Vance firma a Baku il partenariato strategico USA-Azerbaigian e lancia il corridoio TRIPP attraverso l’Armenia. Intanto, da Islamabad a Kabul, la rete trans-afghana dei BRICS ridisegna la connettività eurasiatica. Due visioni del mondo, una sola partita: chi controlla le infrastrutture controlla il commercio globale.
Parte I— Vance nel caucaso: il ritorno americano
La firma di Baku: un partenariato che ridisegna la regione
Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha firmato oggi a Baku, con il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev, una Carta di partenariato strategico che entrambe le parti definiscono l’inizio di una «fase interamente nuova» nelle relazioni bilaterali. L’accordo copre cooperazione in materia di difesa, vendita di armamenti, sicurezza energetica, antiterrorismo e intelligenza artificiale. Vance ha annunciato l’invio di navi militari all’Azerbaigian per la protezione delle acque territoriali nel Mar Caspio.
L’intesa era stata presentata per la prima volta durante l’incontro tra Aliyev e il presidente Trump alla Casa Bianca nell’agosto 2025, dove il leader azerbaigiano aveva anche raggiunto un accordo di pace con il premier armeno Nikol Pashinyan, ponendo fine formalmente a decenni di conflitto nel Karabakh. Aliyev ha definito la firma «un riflesso del duro lavoro svolto dai governi di Azerbaigian e Stati Uniti negli ultimi sei mesi» e ha dichiarato che «è un grande onore per noi essere partner strategici della nazione più potente del mondo».
L’Azerbaigian viene così riposizionato non più come semplice fornitore di idrocarburi, ma come hub strategico tra Europa, Asia Centrale e Medio Oriente. Come ha osservato Rauf Mammadov, studioso di politica energetica presso la Jamestown Foundation di Washington, «in termini di gerarchia delle priorità, il fatto che l’Azerbaigian si posizioni come un’isola di stabilità orientata verso l’Occidente tra Russia e Iran è importante».
La tappa armena: nucleare, droni e chip
La firma di Baku arriva al termine di un tour nel Caucaso meridionale senza precedenti. Vance è il primo vicepresidente americano in carica a visitare l’Armenia — dove il 9 febbraio ha incontrato il premier Pashinyan — e il primo a recarsi in Azerbaigian dal 2008, quando Dick Cheney visitò Baku.
A Erevan, Vance e Pashinyan hanno firmato un accordo di cooperazione nucleare civile che potrebbe valere fino a 5 miliardi di dollari in esportazioni americane iniziali, più altri 4 miliardi in contratti a lungo termine per la fornitura di combustibile e la manutenzione di reattori modulari di piccola scala (SMR) con tecnologia statunitense. L’Armenia sta valutando la sostituzione dell’obsoleta centrale nucleare di Metsamor, di costruzione sovietica, con reattori americani: una scelta che segnerebbe la rottura definitiva della dipendenza energetica da Mosca.
Gli Stati Uniti hanno inoltre annunciato la vendita di 11 milioni di dollari in tecnologia di droni da sorveglianza e la concessione di licenze per l’esportazione di chip Nvidia ad altissima potenza destinati ai data center armeni già in costruzione. «Sono chip che semplicemente non esistono nella maggior parte dei Paesi del mondo», ha sottolineato Vance, definendo le intese «vantaggiose per entrambe le economie». L’Armenia, storicamente nell’orbita di Mosca, ha congelato la propria partecipazione al patto di sicurezza guidato dalla Russia (CSTO) e si sta riorientando verso Washington e Bruxelles.
Il corridoio TRIPP: 43 chilometri che cambiano la geopolitica
Il perno strategico dell’intero tour è il TRIPP — Trump Route for International Peace and Prosperity — un corridoio di 43 chilometri che attraverserebbe il sud dell’Armenia, nella regione del Syunik, collegando l’Azerbaigian alla sua exclave di Nakhchivan e da lì alla Turchia. Il progetto comprende ferrovia, gasdotto, oleodotto, linea elettrica e infrastruttura in fibra ottica.
La particolarità dell’accordo è che gli Stati Uniti hanno ottenuto i diritti esclusivi di sviluppo e gestione del corridoio per 99 anni attraverso un consorzio, con l’Armenia che mantiene la sovranità sul territorio. Pashinyan ha dichiarato che i lavori di costruzione dovrebbero iniziare nella seconda metà del 2026, dopo il completamento dei parametri tecnici e delle operazioni di delimitazione del confine armeno-azerbaigiano. Il Dipartimento di Stato ha definito il progetto «Trump Route for International Peace and Prosperity (TRIPP)», legandolo esplicitamente alla promozione degli sforzi di pace del presidente Trump.
Il TRIPP non è un corridoio qualunque. Una volta completato, si collegherà al Middle Corridor trans-caspico — una rotta commerciale di 6.500 chilometri che bypassa la Russia e collega la Cina all’Europa attraverso l’Asia Centrale e il Caucaso. Come ha osservato il senatore Steve Daines, il corridoio aprirà l’accesso a «forniture critiche di petrolio, gas naturale e minerali critici dall’Asia Centrale — quei cinque Paesi — attraverso questo corridoio, verso l’Europa e l’Occidente invece che verso la Russia e la Cina».
Il corridoio aggira anche la Georgia, il cui governo Georgian Dream ha assunto negli ultimi anni una postura anti-occidentale con un pivot verso Russia e Cina. L’assenza di Tbilisi dal tour di Vance — la Georgia ha dichiarato di attendere «pazientemente» un riavvicinamento — è il dato politico più eloquente.
La posta in gioco: minerali critici e competizione con la Cina
Il tour di Vance va letto insieme all’iniziativa sui minerali critici lanciata il 4 febbraio a Washington, con rappresentanti di 55 Paesi tra cui Armenia, Azerbaigian e Kazakistan. Washington sta costruendo un blocco commerciale preferenziale per i minerali critici, con prezzi minimi coordinati per spezzare il dominio cinese su materiali essenziali per la produzione avanzata.
Come ha osservato Joseph Epstein, direttore del Turan Research Center presso lo Yorktown Institute, «è significativo che sia Vance in questo viaggio. Rappresenta la parte più isolazionista della Casa Bianca, eppure sta promuovendo accordi che indeboliscono l’influenza russa e iraniana — e il filo conduttore sono i minerali critici».
La Cina, significativamente, non ha commentato pubblicamente il TRIPP. Come ha osservato l’analista Yeghia Tashjian, «Pechino ha imparato che andare allo scontro frontale con gli USA su ogni progetto infrastrutturale è controproducente. Invece di opporsi pubblicamente, la Cina preferisce lavorare attraverso canali diplomatici e incentivi economici». La Cina sta investendo nella ferrovia Baku-Tbilisi-Kars, nelle energie rinnovabili azerbaigiane e nel BRI nel Caucaso meridionale, costruendo la propria rete parallela.
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Parte II — l’altra metà della partita: i corridoi brics dall’asia centrale al Pakistan
Mentre Vance costruisce l’architettura americana nel Caucaso, dall’altra parte dell’Eurasia si muove un progetto altrettanto ambizioso ma di segno opposto. Il 4 febbraio — lo stesso giorno dell’iniziativa USA sui minerali critici — il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev e il primo ministro pakistano Shahbaz Sharif hanno confermato a Islamabad il lancio di un corridoio di trasporto multimodale destinato a collegare i Paesi della CSI con i porti pakistani di Gwadar e Karachi, offrendo alla regione un accesso diretto all’Oceano Indiano.
Il tracciato: da Minsk a Karachi attraverso l’Afghanistan
Il percorso è ambizioso: Bielorussia – Russia – Kazakistan – Uzbekistan – Afghanistan – Pakistan. Due varianti del segmento afghano sono in fase di sviluppo simultaneo, in una competizione costruttiva tra Uzbekistan e Turkmenistan per il transito attraverso l’Afghanistan.
La variante orientale, il «Corridoio di Kabul», sostenuta dall’Uzbekistan, prevede una ferrovia di circa 650 chilometri da Termez attraverso Mazar-i-Sharif e Kabul fino al confine pakistano (Logar-Kharlachi). Un accordo quadro è stato firmato a Kabul nel luglio 2025 da Uzbekistan, Afghanistan e Pakistan, con completamento previsto nel 2027. I tempi di transito si ridurrebbero da 35 giorni a circa quattro, con un potenziale di 15-20 milioni di tonnellate annue entro il 2040.
La variante occidentale, promossa da Turkmenistan e Kazakistan, corre lungo il percorso Turgundi – Herat – Kandahar – Spin Boldak per oltre 900 chilometri. Il Kazakistan ha impegnato 500 milioni di dollari e nel settembre 2024 è stata posata la prima pietra dei 22 chilometri iniziali dal confine turkmeno. Questo tracciato potrebbe integrarsi con il Corridoio Lapis Lazuli, che da Herat prosegue verso Ashgabat, il porto caspico di Turkmenbashi, l’Azerbaigian, la Georgia e la Turchia, offrendo un’alternativa di accesso al Mar Nero e all’Europa.
Il Kazakistan come perno della connettività eurasiatica
Tokayev ha ricordato a Islamabad che il suo Paese gestisce già l’85% del trasporto terrestre di merci tra Europa e Cina, attraverso il Corridoio Trans-Caspico (Middle Corridor), e ha presentato la piattaforma digitale «Smart Cargo» per la gestione unificata dei flussi di transito. Il commercio bilaterale con il Pakistan è raddoppiato nell’ultimo anno raggiungendo circa 86 milioni di euro, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a un miliardo di dollari entro due anni. Al business forum di Islamabad sono stati firmati oltre 30 accordi commerciali per un valore complessivo di circa 170 milioni di euro, tra cui una commessa da 91 milioni per la fornitura di 600 autobus kazaki.
La variabile afghana: tra guerra e commercio
L’Afghanistan resta il punto critico dell’intera architettura. Il Pakistan ha chiuso il confine con l’Afghanistan nell’ottobre 2025 dopo scontri armati, provocando un crollo del 40% nel commercio bilaterale. Scontri mortali si sono verificati anche sul confine afghano-tagiko. Eppure, dal 2021, diversi Paesi della regione — Kazakistan in testa — hanno scelto di intrattenere relazioni commerciali con il governo talebano, scommettendo sulla stabilizzazione economica dell’Afghanistan attraverso il commercio e le infrastrutture, non attraverso le armi.
I talebani hanno ripreso praticamente tutti i progetti di trasporto regionale e interregionale avviati dal precedente governo, e negoziati attivi sono in corso sia con l’Uzbekistan sul Corridoio di Kabul sia con il Turkmenistan sulla variante occidentale. La Cina ha concordato con Pakistan e Afghanistan l’estensione del CPEC (China-Pakistan Economic Corridor) al territorio afghano, aggiungendo un ulteriore livello alla rete.
La Russia nel gioco: il corridoio trans-afghano come estensione del Nord-Sud
Mosca considera il corridoio trans-afghano come un’estensione naturale del proprio Corridoio Internazionale di Trasporto Nord-Sud (INSTC) verso il Pakistan e l’India, e sta completando gli studi di fattibilità economica con stime di 8-15 milioni di tonnellate annue di merci. L’INSTC, il corridoio di 7.200 chilometri che collega San Pietroburgo al porto indiano di Mumbai attraverso Iran e Azerbaigian, è completato al 75%, con il tratto ferroviario Rasht-Astara (106 km) già realizzato. Nel 2024, il traffico sull’INSTC è cresciuto del 19%, raggiungendo 26,9 milioni di tonnellate, con l’obiettivo di 30 milioni entro il 2030. Il corridoio è il 30% più economico e il 40% più veloce della rotta via Suez.
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Parte III — la rete globale: cinque corridoi brics contro il TRIPP americano
Per comprendere la portata della partita in corso, è necessario allargare lo sguardo dalla singola notizia al sistema complessivo. I corridoi trans-afghani e il TRIPP americano nel Caucaso non sono progetti isolati: sono tasselli di due architetture concorrenti che puntano a ridisegnare le rotte del commercio globale.
La rete BRICS: infrastrutture come strumento di potere
I Paesi BRICS controllano il 64% delle spedizioni ferroviarie globali, con una rete di oltre 382.000 chilometri di cui 213.000 elettrificati, che movimenta circa 8,4 miliardi di tonnellate di merci all’anno. La New Development Bank (NDB) ha allocato 10,5 miliardi di dollari al settore trasporti, il maggiore settore di finanziamento dell’istituzione. Al vertice di Kazan nel 2024, i leader BRICS hanno riconosciuto l’importanza dell’uso integrato dei trasporti e hanno istituito una commissione permanente sui trasporti, trasformando il sottogruppo su trasporti e logistica in un gruppo di lavoro permanente presieduto dalla Russia.
I cinque principali corridoi BRICS in fase di sviluppo o operativi sono:
- Il Corridoio Internazionale Nord-Sud (INSTC): 7.200 km da San Pietroburgo a Mumbai via Iran e Azerbaigian. Completamento al 75%. Traffico 2024: 26,9 milioni di tonnellate (+19%). Il 30% più economico e il 40% più rapido del Suez.
- La Rotta Marittima del Nord (Northern Sea Route): 14.000 km attraverso l’Artico da Murmansk allo Stretto di Bering. Traffico 2024: 37,9 milioni di tonnellate (57,7% GNL, 21,4% petrolio). Obiettivo 2035: 220 milioni di tonnellate. Quasi la metà della distanza rispetto alla rotta via Suez.
- Il corridoio marittimo Vladivostok-Chennai: lanciato nel 2024, riduce i tempi di consegna da 40 giorni (via Suez) a 24 giorni. Obiettivo: 50 miliardi di dollari di commercio bilaterale Russia-India entro il 2030.
- Il Middle Corridor trans-caspico: 6.500 km dalla Cina all’Europa via Kazakistan, Caspio, Caucaso e Turchia. Il Kazakistan gestisce l’85% del trasporto terrestre Europa-Cina. È il corridoio su cui si innesta sia il TRIPP americano (nel segmento caucasico) sia la rete trans-afghana (nel segmento centroasiatico).
- I corridoi trans-afghani: il Corridoio di Kabul (650 km, uzbeko, completamento 2027, 15-20 milioni di tonnellate/anno entro il 2040) e la variante occidentale turkmeno-kazaka (900 km, investimento kazako di 500 milioni di dollari).
TRIPP vs. BRICS: due logiche a confronto
Il TRIPP americano e la rete BRICS rispondono a logiche opposte ma complementari nel ridisegnare la mappa della connettività eurasiatica.
Il TRIPP è un progetto politico-infrastrutturale che punta a consolidare la pace armeno-azerbaigiana, a espandere l’influenza americana nel Caucaso meridionale, a creare rotte alternative che bypassino Russia, Iran e Georgia, e ad attrarre i minerali critici dell’Asia Centrale verso i mercati occidentali. Washington ottiene una presenza strategica a un crocevia geografico che collega Europa, Medio Oriente e Asia Centrale, con un corridoio sotto gestione americana per 99 anni. La capacità iniziale prevista è di circa 15 milioni di tonnellate annue.
La rete BRICS, al contrario, è un sistema multi-corridoio pensato per essere resistente alle sanzioni e indipendente dai chokepoint tradizionali (Suez, Malacca, Panama). Non ha un unico centro di comando, ma funziona attraverso accordi bilaterali e multilaterali, con la Cina, la Russia e l’India come principali investitori e il Kazakistan come pivot geografico. I Paesi BRICS stanno costruendo un’infrastruttura finanziaria parallela — la NDB come alternativa alla Banca Mondiale, un sistema di pagamenti alternativo a SWIFT — che potrebbe accelerare la de-dollarizzazione dei flussi commerciali lungo questi corridoi.
La risposta occidentale — il Global Gateway europeo, il PGII del G7, il corridoio IMEC (India-Medio Oriente-Europa) — resta più frammentata e più lenta nell’esecuzione. Il TRIPP potrebbe rappresentare l’eccezione: un progetto con tempistiche concrete, finanziamento garantito e un forte interesse strategico della Casa Bianca.
Il nodo iraniano e la competizione per il Caspio
Un elemento che lega il Caucaso all’Asia Centrale è il ruolo dell’Iran. Teheran ha definito il TRIPP come il successore funzionale del «Corridoio di Zangezur» e come un’intrusione americana nella regione armena del Syunik, al suo confine settentrionale. Tuttavia, le proteste interne che scuotono l’Iran dalla fine del 2025, con il violento giro di vite del regime, limitano la capacità di Teheran di ostacolare concretamente i progetti esterni.
Sul versante BRICS, l’Iran è al contrario un attore chiave: la sua posizione geografica tra il Mar Caspio, il Golfo Persico e l’Oceano Indiano lo rende un nodo naturale per il Corridoio Nord-Sud e per la ferrovia Khaf-Herat verso l’Afghanistan. L’adesione dell’Iran ai BRICS nel 2024 ha rafforzato questa dimensione. Washington e i BRICS competono dunque per l’accesso alle stesse risorse e agli stessi mercati, ma attraverso reti che si escludono o si sovrappongono a seconda del segmento.
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Conclusione — chi controlla le rotte controlla il mondo
La settimana del 4-10 febbraio 2026 ha cristallizzato in pochi giorni una trasformazione che era in corso da anni. Da un lato, Tokayev e Sharif firmano a Islamabad gli accordi per il corridoio trans-afghano, inserendolo nella rete BRICS. Dall’altro, Vance firma a Baku il partenariato strategico e lancia il TRIPP come nodo occidentale del Middle Corridor.
Le due architetture non sono simmetriche. Il TRIPP è un progetto puntuale, politicamente sofisticato, che lega la regione agli interessi commerciali americani. La rete BRICS è un sistema distribuito, più ampio e complesso, che punta a costruire un’infrastruttura commerciale globale indipendente dall’Occidente.
Per l’Europa, il messaggio è duplice e inquietante. Washington dimostra di saper ancora proiettare influenza attraverso l’economia e le infrastrutture, ma lo fa per i propri interessi, costruendo rotte che servono la diversificazione energetica americana e l’accesso ai minerali critici dell’Asia Centrale, non necessariamente le priorità europee. I BRICS, dal canto loro, stanno costruendo un mondo in cui le merci, l’energia e i capitali possono circolare senza passare per l’infrastruttura finanziaria e logistica occidentale.
Il vecchio adagio geopolitico diceva che «chi controlla i mari controlla il commercio». Nel XXI secolo, la versione aggiornata è: chi controlla i corridoi — ferroviari, energetici, digitali — controlla le catene del valore globali. E in questa partita, il Caucaso e l’Asia Centrale non sono più la periferia: sono il centro.


