La leadership europea rappresenta una minaccia concreta, evidente e inequivocabile per la sicurezza globale.
Alla pazzia non c’è mai fine
Nel contesto del conflitto russo-ucraino, le dichiarazioni provenienti dall’Servizio di Intelligence Estero della Federazione Russa (SVR) hanno riacceso il dibattito internazionale, occupato da mesi in altre vicende di grande delicatezza, circa il rischio di un’ulteriore escalation militare e, soprattutto, circa la possibilità che l’Ucraina possa essere dotata di armamenti a carattere nucleare. Secondo quanto riferito dall’ufficio stampa del servizio di intelligence russo, Regno Unito e Francia avrebbero riconosciuto, nelle loro valutazioni interne, l’impossibilità per le forze armate ucraine di conseguire una vittoria militare decisiva contro la Russia nelle condizioni attuali del conflitto. Ciononostante, le élite politiche e strategiche di Londra e Parigi non sarebbero disposte ad accettare l’eventualità di una sconfitta ucraina e, conseguentemente, di un arretramento della propria influenza geopolitica nell’Europa orientale.
Sempre secondo la ricostruzione del SVR, maturerebbe l’idea di fornire a Kiev una sorta di “arma risolutiva” — una wunderwaffe — capace di alterare gli equilibri sul campo e di rafforzare la posizione negoziale dell’Ucraina in vista di eventuali trattative per la cessazione delle ostilità. L’ipotesi evocata riguarda il trasferimento di un ordigno nucleare vero e proprio oppure, in alternativa, di un dispositivo radiologico comunemente definito “bomba sporca”. Un simile scenario comporterebbe un salto qualitativo nella natura del conflitto, trasformandolo in una crisi di proporzioni potenzialmente globali.
Sì, avete capito bene. Al raggiungimento del quarto anno di SMO, dopo una serie incalcolabile di fallimenti diplomatici, politici, economici e militari, il blocco occidentale continua a voler far scoppiare la terza guerra mondiale in Europa. La folle leadership della NATO, i capi di Stato dell’Europa dei vecchi poteri, i signori della guerra-senza-fine, continuano con il loro progetto. Fatti come questo dovranno essere un giorno giudicati da qualcuno.
Particolarmente significativo, nel documento russo, è il riferimento alla posizione della Germania, che avrebbe “saggiamente” rifiutato di partecipare a quella che viene definita una “pericolosa avventura”. Questo elemento suggerisce l’esistenza di divergenze all’interno del fronte occidentale circa il grado di coinvolgimento e le modalità del sostegno a Kiev, nonché circa i limiti oltre i quali l’assistenza militare rischierebbe di trasformarsi in una partecipazione diretta e incontrollabile al conflitto.
Secondo il SVR, Londra e Parigi sarebbero impegnate nell’esame delle modalità operative per assicurare all’Ucraina non soltanto l’ordigno, ma anche i relativi sistemi di lancio. Sì, avete capito bene, stanno proprio pensando al pacchetto comleto. Si parlerebbe, in particolare, del trasferimento riservato di componenti, tecnologie e know-how europei, con l’eventuale considerazione della testata nucleare francese TN75 associata al missile balistico lanciato da sottomarino M51.1. Un’operazione di tale natura, qualora trovasse conferma, implicherebbe un coinvolgimento tecnico-industriale di altissimo livello e solleverebbe interrogativi fondamentali sulla tenuta del regime internazionale di non proliferazione.
Qualche problema internazionale
Ora, parliamoci chiaro: chi è che davvero, nel mondo, che vuole una escalation? A chi fa comodo? Nessun Paese che abbia un leader dotato di un normale profilo psicologico vorrebbe mai una cosa del genere. La guerra conviene solo a chi vende armi, e a nessun altro. E questo significa provocare ripetutamente un serie di incidenti, di antipatie, di fastidi a mezzo pianeta e forse di più.
Ciò pone dei problemi di relazioni internazionali. Il riferimento centrale, in questo ambito, è il Trattato di non proliferazione nucleare, che costituisce il pilastro giuridico del sistema volto a impedire la diffusione delle armi atomiche al di fuori degli Stati già riconosciuti come potenze nucleari. La fornitura di un’arma nucleare o di componenti essenziali per la sua realizzazione a un Paese non dotato ufficialmente di tale capacità rappresenterebbe una violazione manifesta degli obblighi assunti a livello internazionale. La stessa dichiarazione dell’intelligence russa sottolinea che i governi britannico e francese sarebbero consapevoli della portata di tale infrazione, nonché dei rischi connessi alla destabilizzazione dell’intero regime globale di non proliferazione.
In questo quadro, è chiaro, gli sforzi diplomatici occidentali si concentrerebbero nel far apparire l’eventuale acquisizione di capacità nucleari da parte di Kiev come frutto di uno sviluppo autonomo ucraino. Una simile strategia di dissimulazione, qualora fosse effettivamente perseguita, testimonierebbe la consapevolezza della gravità delle implicazioni giuridiche e politiche dell’operazione. Tuttavia, al di là delle accuse e delle smentite, la sola evocazione di un simile scenario impone una riflessione più ampia sulle conseguenze sistemiche di un’ulteriore escalation. Perché sì, parliamo di sistema: in pochi minuti il mondo intero entrerebbe in massima allerta, con una catena di eventi di proporzioni inimmaginabili.
La dimensione nucleare, infatti, non rappresenta un semplice incremento quantitativo della potenza di fuoco disponibile, bensì un mutamento qualitativo nella natura del conflitto. L’introduzione di un’arma atomica — anche solo in funzione deterrente — trasformerebbe radicalmente il quadro strategico europeo, riattivando dinamiche di confronto diretto tra potenze nucleari che la fine della Guerra fredda aveva parzialmente attenuato. Il rischio non sarebbe limitato al teatro ucraino, ma investirebbe l’intero continente, con implicazioni per la sicurezza collettiva, per la stabilità politica e per la credibilità delle istituzioni multilaterali.
Da un punto di vista diplomatico, la fornitura di armi nucleari all’Ucraina costituirebbe una scelta di straordinaria follia, meritevole di entrare nei libri di storia. Essa comprometterebbe irreversibilmente la possibilità di mediazioni credibili, irrigidendo le posizioni e alimentando la percezione di un confronto diretto con l’Occidente nel suo complesso (laddove ancora qualcuno non lo avesse capito). Un gigantesco autogol per l’Occidente, perché la narrativa secondo cui il conflitto sarebbe progressivamente divenuto una guerra per procura tra la NATO e la Russia troverebbe ulteriore alimento, rafforzando la retorica dello scontro sistemico tra blocchi contrapposti. Ulteriore conferma che è sempre stato così.
Sul piano strategico-militare, inoltre, la disponibilità di un’arma nucleare in un teatro di guerra attivo aumenterebbe esponenzialmente il rischio di errori di calcolo, incidenti o decisioni affrettate in situazioni di elevata tensione. La deterrenza nucleare presuppone meccanismi di controllo, catene di comando stabili e comunicazioni affidabili tra le parti: condizioni difficilmente garantibili in un contesto bellico caratterizzato da rapidi mutamenti operativi e da una forte pressione politica e mediatica. L’eventuale impiego, anche solo accidentale, di un ordigno nucleare o radiologico avrebbe conseguenze umanitarie, ambientali e geopolitiche incalcolabili.
Vogliamo tradurre tutto questo in parole semplici? Ecco la traduzione: la Russia sarebbe legittimata ad agire in maniera preventiva per tutelare la propria sopravvivenza. Occorre aggiungere altro?
La prospettiva di una “bomba sporca”, pur differendo tecnicamente da un’arma nucleare strategica, non sarebbe meno destabilizzante sotto il profilo politico. L’uso di materiale radioattivo a fini offensivi introdurrebbe una dimensione di terrore e contaminazione che colpirebbe indiscriminatamente popolazioni civili e territori, alimentando una spirale di ritorsioni e contro-rappresaglie difficilmente controllabile. Anche in questo caso, la soglia psicologica e politica dell’escalation verrebbe superata, con effetti irreversibili, statene certi.
Davanti ad un report del genere, la cosiddetta “comunità internazionale”, tanto millantata dai Paesi occidentali, dovrebbe riunirsi e sanzionare pesantemente, in forma almeno preventiva, UK, Francia e Ucraina, sottoponendo questi Stati ed anche la Germania ad una dettagliata indagine. Ma ciò non avverrà, lo sappiamo già. Quello che invece è più probabile che avvenga è che la dottrina nucleare venga da oggi riscritta secondo nuovi equilibri, perché, in definitiva, quelle garanzie che erano state poste a tutela di uno status quo molto fragile, ma pur sempre funzionante, sono saltate. E a manometterle sono state proprio i Paesi europei.
Una leadership europea che è una chiara, evidente ed inequivocabile minaccia concreta alla sicurezza globale.


