Italiano
Davide Rossi
March 22, 2026
© Photo: Public domain

Il clima fraterno e amichevole respirato tra le Dolomiti italiane non è da interpretarsi dunque come una inappropriata leggerezza, ma come la deliberata volontà di una porzione rilevante della popolazione italiana di costruire la pace e di rifiutare risolutamente ogni aspirazione bellicosa apparecchiata da politici tanto imprudenti, quanto impudenti

Segue nostro Telegram.

Lontano dalle piste innevate di Cortina, in cui si sono appena conclusi i giochi paralimpici, Trump proclama, smentisce, guerreggia, pacifica, anzi no, tratta, anzi, pensa di avere un mandato celeste di redenzione planetaria, di più, universale, di più intergalattica e allora bombarda, colpisce, uccide gli iraniani, in combutta con l’entità statuale sionista. Forse Trump è sotto ricatto da parte degli israeliani che possiedono fotografie raccolte da Epstein che lo ritraggono equivocamente, sta di fatto che il presidente statunitense non ha ascoltato il suo vice Vance, il quale gli aveva sconsigliato di impelagarsi contro un popolo secolarmente orgoglioso, che non si sarebbe piegato davanti a una squallida aggressione. Forse Trump aveva capito, ma tra personale delirio di onnipotenza e pesanti condizionamenti esterni ha ceduto alle pressioni bellicose e belliciste.

Trump di fatto non riesce a rilanciare la manifattura, non riesce a sollevare l’economia statunitense, insegue un’egemonia continentale nelle Americhe molto friabile e poco convincente, probabilmente si invischia dentro un mondo, quello terracqueo e internazionale, che non conosce, per provare a uscire fuori dal pantano interno.

La verità è che Trump con il nuovo mandato iniziato nel gennaio 2025, ha smentito e ogni giorno smentisce e ribalta l’azione del Trump 2016 – 2020, quello degli accordi con i sindacati per l’aumento dei salari, della rinuncia alle guerre in giro per il pianeta volute dai globalisti iperliberisti democratici, è impotente di fronte alle preoccupazioni della classe media alla ricerca di un reddito da lavoro latore di dignità e non di miseria.

Quello che è certo, è che Trump arraffa con le holding di famiglia, gestita da Donald Trump junior, che vorrebbe candidato alle prossime presidenziali al posto di Marco Rubio, espressione dei neo-con e di tutto il vecchio Partito Repubblicano, e di James David Vance, nuovo autentico epigono del mondo MAGA e dei tecno – anarco – capitalisti passati con Peter Thiel alla tecnoteologia apocalittica.

Ha affermato lo studioso Giuseppe De Ruvo che “la famiglia Trump in un anno di presidenza ha intascato circa un miliardo e mezzo di dollari, cementando il suo potere, integrandosi nelle reti economiche del capitalismo tecnologico e finanziario, in un contesto di evidente privatizzazione dello Stato, in cui forze tecnologiche, economiche e industriali private assumono sempre più spesso funzioni sovrane, in particolare negli ambiti legati alla sicurezza nazionale. Non potendo rinunciare al lavoro di aziende come SpaceX, Anduril, Oracle, OpenAI, Palantir e altre simili, oltreché alla copertura finanziaria dei fondi collegati con queste aziende, il potere politico diventa un collettore passivo, non  già e non più un attore indirizzante le scelte.”

Questa espressa è certamente la grande differenza tra il potere politico in Occidente, subordinato e subalterno da tempo ai potentati finanziari, non solo negli Stati Uniti, al contrario delle nazioni dette “autoritarie” o “autocratiche”, in verità nazioni in cui la politica decide nell’interesse dei cittadini e ad essi risponde.

Nel cortocircuito immaginario, ridicolo e immaginifico dei liberal – liberisti una politica coerentemente indirizzante la vita sociale ed economica è “dittatoriale”, una servilmente sottomessa a interessi privati sarebbe “democratica”.

Tuttavia questo nuovo trumpismo al potere da poco più di quattordici mesi è una nuova frontiera del tutto differente dalle precedenti stagioni di supina acquiescenza ad altrui interessi e potentati economici, porta con sé l’idea tutta anarco – capitalista di dissoluzione dello Stato in favore di una gestione privata e totalizzante che svuota lo Stato di ogni significato e ruolo.

Trump, mentre l’economia interna boccheggia e il quadro internazionale si deteriora, anche per sua responsabilità, è perfettamente coinvolto dentro le questioni economiche non per affermare l’autorità dello Stato, ma per contribuire alla sua dissoluzione, in un coacervo di soldi e potere in cui il presidente non rappresenta lo Stato e le sue istituzioni, la loro legittimità e l’interesse generale, ma le istituzioni e lo Stato sono lo strumento dell’affermazione di una visione del potere e del mondo del tutto personale e che in qualche modo nega e contraddice la funzione universalistica dello Stato stesso.

Lo Stato nella visione anarco – capitalista trumpiana è una mera macchina destinata alla dissoluzione a favore di potentati privati, i quali sono a tutti gli effetti gli attori determinanti degli indirizzi della vita se non di tutte le nazioni, almeno degli Stati Uniti. Trump più di qualsiasi suo predecessore ha innescato tra Difesa, fondi finanziari e aziende una serie di commesse, ricavi, ricchezze che alimentano un circolo poco virtuoso, ma molto lucrativo a cui partecipa nella sua interezza la famiglia Trump, principalmente attraverso le società “1789 Capital” e “The Trump Organization”, entrambe controllate da Donlad Trump Jr.

Parte della sovranità nazionale statunitense è oramai delegata non solo ai potentati economici, ma anche e soprattutto a quelli tecnologici, un potere pubblico di fatto privatizzato e per molti aspetti monetizzato da chi pro tempore occupa il potere politico, contribuendo, come nel caso della famiglia Trump, a svuotarlo per concentrare ricchezze e potere decisionale fuori dagli apparati statali, vissuti come mera obsoleta chincaglieria lungo il cammino verso l’innovazione e la modernizzazione.

In sostanza l’Occidente unipolare e imperialista e l’Eurasia multipolare hanno una visione divaricata e inconciliabile del modo in cui si possa e si debba costruire il futuro. Associare demenzialmente il metodo di governo trumpiano a quello russo o cinese è segno di stupidità analitica o di evidente malafede da parte dei commentatori occidentali.

L’Occidente ritiene di dover abolire lo Stato per permettere al liberalismo mercificatorio di ogni aspetto umano e relazionale lo spazio per la sua affermazione, immaginata come capace di reggere l’urto delle novità richieste dai tempi, generando un benessere che in realtà non si vede, se non per pochi privilegiati, a danno di tutto il resto del corpo sociale, dall’altro – nel campo eurasiatico e multipolare – è l’idea stessa di Stato ad affermarsi come centrale, ovvero la convinzione di una capacità progettuale della politica che detta i tempi e i modi della costruzione del futuro, operando perché le ricadute economiche abbiano una universalità sociale orientata, se non proprio a costruire uguaglianza, a contenere ogni eccessiva disuguaglianza e ad agire con una chiara e netta capacità ridistributiva volta a socializzare per quanto possibile le ricadute del percorso di trasformazione sociale e tecnologica verso obiettivi positivi e universalmente condivisi o almeno partecipati.

Tuttavia, salendo verso il ridente borgo dolomitico di Cortina d’Ampezzo, per un po’ si possono dimenticare le miserie trumpiane e trovare sorrisi, abbracci, selfie. Gli atleti, gli allenatori e i preparatori russi, con le loro fiammeggianti divise rosse e la grande scritta “RUSSIA” tra le spalle hanno suscitato l’entusiasmo di quanti hanno incontrato passeggiando per il centro storico di Cortina. La stima e l’amicizia riservate alla delegazione russa trascendono di molto il semplice spirito olimpico e manifestano con tutta evidenza la volontà di pace e i sentimenti di auspicata cooperazione che animano gli italiani. Parte delle delegazioni occidentali hanno manifestato avversità, praticando il boicottaggio delle cerimonie di apertura e di chiusura, esprimendo sentimenti di acredine contro gli sportivi paralimpici russi, un atteggiamento poco decubertiano, ma soprattutto hanno incarnato quella perversa e ostinata determinazione di molti governi europei decisi a perpetuare il conflitto ucraino, anche alimentandolo con un criminale rifornimento a Kiev di bombe atomiche, per fortuna al momento solo presunto e paventato. Come se non bastasse l’altrettanto criminale aggressione statunitense e sionista contro la Repubblica Islamica d’Iran a gettare il mondo verso l’imprevedibile pericolosità di un conflitto mondiale volto a coinvolgere anche la Cina e cercare dunque di giungere a un chiarimento definitivo rispetto alla transizione di lungo periodo tra unipolarismo atlantista declinante e multipolarismo sino – russo ascendente. Non solo la Russia, ma anche la Cina, che ha appena concluso le sessioni parlamentari annuali, confermando d’essere pronta a rispondere a una eventuale aggressione militare occidentale, sono orientate a un cambiamento graduale volto alla costruzione in collaborazione con il Sud Globale di un nuovo ordine mondiale, ovviamente multipolare e di pace, tuttavia tanto il presidente russo Vladimir Putin, quanto quello cinese Xi Jinping sono consapevoli di come l’Occidente sia pronto a contrastare in ogni modo questa inarrestabile ascesa, anche fuori dai canoni del confronto democratico e diplomatico.

Il clima fraterno e amichevole respirato tra le Dolomiti italiane non è da interpretarsi dunque come una inappropriata leggerezza, ma come la deliberata volontà di una porzione rilevante della popolazione italiana di costruire la pace e di rifiutare risolutamente ogni aspirazione bellicosa apparecchiata da politici tanto imprudenti, quanto impudenti. Sentire risuonare le note dell’inno russo, già sovietico, per otto volte, tanti sono stati i titoli paralimpici conquistati dai russi, ha emozionato i presenti, a volte unitisi agli atleti, seppur con le parole antiche e sovietiche, le quali hanno avuto grande diffusione nella penisola, quando i comunisti, dentro la lunga stagione della prima Repubblica (1946 – 1992), hanno rappresentato la seconda forza politica italiana, capace di raccogliere finanche un terzo dei consensi, come nelle parlamentari di mezzo secolo fa, nel giugno 1976, l’anno delle prime paralimpiadi invernali, quelle estive erano state nel 1960 a Roma.

È poi bello incontrare un atleta serbo che racconta con gioia di aver sorriso felice, presso la mensa del villaggio olimpico, quando un collega ucraino, a fronte dell’utilizzo della lingua russa da parte del belgradese, ha risposto d’essere originario di una regione russofona e di avere nella lingua di Puskin, di Dostoevskij e di Tolstoj la sua lingua madre.

Trump arraffa e guerreggia, mentre a Cortina c’è entusiasmo per gli atleti paralimpici russi

Il clima fraterno e amichevole respirato tra le Dolomiti italiane non è da interpretarsi dunque come una inappropriata leggerezza, ma come la deliberata volontà di una porzione rilevante della popolazione italiana di costruire la pace e di rifiutare risolutamente ogni aspirazione bellicosa apparecchiata da politici tanto imprudenti, quanto impudenti

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Lontano dalle piste innevate di Cortina, in cui si sono appena conclusi i giochi paralimpici, Trump proclama, smentisce, guerreggia, pacifica, anzi no, tratta, anzi, pensa di avere un mandato celeste di redenzione planetaria, di più, universale, di più intergalattica e allora bombarda, colpisce, uccide gli iraniani, in combutta con l’entità statuale sionista. Forse Trump è sotto ricatto da parte degli israeliani che possiedono fotografie raccolte da Epstein che lo ritraggono equivocamente, sta di fatto che il presidente statunitense non ha ascoltato il suo vice Vance, il quale gli aveva sconsigliato di impelagarsi contro un popolo secolarmente orgoglioso, che non si sarebbe piegato davanti a una squallida aggressione. Forse Trump aveva capito, ma tra personale delirio di onnipotenza e pesanti condizionamenti esterni ha ceduto alle pressioni bellicose e belliciste.

Trump di fatto non riesce a rilanciare la manifattura, non riesce a sollevare l’economia statunitense, insegue un’egemonia continentale nelle Americhe molto friabile e poco convincente, probabilmente si invischia dentro un mondo, quello terracqueo e internazionale, che non conosce, per provare a uscire fuori dal pantano interno.

La verità è che Trump con il nuovo mandato iniziato nel gennaio 2025, ha smentito e ogni giorno smentisce e ribalta l’azione del Trump 2016 – 2020, quello degli accordi con i sindacati per l’aumento dei salari, della rinuncia alle guerre in giro per il pianeta volute dai globalisti iperliberisti democratici, è impotente di fronte alle preoccupazioni della classe media alla ricerca di un reddito da lavoro latore di dignità e non di miseria.

Quello che è certo, è che Trump arraffa con le holding di famiglia, gestita da Donald Trump junior, che vorrebbe candidato alle prossime presidenziali al posto di Marco Rubio, espressione dei neo-con e di tutto il vecchio Partito Repubblicano, e di James David Vance, nuovo autentico epigono del mondo MAGA e dei tecno – anarco – capitalisti passati con Peter Thiel alla tecnoteologia apocalittica.

Ha affermato lo studioso Giuseppe De Ruvo che “la famiglia Trump in un anno di presidenza ha intascato circa un miliardo e mezzo di dollari, cementando il suo potere, integrandosi nelle reti economiche del capitalismo tecnologico e finanziario, in un contesto di evidente privatizzazione dello Stato, in cui forze tecnologiche, economiche e industriali private assumono sempre più spesso funzioni sovrane, in particolare negli ambiti legati alla sicurezza nazionale. Non potendo rinunciare al lavoro di aziende come SpaceX, Anduril, Oracle, OpenAI, Palantir e altre simili, oltreché alla copertura finanziaria dei fondi collegati con queste aziende, il potere politico diventa un collettore passivo, non  già e non più un attore indirizzante le scelte.”

Questa espressa è certamente la grande differenza tra il potere politico in Occidente, subordinato e subalterno da tempo ai potentati finanziari, non solo negli Stati Uniti, al contrario delle nazioni dette “autoritarie” o “autocratiche”, in verità nazioni in cui la politica decide nell’interesse dei cittadini e ad essi risponde.

Nel cortocircuito immaginario, ridicolo e immaginifico dei liberal – liberisti una politica coerentemente indirizzante la vita sociale ed economica è “dittatoriale”, una servilmente sottomessa a interessi privati sarebbe “democratica”.

Tuttavia questo nuovo trumpismo al potere da poco più di quattordici mesi è una nuova frontiera del tutto differente dalle precedenti stagioni di supina acquiescenza ad altrui interessi e potentati economici, porta con sé l’idea tutta anarco – capitalista di dissoluzione dello Stato in favore di una gestione privata e totalizzante che svuota lo Stato di ogni significato e ruolo.

Trump, mentre l’economia interna boccheggia e il quadro internazionale si deteriora, anche per sua responsabilità, è perfettamente coinvolto dentro le questioni economiche non per affermare l’autorità dello Stato, ma per contribuire alla sua dissoluzione, in un coacervo di soldi e potere in cui il presidente non rappresenta lo Stato e le sue istituzioni, la loro legittimità e l’interesse generale, ma le istituzioni e lo Stato sono lo strumento dell’affermazione di una visione del potere e del mondo del tutto personale e che in qualche modo nega e contraddice la funzione universalistica dello Stato stesso.

Lo Stato nella visione anarco – capitalista trumpiana è una mera macchina destinata alla dissoluzione a favore di potentati privati, i quali sono a tutti gli effetti gli attori determinanti degli indirizzi della vita se non di tutte le nazioni, almeno degli Stati Uniti. Trump più di qualsiasi suo predecessore ha innescato tra Difesa, fondi finanziari e aziende una serie di commesse, ricavi, ricchezze che alimentano un circolo poco virtuoso, ma molto lucrativo a cui partecipa nella sua interezza la famiglia Trump, principalmente attraverso le società “1789 Capital” e “The Trump Organization”, entrambe controllate da Donlad Trump Jr.

Parte della sovranità nazionale statunitense è oramai delegata non solo ai potentati economici, ma anche e soprattutto a quelli tecnologici, un potere pubblico di fatto privatizzato e per molti aspetti monetizzato da chi pro tempore occupa il potere politico, contribuendo, come nel caso della famiglia Trump, a svuotarlo per concentrare ricchezze e potere decisionale fuori dagli apparati statali, vissuti come mera obsoleta chincaglieria lungo il cammino verso l’innovazione e la modernizzazione.

In sostanza l’Occidente unipolare e imperialista e l’Eurasia multipolare hanno una visione divaricata e inconciliabile del modo in cui si possa e si debba costruire il futuro. Associare demenzialmente il metodo di governo trumpiano a quello russo o cinese è segno di stupidità analitica o di evidente malafede da parte dei commentatori occidentali.

L’Occidente ritiene di dover abolire lo Stato per permettere al liberalismo mercificatorio di ogni aspetto umano e relazionale lo spazio per la sua affermazione, immaginata come capace di reggere l’urto delle novità richieste dai tempi, generando un benessere che in realtà non si vede, se non per pochi privilegiati, a danno di tutto il resto del corpo sociale, dall’altro – nel campo eurasiatico e multipolare – è l’idea stessa di Stato ad affermarsi come centrale, ovvero la convinzione di una capacità progettuale della politica che detta i tempi e i modi della costruzione del futuro, operando perché le ricadute economiche abbiano una universalità sociale orientata, se non proprio a costruire uguaglianza, a contenere ogni eccessiva disuguaglianza e ad agire con una chiara e netta capacità ridistributiva volta a socializzare per quanto possibile le ricadute del percorso di trasformazione sociale e tecnologica verso obiettivi positivi e universalmente condivisi o almeno partecipati.

Tuttavia, salendo verso il ridente borgo dolomitico di Cortina d’Ampezzo, per un po’ si possono dimenticare le miserie trumpiane e trovare sorrisi, abbracci, selfie. Gli atleti, gli allenatori e i preparatori russi, con le loro fiammeggianti divise rosse e la grande scritta “RUSSIA” tra le spalle hanno suscitato l’entusiasmo di quanti hanno incontrato passeggiando per il centro storico di Cortina. La stima e l’amicizia riservate alla delegazione russa trascendono di molto il semplice spirito olimpico e manifestano con tutta evidenza la volontà di pace e i sentimenti di auspicata cooperazione che animano gli italiani. Parte delle delegazioni occidentali hanno manifestato avversità, praticando il boicottaggio delle cerimonie di apertura e di chiusura, esprimendo sentimenti di acredine contro gli sportivi paralimpici russi, un atteggiamento poco decubertiano, ma soprattutto hanno incarnato quella perversa e ostinata determinazione di molti governi europei decisi a perpetuare il conflitto ucraino, anche alimentandolo con un criminale rifornimento a Kiev di bombe atomiche, per fortuna al momento solo presunto e paventato. Come se non bastasse l’altrettanto criminale aggressione statunitense e sionista contro la Repubblica Islamica d’Iran a gettare il mondo verso l’imprevedibile pericolosità di un conflitto mondiale volto a coinvolgere anche la Cina e cercare dunque di giungere a un chiarimento definitivo rispetto alla transizione di lungo periodo tra unipolarismo atlantista declinante e multipolarismo sino – russo ascendente. Non solo la Russia, ma anche la Cina, che ha appena concluso le sessioni parlamentari annuali, confermando d’essere pronta a rispondere a una eventuale aggressione militare occidentale, sono orientate a un cambiamento graduale volto alla costruzione in collaborazione con il Sud Globale di un nuovo ordine mondiale, ovviamente multipolare e di pace, tuttavia tanto il presidente russo Vladimir Putin, quanto quello cinese Xi Jinping sono consapevoli di come l’Occidente sia pronto a contrastare in ogni modo questa inarrestabile ascesa, anche fuori dai canoni del confronto democratico e diplomatico.

Il clima fraterno e amichevole respirato tra le Dolomiti italiane non è da interpretarsi dunque come una inappropriata leggerezza, ma come la deliberata volontà di una porzione rilevante della popolazione italiana di costruire la pace e di rifiutare risolutamente ogni aspirazione bellicosa apparecchiata da politici tanto imprudenti, quanto impudenti. Sentire risuonare le note dell’inno russo, già sovietico, per otto volte, tanti sono stati i titoli paralimpici conquistati dai russi, ha emozionato i presenti, a volte unitisi agli atleti, seppur con le parole antiche e sovietiche, le quali hanno avuto grande diffusione nella penisola, quando i comunisti, dentro la lunga stagione della prima Repubblica (1946 – 1992), hanno rappresentato la seconda forza politica italiana, capace di raccogliere finanche un terzo dei consensi, come nelle parlamentari di mezzo secolo fa, nel giugno 1976, l’anno delle prime paralimpiadi invernali, quelle estive erano state nel 1960 a Roma.

È poi bello incontrare un atleta serbo che racconta con gioia di aver sorriso felice, presso la mensa del villaggio olimpico, quando un collega ucraino, a fronte dell’utilizzo della lingua russa da parte del belgradese, ha risposto d’essere originario di una regione russofona e di avere nella lingua di Puskin, di Dostoevskij e di Tolstoj la sua lingua madre.

Il clima fraterno e amichevole respirato tra le Dolomiti italiane non è da interpretarsi dunque come una inappropriata leggerezza, ma come la deliberata volontà di una porzione rilevante della popolazione italiana di costruire la pace e di rifiutare risolutamente ogni aspirazione bellicosa apparecchiata da politici tanto imprudenti, quanto impudenti

Segue nostro Telegram.

Lontano dalle piste innevate di Cortina, in cui si sono appena conclusi i giochi paralimpici, Trump proclama, smentisce, guerreggia, pacifica, anzi no, tratta, anzi, pensa di avere un mandato celeste di redenzione planetaria, di più, universale, di più intergalattica e allora bombarda, colpisce, uccide gli iraniani, in combutta con l’entità statuale sionista. Forse Trump è sotto ricatto da parte degli israeliani che possiedono fotografie raccolte da Epstein che lo ritraggono equivocamente, sta di fatto che il presidente statunitense non ha ascoltato il suo vice Vance, il quale gli aveva sconsigliato di impelagarsi contro un popolo secolarmente orgoglioso, che non si sarebbe piegato davanti a una squallida aggressione. Forse Trump aveva capito, ma tra personale delirio di onnipotenza e pesanti condizionamenti esterni ha ceduto alle pressioni bellicose e belliciste.

Trump di fatto non riesce a rilanciare la manifattura, non riesce a sollevare l’economia statunitense, insegue un’egemonia continentale nelle Americhe molto friabile e poco convincente, probabilmente si invischia dentro un mondo, quello terracqueo e internazionale, che non conosce, per provare a uscire fuori dal pantano interno.

La verità è che Trump con il nuovo mandato iniziato nel gennaio 2025, ha smentito e ogni giorno smentisce e ribalta l’azione del Trump 2016 – 2020, quello degli accordi con i sindacati per l’aumento dei salari, della rinuncia alle guerre in giro per il pianeta volute dai globalisti iperliberisti democratici, è impotente di fronte alle preoccupazioni della classe media alla ricerca di un reddito da lavoro latore di dignità e non di miseria.

Quello che è certo, è che Trump arraffa con le holding di famiglia, gestita da Donald Trump junior, che vorrebbe candidato alle prossime presidenziali al posto di Marco Rubio, espressione dei neo-con e di tutto il vecchio Partito Repubblicano, e di James David Vance, nuovo autentico epigono del mondo MAGA e dei tecno – anarco – capitalisti passati con Peter Thiel alla tecnoteologia apocalittica.

Ha affermato lo studioso Giuseppe De Ruvo che “la famiglia Trump in un anno di presidenza ha intascato circa un miliardo e mezzo di dollari, cementando il suo potere, integrandosi nelle reti economiche del capitalismo tecnologico e finanziario, in un contesto di evidente privatizzazione dello Stato, in cui forze tecnologiche, economiche e industriali private assumono sempre più spesso funzioni sovrane, in particolare negli ambiti legati alla sicurezza nazionale. Non potendo rinunciare al lavoro di aziende come SpaceX, Anduril, Oracle, OpenAI, Palantir e altre simili, oltreché alla copertura finanziaria dei fondi collegati con queste aziende, il potere politico diventa un collettore passivo, non  già e non più un attore indirizzante le scelte.”

Questa espressa è certamente la grande differenza tra il potere politico in Occidente, subordinato e subalterno da tempo ai potentati finanziari, non solo negli Stati Uniti, al contrario delle nazioni dette “autoritarie” o “autocratiche”, in verità nazioni in cui la politica decide nell’interesse dei cittadini e ad essi risponde.

Nel cortocircuito immaginario, ridicolo e immaginifico dei liberal – liberisti una politica coerentemente indirizzante la vita sociale ed economica è “dittatoriale”, una servilmente sottomessa a interessi privati sarebbe “democratica”.

Tuttavia questo nuovo trumpismo al potere da poco più di quattordici mesi è una nuova frontiera del tutto differente dalle precedenti stagioni di supina acquiescenza ad altrui interessi e potentati economici, porta con sé l’idea tutta anarco – capitalista di dissoluzione dello Stato in favore di una gestione privata e totalizzante che svuota lo Stato di ogni significato e ruolo.

Trump, mentre l’economia interna boccheggia e il quadro internazionale si deteriora, anche per sua responsabilità, è perfettamente coinvolto dentro le questioni economiche non per affermare l’autorità dello Stato, ma per contribuire alla sua dissoluzione, in un coacervo di soldi e potere in cui il presidente non rappresenta lo Stato e le sue istituzioni, la loro legittimità e l’interesse generale, ma le istituzioni e lo Stato sono lo strumento dell’affermazione di una visione del potere e del mondo del tutto personale e che in qualche modo nega e contraddice la funzione universalistica dello Stato stesso.

Lo Stato nella visione anarco – capitalista trumpiana è una mera macchina destinata alla dissoluzione a favore di potentati privati, i quali sono a tutti gli effetti gli attori determinanti degli indirizzi della vita se non di tutte le nazioni, almeno degli Stati Uniti. Trump più di qualsiasi suo predecessore ha innescato tra Difesa, fondi finanziari e aziende una serie di commesse, ricavi, ricchezze che alimentano un circolo poco virtuoso, ma molto lucrativo a cui partecipa nella sua interezza la famiglia Trump, principalmente attraverso le società “1789 Capital” e “The Trump Organization”, entrambe controllate da Donlad Trump Jr.

Parte della sovranità nazionale statunitense è oramai delegata non solo ai potentati economici, ma anche e soprattutto a quelli tecnologici, un potere pubblico di fatto privatizzato e per molti aspetti monetizzato da chi pro tempore occupa il potere politico, contribuendo, come nel caso della famiglia Trump, a svuotarlo per concentrare ricchezze e potere decisionale fuori dagli apparati statali, vissuti come mera obsoleta chincaglieria lungo il cammino verso l’innovazione e la modernizzazione.

In sostanza l’Occidente unipolare e imperialista e l’Eurasia multipolare hanno una visione divaricata e inconciliabile del modo in cui si possa e si debba costruire il futuro. Associare demenzialmente il metodo di governo trumpiano a quello russo o cinese è segno di stupidità analitica o di evidente malafede da parte dei commentatori occidentali.

L’Occidente ritiene di dover abolire lo Stato per permettere al liberalismo mercificatorio di ogni aspetto umano e relazionale lo spazio per la sua affermazione, immaginata come capace di reggere l’urto delle novità richieste dai tempi, generando un benessere che in realtà non si vede, se non per pochi privilegiati, a danno di tutto il resto del corpo sociale, dall’altro – nel campo eurasiatico e multipolare – è l’idea stessa di Stato ad affermarsi come centrale, ovvero la convinzione di una capacità progettuale della politica che detta i tempi e i modi della costruzione del futuro, operando perché le ricadute economiche abbiano una universalità sociale orientata, se non proprio a costruire uguaglianza, a contenere ogni eccessiva disuguaglianza e ad agire con una chiara e netta capacità ridistributiva volta a socializzare per quanto possibile le ricadute del percorso di trasformazione sociale e tecnologica verso obiettivi positivi e universalmente condivisi o almeno partecipati.

Tuttavia, salendo verso il ridente borgo dolomitico di Cortina d’Ampezzo, per un po’ si possono dimenticare le miserie trumpiane e trovare sorrisi, abbracci, selfie. Gli atleti, gli allenatori e i preparatori russi, con le loro fiammeggianti divise rosse e la grande scritta “RUSSIA” tra le spalle hanno suscitato l’entusiasmo di quanti hanno incontrato passeggiando per il centro storico di Cortina. La stima e l’amicizia riservate alla delegazione russa trascendono di molto il semplice spirito olimpico e manifestano con tutta evidenza la volontà di pace e i sentimenti di auspicata cooperazione che animano gli italiani. Parte delle delegazioni occidentali hanno manifestato avversità, praticando il boicottaggio delle cerimonie di apertura e di chiusura, esprimendo sentimenti di acredine contro gli sportivi paralimpici russi, un atteggiamento poco decubertiano, ma soprattutto hanno incarnato quella perversa e ostinata determinazione di molti governi europei decisi a perpetuare il conflitto ucraino, anche alimentandolo con un criminale rifornimento a Kiev di bombe atomiche, per fortuna al momento solo presunto e paventato. Come se non bastasse l’altrettanto criminale aggressione statunitense e sionista contro la Repubblica Islamica d’Iran a gettare il mondo verso l’imprevedibile pericolosità di un conflitto mondiale volto a coinvolgere anche la Cina e cercare dunque di giungere a un chiarimento definitivo rispetto alla transizione di lungo periodo tra unipolarismo atlantista declinante e multipolarismo sino – russo ascendente. Non solo la Russia, ma anche la Cina, che ha appena concluso le sessioni parlamentari annuali, confermando d’essere pronta a rispondere a una eventuale aggressione militare occidentale, sono orientate a un cambiamento graduale volto alla costruzione in collaborazione con il Sud Globale di un nuovo ordine mondiale, ovviamente multipolare e di pace, tuttavia tanto il presidente russo Vladimir Putin, quanto quello cinese Xi Jinping sono consapevoli di come l’Occidente sia pronto a contrastare in ogni modo questa inarrestabile ascesa, anche fuori dai canoni del confronto democratico e diplomatico.

Il clima fraterno e amichevole respirato tra le Dolomiti italiane non è da interpretarsi dunque come una inappropriata leggerezza, ma come la deliberata volontà di una porzione rilevante della popolazione italiana di costruire la pace e di rifiutare risolutamente ogni aspirazione bellicosa apparecchiata da politici tanto imprudenti, quanto impudenti. Sentire risuonare le note dell’inno russo, già sovietico, per otto volte, tanti sono stati i titoli paralimpici conquistati dai russi, ha emozionato i presenti, a volte unitisi agli atleti, seppur con le parole antiche e sovietiche, le quali hanno avuto grande diffusione nella penisola, quando i comunisti, dentro la lunga stagione della prima Repubblica (1946 – 1992), hanno rappresentato la seconda forza politica italiana, capace di raccogliere finanche un terzo dei consensi, come nelle parlamentari di mezzo secolo fa, nel giugno 1976, l’anno delle prime paralimpiadi invernali, quelle estive erano state nel 1960 a Roma.

È poi bello incontrare un atleta serbo che racconta con gioia di aver sorriso felice, presso la mensa del villaggio olimpico, quando un collega ucraino, a fronte dell’utilizzo della lingua russa da parte del belgradese, ha risposto d’essere originario di una regione russofona e di avere nella lingua di Puskin, di Dostoevskij e di Tolstoj la sua lingua madre.

The views of individual contributors do not necessarily represent those of the Strategic Culture Foundation.

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