosi il 15 agosto 2025 ad Anchorage, Alaska, tra Donald Trump e Vladimir Putin — il primo incontro del genere nel territorio statunitense in anni — si è apertamente discusso della possibilità di organizzare un successivo summit trilaterale con la partecipazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Trump aveva dichiarato di aver avviato i preparativi per un simile incontro, sebbene il summit in Alaska non avesse portato a un accordo formale o a una tregua, nonostante i tentativi di mostrare sviluppo positivo. Contestualmente, il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov aveva sottolineato la necessità di incontri preliminari per preparare il terreno diplomatico.

Ormai l’incontro era dato per scontato e da diverse parti del mondo stavano giungendo felicitazioni per questo storico evento. Poi, però, è successo qualcosa. Prima alcune indiscrezioni, poi la conferma ufficiale: Trump si ritira dai colloqui. Il triangolo USA-Ucraina-Russia è stato rotto.

La geometria non è un’opinione, come la matematica. Un triangolo ha bisogno di tre lati. Niente incontro trilaterale, ci saranno solo due componenti. Quindi?

Prima di ragionare sul significato di questa mossa compiuta da Trump, osserviamo la situazione europea.

Come noto, dopo il summit ad Anchorage, a Washington sono volati i leader europei, i cosiddetti “volenterosi”, vivendo uno dei momenti più bassi della storia della politica europea. È stato un momento di vera e propria ridefinizione geometrica, in cui gli equilibri di potere sono stati messi sul tavolo e riaffermati con proporzioni diverse da quelle che i leader europei avevano finora sostenuto.

No, l’Europa politica non è quella che ci raccontano i mass media europei. E no, le istituzioni europee non contano più niente. Hanno valore ed efficacia solo per i cittadini europei che ancora non hanno capito che abbiamo davanti l’occasione del secolo per liberarci di una classe politica inconsistente e corrotta, liquidando il mostro chiamato Unione Europea, vero strumento di controllo e dominio dell’asse di potere anglo-francese, sul piano politico, e di quello anglo-americano, sul piano strategico.

A Washington, infatti, sono andati i leader di quei Paesi che hanno degli interessi in gioco con l’Ucraina. Non tutti i leader della UE, solo quelli “che contano davvero” come ha scritto la stampa. Contano per cosa? Per gli investimenti bellici fatti, per le firme ai pacchetti di sanzioni contro la Russia, per la costante e morbosa retorica russofoba e per aver alimentato paura, terrore e guerra, nel mentre che migliaia di ucraini morivano, obbligati con la forza e il ricatto a combattere una guerra decisa da qualcun altro.

Infatti a Washington la figuraccia l’hanno fatta proprio quei leader, che hanno subito una umiliazione enorme, sentendosi dire che i loro piani sono destinati ad essere ridimensionati, che l’America non sosterrà più come prima la loro follia e che, in fin dei conti, ognuno dovrebbe pensare per sé.

Il colpo più grande l’hanno ricevuto la Francia, con Emmanuel Macron che è stato un grande promotore sia della corsa agli armamenti, sia dei falsi tentativi di diplomazia con Mosca. Ma anche il tedesco Friedrich Mertz, che a stento è riuscito a tenere in piedi il Paese grazie al lancio di una economia di guerra, facendo un salto indietro di cento anni nella storia. E poi ovviamente l’inglese Keir Starmer, il lucidascarpe della Corona, che rappresenta l’interesse della NATO, alleanza nord atlantica che, lo ricordiamo, politicamente è sempre stata a guida europea. A seguire tutti gli altri, compresa Ursula Von der Leyen, la medusa della Commissione Europea, che stavolta non ha potuto fare la strega sovrana che minaccia tutti di compiere le sue oscure magie, ma è dovuta restare seduta, in silenzio, a ricevere la cattiva notizia.

Cattiva, sì, anzi pessima, perché Trump ha più o meno velatamente detto all’Europa che d’ora in poi le armi se le dovrà comprare, a prezzo pieno, e che l’assistenza militare non sarà più come prima, ma anche che i dazi in fin dei conti stanno bene lì dove sono e che delle politiche europee non gli importa tanto perché deve prima pensare gli USA.

Detto in altre parole: Europa, è arrivato il tuo momento. Quello di perire.

Non guardare il dito, guarda la luna

La maggioranza degli analisti si è soffermata sul dito, invece di guardare la luna. Trump ha fatto nuovamente la solita mossa all’americana: ha detto A ma ha fatto B. C’era da aspettarselo, gli americani sono dei furbacchioni.

Trump gioca a poker. Ha fatto un bluff.

Ma che significa?

Per comprendere questa mossa, bisogna provare a collegare il summit ad Anchorage con quello di Washington. Trump ha mollato Zelensky nelle mani di Putin. O, meglio, ha attratto Zelensky in una trappola a cui non poteva dire di no, altrimenti avrebbe fatto una terribile figuraccia; poi, una volta confermato, lo ha lasciato solo davanti a Putin e davanti al mondo intero, affinché esca fuori chi è Zelensky, quali responsabilità ha in questa assurda guerra e, soprattutto, quale è la regia dietro le quinte, la regia europea, chi sono i Paesi che hanno interessi e cosa faranno adesso che le carte sono allo scoperto.

Putin, invece, da buon russo, è un abile giocatore di scacchi.

Putin andando in Alaska sapeva che questa mossa sarebbe stata utile, perché permette di fare molte altre mosse più avanti nel tempo. Ha dimostrato che la Russia non è isolata, che anzi è al centro del mondo, che è aperta, dialoga e che i risultati oggettivi che ha conquistato sono innegabili persino dallo storico grande nemico.

Davanti ad una cosa del genere, l’Europa di oggi non può fare niente.

Trump ha fatto la mossa più utile anche per Putin, il quale adesso avrà carta bianca per fare ciò che è necessario.

Non sappiamo cosa si sono detti i due Presidenti duranti il loro incontro in Alaska, ma stiamo vedendo i primi effetti concreti di un cambiamento di quella geometria che dicevano. Lo scacchiere internazionale sta entrando in una fase di guerra ibrida di quinta e sesta generazione, integralmente. Le dottrine militari classiche, le dottrine delle relazioni internazionali e della geopolitica che conosciamo da anni, si scontrano con la trasformazione in atto, che è inarrestabile e innegabile.

Non si combatte più come in passato. E, soprattutto, le conquiste e le vittorie devono adesso essere lette in maniera differente.

Questo è un piccolo assaggio di qualcosa che potrebbe avere, nei prossimi mesi, soprattutto a ottobre e novembre, una serie di importanti effetti, anche per ciò che riguarda l’Asia Occidentale (Medio Oriente) e, ovviamente, le sorti nefaste dell’Europa.

The views of individual contributors do not necessarily represent those of the Strategic Culture Foundation.

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August 1, 2025

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