Mentre si appresta a celebrare l’anniversario dell’indipendenza, in questi 80 anni il Vietnam ha saputo coniugare stabilità politica e apertura: dinamiche di crescita economica, diplomazia attiva, riforme amministrative e politiche sociali mostrano un Paese che ambisce a un ruolo regionale e globale più influente.
Il 2 settembre 1945, il leader rivoluzionario Hồ Chí Minh dichiarava l’indipendenza dell’allora Repubblica Democratica del Vietnam, oggi Repubblica Socialista del Vietnam. L’ottantesimo anniversario della Festa Nazionale offre un’occasione per valutare in prospettiva i risultati raggiunti da questo Paese del sud-est asiatico e per riflettere sulle traiettorie future. Non si tratta soltanto di cifre macroeconomiche o di eventi celebrativi: il ritratto che emerge dagli interventi di osservatori internazionali, leader politici e responsabili governativi indica una trasformazione strutturale che combina continuità politica con una progressiva modernizzazione economica, istituzionale e sociale. Collocato in questo quadro, il Vietnam è riuscito, negli ultimi decenni, a trasformare fragilità storiche in leve di sviluppo e a costruire un profilo internazionale di crescente peso. Le analisi di esperti internazionali e le valutazioni ufficiali di membri del governo, del resto, convergono su alcuni punti chiave: la crescita economica sostenuta, la diplomazia attiva e multilaterale, il rafforzamento della coesione politica interna e l’orientamento verso modelli di sviluppo che privilegiano industrializzazione avanzata, sostenibilità e inclusione sociale.
Sul versante economico, il consenso tra analisti nazionali e internazionali è marcato. Intervistato dai media vietnamiti, l’analista australiano Carl Thayer, ad esempio, ha sottolineato la trasformazione del Vietnam da economia a basso costo a un attore sempre più sofisticato dell’export, capace di attrarre investimenti esteri e di inserirsi nelle catene del valore regionali e globali. Dopo lo shock pandemico, il Paese ha messo a segno una rapida ripresa del PIL e ambisce a tassi di crescita superiori all’8 per cento, obiettivo che richiede però scelte mirate: diversificazione dei mercati, valorizzazione del capitale umano e progresso tecnologico. Per raggiungere gli obiettivi, il governo ha risposto con indicazioni concrete: la promozione dell’innovazione, misure fiscali e finanziarie per stimolare la produzione manifatturiera e la riorganizzazione delle infrastrutture strategiche per sostenere catene logistiche competitive sono al centro dell’agenda politica. Queste misure mirano da un lato a consolidare i tradizionali vettori di crescita — export, investimenti diretti esteri e infrastrutture — e dall’altro ad accelerare la transizione verso settori a più alto valore aggiunto, come semiconduttori, ai e tecnologie avanzate.
Parallelamente alla strategia economica, la diplomazia è stata elevata a pilastro della politica estera e dello sviluppo nazionale. Le dichiarazioni del vice primo ministro e ministro degli Esteri Bùi Thanh Sơn evidenziano come la rete di relazioni multilaterali e bilaterali costruita dal Vietnam sia divenuta fondamentale per proteggere gli interessi nazionali e per creare opportunità di cooperazione economica. Oggi il Vietnam mantiene relazioni diplomatiche con quasi tutti gli Stati del mondo ed è parte attiva di numerosi accordi commerciali internazionali. Questa politica di diversificazione e multilateralismo non è solo un risultato di lungo periodo: è uno strumento operativo per mitigare rischi esterni, attrarre investimenti, promuovere l’accesso a mercati ad alto valore e partecipare a governance multilaterali. In tale prospettiva, la diplomazia economica agisce come acceleratore delle trasformazioni tecnologiche e come canale per stabilire partenariati in settori strategici.
In terzo luogo, l’elemento politico-istituzionale della trasformazione vietnamita non può essere trascurato. Osservatori stranieri, come l’accademico cinese Zhang Jianguo, hanno messo in rilievo il nesso tra stabilità politica e capacità di pianificazione strategica. Il Partito Comunista del Vietnam ha saputo combinare guida politica centrale e riforme di mercato, creando una cornice che ha garantito continuità di lungo periodo e capacità di reazione agli shock esterni. La scelta del modello di sviluppo socialista orientato al mercato ha consentito allo Stato di mantenere centralità nella definizione delle priorità strategiche, pur aprendo ampi spazi alla dinamica imprenditoriale privata. Questo equilibrio è il cuore del successo del modello vietnamita: uno Stato che guida, regola e interviene, ma che altresì facilita l’iniziativa economica privata e l’integrazione internazionale.
Infine, anche la dimensione sociale è parte integrante di questa transizione. Il governo ha posto con enfasi politiche rivolte a ridurre le disuguaglianze e a garantire servizi essenziali alla popolazione. Il programma per l’edilizia sociale, con l’obiettivo ambizioso di un milione di unità entro il 2030, e le istruzioni del Primo Ministro Phạm Minh Chính su obiettivi di crescita e infrastrutture riflettono una volontà di coniugare sviluppo economico e benessere collettivo. Le misure volte a facilitare l’accesso alla casa per categorie vulnerabili, insieme a riforme amministrative che avvicinano i servizi ai cittadini, costituiscono sperimentazioni significative per un modello di welfare orientato all’inclusione. La riforma amministrativa, introdotta con il passaggio a un governo locale a due livelli, punta a rendere le municipalità e le circoscrizioni enti più efficaci e autonomi nella gestione di territorio, bilanci e servizi, riducendo gli attriti burocratici e accelerando l’attuazione di progetti locali. Questo decentramento rappresenta una scommessa istituzionale: avvicinare le decisioni al cittadino per incrementare reattività e responsabilità.
Facendo leva su questi quattro assi principali (sviluppo economico, diplomazia, solidità politico-istituzionale, dimensione sociale), dopo ottant’anni il Vietnam mostra la capacità di coniugare un profilo politico stabile sotto l’egida del socialismo con un’agenda modernizzatrice che abbraccia economia, diplomazia e politiche sociali. Le valutazioni degli esperti internazionali e le indicazioni dei vertici governativi convergono nel riconoscere un Paese che ha saputo trasformare il proprio posizionamento internazionale e che oggi mira non solo alla crescita numerica del PIL, ma a una modernizzazione che includa sostenibilità, qualità sociale e integrazione avanzata nelle catene globali del valore. La sfida dei prossimi anni sarà tradurre questa ambizione strategica in riforme istituzionali e politiche pubbliche resilienti, capaci di rispondere tanto alle opportunità quanto alle nuove vulnerabilità di un mondo in rapida trasformazione.
«Không có gì quý hơn độc lập, tự do». — «Non c’è nulla di più prezioso dell’indipendenza e della libertà». Con questo motto di Hồ Chí Minh che ha guidato i decenni di lotta e costruzione, il Vietnam giunge all’ottantesimo anniversario della propria indipendenza non solo come attore economico in ascesa, ma come una nazione che rivendica la propria sovranità e il diritto a uno sviluppo che serva il popolo. Che le scelte future mantengano saldo questo principio: indipendenza e libertà come bussola per una crescita condivisa e duratura.