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Margherita Furlan
Margherita Furlan, Giornalista, Direttore Editoriale La Casa Del Sole TV
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C’è un momento, in ogni conflitto, in cui il campo di battaglia si sposta. Non sui monti del Zagros, non sullo Stretto di Hormuz, non nelle sale operative del Pentagono. Sugli schermi. E quando il nemico più potente del mondo si ritrova a dover smentire un cartone animato in stile Lego, forse è il caso di chiedersi chi stia davvero vincendo la guerra.
La rivista del Partito comunista ridefinisce la strategia commerciale. Il quotidiano economico di Stato respinge la narrativa dello “shock cinese”
La domanda è: quante volte può un uomo fabbricare il panico, vendere il sollievo, e chiamare tutto questo “negoziato”?
Tutti parlano di petrolio. Tutti guardano il prezzo alla pompa. Ma c’è un’altra guerra dentro la guerra, silenziosa e più pericolosa, che sta per arrivare nel carrello della spesa di mezzo pianeta. È la crisi dei fertilizzanti.
La mossa di Teheran sul pedaggio in yuan a Hormuz è la sfida più concreta al petrodollaro in cinquant’anni. E un ufficiale americano lo ammette.
Il Vecchio Continente diventa il primo importatore di armi al mondo mentre i funzionari di Trump si costruiscono rifugi nucleari. Due facce della stessa guerra.
Presidenza, agenda economica, de-dollarizzazione, nuove adesioni: radiografia completa del vertice che apre il capitolo più ambizioso nella storia del raggruppamento
La Cina prosegue la strategia di diversificazione e riduzione della dipendenza finanziaria da Washington. Le banche cinesi invitate a limitare l’esposizione al debito americano. Le riserve cinesi in Treasury sono ai minimi dal 2008.
Vance firma a Baku il partenariato strategico USA-Azerbaigian e lancia il corridoio TRIPP attraverso l’Armenia. Intanto, da Islamabad a Kabul, la rete trans-afghana dei BRICS ridisegna la connettività eurasiatica. Due visioni del mondo, una sola partita: chi controlla le infrastrutture controlla il commercio globale.
Al terzo summit REAIM, solo 35 Paesi su 85 firmano la dichiarazione sull’uso responsabile dell’IA in ambito bellico. Washington e Pechino rifiutano: troppo rischioso limitarsi mentre la corsa tecnologica accelera. L’Europa resta sola a cercare regole per armi che ancora non sappiamo controllare.

