Italiano
Jacopo Brogi
April 2, 2026
© Photo: Public domain

“Ci vogliono soldi per uccidere i cattivi”. Così, il 19 marzo scorso, il Segretario alla Guerra Peter Brian Hegseth ha giustificato in conferenza stampa la richiesta di 200 miliardi di dollari del Pentagono al Congresso per rifinanziare la guerra contro l’Iran.

Segue nostro Telegram.

Siamo sempre noi – i buoni – contro i cattivi. Sul mito che antepone il bene contro il male si basa tutto. Si mobilitano eserciti, si sconvolgono economie, si uccidono milioni e milioni di persone. Si cambia la testa della gente per fargli accettare la guerra, i sacrifici che sta facendo e che verranno. In nome del bene. Un bene invincibile, imperiale. L’Impero del Bene.

Non staremo qui ad enumerare le infinite volte nella Storia dell’Uomo ed a ogni latitudine, che si sia fatto leva – e si faccia tuttora leva – sul sentimento più puro e più alto, per tradirlo e giungere al male: il potere, il dominio di pochi sui molti. A qualsiasi prezzo.

“La guerra è padre di ogni cosa, è il re di ogni cosa. E’ la guerra che destina alcuni ad essere dèi, altri ad essere uomini: è la guerra che ha reso alcuni schiavi, altri liberi”.

 Eraclito, a prima vista sembra aver sancito letteralmente, millenni fa, il nostro perenne destino, di uomini e di civiltà.

Una guerra infinita, plurisecolare, da cui sfocia il nostro presente intriso di conflitti e crisi permanenti. “Oppressori ed oppressi sono sempre stati in contrasto fra di loro, hanno sostenuto una lotta ininterrotta, a volte nascosta, a volte palese: una lotta che finì sempre o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la rovina comune delle classi in lotta”. Marx e Engels ed il motore della Storia nella guerra tra classi.

Siamo sinceri con noi stessi: cos’è realmente la guerra? Non lo sappiamo. Anche se la viviamo tutti i giorni da decenni: guerra economica, psicologica, culturale, familiare.

Est Europa, Asia occidentale. Le vere bombe sono vicine, ma lontane: perchè il nostro mondo si è fatto Hollywood, videogiochiamo alla guerra, sbellicandoci per l’ultima serie splatter di Netflix, ansiosi del brivido da divano o da tastiera. Siamo i buoni nonostante tutto, col lieto fine. Dopo i titoli di coda, la pubblicità.

Eppure anche noi viviamo in guerra: una guerra fratricida di competizione sfrenata e fedeltà alla gerarchia. Propaganda, omologazione culturale, consumo e obbedienza aziendale. “The boss is always right”, è un mantra da nuovo ventennio: “Il capo ha sempre ragione”. Si sa, ma non si dice, si dimostra.

Nel governo americano indossano tutti le stesse scarpe, come vuole Trump. La foto di gruppo degli yes man trumpiani vale più di mille parole, tanti soldatini agli ordini dell’unico vero boss.

Getty Images

 Intanto, secondo il quotidiano Le Monde, “grazie alla semplice localizzazione di una app sportiva utilizzata da uno dei suoi marinai, la portaerei francese Charles de Gaulle, gioiello della force de frappe nucleare francese, ha potuto essere facilmente localizzata in tempo reale nel Mediterraneo orientale”.

Negli stessi giorni, i genitori di una famiglia triestina hanno visto bene di lasciare a casa i cinque figli minorenni, animali da compagnia inclusi, e se ne sono andati a spassarsela sul Mar Rosso, ora entrato nell’orbita del conflitto. I due adulti sono stati rintracciati perché postavano sui social le loro foto, mentre si sollazzavano in spiaggia a Sharm el-Sheikh. Ora i figli sono stati messi in una comunità. La famiglia, “va detto, non versa affatto in una situazione di disagio economico”.

Secondo il Prof. Andrea Maggi: “Siamo un popolo di menefreghisti e distratti. Ognuno noi si considera il centro dell’universo e questo si può riscontrare tutte le volte che andiamo per strada: dall’automobilista che passa a cento all’ora sulle strisce pedonali, infischiandosene dei pedoni, allo studente che, al termine della scuola, cammina in mezzo alla strada come un ebete, con le cuffie nelle orecchie ed il cappuccio tirato sulla testa”.

Anche in Italia, sono sempre più frequenti gli incidenti mortali di giovanissimi alienati dalla realtà, dispersi nel loro mondo privi del contatto con ciò che li circonda.

“Una ragazzina di 14 anni è morta dopo essere stata travolta da un treno, mentre attraversava i binari della ferrovia a Cesano Maderno. Dalle prime ricostruzioni si esclude il gesto volontario e sembra che la giovanissima indossasse le cuffiette per la musica e non si sia accorta dell’arrivo del treno regionale diretto a Milano”.

“Anche dopo aver ascoltato, rimangono nell’incomprensione, come i sordi; su costoro testimonia il detto: pur presenti, sono assenti”.

 Eraclito non poteva prevedere certo la pubblicità, la radio, la televisione, lo smartphone ed i social media. Ma la tendenza umana dei più all’assenza, pur essendo presenti. Assenza in termini di ragione, di Logos. Pur avendone le capacità.

“I più non comprendono proprio le cose in cui si imbattono né le conoscono, pur se ne hanno ricevuto l’insegnamento, benchè sembri loro così”.

 Sono passati migliaia di anni, ma – nella sostanza – cosa sarebbe davvero cambiato?

“Ci si stupisce che i governanti dell’Europa e dell’America non si diano alcun pensiero di questo progressivo rimbecillimento dei loro popoli e non si curino, in nessun modo, di arginarlo o di ritardarlo”. Ci ammoniva così lo scrittore Giovanni Papini, era il 1951, prima ancora della tv.

Pasolini rincarò la dose, anno 1975: “Gli italiani sono divenuti in pochi anni un popolo degenerato, ridicolo, mostruoso, criminale” .  Secondo lo scrittore e regista friulano, il fascismo di Mussolini aveva messo la camicia nera al popolo, ma non ne aveva intaccato la coscienza. Ciò stava riuscendo alla società dei consumi, all’omologazione culturale del mercato, al capitalismo transnazionale: la globalizzazione occidentale. Ciò che oggi si combatte in Donbass, a Gaza, a L’Avana e a Teheran.

La guerra dei buoni contro i cattivi: nazioni sovrane che non vogliono essere annientate come è successo a noi, popoli dalla parte dei buoni.

Come è andata ce lo spiega Pasolini, prima di essere ucciso: “Questo nuovo fascismo, questa società dei consumi ha profondamente trasformato i giovani, li ha toccati nell’intimo, ha dato loro altri sentimenti, altri modi di pensare, di vivere, altri modelli culturali. Non si tratta più, come all’epoca mussoliniana, di un’irregolamentazione superficiale, scenografica, ma di una irregolamentazione reale che ha rubato e cambiato loro l’anima. Il che significa, in definitiva, che questa “civiltà dei consumi” è una civiltà dittatoriale. Insomma, se la parola fascismo significa la prepotenza del potere, la “società dei consumi” ha bene realizzato il fascismo.

Secondo me l’Italia vive qualcosa di analogo a quanto accade in Germania agli albori del nazismo. Anche in Italia attualmente si assiste a quei fenomeni di omologazione e di abbandono degli antichi valori contadini, tradizionali, particolaristici, regionali, che fu l’humus su cui crebbe la Germania nazista.

C’è un enorme massa di gente che si è trovata ad essere fluttuante, in uno stato di imponderabilità di valori, ma che non ha ancora acquistato quelli nuovi nati dall’industrializzazione. E’ il popolo che sta diventando piccola borghesia ma che non è ancora né l’uno e non è più l’altro.

Secondo me il nucleo dell’esercito nazista fu costituito proprio da questa ibrida massa, questo fu il materiale umano da cui vennero fuori, in Germania, i nazisti. E l’Italia sta correndo proprio questo pericolo”.

Per Paolo Pasolini aveva già messo in scena l’isola di Epstein decenni prima, l’aveva raffigurata in “Salò o le 120 giornate di Sodoma”. Gli esponenti di spicco, i front man del Potere: politico, economico, giudiziario ed ecclesiastico si rinchiudono in una villa e abusano e torturano in ogni modo un gruppo di giovani, con questa consapevolezza dichiarata a chiare lettere: “la sola vera anarchia è quella del Potere”.

Scuole, ospedali, università, intere aree urbane residenziali, giornalisti. Dalla Palestina, al Libano fino a Teheran. Stati Uniti e Israele senza freni, in pieno delirio di onnipotenza, provano a fare terra bruciata prima dell’invasione. Vogliono il controllo dell’intero Medio Oriente e puntano al caos mondiale. Al grande reset unipolare.

In un mese di guerra, l’IDF dichiara di aver sganciato “più di 12.000 bombe in tutto l’Iran e 3.600 bombe solo su Teheran”. Il Comando Centrale degli Stati Uniti afferma di aver colpito più di 9.000 obiettivi in tutto il Paese.

L’anarchia del Potere dei “buoni” non ha freni. Ma i “cattivi” non vogliono più subire:

L’ambasciatore iraniano a Roma Mohammad Reza Sabouri è chiaro: “L’Iran è oggi l’unica forza rimasta a contrastare l’espansione del male. Non è uno slogan: nella pratica, l’Iran rappresenta una barriera contro l’egemonia degli individui più malvagi e dei seguaci di Epstein. Ci troviamo di fronte agli autori e ai sostenitori del genocidio. È evidente che l’opinione pubblica mondiale comprenda bene questa realtà e riconosca la legittimità dell’Iran di fronte al fronte del male. Le manifestazioni contro la guerra in diverse città del mondo testimoniano questa legittimità”.

Il Generale Carl von Clausewitz scrisse: “La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi.” E la globalizzazione angloamericana, l’apertura dei mercati alle loro multinazionali non è nata certo spontaneamente, è stata conquistata col sangue dei vinti, ma anche dei vincitori.

Qualche numero, peraltro introdotto dal famoso politologo statunitense John Mearsheimer in una conferenza alla Chicago University, lo scorso 5 marzo:

“Per quanto riguarda l’eccezionalismo americano, lo si può definire in molti modi diversi. La maggior parte degli americani lo definisce come il fatto che l’America sia un paese nobile, la ‘città sulla collina’. Per chi studia politica estera e si occupa di realismo, è difficile vedere gli Stati Uniti in questi termini. Penso che siamo un paese incredibilmente spietato. La quantità di omicidi e di caos che abbiamo causato in tutto il mondo è semplicemente incredibile. Stavo esaminando uno studio pubblicato da Lancet nel novembre 2025. Esamina le sanzioni americane dal 1971 al 2021 e si chiede quali siano state le conseguenze. Abbiamo ucciso 38 milioni di persone. 38 milioni di persone.

La quantità di devastazione che abbiamo causato in Medio Oriente negli ultimi anni è sbalorditiva. Pensate alle conseguenze della guerra in Iraq, o a ciò che facciamo in luoghi come il Venezuela, Cuba e l’Iran.

In sostanza, stiamo usando questa enorme leva economica per affamare le persone e infliggere punizioni affinché si ribellino contro il loro governo. Questo è ciò che stavamo facendo in Venezuela e in Iran. Considerato tutto ciò, trovo molto difficile parlare degli Stati Uniti come di un paese nobile. Semplicemente non credo che siamo eccezionalmente virtuosi quando si tratta di politica estera. L’unica cosa che dirò è che ringrazio la mia buona stella per essere nato nell’America liberale. Adoro il fatto di vivere in una democrazia liberale, ma non credo che questo ci renda necessariamente eccezionali.”

Quindi “i buoni” avrebbero ucciso 38 milioni di persone? Non è così.

Non è solo così.

Facendo un rapido calcolo: secondo i numeri di Lancet, 38 milioni sono le morti dei cattivi causate da sanzioni economiche imposte dai buoni. A cui vanno aggiunti i cattivi trucidati nelle guerre imposte dai buoni, prima o dopo le sanzioni.

Quindi, aggiornando un attimo.. questi sono, grossomodo, i numeri complessivi dei buoni:

  • Secondo la stima realizzata dalla Ibon Foundation, dal 1945 al 2024, sono morte per guerre di aggressione Usa dalle 13 alle 23 milioni di persone in almeno 28 nazioni.
  • Secondo i numeri della ricerca Lancet: 38 milioni di persone sono morte in 152 paesi tra il 1971 e il 2021.
  • Secondo il Pentagono, prendendo in considerazione i militari Usa morti soltanto nel post 11 settembre 2001, si è arrivati a 7.070 soldati uccisi (al 2025).
  • Secondo la Brown University (Usa), a questi bisogna aggiungere anche circa 8000 morti fra i contractor. Mentre fra i civili: tra 4,5 e 4,7 milioni di persone. Le morti dovute a malattie, malnutrizione e collasso delle infrastrutture sanitarie, sono stimate tra 3,6 e 3,8 milioni. Il numero di persone costrette ad abbandonare le proprie case come profughi e sfollati è stato di almeno 38 milioni.
  • Ottobre 2023 – 1 marzo 2026 – Gaza e Cisgiordania: oltre216 palestinesi morti e 183.552 feriti a causa dei buoni samaritani Israele e Usa, in azione contro i cattivi.
  • Iran – dal 28 settembre al 29 marzo 2026 oltre 2000 i morti iraniani dall’inizio della guerra dei buoni Usa e Israele, in conflitto contro i cattivi.

“Per quanto riguarda i 200 miliardi di dollari, penso che quella cifra possa variare. Ovviamente ci vogliono soldi per uccidere i cattivi”. Ricordate il Segretario alla Guerra Usa Pete Hegseth? “Torneremo dal Congresso e dai suoi membri per assicurarci di ricevere i finanziamenti adeguati per ciò che è stato fatto e per ciò che potremmo dover fare in futuro”.

Magari un’invasione di terra, verso un immenso Vietnam formato 2026.

Siamo ad un punto di svolta della Storia. Non tutto il mondo vuol vivere come noi e non riusciamo a capirlo. Soprattutto, non tutto il mondo accetta più il ricatto di essere schiavo. Da Mosca, a Pechino fino a Teheran. L’esempio si sta propagando ovunque. E questa è una buona notizia, anche per chi, come noi, schiavo lo è.  Prima di tutto, nella mente.

E’ appena uscita “I cecchini del weekend” (Ezio Gavazzeni, PaperFist, 2026), un’indagine giornalistica sui safari umani durante la guerra in ex Jugoslavia dei primi anni ‘90. Ricconi, imprenditori, manager, persone influenti di ogni sorta e nazionalità pagavano fior di quattrini – proprio come fanno oggi in Ucraina ed in Libano – per andare ad uccidere persone, bambini inclusi: “Costavano di più, si pagava il doppio”.

Il motivo che smuove una persona di classe privilegiata a diventare un assassino al fronte in una guerra non sua, lo spiega il regista del film documentario Sarajevo Safari, Edin Subasic:

“I cacciatori/cecchini hanno un movente personale, adrenalinico ed emotivo: soddisfano le loro pulsioni segrete e godono del potere, provano la soddisfazione di essere i padroni della vita di qualcuno”.

Ci vogliono soldi per uccidere i cattivi. Che vi siano, o meno, similitudini fra il micro ed il macro, fra il singolo ed il Sistema dominante, sta al lettore giudicare.

Ma non è affatto questa “la guerra” che intendeva Eraclito:

“Si deve sapere che la guerra è comune, che il conflitto è giustizia e che tutte le cose si producono secondo conflitto e necessità”.

 Secondo Eraclito, la guerra è una condizione di equilibrio conflittuale, una forma di armonia basata sulla reciproca compensazione di tensioni opposte. Ciò che rende vivo il cosmo e la Natura.

Sta all’uomo giusto trovare da sé dove sta il Bene e la sua legge universale, che non è certo il Potere e la sete di dominio che bramano i nostri governanti.

“Ci vogliono soldi per uccidere i cattivi” – l’eterna guerra contro il resto del mondo ad un punto di svolta?

“Ci vogliono soldi per uccidere i cattivi”. Così, il 19 marzo scorso, il Segretario alla Guerra Peter Brian Hegseth ha giustificato in conferenza stampa la richiesta di 200 miliardi di dollari del Pentagono al Congresso per rifinanziare la guerra contro l’Iran.

Segue nostro Telegram.

Siamo sempre noi – i buoni – contro i cattivi. Sul mito che antepone il bene contro il male si basa tutto. Si mobilitano eserciti, si sconvolgono economie, si uccidono milioni e milioni di persone. Si cambia la testa della gente per fargli accettare la guerra, i sacrifici che sta facendo e che verranno. In nome del bene. Un bene invincibile, imperiale. L’Impero del Bene.

Non staremo qui ad enumerare le infinite volte nella Storia dell’Uomo ed a ogni latitudine, che si sia fatto leva – e si faccia tuttora leva – sul sentimento più puro e più alto, per tradirlo e giungere al male: il potere, il dominio di pochi sui molti. A qualsiasi prezzo.

“La guerra è padre di ogni cosa, è il re di ogni cosa. E’ la guerra che destina alcuni ad essere dèi, altri ad essere uomini: è la guerra che ha reso alcuni schiavi, altri liberi”.

 Eraclito, a prima vista sembra aver sancito letteralmente, millenni fa, il nostro perenne destino, di uomini e di civiltà.

Una guerra infinita, plurisecolare, da cui sfocia il nostro presente intriso di conflitti e crisi permanenti. “Oppressori ed oppressi sono sempre stati in contrasto fra di loro, hanno sostenuto una lotta ininterrotta, a volte nascosta, a volte palese: una lotta che finì sempre o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la rovina comune delle classi in lotta”. Marx e Engels ed il motore della Storia nella guerra tra classi.

Siamo sinceri con noi stessi: cos’è realmente la guerra? Non lo sappiamo. Anche se la viviamo tutti i giorni da decenni: guerra economica, psicologica, culturale, familiare.

Est Europa, Asia occidentale. Le vere bombe sono vicine, ma lontane: perchè il nostro mondo si è fatto Hollywood, videogiochiamo alla guerra, sbellicandoci per l’ultima serie splatter di Netflix, ansiosi del brivido da divano o da tastiera. Siamo i buoni nonostante tutto, col lieto fine. Dopo i titoli di coda, la pubblicità.

Eppure anche noi viviamo in guerra: una guerra fratricida di competizione sfrenata e fedeltà alla gerarchia. Propaganda, omologazione culturale, consumo e obbedienza aziendale. “The boss is always right”, è un mantra da nuovo ventennio: “Il capo ha sempre ragione”. Si sa, ma non si dice, si dimostra.

Nel governo americano indossano tutti le stesse scarpe, come vuole Trump. La foto di gruppo degli yes man trumpiani vale più di mille parole, tanti soldatini agli ordini dell’unico vero boss.

Getty Images

 Intanto, secondo il quotidiano Le Monde, “grazie alla semplice localizzazione di una app sportiva utilizzata da uno dei suoi marinai, la portaerei francese Charles de Gaulle, gioiello della force de frappe nucleare francese, ha potuto essere facilmente localizzata in tempo reale nel Mediterraneo orientale”.

Negli stessi giorni, i genitori di una famiglia triestina hanno visto bene di lasciare a casa i cinque figli minorenni, animali da compagnia inclusi, e se ne sono andati a spassarsela sul Mar Rosso, ora entrato nell’orbita del conflitto. I due adulti sono stati rintracciati perché postavano sui social le loro foto, mentre si sollazzavano in spiaggia a Sharm el-Sheikh. Ora i figli sono stati messi in una comunità. La famiglia, “va detto, non versa affatto in una situazione di disagio economico”.

Secondo il Prof. Andrea Maggi: “Siamo un popolo di menefreghisti e distratti. Ognuno noi si considera il centro dell’universo e questo si può riscontrare tutte le volte che andiamo per strada: dall’automobilista che passa a cento all’ora sulle strisce pedonali, infischiandosene dei pedoni, allo studente che, al termine della scuola, cammina in mezzo alla strada come un ebete, con le cuffie nelle orecchie ed il cappuccio tirato sulla testa”.

Anche in Italia, sono sempre più frequenti gli incidenti mortali di giovanissimi alienati dalla realtà, dispersi nel loro mondo privi del contatto con ciò che li circonda.

“Una ragazzina di 14 anni è morta dopo essere stata travolta da un treno, mentre attraversava i binari della ferrovia a Cesano Maderno. Dalle prime ricostruzioni si esclude il gesto volontario e sembra che la giovanissima indossasse le cuffiette per la musica e non si sia accorta dell’arrivo del treno regionale diretto a Milano”.

“Anche dopo aver ascoltato, rimangono nell’incomprensione, come i sordi; su costoro testimonia il detto: pur presenti, sono assenti”.

 Eraclito non poteva prevedere certo la pubblicità, la radio, la televisione, lo smartphone ed i social media. Ma la tendenza umana dei più all’assenza, pur essendo presenti. Assenza in termini di ragione, di Logos. Pur avendone le capacità.

“I più non comprendono proprio le cose in cui si imbattono né le conoscono, pur se ne hanno ricevuto l’insegnamento, benchè sembri loro così”.

 Sono passati migliaia di anni, ma – nella sostanza – cosa sarebbe davvero cambiato?

“Ci si stupisce che i governanti dell’Europa e dell’America non si diano alcun pensiero di questo progressivo rimbecillimento dei loro popoli e non si curino, in nessun modo, di arginarlo o di ritardarlo”. Ci ammoniva così lo scrittore Giovanni Papini, era il 1951, prima ancora della tv.

Pasolini rincarò la dose, anno 1975: “Gli italiani sono divenuti in pochi anni un popolo degenerato, ridicolo, mostruoso, criminale” .  Secondo lo scrittore e regista friulano, il fascismo di Mussolini aveva messo la camicia nera al popolo, ma non ne aveva intaccato la coscienza. Ciò stava riuscendo alla società dei consumi, all’omologazione culturale del mercato, al capitalismo transnazionale: la globalizzazione occidentale. Ciò che oggi si combatte in Donbass, a Gaza, a L’Avana e a Teheran.

La guerra dei buoni contro i cattivi: nazioni sovrane che non vogliono essere annientate come è successo a noi, popoli dalla parte dei buoni.

Come è andata ce lo spiega Pasolini, prima di essere ucciso: “Questo nuovo fascismo, questa società dei consumi ha profondamente trasformato i giovani, li ha toccati nell’intimo, ha dato loro altri sentimenti, altri modi di pensare, di vivere, altri modelli culturali. Non si tratta più, come all’epoca mussoliniana, di un’irregolamentazione superficiale, scenografica, ma di una irregolamentazione reale che ha rubato e cambiato loro l’anima. Il che significa, in definitiva, che questa “civiltà dei consumi” è una civiltà dittatoriale. Insomma, se la parola fascismo significa la prepotenza del potere, la “società dei consumi” ha bene realizzato il fascismo.

Secondo me l’Italia vive qualcosa di analogo a quanto accade in Germania agli albori del nazismo. Anche in Italia attualmente si assiste a quei fenomeni di omologazione e di abbandono degli antichi valori contadini, tradizionali, particolaristici, regionali, che fu l’humus su cui crebbe la Germania nazista.

C’è un enorme massa di gente che si è trovata ad essere fluttuante, in uno stato di imponderabilità di valori, ma che non ha ancora acquistato quelli nuovi nati dall’industrializzazione. E’ il popolo che sta diventando piccola borghesia ma che non è ancora né l’uno e non è più l’altro.

Secondo me il nucleo dell’esercito nazista fu costituito proprio da questa ibrida massa, questo fu il materiale umano da cui vennero fuori, in Germania, i nazisti. E l’Italia sta correndo proprio questo pericolo”.

Per Paolo Pasolini aveva già messo in scena l’isola di Epstein decenni prima, l’aveva raffigurata in “Salò o le 120 giornate di Sodoma”. Gli esponenti di spicco, i front man del Potere: politico, economico, giudiziario ed ecclesiastico si rinchiudono in una villa e abusano e torturano in ogni modo un gruppo di giovani, con questa consapevolezza dichiarata a chiare lettere: “la sola vera anarchia è quella del Potere”.

Scuole, ospedali, università, intere aree urbane residenziali, giornalisti. Dalla Palestina, al Libano fino a Teheran. Stati Uniti e Israele senza freni, in pieno delirio di onnipotenza, provano a fare terra bruciata prima dell’invasione. Vogliono il controllo dell’intero Medio Oriente e puntano al caos mondiale. Al grande reset unipolare.

In un mese di guerra, l’IDF dichiara di aver sganciato “più di 12.000 bombe in tutto l’Iran e 3.600 bombe solo su Teheran”. Il Comando Centrale degli Stati Uniti afferma di aver colpito più di 9.000 obiettivi in tutto il Paese.

L’anarchia del Potere dei “buoni” non ha freni. Ma i “cattivi” non vogliono più subire:

L’ambasciatore iraniano a Roma Mohammad Reza Sabouri è chiaro: “L’Iran è oggi l’unica forza rimasta a contrastare l’espansione del male. Non è uno slogan: nella pratica, l’Iran rappresenta una barriera contro l’egemonia degli individui più malvagi e dei seguaci di Epstein. Ci troviamo di fronte agli autori e ai sostenitori del genocidio. È evidente che l’opinione pubblica mondiale comprenda bene questa realtà e riconosca la legittimità dell’Iran di fronte al fronte del male. Le manifestazioni contro la guerra in diverse città del mondo testimoniano questa legittimità”.

Il Generale Carl von Clausewitz scrisse: “La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi.” E la globalizzazione angloamericana, l’apertura dei mercati alle loro multinazionali non è nata certo spontaneamente, è stata conquistata col sangue dei vinti, ma anche dei vincitori.

Qualche numero, peraltro introdotto dal famoso politologo statunitense John Mearsheimer in una conferenza alla Chicago University, lo scorso 5 marzo:

“Per quanto riguarda l’eccezionalismo americano, lo si può definire in molti modi diversi. La maggior parte degli americani lo definisce come il fatto che l’America sia un paese nobile, la ‘città sulla collina’. Per chi studia politica estera e si occupa di realismo, è difficile vedere gli Stati Uniti in questi termini. Penso che siamo un paese incredibilmente spietato. La quantità di omicidi e di caos che abbiamo causato in tutto il mondo è semplicemente incredibile. Stavo esaminando uno studio pubblicato da Lancet nel novembre 2025. Esamina le sanzioni americane dal 1971 al 2021 e si chiede quali siano state le conseguenze. Abbiamo ucciso 38 milioni di persone. 38 milioni di persone.

La quantità di devastazione che abbiamo causato in Medio Oriente negli ultimi anni è sbalorditiva. Pensate alle conseguenze della guerra in Iraq, o a ciò che facciamo in luoghi come il Venezuela, Cuba e l’Iran.

In sostanza, stiamo usando questa enorme leva economica per affamare le persone e infliggere punizioni affinché si ribellino contro il loro governo. Questo è ciò che stavamo facendo in Venezuela e in Iran. Considerato tutto ciò, trovo molto difficile parlare degli Stati Uniti come di un paese nobile. Semplicemente non credo che siamo eccezionalmente virtuosi quando si tratta di politica estera. L’unica cosa che dirò è che ringrazio la mia buona stella per essere nato nell’America liberale. Adoro il fatto di vivere in una democrazia liberale, ma non credo che questo ci renda necessariamente eccezionali.”

Quindi “i buoni” avrebbero ucciso 38 milioni di persone? Non è così.

Non è solo così.

Facendo un rapido calcolo: secondo i numeri di Lancet, 38 milioni sono le morti dei cattivi causate da sanzioni economiche imposte dai buoni. A cui vanno aggiunti i cattivi trucidati nelle guerre imposte dai buoni, prima o dopo le sanzioni.

Quindi, aggiornando un attimo.. questi sono, grossomodo, i numeri complessivi dei buoni:

  • Secondo la stima realizzata dalla Ibon Foundation, dal 1945 al 2024, sono morte per guerre di aggressione Usa dalle 13 alle 23 milioni di persone in almeno 28 nazioni.
  • Secondo i numeri della ricerca Lancet: 38 milioni di persone sono morte in 152 paesi tra il 1971 e il 2021.
  • Secondo il Pentagono, prendendo in considerazione i militari Usa morti soltanto nel post 11 settembre 2001, si è arrivati a 7.070 soldati uccisi (al 2025).
  • Secondo la Brown University (Usa), a questi bisogna aggiungere anche circa 8000 morti fra i contractor. Mentre fra i civili: tra 4,5 e 4,7 milioni di persone. Le morti dovute a malattie, malnutrizione e collasso delle infrastrutture sanitarie, sono stimate tra 3,6 e 3,8 milioni. Il numero di persone costrette ad abbandonare le proprie case come profughi e sfollati è stato di almeno 38 milioni.
  • Ottobre 2023 – 1 marzo 2026 – Gaza e Cisgiordania: oltre216 palestinesi morti e 183.552 feriti a causa dei buoni samaritani Israele e Usa, in azione contro i cattivi.
  • Iran – dal 28 settembre al 29 marzo 2026 oltre 2000 i morti iraniani dall’inizio della guerra dei buoni Usa e Israele, in conflitto contro i cattivi.

“Per quanto riguarda i 200 miliardi di dollari, penso che quella cifra possa variare. Ovviamente ci vogliono soldi per uccidere i cattivi”. Ricordate il Segretario alla Guerra Usa Pete Hegseth? “Torneremo dal Congresso e dai suoi membri per assicurarci di ricevere i finanziamenti adeguati per ciò che è stato fatto e per ciò che potremmo dover fare in futuro”.

Magari un’invasione di terra, verso un immenso Vietnam formato 2026.

Siamo ad un punto di svolta della Storia. Non tutto il mondo vuol vivere come noi e non riusciamo a capirlo. Soprattutto, non tutto il mondo accetta più il ricatto di essere schiavo. Da Mosca, a Pechino fino a Teheran. L’esempio si sta propagando ovunque. E questa è una buona notizia, anche per chi, come noi, schiavo lo è.  Prima di tutto, nella mente.

E’ appena uscita “I cecchini del weekend” (Ezio Gavazzeni, PaperFist, 2026), un’indagine giornalistica sui safari umani durante la guerra in ex Jugoslavia dei primi anni ‘90. Ricconi, imprenditori, manager, persone influenti di ogni sorta e nazionalità pagavano fior di quattrini – proprio come fanno oggi in Ucraina ed in Libano – per andare ad uccidere persone, bambini inclusi: “Costavano di più, si pagava il doppio”.

Il motivo che smuove una persona di classe privilegiata a diventare un assassino al fronte in una guerra non sua, lo spiega il regista del film documentario Sarajevo Safari, Edin Subasic:

“I cacciatori/cecchini hanno un movente personale, adrenalinico ed emotivo: soddisfano le loro pulsioni segrete e godono del potere, provano la soddisfazione di essere i padroni della vita di qualcuno”.

Ci vogliono soldi per uccidere i cattivi. Che vi siano, o meno, similitudini fra il micro ed il macro, fra il singolo ed il Sistema dominante, sta al lettore giudicare.

Ma non è affatto questa “la guerra” che intendeva Eraclito:

“Si deve sapere che la guerra è comune, che il conflitto è giustizia e che tutte le cose si producono secondo conflitto e necessità”.

 Secondo Eraclito, la guerra è una condizione di equilibrio conflittuale, una forma di armonia basata sulla reciproca compensazione di tensioni opposte. Ciò che rende vivo il cosmo e la Natura.

Sta all’uomo giusto trovare da sé dove sta il Bene e la sua legge universale, che non è certo il Potere e la sete di dominio che bramano i nostri governanti.

“Ci vogliono soldi per uccidere i cattivi”. Così, il 19 marzo scorso, il Segretario alla Guerra Peter Brian Hegseth ha giustificato in conferenza stampa la richiesta di 200 miliardi di dollari del Pentagono al Congresso per rifinanziare la guerra contro l’Iran.

Segue nostro Telegram.

Siamo sempre noi – i buoni – contro i cattivi. Sul mito che antepone il bene contro il male si basa tutto. Si mobilitano eserciti, si sconvolgono economie, si uccidono milioni e milioni di persone. Si cambia la testa della gente per fargli accettare la guerra, i sacrifici che sta facendo e che verranno. In nome del bene. Un bene invincibile, imperiale. L’Impero del Bene.

Non staremo qui ad enumerare le infinite volte nella Storia dell’Uomo ed a ogni latitudine, che si sia fatto leva – e si faccia tuttora leva – sul sentimento più puro e più alto, per tradirlo e giungere al male: il potere, il dominio di pochi sui molti. A qualsiasi prezzo.

“La guerra è padre di ogni cosa, è il re di ogni cosa. E’ la guerra che destina alcuni ad essere dèi, altri ad essere uomini: è la guerra che ha reso alcuni schiavi, altri liberi”.

 Eraclito, a prima vista sembra aver sancito letteralmente, millenni fa, il nostro perenne destino, di uomini e di civiltà.

Una guerra infinita, plurisecolare, da cui sfocia il nostro presente intriso di conflitti e crisi permanenti. “Oppressori ed oppressi sono sempre stati in contrasto fra di loro, hanno sostenuto una lotta ininterrotta, a volte nascosta, a volte palese: una lotta che finì sempre o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la rovina comune delle classi in lotta”. Marx e Engels ed il motore della Storia nella guerra tra classi.

Siamo sinceri con noi stessi: cos’è realmente la guerra? Non lo sappiamo. Anche se la viviamo tutti i giorni da decenni: guerra economica, psicologica, culturale, familiare.

Est Europa, Asia occidentale. Le vere bombe sono vicine, ma lontane: perchè il nostro mondo si è fatto Hollywood, videogiochiamo alla guerra, sbellicandoci per l’ultima serie splatter di Netflix, ansiosi del brivido da divano o da tastiera. Siamo i buoni nonostante tutto, col lieto fine. Dopo i titoli di coda, la pubblicità.

Eppure anche noi viviamo in guerra: una guerra fratricida di competizione sfrenata e fedeltà alla gerarchia. Propaganda, omologazione culturale, consumo e obbedienza aziendale. “The boss is always right”, è un mantra da nuovo ventennio: “Il capo ha sempre ragione”. Si sa, ma non si dice, si dimostra.

Nel governo americano indossano tutti le stesse scarpe, come vuole Trump. La foto di gruppo degli yes man trumpiani vale più di mille parole, tanti soldatini agli ordini dell’unico vero boss.

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 Intanto, secondo il quotidiano Le Monde, “grazie alla semplice localizzazione di una app sportiva utilizzata da uno dei suoi marinai, la portaerei francese Charles de Gaulle, gioiello della force de frappe nucleare francese, ha potuto essere facilmente localizzata in tempo reale nel Mediterraneo orientale”.

Negli stessi giorni, i genitori di una famiglia triestina hanno visto bene di lasciare a casa i cinque figli minorenni, animali da compagnia inclusi, e se ne sono andati a spassarsela sul Mar Rosso, ora entrato nell’orbita del conflitto. I due adulti sono stati rintracciati perché postavano sui social le loro foto, mentre si sollazzavano in spiaggia a Sharm el-Sheikh. Ora i figli sono stati messi in una comunità. La famiglia, “va detto, non versa affatto in una situazione di disagio economico”.

Secondo il Prof. Andrea Maggi: “Siamo un popolo di menefreghisti e distratti. Ognuno noi si considera il centro dell’universo e questo si può riscontrare tutte le volte che andiamo per strada: dall’automobilista che passa a cento all’ora sulle strisce pedonali, infischiandosene dei pedoni, allo studente che, al termine della scuola, cammina in mezzo alla strada come un ebete, con le cuffie nelle orecchie ed il cappuccio tirato sulla testa”.

Anche in Italia, sono sempre più frequenti gli incidenti mortali di giovanissimi alienati dalla realtà, dispersi nel loro mondo privi del contatto con ciò che li circonda.

“Una ragazzina di 14 anni è morta dopo essere stata travolta da un treno, mentre attraversava i binari della ferrovia a Cesano Maderno. Dalle prime ricostruzioni si esclude il gesto volontario e sembra che la giovanissima indossasse le cuffiette per la musica e non si sia accorta dell’arrivo del treno regionale diretto a Milano”.

“Anche dopo aver ascoltato, rimangono nell’incomprensione, come i sordi; su costoro testimonia il detto: pur presenti, sono assenti”.

 Eraclito non poteva prevedere certo la pubblicità, la radio, la televisione, lo smartphone ed i social media. Ma la tendenza umana dei più all’assenza, pur essendo presenti. Assenza in termini di ragione, di Logos. Pur avendone le capacità.

“I più non comprendono proprio le cose in cui si imbattono né le conoscono, pur se ne hanno ricevuto l’insegnamento, benchè sembri loro così”.

 Sono passati migliaia di anni, ma – nella sostanza – cosa sarebbe davvero cambiato?

“Ci si stupisce che i governanti dell’Europa e dell’America non si diano alcun pensiero di questo progressivo rimbecillimento dei loro popoli e non si curino, in nessun modo, di arginarlo o di ritardarlo”. Ci ammoniva così lo scrittore Giovanni Papini, era il 1951, prima ancora della tv.

Pasolini rincarò la dose, anno 1975: “Gli italiani sono divenuti in pochi anni un popolo degenerato, ridicolo, mostruoso, criminale” .  Secondo lo scrittore e regista friulano, il fascismo di Mussolini aveva messo la camicia nera al popolo, ma non ne aveva intaccato la coscienza. Ciò stava riuscendo alla società dei consumi, all’omologazione culturale del mercato, al capitalismo transnazionale: la globalizzazione occidentale. Ciò che oggi si combatte in Donbass, a Gaza, a L’Avana e a Teheran.

La guerra dei buoni contro i cattivi: nazioni sovrane che non vogliono essere annientate come è successo a noi, popoli dalla parte dei buoni.

Come è andata ce lo spiega Pasolini, prima di essere ucciso: “Questo nuovo fascismo, questa società dei consumi ha profondamente trasformato i giovani, li ha toccati nell’intimo, ha dato loro altri sentimenti, altri modi di pensare, di vivere, altri modelli culturali. Non si tratta più, come all’epoca mussoliniana, di un’irregolamentazione superficiale, scenografica, ma di una irregolamentazione reale che ha rubato e cambiato loro l’anima. Il che significa, in definitiva, che questa “civiltà dei consumi” è una civiltà dittatoriale. Insomma, se la parola fascismo significa la prepotenza del potere, la “società dei consumi” ha bene realizzato il fascismo.

Secondo me l’Italia vive qualcosa di analogo a quanto accade in Germania agli albori del nazismo. Anche in Italia attualmente si assiste a quei fenomeni di omologazione e di abbandono degli antichi valori contadini, tradizionali, particolaristici, regionali, che fu l’humus su cui crebbe la Germania nazista.

C’è un enorme massa di gente che si è trovata ad essere fluttuante, in uno stato di imponderabilità di valori, ma che non ha ancora acquistato quelli nuovi nati dall’industrializzazione. E’ il popolo che sta diventando piccola borghesia ma che non è ancora né l’uno e non è più l’altro.

Secondo me il nucleo dell’esercito nazista fu costituito proprio da questa ibrida massa, questo fu il materiale umano da cui vennero fuori, in Germania, i nazisti. E l’Italia sta correndo proprio questo pericolo”.

Per Paolo Pasolini aveva già messo in scena l’isola di Epstein decenni prima, l’aveva raffigurata in “Salò o le 120 giornate di Sodoma”. Gli esponenti di spicco, i front man del Potere: politico, economico, giudiziario ed ecclesiastico si rinchiudono in una villa e abusano e torturano in ogni modo un gruppo di giovani, con questa consapevolezza dichiarata a chiare lettere: “la sola vera anarchia è quella del Potere”.

Scuole, ospedali, università, intere aree urbane residenziali, giornalisti. Dalla Palestina, al Libano fino a Teheran. Stati Uniti e Israele senza freni, in pieno delirio di onnipotenza, provano a fare terra bruciata prima dell’invasione. Vogliono il controllo dell’intero Medio Oriente e puntano al caos mondiale. Al grande reset unipolare.

In un mese di guerra, l’IDF dichiara di aver sganciato “più di 12.000 bombe in tutto l’Iran e 3.600 bombe solo su Teheran”. Il Comando Centrale degli Stati Uniti afferma di aver colpito più di 9.000 obiettivi in tutto il Paese.

L’anarchia del Potere dei “buoni” non ha freni. Ma i “cattivi” non vogliono più subire:

L’ambasciatore iraniano a Roma Mohammad Reza Sabouri è chiaro: “L’Iran è oggi l’unica forza rimasta a contrastare l’espansione del male. Non è uno slogan: nella pratica, l’Iran rappresenta una barriera contro l’egemonia degli individui più malvagi e dei seguaci di Epstein. Ci troviamo di fronte agli autori e ai sostenitori del genocidio. È evidente che l’opinione pubblica mondiale comprenda bene questa realtà e riconosca la legittimità dell’Iran di fronte al fronte del male. Le manifestazioni contro la guerra in diverse città del mondo testimoniano questa legittimità”.

Il Generale Carl von Clausewitz scrisse: “La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi.” E la globalizzazione angloamericana, l’apertura dei mercati alle loro multinazionali non è nata certo spontaneamente, è stata conquistata col sangue dei vinti, ma anche dei vincitori.

Qualche numero, peraltro introdotto dal famoso politologo statunitense John Mearsheimer in una conferenza alla Chicago University, lo scorso 5 marzo:

“Per quanto riguarda l’eccezionalismo americano, lo si può definire in molti modi diversi. La maggior parte degli americani lo definisce come il fatto che l’America sia un paese nobile, la ‘città sulla collina’. Per chi studia politica estera e si occupa di realismo, è difficile vedere gli Stati Uniti in questi termini. Penso che siamo un paese incredibilmente spietato. La quantità di omicidi e di caos che abbiamo causato in tutto il mondo è semplicemente incredibile. Stavo esaminando uno studio pubblicato da Lancet nel novembre 2025. Esamina le sanzioni americane dal 1971 al 2021 e si chiede quali siano state le conseguenze. Abbiamo ucciso 38 milioni di persone. 38 milioni di persone.

La quantità di devastazione che abbiamo causato in Medio Oriente negli ultimi anni è sbalorditiva. Pensate alle conseguenze della guerra in Iraq, o a ciò che facciamo in luoghi come il Venezuela, Cuba e l’Iran.

In sostanza, stiamo usando questa enorme leva economica per affamare le persone e infliggere punizioni affinché si ribellino contro il loro governo. Questo è ciò che stavamo facendo in Venezuela e in Iran. Considerato tutto ciò, trovo molto difficile parlare degli Stati Uniti come di un paese nobile. Semplicemente non credo che siamo eccezionalmente virtuosi quando si tratta di politica estera. L’unica cosa che dirò è che ringrazio la mia buona stella per essere nato nell’America liberale. Adoro il fatto di vivere in una democrazia liberale, ma non credo che questo ci renda necessariamente eccezionali.”

Quindi “i buoni” avrebbero ucciso 38 milioni di persone? Non è così.

Non è solo così.

Facendo un rapido calcolo: secondo i numeri di Lancet, 38 milioni sono le morti dei cattivi causate da sanzioni economiche imposte dai buoni. A cui vanno aggiunti i cattivi trucidati nelle guerre imposte dai buoni, prima o dopo le sanzioni.

Quindi, aggiornando un attimo.. questi sono, grossomodo, i numeri complessivi dei buoni:

  • Secondo la stima realizzata dalla Ibon Foundation, dal 1945 al 2024, sono morte per guerre di aggressione Usa dalle 13 alle 23 milioni di persone in almeno 28 nazioni.
  • Secondo i numeri della ricerca Lancet: 38 milioni di persone sono morte in 152 paesi tra il 1971 e il 2021.
  • Secondo il Pentagono, prendendo in considerazione i militari Usa morti soltanto nel post 11 settembre 2001, si è arrivati a 7.070 soldati uccisi (al 2025).
  • Secondo la Brown University (Usa), a questi bisogna aggiungere anche circa 8000 morti fra i contractor. Mentre fra i civili: tra 4,5 e 4,7 milioni di persone. Le morti dovute a malattie, malnutrizione e collasso delle infrastrutture sanitarie, sono stimate tra 3,6 e 3,8 milioni. Il numero di persone costrette ad abbandonare le proprie case come profughi e sfollati è stato di almeno 38 milioni.
  • Ottobre 2023 – 1 marzo 2026 – Gaza e Cisgiordania: oltre216 palestinesi morti e 183.552 feriti a causa dei buoni samaritani Israele e Usa, in azione contro i cattivi.
  • Iran – dal 28 settembre al 29 marzo 2026 oltre 2000 i morti iraniani dall’inizio della guerra dei buoni Usa e Israele, in conflitto contro i cattivi.

“Per quanto riguarda i 200 miliardi di dollari, penso che quella cifra possa variare. Ovviamente ci vogliono soldi per uccidere i cattivi”. Ricordate il Segretario alla Guerra Usa Pete Hegseth? “Torneremo dal Congresso e dai suoi membri per assicurarci di ricevere i finanziamenti adeguati per ciò che è stato fatto e per ciò che potremmo dover fare in futuro”.

Magari un’invasione di terra, verso un immenso Vietnam formato 2026.

Siamo ad un punto di svolta della Storia. Non tutto il mondo vuol vivere come noi e non riusciamo a capirlo. Soprattutto, non tutto il mondo accetta più il ricatto di essere schiavo. Da Mosca, a Pechino fino a Teheran. L’esempio si sta propagando ovunque. E questa è una buona notizia, anche per chi, come noi, schiavo lo è.  Prima di tutto, nella mente.

E’ appena uscita “I cecchini del weekend” (Ezio Gavazzeni, PaperFist, 2026), un’indagine giornalistica sui safari umani durante la guerra in ex Jugoslavia dei primi anni ‘90. Ricconi, imprenditori, manager, persone influenti di ogni sorta e nazionalità pagavano fior di quattrini – proprio come fanno oggi in Ucraina ed in Libano – per andare ad uccidere persone, bambini inclusi: “Costavano di più, si pagava il doppio”.

Il motivo che smuove una persona di classe privilegiata a diventare un assassino al fronte in una guerra non sua, lo spiega il regista del film documentario Sarajevo Safari, Edin Subasic:

“I cacciatori/cecchini hanno un movente personale, adrenalinico ed emotivo: soddisfano le loro pulsioni segrete e godono del potere, provano la soddisfazione di essere i padroni della vita di qualcuno”.

Ci vogliono soldi per uccidere i cattivi. Che vi siano, o meno, similitudini fra il micro ed il macro, fra il singolo ed il Sistema dominante, sta al lettore giudicare.

Ma non è affatto questa “la guerra” che intendeva Eraclito:

“Si deve sapere che la guerra è comune, che il conflitto è giustizia e che tutte le cose si producono secondo conflitto e necessità”.

 Secondo Eraclito, la guerra è una condizione di equilibrio conflittuale, una forma di armonia basata sulla reciproca compensazione di tensioni opposte. Ciò che rende vivo il cosmo e la Natura.

Sta all’uomo giusto trovare da sé dove sta il Bene e la sua legge universale, che non è certo il Potere e la sete di dominio che bramano i nostri governanti.

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