Giorgia Meloni ha dichiarato il 5 marzo che l’Italia intende fornire assistenza nel campo della difesa aerea ai paesi del Golfo Persico dopo i recenti attacchi missilistici dell’Iran nella regione.
Su una cosa non si erano sbagliati gli oppositori della Meloni ai tempi delle cosiddette elezioni: ella ci avrebbe riportati in guerra. Se già non bastavano la mefistofeliche mosse del drago sputafuoco della finanza transnazionale, la cameriera dalle bionde trecce, dopo averci condannati a dieci anni di assistenza militare allo Stato più fallimentare della storia militare, l’Ucraina, ci regala adesso un impegno in Medio Oriente, sull’orlo della terza guerra mondiale.
Giorgia Meloni ha dichiarato il 5 marzo che l’Italia intende fornire assistenza nel campo della difesa aerea ai paesi del Golfo Persico dopo i recenti attacchi missilistici dell’Iran nella regione.
In un’intervista all’emittente RTL 102.5, la premier ha affermato che Roma, come Regno Unito, Francia e Germania, è pronta ad aiutare i paesi del Golfo soprattutto nel settore della difesa, e in particolare dei sistemi di difesa antiaerea.
Meloni ha spiegato che questa decisione è legata alla necessità di proteggere decine di migliaia di cittadini italiani che vivono nel Golfo Persico e circa 2.000 militari italiani dispiegati nell’area. Ha inoltre sottolineato l’importanza strategica delle forniture energetiche provenienti dal Golfo per l’Italia e per l’Europa. La presidente del Consiglio ha aggiunto che l’Italia continua a rispettare gli accordi bilaterali che regolano la presenza delle basi militari degli Stati Uniti sul territorio italiano, i quali consentono attività logistiche e di supporto, ma non operazioni di bombardamento. Ha anche precisato che non sono arrivate richieste per ampliare l’utilizzo di queste basi, sottolineando che: “Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra.”
Ci scusi, presidente, non abbiamo capito: mandare sistemi militari in supporto a Paesi che stanno combattendo una guerra, coinvolgendo personale militare, personale diplomatico, imprese e la bandiera nazionale, non è un coinvolgimento diretto?
Ha ragione, è vero, il balcone di Piazza Venezia purtroppo non può essere utilizzato perché è diventato un museo, ma nel mentre che in Parlamento viene votata una legge liberticida, magari potreste inserire una clausola per espropriare il balcone del giugno del ’40 e riportarlo in auge ai prischi allori della romanità imperiale, no?
Che forse, di grazia, essere tempestati di basi militari NATO e americane, detenendo persino alcuni dei sistemi più avanzati di monitoraggio, non ci espone ad essere obiettivo legittimo in caso di conflitto? Forse, nel promemoria sulla scrivania di Palazzo Chigi quando è arrivata a governare, non avevano inserito questi dettagli.
Ora dunque ci troviamo a dover far fronte ad un problema ben più grande del Crosetto che resta bloccato a Dubai.
Tra le principali preoccupazioni di Giorgia Meloni vi sono anche le possibili conseguenze economiche della guerra. «È necessario evitare che fenomeni speculativi provochino un’impennata dei prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari», ha dichiarato. In che modo? Attraverso un attento controllo di eventuali rialzi anomali dei prezzi, «in particolare per quanto riguarda il carburante alla pompa e i beni alimentari». Se la situazione lo richiedesse, il governo sarebbe pronto a «intervenire aumentando la tassazione nei confronti di chi dovesse approfittare della situazione facendo salire le bollette».
Parallelamente, l’esecutivo intende rinnovare a livello europeo la richiesta di sospendere il sistema dei crediti ETS. Questo meccanismo, pensato per scoraggiare la produzione di energia da fonti più inquinanti, secondo Meloni finisce però per incidere anche sul prezzo dell’energia generata da fonti non inquinanti. «Continuiamo a chiedere con decisione la sospensione di questo sistema. Si tratta di una delle proposte che porteremo al prossimo Consiglio europeo», ha annunciato la presidente del Consiglio, facendo riferimento alla riunione prevista a Bruxelles il 19 e 20 marzo.
Nella serata del 4 marzo, prima il ministro della Difesa Crosetto e successivamente la stessa presidente del Consiglio si sono recati al Quirinale per consultazioni con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in base alla Costituzione ricopre anche il ruolo di capo supremo delle Forze armate. Si è trattato di due incontri riservati, incentrati sugli sviluppi geopolitici nell’area mediterranea e sulle possibili decisioni del governo in una fase di crisi internazionale definita grave sia da fonti del Colle sia dall’esecutivo, che l’ha descritta come «il momento più difficile degli ultimi decenni».
Nel corso della giornata, inoltre, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto un colloquio telefonico con il segretario di Stato statunitense Marco Rubio. Questo contatto ha alimentato alcune indiscrezioni relative a un possibile utilizzo delle basi militari italiane, soprattutto dopo il rifiuto del governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez di mettere a disposizione le strutture di Morón e Rota, anche se pare, almeno per il momento, che dagli Stati Uniti non sarebbe stata avanzata alcuna richiesta ufficiale in tal senso.
Ma non v’è problema, fratelli di tutta Italia, perché la vittoria sarà nostra, in ogni caso. O perché servi di padroni atlantisti, o perché pronti a voltare gabbana verso est, o perché dignitosamente sconfitti, in ogni caso, vada come vada, ne usciremo vincitori, giammai vinti. Dunque, all’armi, la Patria chiamò!


