Italiano
Lorenzo Maria Pacini
April 5, 2026
© Photo: Public domain

In che modo la crisi energetica, che sta gradualmente emergendo a causa dell’aggressione degli Stati Uniti e di Israele nei confronti dell’Iran, si ripercuoterà sull’Italia?

Segue nostro Telegram.

Italiani, popolo di brava gente. Così si diceva un tempo. Oggi, invece, quello che più di tutto fa impressione in chi ci raggiunge dall’estero, è la profonda ignoranza riguardo il resto del mondo.

Lungi dal fare un discorso qualunquista ed anti-italiano, bisogna però essere onesti. Agli italiani interessa solo quello che succede a cassa propria, forse qualcosa in più riguardo l’Europa. Poi fine. Gli eventi globali sembrano non scalfire le coscienze del Belpaese, che è tanto bello quanto fragile, colonizzato, energeticamente dipendente, commercialmente squilibrato, economicamente in trent’anni di recessione. All’italiano medio non importa se il carburante domani costerà il doppio o il triplo del giorno prima, basta che panem et circensem funzioni sempre, e quindi aperitivo e Champions League bastano per colmare il vuoto.

Così, nel mentre che il mondo va a rotoli, potremo dire di essere affondati nell’abisso con stile. Anche perché gli italiani non sono un popolo di rivoluzionari, non lo sono mai stato e probabilmente non lo saranno mai. Nessuno si indigna più, la rabbia viene spalmata sui social, mentre i politici fanno i loro interessi sulla pelle di quella brava gente di cui sopra.

Notizia dell’ultimo mese: Hormuz è bloccato. Lo sapevate? Il guaio è che la maggioranza degli italiani nemmeno sapeva dove fosse lo stretto di Hormuz fino a quando non lo hanno sentito dire in tivvù o visto su qualche video TikTok. Ora, però, che succede?

Secondo JPMorgan, altro nome che più o meno tutti hanno sentito almeno una volta negli ultimi anni, il sistema globale sta passando da una crisi dei flussi a un rapido esaurimento delle riserve. Scorte e raffinazione stano andando a farsi benedire. E no, non si tratta del carburante che serve per il tagliaerba della domenica mattina, e nemmeno di quello per andare a giocare a calcetto il venerdì sera con gli amici. Stiamo parlando di un blocco su scala globale.

L’impatto si sta propagando verso ovest con una precisione quasi matematica, legata ai tempi di navigazione: l’Asia avverte già la pressione, l’Europa la sentirà pienamente verso metà aprile. Gli Stati Uniti, grazie alla produzione interna, sono meno esposti nell’immediato, anche se la California resta un punto debole. L’Iran ha trasformato Hormuz in uno strumento politico. Il Parlamento ha formalizzato un sistema di pedaggi, rivendicando la propria sovranità. Possono transitare solo le navi di Paesi non ostili, come Cina e India. I pasdaran gestiscono il passaggio in modo selettivo e richiedono pagamenti in yuan, non in dollari.

Sul piano giuridico, la posizione iraniana introduce un cambio di paradigma. Una Nota Informativa del 30 marzo 2026 definisce chiaramente la dottrina con cui Teheran giustifica il controllo dello stretto. Non è solo retorica, ma un vero posizionamento nel diritto internazionale che, se consolidato, potrebbe ridisegnare il commercio energetico globale. Il documento parte dall’assunto che l’attacco del 28 febbraio 2026 da parte di Stati Uniti e Israele sia illegale e contrario ai principi fondamentali del diritto internazionale. Di conseguenza, le misure adottate da Teheran vengono presentate come esercizio del diritto all’autodifesa previsto dall’articolo 51 della Carta ONU.

Il punto centrale è che la guerra ha reso insicuro il passaggio nel mare territoriale iraniano, creando una situazione di emergenza eccezionale. In questo contesto, secondo Teheran, il principio del “passaggio inoffensivo” viene di fatto sospeso, giacché l’Iran sostiene inoltre che siano stati proprio gli aggressori a violare il diritto del mare. Da qui derivano le regole operative: le navi legate ai Paesi aggressori o ai loro alleati non possono transitare. Gli Stati terzi possono farlo solo se non compromettono la sicurezza iraniana o la stabilità del Golfo. Teheran si riserva inoltre il diritto di bloccare qualsiasi nave ritenuta potenzialmente pericolosa. In sostanza, l’Iran non ha chiuso completamente Hormuz, ma ha imposto un sistema di controllo sovrano del transito, decidendo caso per caso chi può passare. Navi di Paesi come Cina, Russia, India o Pakistan vengono autorizzate, mentre quelle occidentali no.

È più chiaro il disegnino adesso?

Aspettate, non è finita. Gli Houthi hanno annunciato che sono pronti a chiudere anche il passaggio di Bab el-Mandeb, che è giustappunto indispensabile per il traffico energetico Asia-Europa, laddove oltre Oltre metà del petrolio che attraversa Bab el-Mandeb è diretto in Europa. Inoltre, la missione europea Aspides, guidata dall’Italia, opera proprio nel Mar Rosso. Una ripresa degli attacchi degli Houthi potrebbe costringere l’Unione Europea a un coinvolgimento diretto nel conflitto.

Ciò detto, l’italiano medio, se la coscienza funzionasse più del dito sul telefonino, dovrebbe alzarsi dalla propria comoda poltrona, andare a Roma, assalire il Parlamento, mettere a ferro e fuoco il Governo, costringere con l’esercizio della democrazia reale i politici a salvare il fondoschiena al Paese, che già non gode di ottima salute.

Il guaio è che, più probabilmente, l’italiano medio leggerà la notizia, si preoccuperà per qualche istante, ma subito dopo ci sarà un video divertente di gattini o di qualche VIP che viene paparazzato, e quindi la dopamina vincerà sul cortisolo, riportando l’ordine costituito al suo massimo splendore di degrado. D’altronde è Pasqua, c’è la grigliata da preparare e poco importa se quest’anno costa il doppio, si stava meglio quando si stava peggio è già stato detto, e il prete a messa ha invogliato tutti ad essere più buoni e lasciarsi salvare da qualche salvatore.

Buona Pasqua a tutti, la Resurrezione italica è lontana (?).

Per Pasqua Hormuz è bloccato, ma tanto gli italiani non sanno nemmeno cosa sia

In che modo la crisi energetica, che sta gradualmente emergendo a causa dell’aggressione degli Stati Uniti e di Israele nei confronti dell’Iran, si ripercuoterà sull’Italia?

Segue nostro Telegram.

Italiani, popolo di brava gente. Così si diceva un tempo. Oggi, invece, quello che più di tutto fa impressione in chi ci raggiunge dall’estero, è la profonda ignoranza riguardo il resto del mondo.

Lungi dal fare un discorso qualunquista ed anti-italiano, bisogna però essere onesti. Agli italiani interessa solo quello che succede a cassa propria, forse qualcosa in più riguardo l’Europa. Poi fine. Gli eventi globali sembrano non scalfire le coscienze del Belpaese, che è tanto bello quanto fragile, colonizzato, energeticamente dipendente, commercialmente squilibrato, economicamente in trent’anni di recessione. All’italiano medio non importa se il carburante domani costerà il doppio o il triplo del giorno prima, basta che panem et circensem funzioni sempre, e quindi aperitivo e Champions League bastano per colmare il vuoto.

Così, nel mentre che il mondo va a rotoli, potremo dire di essere affondati nell’abisso con stile. Anche perché gli italiani non sono un popolo di rivoluzionari, non lo sono mai stato e probabilmente non lo saranno mai. Nessuno si indigna più, la rabbia viene spalmata sui social, mentre i politici fanno i loro interessi sulla pelle di quella brava gente di cui sopra.

Notizia dell’ultimo mese: Hormuz è bloccato. Lo sapevate? Il guaio è che la maggioranza degli italiani nemmeno sapeva dove fosse lo stretto di Hormuz fino a quando non lo hanno sentito dire in tivvù o visto su qualche video TikTok. Ora, però, che succede?

Secondo JPMorgan, altro nome che più o meno tutti hanno sentito almeno una volta negli ultimi anni, il sistema globale sta passando da una crisi dei flussi a un rapido esaurimento delle riserve. Scorte e raffinazione stano andando a farsi benedire. E no, non si tratta del carburante che serve per il tagliaerba della domenica mattina, e nemmeno di quello per andare a giocare a calcetto il venerdì sera con gli amici. Stiamo parlando di un blocco su scala globale.

L’impatto si sta propagando verso ovest con una precisione quasi matematica, legata ai tempi di navigazione: l’Asia avverte già la pressione, l’Europa la sentirà pienamente verso metà aprile. Gli Stati Uniti, grazie alla produzione interna, sono meno esposti nell’immediato, anche se la California resta un punto debole. L’Iran ha trasformato Hormuz in uno strumento politico. Il Parlamento ha formalizzato un sistema di pedaggi, rivendicando la propria sovranità. Possono transitare solo le navi di Paesi non ostili, come Cina e India. I pasdaran gestiscono il passaggio in modo selettivo e richiedono pagamenti in yuan, non in dollari.

Sul piano giuridico, la posizione iraniana introduce un cambio di paradigma. Una Nota Informativa del 30 marzo 2026 definisce chiaramente la dottrina con cui Teheran giustifica il controllo dello stretto. Non è solo retorica, ma un vero posizionamento nel diritto internazionale che, se consolidato, potrebbe ridisegnare il commercio energetico globale. Il documento parte dall’assunto che l’attacco del 28 febbraio 2026 da parte di Stati Uniti e Israele sia illegale e contrario ai principi fondamentali del diritto internazionale. Di conseguenza, le misure adottate da Teheran vengono presentate come esercizio del diritto all’autodifesa previsto dall’articolo 51 della Carta ONU.

Il punto centrale è che la guerra ha reso insicuro il passaggio nel mare territoriale iraniano, creando una situazione di emergenza eccezionale. In questo contesto, secondo Teheran, il principio del “passaggio inoffensivo” viene di fatto sospeso, giacché l’Iran sostiene inoltre che siano stati proprio gli aggressori a violare il diritto del mare. Da qui derivano le regole operative: le navi legate ai Paesi aggressori o ai loro alleati non possono transitare. Gli Stati terzi possono farlo solo se non compromettono la sicurezza iraniana o la stabilità del Golfo. Teheran si riserva inoltre il diritto di bloccare qualsiasi nave ritenuta potenzialmente pericolosa. In sostanza, l’Iran non ha chiuso completamente Hormuz, ma ha imposto un sistema di controllo sovrano del transito, decidendo caso per caso chi può passare. Navi di Paesi come Cina, Russia, India o Pakistan vengono autorizzate, mentre quelle occidentali no.

È più chiaro il disegnino adesso?

Aspettate, non è finita. Gli Houthi hanno annunciato che sono pronti a chiudere anche il passaggio di Bab el-Mandeb, che è giustappunto indispensabile per il traffico energetico Asia-Europa, laddove oltre Oltre metà del petrolio che attraversa Bab el-Mandeb è diretto in Europa. Inoltre, la missione europea Aspides, guidata dall’Italia, opera proprio nel Mar Rosso. Una ripresa degli attacchi degli Houthi potrebbe costringere l’Unione Europea a un coinvolgimento diretto nel conflitto.

Ciò detto, l’italiano medio, se la coscienza funzionasse più del dito sul telefonino, dovrebbe alzarsi dalla propria comoda poltrona, andare a Roma, assalire il Parlamento, mettere a ferro e fuoco il Governo, costringere con l’esercizio della democrazia reale i politici a salvare il fondoschiena al Paese, che già non gode di ottima salute.

Il guaio è che, più probabilmente, l’italiano medio leggerà la notizia, si preoccuperà per qualche istante, ma subito dopo ci sarà un video divertente di gattini o di qualche VIP che viene paparazzato, e quindi la dopamina vincerà sul cortisolo, riportando l’ordine costituito al suo massimo splendore di degrado. D’altronde è Pasqua, c’è la grigliata da preparare e poco importa se quest’anno costa il doppio, si stava meglio quando si stava peggio è già stato detto, e il prete a messa ha invogliato tutti ad essere più buoni e lasciarsi salvare da qualche salvatore.

Buona Pasqua a tutti, la Resurrezione italica è lontana (?).

In che modo la crisi energetica, che sta gradualmente emergendo a causa dell’aggressione degli Stati Uniti e di Israele nei confronti dell’Iran, si ripercuoterà sull’Italia?

Segue nostro Telegram.

Italiani, popolo di brava gente. Così si diceva un tempo. Oggi, invece, quello che più di tutto fa impressione in chi ci raggiunge dall’estero, è la profonda ignoranza riguardo il resto del mondo.

Lungi dal fare un discorso qualunquista ed anti-italiano, bisogna però essere onesti. Agli italiani interessa solo quello che succede a cassa propria, forse qualcosa in più riguardo l’Europa. Poi fine. Gli eventi globali sembrano non scalfire le coscienze del Belpaese, che è tanto bello quanto fragile, colonizzato, energeticamente dipendente, commercialmente squilibrato, economicamente in trent’anni di recessione. All’italiano medio non importa se il carburante domani costerà il doppio o il triplo del giorno prima, basta che panem et circensem funzioni sempre, e quindi aperitivo e Champions League bastano per colmare il vuoto.

Così, nel mentre che il mondo va a rotoli, potremo dire di essere affondati nell’abisso con stile. Anche perché gli italiani non sono un popolo di rivoluzionari, non lo sono mai stato e probabilmente non lo saranno mai. Nessuno si indigna più, la rabbia viene spalmata sui social, mentre i politici fanno i loro interessi sulla pelle di quella brava gente di cui sopra.

Notizia dell’ultimo mese: Hormuz è bloccato. Lo sapevate? Il guaio è che la maggioranza degli italiani nemmeno sapeva dove fosse lo stretto di Hormuz fino a quando non lo hanno sentito dire in tivvù o visto su qualche video TikTok. Ora, però, che succede?

Secondo JPMorgan, altro nome che più o meno tutti hanno sentito almeno una volta negli ultimi anni, il sistema globale sta passando da una crisi dei flussi a un rapido esaurimento delle riserve. Scorte e raffinazione stano andando a farsi benedire. E no, non si tratta del carburante che serve per il tagliaerba della domenica mattina, e nemmeno di quello per andare a giocare a calcetto il venerdì sera con gli amici. Stiamo parlando di un blocco su scala globale.

L’impatto si sta propagando verso ovest con una precisione quasi matematica, legata ai tempi di navigazione: l’Asia avverte già la pressione, l’Europa la sentirà pienamente verso metà aprile. Gli Stati Uniti, grazie alla produzione interna, sono meno esposti nell’immediato, anche se la California resta un punto debole. L’Iran ha trasformato Hormuz in uno strumento politico. Il Parlamento ha formalizzato un sistema di pedaggi, rivendicando la propria sovranità. Possono transitare solo le navi di Paesi non ostili, come Cina e India. I pasdaran gestiscono il passaggio in modo selettivo e richiedono pagamenti in yuan, non in dollari.

Sul piano giuridico, la posizione iraniana introduce un cambio di paradigma. Una Nota Informativa del 30 marzo 2026 definisce chiaramente la dottrina con cui Teheran giustifica il controllo dello stretto. Non è solo retorica, ma un vero posizionamento nel diritto internazionale che, se consolidato, potrebbe ridisegnare il commercio energetico globale. Il documento parte dall’assunto che l’attacco del 28 febbraio 2026 da parte di Stati Uniti e Israele sia illegale e contrario ai principi fondamentali del diritto internazionale. Di conseguenza, le misure adottate da Teheran vengono presentate come esercizio del diritto all’autodifesa previsto dall’articolo 51 della Carta ONU.

Il punto centrale è che la guerra ha reso insicuro il passaggio nel mare territoriale iraniano, creando una situazione di emergenza eccezionale. In questo contesto, secondo Teheran, il principio del “passaggio inoffensivo” viene di fatto sospeso, giacché l’Iran sostiene inoltre che siano stati proprio gli aggressori a violare il diritto del mare. Da qui derivano le regole operative: le navi legate ai Paesi aggressori o ai loro alleati non possono transitare. Gli Stati terzi possono farlo solo se non compromettono la sicurezza iraniana o la stabilità del Golfo. Teheran si riserva inoltre il diritto di bloccare qualsiasi nave ritenuta potenzialmente pericolosa. In sostanza, l’Iran non ha chiuso completamente Hormuz, ma ha imposto un sistema di controllo sovrano del transito, decidendo caso per caso chi può passare. Navi di Paesi come Cina, Russia, India o Pakistan vengono autorizzate, mentre quelle occidentali no.

È più chiaro il disegnino adesso?

Aspettate, non è finita. Gli Houthi hanno annunciato che sono pronti a chiudere anche il passaggio di Bab el-Mandeb, che è giustappunto indispensabile per il traffico energetico Asia-Europa, laddove oltre Oltre metà del petrolio che attraversa Bab el-Mandeb è diretto in Europa. Inoltre, la missione europea Aspides, guidata dall’Italia, opera proprio nel Mar Rosso. Una ripresa degli attacchi degli Houthi potrebbe costringere l’Unione Europea a un coinvolgimento diretto nel conflitto.

Ciò detto, l’italiano medio, se la coscienza funzionasse più del dito sul telefonino, dovrebbe alzarsi dalla propria comoda poltrona, andare a Roma, assalire il Parlamento, mettere a ferro e fuoco il Governo, costringere con l’esercizio della democrazia reale i politici a salvare il fondoschiena al Paese, che già non gode di ottima salute.

Il guaio è che, più probabilmente, l’italiano medio leggerà la notizia, si preoccuperà per qualche istante, ma subito dopo ci sarà un video divertente di gattini o di qualche VIP che viene paparazzato, e quindi la dopamina vincerà sul cortisolo, riportando l’ordine costituito al suo massimo splendore di degrado. D’altronde è Pasqua, c’è la grigliata da preparare e poco importa se quest’anno costa il doppio, si stava meglio quando si stava peggio è già stato detto, e il prete a messa ha invogliato tutti ad essere più buoni e lasciarsi salvare da qualche salvatore.

Buona Pasqua a tutti, la Resurrezione italica è lontana (?).

The views of individual contributors do not necessarily represent those of the Strategic Culture Foundation.

See also

March 24, 2026
March 12, 2026

See also

March 24, 2026
March 12, 2026
The views of individual contributors do not necessarily represent those of the Strategic Culture Foundation.