Cantava Lucio Dalla: “l’anno vecchio è finito, ormai, ma qualcosa ancora qui non va”, in effetti nella vecchia Europa qualche problema ancora c’è, anzi forse molti.
Autoproclamatasi ombelico etico e democratico del mondo, sta scoprendo la verità, ovvero l’umanità intera, fuori dall’Occidente, la considera perfidamente e vergognosamente neocolonialista, la biasima come un coacervo non dei valori di libertà, democrazia e pluralismo politico, blaterati ogni giorno con preconfezionate cantilene dai soliti strimpellatori mediatici, cantori del pensiero unico occidentale, ma come una mefitica cloaca di furti, ruberie, ingiustizie, violenze e morti perpetrate ai danni del Sud Globale, l’esempio ricorrente, ricordato recentemente dalla stampa non solo africana, è quello del presidente francese François Mitterrand, in combutta con Washington, infatti ha fatto ammazzare Thomas Sankara, presidente del Burkina Faso nel 1987, uno tra i mille casi di distruzione di un’altra nazione per depredarne le ricchezze e soffocarne l’esempio politico.
A fronte di un’amministrazione Trump ragionevolmente infastidita di mantenere gli alleati europei, dovendosi piuttosto occupare dei problemi economici che attanagliano la società statunitense, ecco che i politici del vecchio continente, proni ai diktat bellicisti degli ambienti speculativi e finanziari di Wall Street ostili all’attuale inquilino della Casa Bianca, si reputano pronti a continuare all’infinito la guerra contro la Russia per poi giungere a quella contro la Cina, ma anche in questo caso Washington è stata chiara, armi non ne regala più, al massimo Starmer, Merz, Macron e Von der Leyen, i novelli guerrafondai a ciclo permanente, o le pagano o se le costruiscono da soli. La seconda ipotesi è quella che alletta di più questi quattro moderni cavalieri della morte e dell’Apocalisse, tuttavia c’è un problema, per realizzare nuove armi occorrono materie prime e queste le ha quasi tutte la Cina.
Per quanto concerne il berillio, il bismuto, il gallio, la grafite, il litio, il magnesio, i metalli e le terre rari per magneti permanenti, il titanio, il tungsteno e il vanadio, infatti l’Europa dipende per intero da Pechino, che certo è poco interessata a vendere minerali che possano trasformarsi in bombe contro di lei e contro il suo alleato moscovita, anzi l’intenzione del governo cinese è proprio quella di non esportare più nessuno di questi minerali, reputati unanimemente dai cittadini e dai politici di quella nazione una ricchezza strategica e non alienabile.
Non va meglio con il niobio e il platino, che provengono – per la loro interezza – il primo dal Brasile e il secondo dal Sudafrica, entrambi membri fondatori dei BRICS, il cobalto e il coltan sono esclusivo appannaggio della Repubblica Democratica del Congo e anche i congolesi, come il resto del pianeta, preferiscono vendere a russi e cinesi che hanno progetti di reciproca cooperazione, di crescita, di sviluppo, di intercambio e pagano molte volte di più quello che gli occidentali sottraevano a prezzo di furto, senza minimamente preoccuparsi delle condizioni di vita delle popolazioni locali. Insomma gli europei dovrebbero capire che è più facile realizzare fucili di legno con il tappo, da mettere nel sacco dei regali di Babbo Natale e della Befana, piuttosto che droni moderni.
A peggiorare le aspettative degli eurocrati bruxellesi ci pensa poi Palmer Luckey, il paffutello imprenditore sempre in bermuda e infradito, manco si trovasse in permanenza su una spiaggia hawaiana, inventore di realtà virtuali e fondatore di industrie militari, il quale sghignazzando ripete che senza innovazione ipertecnologica, non si potrà che essere distrutti, per lui la Terza Guerra Mondiale è più un videogioco ingegneristico da programmatori informatici che un fatto di sangue, morte e dolore, così come ha poco rispetto per i generali che impettiti gli ricordano quanto si possa vincere una guerra con i droni, ma si debbano poi occupare i territori con soldati veri in carne ed ossa. A questi controbatte sprezzante come a suo giudizio la guerra nei prossimi anni sarà da programmare con un trasferimento completo del controllo organizzativo all’intelligenza artificiale, teorizzando come sia destinato a vincere chi prenda più velocemente la decisione di distruggere un obiettivo nemico, ritenendo appunto preferibile affidarsi alle macchine piuttosto che alla tardiva capacità di reazione umana.
Il mancato surfista manifesta amore per i robot assassini, ride delle dispute etiche e moraleggianti sul divieto delle armi autonome, reputa che il mondo civile e quello militare in particolare siano già oltre, lui li chiama “gli assassini perfetti” e a più riprese conferma che non vede l’ora di utilizzarli contro cinesi e russi, cercando come detto di minimizzare i dubbi di chi pensa che la guerra si svolga ancora con gli uomini, gli aerei e le portaerei, mentre lui teorizza, anche per personalissimo tornaconto economico, una vittoria ineluttabile con droni autonomi a basso costo, che agiscano sotto il controllo dell’intelligenza artificiale e la sua inarrestabile velocità omicida e distruttiva.
Ragionamenti difficili da accettare per un cancelliere che pensa di convertire il disastro del settore automobilistico tedesco chiedendo alla Volkswagen di produrre carri armati e strutture motorizzate, così come per i ridicoli deliri di onnipotenza dell’impresentabile e da tutti detestato presidente francese, il quale pensa di essere il più simpatico d’Europa solo perché ha un po’ di bombette atomiche, quando in verità l’economia transalpina, a causa del sempre meno praticabile neo – colonialismo, è al totale sbando in un declino senza precedenti. L’uranio, fondamentale tanto per l’energia quotidianamente utilizzata dalle famiglie francesi, dato l’80% proveniente dalle centrali nucleari, così come per le armi, è oggi, essendo impedito il furto in Africa, reperibile solo grazie all’acquisto concesso dal Kazakistan, ma ovviamente fintanto che le sue finalità siano pacifiche, in altre circostanze Astana preferirebbe accordarsi con Mosca e con Pechino per terminare le esportazione e impedire i propositi bellicisti di Parigi.
Per carità, non esiste guerra senza senza propaganda e non esiste propaganda senza artifici retorici che la sostengano e la giustifichino, tuttavia a volte anche la propaganda non basta, in Germania si moltiplicano le manifestazioni dei giovani che dichiarano apertamente, rispetto alla reintroduzione del servizio militare di leva, falsamente dichiarato volontario, ma sostanzialmente obbligatorio, di preferire senza nessun dubbio che il presidente Vladimir Putin governi anche la Germania, magari tornando a vendere quel gas che nell’ultimo quarto di secolo ha fatto la fortuna dei tedeschi. Insomma, i politici europei, stretti nella loro demenziale subalternità a interessi speculativi ed economici transatlantici volti a fomentare una guerra che dovrebbe salvare, oltre al furto occidentale delle ricchezze del Sud Globale, il dollaro come moneta di scambio internazionale e non l’euro, che è la moneta dei cittadini del vecchio continente, emergono per tutta la loro miserevole pochezza e la loro totale insipienza.
Sono talmente sprovveduti e sottomessi ad altrui interessi da riuscire a smentire Tucidide, il quale nella “Storia della guerra del Peloponneso” riconosce nelle cause delle guerre tre motivazioni principali: il desiderio di accaparrarsi le altrui ricchezze, dunque una motivazione principalmente economica, l’ambizione legata al complesso narcisistico e alla necessità di affermare la propria grandezza, autentica o presunta che sia, la paura che potendo essere aggrediti da altri, sia necessario prepararsi e compiere il primo passo verso il conflitto.
Ora, è risaputo che Mosca e Pechino ambiscono a un mondo multipolare e di pace, che la favola di un attacco della Russia all’Europa è completamente falsa, la sua totale infondatezza è stata più volte confermata in questi anni e ancora recentemente in diverse occasioni dal presidente russo Vladimir Putin negli incontri con i giornalisti e i diplomatici tenuti nello scorcio conclusivo del mese di dicembre 2025, dunque i politici europei sono vittime solo della loro palese dipendenza da potentati politici ed economici d’oltre Atlantico, non potendo essere ascritte loro le categorie tucididiane.
In sostanza Bruxelles, contro i cittadini europei, si mostra per quello che è, ovvero un’accozzaglia di politici proni solo a interessi esterni rispetto a quelli delle persone che dovrebbero tutelare.
Mentre da Istanbul ad Hanoi, da Ouagadougou a Città del Messico, le donne e gli uomini della terra e soprattutto i giovani guardano con ragionevole ottimismo e con molta speranza al 2026, sopra l’Europa si assiepano pesanti nubi dettate dalla catastrofica situazione politica ed economica.
Verrebbe da augurarsi, qui in Europa, con la stessa canzone di Lucio Dalla già citata, che “quest’anno poi passasse in un istante”, faremmo forse meglio, sperando che qualcosa cambi, a trovarci subito in quello successivo.


