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Margherita Furlan
Margherita Furlan, Giornalista, Direttore Editoriale La Casa Del Sole TV
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Il corridoio di Zangezur cambia nome e padrone. Il Caucaso meridionale esce dall’orbita russa, l’Iran perde il transito verso il Caspio, Pechino registra il nuovo nodo regolatorio occidentale lungo la propria via centrale. Cronaca e lettura di un atto che ridisegna l’Eurasia.
Parigi firma accordi di cooperazione geologica, Washington piazza una SPAC australiana sul giacimento più grande dell’Artico. Due strategie per la stessa isola: la scienza contro il Nasdaq, le lettere d’intenti contro le azioni.
La guerra è il prodotto. Il caos è la materia prima. E quando perfino le macchine che imparano a pensare vanno a Roma in cerca di un’anima da affittare è il segno che la materia prima abbonda, e che qualcuno, in qualche stanza, sta già contando i ricavi della prossima fornitura.
La NATO sta cadendo a pezzi? Considerando le tensioni tra i membri dell’alleanza, l’opposizione dell’UE ai piani di Trump e la presunta minaccia proveniente dalla Russia, per quanto tempo ancora resisterà questa unione difensiva-coloniale?
Il sorpasso storico delle riserve auree sui titoli del Tesoro americano segna la fine dell’unipolarismo monetario. Dalle banche centrali di Pechino e Nuova Delhi al rimpatrio francese, anatomia di una transizione che nessun comunicato ufficiale ha il coraggio di chiamare per nome.
Tokayev riceve Herzog ad Astana: terre rare, intelligenza artificiale e Middle Corridor. Mentre l’Iron Dome israeliano è dispiegato negli Emirati, gli Accordi di Abramo si trasformano da trattato di pace mediorientale in architettura di contenimento trans-euroasiatica. I BRICS osservano.
A New York apre la Conferenza di Revisione del Trattato di Non-Proliferazione Nucleare nel momento più drammatico dal 1986. Iran sull’orlo del ritiro, Israele fuori, New START scaduto, tutti gli arsenali in espansione. Cronaca di un’architettura che si sgretola.
C’è un momento, in ogni conflitto, in cui il campo di battaglia si sposta. Non sui monti del Zagros, non sullo Stretto di Hormuz, non nelle sale operative del Pentagono. Sugli schermi. E quando il nemico più potente del mondo si ritrova a dover smentire un cartone animato in stile Lego, forse è il caso di chiedersi chi stia davvero vincendo la guerra.
La rivista del Partito comunista ridefinisce la strategia commerciale. Il quotidiano economico di Stato respinge la narrativa dello “shock cinese”
La domanda è: quante volte può un uomo fabbricare il panico, vendere il sollievo, e chiamare tutto questo “negoziato”?

