L’America di Trump ha imposto dazi a mezzo mondo. Niente di nuovo, non trovate? Lo hanno sempre fatto, solo che stavolta se ne parla un po’ di più. La domanda da porsi, dunque, non è “perché hanno imposto i dazi”, bensì “perché stavolta se ne parla così tanto”?
Dazi, sanzioni e altri magici ammennicoli
Facciamo un po’ di chiarezza: cosa sono i dazi e cosa sono le sanzioni.
Dal punto di vista geoeconomico e della finanza internazionale, dazi e sanzioni sono strumenti di pressione economica, ma hanno funzioni, impatti e finalità diverse.
I dazi (o tariffe doganali) sono imposte applicate sulle merci importate da un Paese per proteggere l’industria nazionale, riequilibrare il deficit commerciale o esercitare pressione economica su altri Stati. Essi sono, in sostanza:
- Strumento commerciale: rientrano infatti nelle politiche protezionistiche di uno Stato o di un blocco economico e si applicano nel quadro del commercio internazionale.
- Target settoriale: poiché colpiscono specifiche categorie di beni e settori economici (acciaio, automotive, tecnologia, ecc.).
- Competizione economica: favoriscono i produttori interni riducendo la concorrenza estera, ma possono anche scatenare ritorsioni sotto forma di contro-dazi (guerre commerciali).
- Legittimati nel contesto internazionale: sono generalmente legali secondo le regole dell’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio), sebbene possano essere contestati in caso di abuso.
A livello di impatto sulla finanza internazionale, dobbiamo considerare prima di tutto l’effetto dell’inflazione che producono, poiché, genericamente, l’aumento dei prezzi delle merci importate può alimentare l’inflazione nel Paese che impone i dazi. In tal senso, i flussi di capitali possono alterare gli investimenti diretti esteri, scoraggiando aziende straniere dall’entrare in un mercato con alte barriere tariffarie. La riduzione del commercio può anche influenzare il valore delle valute, creando un giocoforza che ridimensiona i rapporti valutari.
Le famigerate sanzioni, in quanto strumento di pressione finanziaria, sono misure restrittive imposte da uno o più Stati per colpire un Paese, un settore economico o individui specifici, con l’obiettivo di modificarne il comportamento politico o economico. Sono caratterizzate da:
- Coercizione politica: poiché sono spesso usate per punire azioni considerate illegittime.
- Target più ampio: possono infatti colpire interi settori economici o essere mirate contro aziende, filantropi e oligarchi.
- Unilateralismo vs Multilateralismo: Possono essere imposte da un singolo Paese o da alleanze.
- Extra-territorialità: nel caso delle sanzioni finanziarie USA, queste spesso hanno effetti globali, poiché il dollaro è la valuta dominante nelle transazioni internazionali.
L’impatto sulla finanza internazionale è anzitutto quello di una sorta di blocco dell’accesso ai mercati finanziari (come avvenuto per la Russia e l’Iran con l’esclusione dal sistema SWIFT), che va di pari passo col congelamento di asset sia privati che statali, anche all’estero. Le sanzioni imposte contro la Russia dal 2022 hanno dimostrato che ci sono anche effetti positivi, per così dire, come ad esempio l’accelerazione della de-dollarizzazione, allorché i Paesi sanzionati cercano soluzioni alternative per il proprio futuro economico.
Riassumendo in uno schema:
Caratteristica | Dazi | Sanzioni |
Obiettivo principale | Protezionismo economico | Pressione politica e strategica |
Settori colpiti | Import/export di beni specifici | Interi settori economici, finanza, individui |
Legittimità internazionale | Regolati dall’OMC | Spesso contestati sul piano legale |
Impatto sulla finanza | Influenza sul commercio e sulle valute | Congelamento di asset, esclusione dai mercati finanziari |
Effetti a lungo termine | Ristrutturazione delle catene di fornitura | Ridisegno delle alleanze economiche e monetarie |
Trump spara dazi su tutti, sapendo che colpirà di sicuro qualcuno
L’indomani della imposizione dei dazi, i mercati globali sono impazziti, come era logico che fosse. Niente è più forte di una informazione che viene diffusa con precisione e strategia. A far variare la bilancia non sono stati i dazi in sé, quanto l’annuncio di essi. Infowarfare valutario elementare.
I primi a reagire in Europa sono stati proprio i burocrati al comando. La Presidente della Commissione Europea, Fräulein Ursula, ha lanciato un appello urgente: «L’annuncio del Presidente Trump di imporre dazi su tutto il mondo, compresa l’Unione Europea, rappresenta un duro colpo per l’economia globale. Mi pento profondamente della sua scelta. Diamo un’occhiata più da vicino alle enormi conseguenze che avranno un impatto significativo sull’economia globale […] L’incertezza aumenterà e innescherà ulteriore protezionismo. Le conseguenze saranno disastrose per milioni di persone in tutto il mondo, nonché per i Paesi più vulnerabili, che ora sono soggetti ad alcuni dei dazi doganali statunitensi più elevati, l’opposto di ciò che volevamo ottenere. I dazi danneggeranno anche i consumatori di tutto il mondo. Lo si sentirà immediatamente. I costi per fare affari con gli Stati Uniti aumenteranno notevolmente. E, cosa ancora più importante, sembra che non ci sia ordine nel disordine […] Allo stesso tempo, siamo pronti a rispondere. Stiamo già completando il primo pacchetto di contromisure in risposta ai dazi sull’acciaio e ci stiamo preparando ad adottare ulteriori contromisure per proteggere i nostri interessi. So che molti di voi si sentono traditi dal nostro più vecchio alleato».
La coda di paglia non si è fatta attendere.
Trump infatti ha imposto sanzioni su più di 50 Paesi, alcuni dei quali estremamente minoritari e non rilevanti nella logica del commercio. Le tariffe imposte ammontano al 50% dei tassi che i Paesi impongono contro gli USA, con una tariffa base del 10% per tutti.
Una mossa del genere, produrrà l’effetto di aggravare il costo della vita in America, ma anche quello di danneggiare non poco il tessuto imprenditoriale europeo. Una mossa di soft power economico che fino ad oggi ha sempre funzionato. I Paesi sanzionati saranno costretti a confrontarsi con il potere economico americano e a rispondere alle provocazioni ed esortazioni politiche.
Quando si tocca il portafoglio, le cose cominciano a rendersi oltremodo antipatiche per tutti. Dal 5 aprile, entrata in vigore, vedremo come risponderà il mondo legato al dollaro. Il dado è tratto.