Italiano
Davide Rossi
March 29, 2026
© Photo: Public domain

La farsa italiana della destra e della sinistra politiche è uscita vittoriosa dalla consultazione referendaria di fine marzo, ben più del modesto esito elettorale che ha visto comunque ventisette milioni di italiani, pari a ben il 59% degli aventi diritto al voto, recarsi alle urne ed esprimersi al 53,7% contrariamente alla proposta governativa.

Segue nostro Telegram.

Per più di due mesi destra e sinistra hanno potuto fingere di essere totalmente diverse, arzigogolando roboanti proclami rispetto a una riforma molto marginale del sistema giudiziario, non si sa poi quanto compresa dai cittadini. Accapigliarsi sui cavilli è il gioco studiato per eludere qualsiasi problema reale, come ad esempio quello della lentezza e della farraginosità del sistema giudiziario italiano, accompagnato dalla proliferazione di professionisti del diritto, qualche problema in Italia pur ci sarà se il numero di avvocati in attività è la metà del totale di quelli dell’intera Unione Europea, ovvero ventisei nazioni tutte insieme hanno lo stesso numero di avvocati  di quelli presenti in una sola: l’Italia, così come è inammissibile che decine, anzi centinaia e centinaia, di processi languano per un tempo biblico in ragione della mancanza di organico dei Palazzi di Giustizia, a partire dai cancellieri, fino agli amministrativi.

Il teatrino politico – mediatico è funzionale per promuovere nella sostanza le politiche volute e pretese dalla NATO e dall’Unione Europea. La tecnica è collaudata, bisogna animosamente litigare sulle inezie rendendole gigantesche, in modo che i cittadini si dimentichino la sostanziale convergenza su temi di assoluto rilievo, come la sudditanza alle politiche dettate da Washington e da Bruxelles rispetto ai tagli alla spesa sociale, al riarmo per guerre infinite nell’interesse delle multinazionali speculative, all’imposizione coatta di scelte strategiche come quelle energetiche, costretti ad adeguarci ai dettami bruxellesi, pena pesanti ritorsioni praticate con un ferreo sistema sanzionatorio.

Tutti uniti nel salvare la declinante egemonia statunitense e la sua miserevole moneta, il dollaro, che si regge solo con i cannoni dell’alleanza atlantica.

Non sarà un caso se nella bocciatura del referendum più del Partito Democratico, allineato sostanzialmente sempre alle direttive dell’Unione Europea e della NATO, abbia pesato il ruolo del Movimento 5 Stelle, che sotto la guida di Giuseppe Conte ha dato voce, più che ai temi giuridici specifici in discussione, ancorché agitati come una gravissima proposta anticostituzionale, alla rabbia della maggioranza dei cittadini dell’Italia meridionale, i quali chiedono lavoro e diritti sociali e non guerre e vincoli bruxellesi.

Viviamo più in generale in un tragico tempo di guerra che dall’Ucraina al Golfo Persico rischia di deflagrare in un conflitto di più larga e devastante portata e la ricaduta economica di questi confronti armati sta peggiorando in modo evidente e profondo la vita delle donne e degli uomini di tutto il vecchio continente e di tutto il mondo, in Africa la mancanza di benzina e di gasolio si stra ripercuotendo in modo devastante nella quotidianità, in Vietnam l’assenza di cherosene ha portato e porta molti voli della Vietnam Airlines a essere cancellati, in Indonesia il presidente Prabowo Subianto si è visto costretto a varare una serie plurima di iniziative volte a contenere i consumi e a promuovere l’austerità.

In Italia, come nel resto d’Europa, non solo aumentano i prezzi della benzina e degli alimentari, ma le politiche di guerra stanno distruggendo ogni serio accantonamento economico per le spese sociali, dalla sanità all’istruzione.

La guerra e la crisi economica, che vedono sostanzialmente le destre e le sinistre italiane concordi nell’accettare le direttive della NATO per tutte le guerre e dell’Unione Europea per imporre ai cittadini le ripercussioni devastanti dell’austerità, scompaiono di fronte al chiacchiericcio sulle minuzie, dopo la giustizia era già pronto il tema per i prossimi dodici mesi che separano gli italiani dalle elezioni parlamentari, ovvero il premierato.

La sconfitta della proposta governativa di revisione del sistema giudiziario ci risparmia un altro anno, quello che ci separa appunto dalle elezioni, con la perpetuazione del circo mediatico destra – sinistra, che probabilmente questa volta si sarebbe indirizzato verso questo nuovo tema, altro argomento su cui i due schieramenti sostanzialmente concordano, per altro dopo aver svuotato in totale armonia e sintonia il parlamento del suo compito legislativo ed avocando al governo il potere legislativo in violazione delle Costituzione e con una perenne amministrazione straordinaria fatta attraverso la decretazione d’urgenza, relegando agli eletti dal popolo il semplice compito della ratifica degli atti decisi e disposti in esclusiva dal potere esecutivo.

Oggi lo Statuto dei Lavoratori, il Divorzio, il nuovo Diritto di Famiglia non sarebbero mai potuti essere discussi e approvati dal parlamento, come accaduto tra gli anni ‘60 e ‘70 del passato secolo, non permettendo di fatto, quale che sia il governo, una libera azione legislativa dei deputati e dei senatori, per altro inscritta come detto nella Costituzione che tutte le forze politiche, con una ritualità pari soltanto al loro meschino dispregio per la stessa, fingono di onorare e rispettare.

In sostanza il potere esecutivo e quello legislativo, costituzionalmente separati, in Italia sono da almeno un ventennio unificati sotto le maglie del governo in carica, quale esso sia.

Per molti aspetti il declino dell’Europa e in essa dell’Italia è ampiamente illustrato da tutto questo agitarsi non per fatti e problemi rilevanti, ma per proposte marginali e poco significative, come il quesito referendario sulla separazione delle carriere dei magistrati del 22 e 23 marzo 2026. Direbbe William Shakespeare: molto rumore per nulla.

Il problema è che gli europei, in questo caso gli italiani, ogni giorno sono attanagliati da mille problemi che non trovano risposta e dovranno anche domani aspettare mesi e mesi per un esame medico e constatare quanto la quotidiana spesa al supermercato sia diventato sempre più difficile, visto il forsennato aumento dei prezzi.

Altro punto abbastanza singolare, se non divertente, è che l’esito eventualmente positivo del referendum avrebbe giovato più al Partito Democratico, che lo ha osteggiato, che non al governo, che l’ha proposto.

Infatti le interconnessioni tra politica e magistratura sono molto più radicate nello schieramento  e tra i dirigenti del Partito Democratico, piuttosto che tra le forze politiche di destra.

La vittoria referendaria del “sì” avrebbe di fatto sostanzialmente prodotto un effetto “Cile 1970”, in quel caso, poco prima delle elezioni presidenziali che avrebbero visto l’inaspettata vittoria di Salvador Allende per il fronte marxista unitario tra socialisti e comunisti guidati questi ultimi da Luis Corvalan, le destre cilene, in combutta con la Democrazia Cristiana, decisero infatti di accrescere i poteri del presidente della Repubblica a danno di quelli del parlamento, essendo convinte che avrebbero vinto loro con il candidato Jorge Alessandri, per altro già presidente negli anni dal 1958 al 1964. Il reale risultato elettorale è stato invece, pur nella breve stagione dell’Unità Popolare, poi stroncata dalla violenza del colpo di stato fascista e militare di Augusto Pinochet, sostenuto e spalleggiato da Richard Nixon, Henry Kissinger e dalla CIA, quello di aiutare il governo rivoluzionario di Allende a mettere in campo iniziative sociali per scuola, salute, lavoro e soprattutto di poter nazionalizzare le banche e le miniere a partire da quelle di rame e di salnitro.

Ovviamente il circo mediatico italiano ha rafforzato in maniera enfatica il risultato referendario, con le sinistre in piazza a strepitare per la vittoria e le destre a bofonchiare il rispetto per la volontà popolare.

Dopo questa scorpacciata referendaria, l’Italia volta pagina, ma scopre, tragicamente quanto questa sia sostanzialmente la stessa di ieri, con uguali problemi e altrettante preoccupazioni.

Con il referendum la destra e la sinistra italiane hanno finto di essere diverse, quando invece non lo sono

La farsa italiana della destra e della sinistra politiche è uscita vittoriosa dalla consultazione referendaria di fine marzo, ben più del modesto esito elettorale che ha visto comunque ventisette milioni di italiani, pari a ben il 59% degli aventi diritto al voto, recarsi alle urne ed esprimersi al 53,7% contrariamente alla proposta governativa.

Segue nostro Telegram.

Per più di due mesi destra e sinistra hanno potuto fingere di essere totalmente diverse, arzigogolando roboanti proclami rispetto a una riforma molto marginale del sistema giudiziario, non si sa poi quanto compresa dai cittadini. Accapigliarsi sui cavilli è il gioco studiato per eludere qualsiasi problema reale, come ad esempio quello della lentezza e della farraginosità del sistema giudiziario italiano, accompagnato dalla proliferazione di professionisti del diritto, qualche problema in Italia pur ci sarà se il numero di avvocati in attività è la metà del totale di quelli dell’intera Unione Europea, ovvero ventisei nazioni tutte insieme hanno lo stesso numero di avvocati  di quelli presenti in una sola: l’Italia, così come è inammissibile che decine, anzi centinaia e centinaia, di processi languano per un tempo biblico in ragione della mancanza di organico dei Palazzi di Giustizia, a partire dai cancellieri, fino agli amministrativi.

Il teatrino politico – mediatico è funzionale per promuovere nella sostanza le politiche volute e pretese dalla NATO e dall’Unione Europea. La tecnica è collaudata, bisogna animosamente litigare sulle inezie rendendole gigantesche, in modo che i cittadini si dimentichino la sostanziale convergenza su temi di assoluto rilievo, come la sudditanza alle politiche dettate da Washington e da Bruxelles rispetto ai tagli alla spesa sociale, al riarmo per guerre infinite nell’interesse delle multinazionali speculative, all’imposizione coatta di scelte strategiche come quelle energetiche, costretti ad adeguarci ai dettami bruxellesi, pena pesanti ritorsioni praticate con un ferreo sistema sanzionatorio.

Tutti uniti nel salvare la declinante egemonia statunitense e la sua miserevole moneta, il dollaro, che si regge solo con i cannoni dell’alleanza atlantica.

Non sarà un caso se nella bocciatura del referendum più del Partito Democratico, allineato sostanzialmente sempre alle direttive dell’Unione Europea e della NATO, abbia pesato il ruolo del Movimento 5 Stelle, che sotto la guida di Giuseppe Conte ha dato voce, più che ai temi giuridici specifici in discussione, ancorché agitati come una gravissima proposta anticostituzionale, alla rabbia della maggioranza dei cittadini dell’Italia meridionale, i quali chiedono lavoro e diritti sociali e non guerre e vincoli bruxellesi.

Viviamo più in generale in un tragico tempo di guerra che dall’Ucraina al Golfo Persico rischia di deflagrare in un conflitto di più larga e devastante portata e la ricaduta economica di questi confronti armati sta peggiorando in modo evidente e profondo la vita delle donne e degli uomini di tutto il vecchio continente e di tutto il mondo, in Africa la mancanza di benzina e di gasolio si stra ripercuotendo in modo devastante nella quotidianità, in Vietnam l’assenza di cherosene ha portato e porta molti voli della Vietnam Airlines a essere cancellati, in Indonesia il presidente Prabowo Subianto si è visto costretto a varare una serie plurima di iniziative volte a contenere i consumi e a promuovere l’austerità.

In Italia, come nel resto d’Europa, non solo aumentano i prezzi della benzina e degli alimentari, ma le politiche di guerra stanno distruggendo ogni serio accantonamento economico per le spese sociali, dalla sanità all’istruzione.

La guerra e la crisi economica, che vedono sostanzialmente le destre e le sinistre italiane concordi nell’accettare le direttive della NATO per tutte le guerre e dell’Unione Europea per imporre ai cittadini le ripercussioni devastanti dell’austerità, scompaiono di fronte al chiacchiericcio sulle minuzie, dopo la giustizia era già pronto il tema per i prossimi dodici mesi che separano gli italiani dalle elezioni parlamentari, ovvero il premierato.

La sconfitta della proposta governativa di revisione del sistema giudiziario ci risparmia un altro anno, quello che ci separa appunto dalle elezioni, con la perpetuazione del circo mediatico destra – sinistra, che probabilmente questa volta si sarebbe indirizzato verso questo nuovo tema, altro argomento su cui i due schieramenti sostanzialmente concordano, per altro dopo aver svuotato in totale armonia e sintonia il parlamento del suo compito legislativo ed avocando al governo il potere legislativo in violazione delle Costituzione e con una perenne amministrazione straordinaria fatta attraverso la decretazione d’urgenza, relegando agli eletti dal popolo il semplice compito della ratifica degli atti decisi e disposti in esclusiva dal potere esecutivo.

Oggi lo Statuto dei Lavoratori, il Divorzio, il nuovo Diritto di Famiglia non sarebbero mai potuti essere discussi e approvati dal parlamento, come accaduto tra gli anni ‘60 e ‘70 del passato secolo, non permettendo di fatto, quale che sia il governo, una libera azione legislativa dei deputati e dei senatori, per altro inscritta come detto nella Costituzione che tutte le forze politiche, con una ritualità pari soltanto al loro meschino dispregio per la stessa, fingono di onorare e rispettare.

In sostanza il potere esecutivo e quello legislativo, costituzionalmente separati, in Italia sono da almeno un ventennio unificati sotto le maglie del governo in carica, quale esso sia.

Per molti aspetti il declino dell’Europa e in essa dell’Italia è ampiamente illustrato da tutto questo agitarsi non per fatti e problemi rilevanti, ma per proposte marginali e poco significative, come il quesito referendario sulla separazione delle carriere dei magistrati del 22 e 23 marzo 2026. Direbbe William Shakespeare: molto rumore per nulla.

Il problema è che gli europei, in questo caso gli italiani, ogni giorno sono attanagliati da mille problemi che non trovano risposta e dovranno anche domani aspettare mesi e mesi per un esame medico e constatare quanto la quotidiana spesa al supermercato sia diventato sempre più difficile, visto il forsennato aumento dei prezzi.

Altro punto abbastanza singolare, se non divertente, è che l’esito eventualmente positivo del referendum avrebbe giovato più al Partito Democratico, che lo ha osteggiato, che non al governo, che l’ha proposto.

Infatti le interconnessioni tra politica e magistratura sono molto più radicate nello schieramento  e tra i dirigenti del Partito Democratico, piuttosto che tra le forze politiche di destra.

La vittoria referendaria del “sì” avrebbe di fatto sostanzialmente prodotto un effetto “Cile 1970”, in quel caso, poco prima delle elezioni presidenziali che avrebbero visto l’inaspettata vittoria di Salvador Allende per il fronte marxista unitario tra socialisti e comunisti guidati questi ultimi da Luis Corvalan, le destre cilene, in combutta con la Democrazia Cristiana, decisero infatti di accrescere i poteri del presidente della Repubblica a danno di quelli del parlamento, essendo convinte che avrebbero vinto loro con il candidato Jorge Alessandri, per altro già presidente negli anni dal 1958 al 1964. Il reale risultato elettorale è stato invece, pur nella breve stagione dell’Unità Popolare, poi stroncata dalla violenza del colpo di stato fascista e militare di Augusto Pinochet, sostenuto e spalleggiato da Richard Nixon, Henry Kissinger e dalla CIA, quello di aiutare il governo rivoluzionario di Allende a mettere in campo iniziative sociali per scuola, salute, lavoro e soprattutto di poter nazionalizzare le banche e le miniere a partire da quelle di rame e di salnitro.

Ovviamente il circo mediatico italiano ha rafforzato in maniera enfatica il risultato referendario, con le sinistre in piazza a strepitare per la vittoria e le destre a bofonchiare il rispetto per la volontà popolare.

Dopo questa scorpacciata referendaria, l’Italia volta pagina, ma scopre, tragicamente quanto questa sia sostanzialmente la stessa di ieri, con uguali problemi e altrettante preoccupazioni.

La farsa italiana della destra e della sinistra politiche è uscita vittoriosa dalla consultazione referendaria di fine marzo, ben più del modesto esito elettorale che ha visto comunque ventisette milioni di italiani, pari a ben il 59% degli aventi diritto al voto, recarsi alle urne ed esprimersi al 53,7% contrariamente alla proposta governativa.

Segue nostro Telegram.

Per più di due mesi destra e sinistra hanno potuto fingere di essere totalmente diverse, arzigogolando roboanti proclami rispetto a una riforma molto marginale del sistema giudiziario, non si sa poi quanto compresa dai cittadini. Accapigliarsi sui cavilli è il gioco studiato per eludere qualsiasi problema reale, come ad esempio quello della lentezza e della farraginosità del sistema giudiziario italiano, accompagnato dalla proliferazione di professionisti del diritto, qualche problema in Italia pur ci sarà se il numero di avvocati in attività è la metà del totale di quelli dell’intera Unione Europea, ovvero ventisei nazioni tutte insieme hanno lo stesso numero di avvocati  di quelli presenti in una sola: l’Italia, così come è inammissibile che decine, anzi centinaia e centinaia, di processi languano per un tempo biblico in ragione della mancanza di organico dei Palazzi di Giustizia, a partire dai cancellieri, fino agli amministrativi.

Il teatrino politico – mediatico è funzionale per promuovere nella sostanza le politiche volute e pretese dalla NATO e dall’Unione Europea. La tecnica è collaudata, bisogna animosamente litigare sulle inezie rendendole gigantesche, in modo che i cittadini si dimentichino la sostanziale convergenza su temi di assoluto rilievo, come la sudditanza alle politiche dettate da Washington e da Bruxelles rispetto ai tagli alla spesa sociale, al riarmo per guerre infinite nell’interesse delle multinazionali speculative, all’imposizione coatta di scelte strategiche come quelle energetiche, costretti ad adeguarci ai dettami bruxellesi, pena pesanti ritorsioni praticate con un ferreo sistema sanzionatorio.

Tutti uniti nel salvare la declinante egemonia statunitense e la sua miserevole moneta, il dollaro, che si regge solo con i cannoni dell’alleanza atlantica.

Non sarà un caso se nella bocciatura del referendum più del Partito Democratico, allineato sostanzialmente sempre alle direttive dell’Unione Europea e della NATO, abbia pesato il ruolo del Movimento 5 Stelle, che sotto la guida di Giuseppe Conte ha dato voce, più che ai temi giuridici specifici in discussione, ancorché agitati come una gravissima proposta anticostituzionale, alla rabbia della maggioranza dei cittadini dell’Italia meridionale, i quali chiedono lavoro e diritti sociali e non guerre e vincoli bruxellesi.

Viviamo più in generale in un tragico tempo di guerra che dall’Ucraina al Golfo Persico rischia di deflagrare in un conflitto di più larga e devastante portata e la ricaduta economica di questi confronti armati sta peggiorando in modo evidente e profondo la vita delle donne e degli uomini di tutto il vecchio continente e di tutto il mondo, in Africa la mancanza di benzina e di gasolio si stra ripercuotendo in modo devastante nella quotidianità, in Vietnam l’assenza di cherosene ha portato e porta molti voli della Vietnam Airlines a essere cancellati, in Indonesia il presidente Prabowo Subianto si è visto costretto a varare una serie plurima di iniziative volte a contenere i consumi e a promuovere l’austerità.

In Italia, come nel resto d’Europa, non solo aumentano i prezzi della benzina e degli alimentari, ma le politiche di guerra stanno distruggendo ogni serio accantonamento economico per le spese sociali, dalla sanità all’istruzione.

La guerra e la crisi economica, che vedono sostanzialmente le destre e le sinistre italiane concordi nell’accettare le direttive della NATO per tutte le guerre e dell’Unione Europea per imporre ai cittadini le ripercussioni devastanti dell’austerità, scompaiono di fronte al chiacchiericcio sulle minuzie, dopo la giustizia era già pronto il tema per i prossimi dodici mesi che separano gli italiani dalle elezioni parlamentari, ovvero il premierato.

La sconfitta della proposta governativa di revisione del sistema giudiziario ci risparmia un altro anno, quello che ci separa appunto dalle elezioni, con la perpetuazione del circo mediatico destra – sinistra, che probabilmente questa volta si sarebbe indirizzato verso questo nuovo tema, altro argomento su cui i due schieramenti sostanzialmente concordano, per altro dopo aver svuotato in totale armonia e sintonia il parlamento del suo compito legislativo ed avocando al governo il potere legislativo in violazione delle Costituzione e con una perenne amministrazione straordinaria fatta attraverso la decretazione d’urgenza, relegando agli eletti dal popolo il semplice compito della ratifica degli atti decisi e disposti in esclusiva dal potere esecutivo.

Oggi lo Statuto dei Lavoratori, il Divorzio, il nuovo Diritto di Famiglia non sarebbero mai potuti essere discussi e approvati dal parlamento, come accaduto tra gli anni ‘60 e ‘70 del passato secolo, non permettendo di fatto, quale che sia il governo, una libera azione legislativa dei deputati e dei senatori, per altro inscritta come detto nella Costituzione che tutte le forze politiche, con una ritualità pari soltanto al loro meschino dispregio per la stessa, fingono di onorare e rispettare.

In sostanza il potere esecutivo e quello legislativo, costituzionalmente separati, in Italia sono da almeno un ventennio unificati sotto le maglie del governo in carica, quale esso sia.

Per molti aspetti il declino dell’Europa e in essa dell’Italia è ampiamente illustrato da tutto questo agitarsi non per fatti e problemi rilevanti, ma per proposte marginali e poco significative, come il quesito referendario sulla separazione delle carriere dei magistrati del 22 e 23 marzo 2026. Direbbe William Shakespeare: molto rumore per nulla.

Il problema è che gli europei, in questo caso gli italiani, ogni giorno sono attanagliati da mille problemi che non trovano risposta e dovranno anche domani aspettare mesi e mesi per un esame medico e constatare quanto la quotidiana spesa al supermercato sia diventato sempre più difficile, visto il forsennato aumento dei prezzi.

Altro punto abbastanza singolare, se non divertente, è che l’esito eventualmente positivo del referendum avrebbe giovato più al Partito Democratico, che lo ha osteggiato, che non al governo, che l’ha proposto.

Infatti le interconnessioni tra politica e magistratura sono molto più radicate nello schieramento  e tra i dirigenti del Partito Democratico, piuttosto che tra le forze politiche di destra.

La vittoria referendaria del “sì” avrebbe di fatto sostanzialmente prodotto un effetto “Cile 1970”, in quel caso, poco prima delle elezioni presidenziali che avrebbero visto l’inaspettata vittoria di Salvador Allende per il fronte marxista unitario tra socialisti e comunisti guidati questi ultimi da Luis Corvalan, le destre cilene, in combutta con la Democrazia Cristiana, decisero infatti di accrescere i poteri del presidente della Repubblica a danno di quelli del parlamento, essendo convinte che avrebbero vinto loro con il candidato Jorge Alessandri, per altro già presidente negli anni dal 1958 al 1964. Il reale risultato elettorale è stato invece, pur nella breve stagione dell’Unità Popolare, poi stroncata dalla violenza del colpo di stato fascista e militare di Augusto Pinochet, sostenuto e spalleggiato da Richard Nixon, Henry Kissinger e dalla CIA, quello di aiutare il governo rivoluzionario di Allende a mettere in campo iniziative sociali per scuola, salute, lavoro e soprattutto di poter nazionalizzare le banche e le miniere a partire da quelle di rame e di salnitro.

Ovviamente il circo mediatico italiano ha rafforzato in maniera enfatica il risultato referendario, con le sinistre in piazza a strepitare per la vittoria e le destre a bofonchiare il rispetto per la volontà popolare.

Dopo questa scorpacciata referendaria, l’Italia volta pagina, ma scopre, tragicamente quanto questa sia sostanzialmente la stessa di ieri, con uguali problemi e altrettante preoccupazioni.

The views of individual contributors do not necessarily represent those of the Strategic Culture Foundation.

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