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Daniele Perra
Daniele Perra, politologo originario della Sardegna, specializzato in Medio Oriente e conflitti internazionali, è membro della Redazione di Eurasia – Rivista di Studi Geopolitici, per cui è prolifico autore di pubblicazioni.
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Schiacciata tra l’austerità dell’UE, la pesante penetrazione tedesca nel suo tessuto economico e l’ostilità turca a fasi alterne, Atene, consapevole di possedere l’invidiabile posizione geografica di porta balcanica dell’Europa (cosa che l’ha resa anche particolarmente indifesa di fronte ai flussi migratori), ha optato per la costruzione di solide relazioni diplomatico-militari con Israele.
Mentre in Italia si discuteva polemicamente (per l’ennesimo anno consecutivo) dell’esito delle manifestazioni per il 25 aprile, del loro essere divisive ed altre facezie inutili, il gruppo jihadista JNIM e le milizie separatiste tuareg del Fronte Azawad hanno lanciato un’offensiva contro le posizioni dell’esercito maliano, mettendo nuovamente a dura prova la stabilità dello Stato del Sahel. Ciò è avvenuto nel quasi totale silenzio dei nostri mezzi di informazione, incapaci di comprendere l’eventuale portata, anche per l’Europa, di una nuova profonda destabilizzazione della regione.
“The Technological Republic” è un libro scritto da Alexander Karp e da Nichiolas W. Zamiska. In esso, il CEO di Palantir ed il suo consigliere legale delineano quelle che, a loro modo di vedere, dovrebbero essere le implicazioni della tecnologia IA non solo nella dottrina militare degli Stati Uniti ma anche, e più propriamente, nella loro struttura politico-istituzionale. Il discorso di Karp, più in generale, si impone come l’attesa e la preparazione all’avvento di un nuovo modello distopico occidentale.
La ridondante retorica da scontro tra civiltà che sta accompagnando la nuova aggressione all’Iran rende necessaria la chiarificazione di alcuni termini utilizzati spesso a sproposito dai mezzi di informazioni occidentali. Qui si cercherà in particolare di interpretare e dare un senso storico e spirituale reale ai concetti di “Oriente” e “Occidente”.
Nel complesso panorama storico-culturale del Jabal al-Alsun (“la montagna delle lingue”, espressione con la quale le fonti arabe medievali definivano il Caucaso) la Cecenia ricopre sicuramente un ruolo di primo piano. Di fatto, sin dall’inizio della penetrazione militare russa nell’area caucasica (primi decenni del XVIII secolo) al preciso scopo di controllare i flussi commerciali da e verso l’Asia Centrale, questo istmo tra l’Europa e l’Asia ha assunto per il destino di Mosca una centralità geopolitica tale che si potrebbe affermare (senza timore di venire smentiti) che parte dell’odierna identità russa si è formata dall’incontro/scontro con le sue popolazioni e che si è addirittura “riformata” a seguito dei conflitti ceceni a cavallo tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo.
Nel complesso panorama storico-culturale del Jabal al-Alsun (“la montagna delle lingue”, espressione con la quale le fonti arabe medievali definivano il Caucaso) la Cecenia ricopre sicuramente un ruolo di primo piano. Di fatto, sin dall’inizio della penetrazione militare russa nell’area caucasica (primi decenni del XVIII secolo) al preciso scopo di controllare i flussi commerciali da e verso l’Asia Centrale, questo istmo tra l’Europa e l’Asia ha assunto per il destino di Mosca una centralità geopolitica tale che si potrebbe affermare (senza timore di venire smentiti) che parte dell’odierna identità russa si è formata dall’incontro/scontro con le sue popolazioni e che si è addirittura “riformata” a seguito dei conflitti ceceni a cavallo tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo.
Capire i meccanismi attraverso i quali la lobby israeliana negli Stati Uniti ha storicamente influenzato la politica estera nordamericana appare fondamentale per interpretare la contemporaneità geopolitica del Vicino Oriente. Qui si cercherà in primo luogo di tracciare un breve profilo storico della sua azione.
L’attacco pakistano alle principali città afghane nella notte di venerdì 27 febbraio segna un punto di svolta nell’ormai protratto conflitto di frontiera tra i due Paesi. Cerchiamo di comprendere le ragioni di questo nuovo fronte di guerra in Asia meridionale.
La Penisola della Crimea rimane al centro dello scontro geopolitico nella regione del Mar Nero. Qui verrà analizzato il suo particolare percorso storico ed il ruolo che ricopre nel più ampio panorama strategico del conflitto tra Russia e NATO.
La Repubblica Popolare Cinese, e la sua strategia geopolitica, rimangono ancora un mistero per il pubblico occidentale. Questo, infatti, è spesso vittima di una doppia distorsione della realtà che arriva sia dall’informazione generalista che da quella cosiddetto “alternativa”. Fattore prodotto di un doppio livello di infiltrazione della propaganda a stelle e strisce in quella parte di mondo sottoposta al dominio culturale e militare di Washington. Qui si cercherà di fare un minimo di chiarezza

