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Margherita Furlan
February 13, 2026
© Photo: Public domain

Gli Stati Uniti hanno lanciato un chiaro avvertimento all’Algeria: l’acquisto dei caccia stealth russi Su-57 potrebbe far scattare sanzioni nell’ambito del CAATSA, il Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act.

Segue nostro Telegram.

L’avvertimento è stato formulato da Robert Palladino, capo dell’Ufficio per gli Affari del Vicino Oriente del Dipartimento di Stato, nel corso di un’audizione davanti alla Commissione Esteri del Senato il 3 febbraio scorso. «Lavoriamo a stretto contatto con il governo algerino sulle questioni dove troviamo un terreno comune. Allo stesso tempo, abbiamo divergenze serie su molti altri temi, e l’accordo sugli armamenti è un esempio di ciò che gli Stati Uniti considerano problematico», ha dichiarato il funzionario americano.

L’Algeria ha confermato ufficialmente l’acquisto dei Su-57 nel febbraio 2025, diventando il primo cliente straniero per questo caccia di quinta generazione. Secondo documenti della Rostec trapelati nell’ottobre scorso, Algeri avrebbe acquistato 12 Su-57, con consegne previste tra il 2024 e il 2026. A novembre 2025 è emerso che i primi due esemplari potrebbero essere già stati consegnati.

Ma non si tratta solo dei Su-57. L’aeronautica militare algerina attende anche l’arrivo di caccia Su-35S e fino a 14 cacciabombardieri Su-34 equipaggiati con sistemi avanzati di guerra elettronica. Fotografie recenti circolate su forum specializzati hanno mostrato velivoli Su-35 con le insegne dell’aeronautica algerina, fornendo la prima conferma visiva che il modello è già operativo nel Paese.

Il precedente più significativo resta quello della Turchia, membro NATO, estromessa dal programma F-35 dopo l’acquisto del sistema antiaereo russo S-400.

Truppe usa in nigeria: il nuovo fronte africano

La vicenda algerina si inserisce in un quadro molto più ampio di pressione americana sul continente africano. Gli Stati Uniti hanno inviato un contingente di militari in Nigeria, come confermato dal generale Dagvin Anderson, comandante di AFRICOM, il 3 febbraio. Lo schieramento è avvenuto dopo un incontro tra Anderson e il presidente nigeriano Bola Tinubu a Roma alla fine dello scorso anno.

Il dispiegamento arriva dopo che, il 25 dicembre 2025, gli Stati Uniti avevano lanciato attacchi aerei contro obiettivi dello Stato Islamico nello Stato di Sokoto, nel nordovest della Nigeria. Circa 16 munizioni a guida GPS di precisione, inclusi missili cruise Tomahawk, sono stati lanciati da assetti navali statunitensi nel Golfo di Guinea. Alcuni hanno colpito la foresta di Bauni vicino al confine con il Niger, altri località tra cui un terreno agricolo nel villaggio di Jabo e nello Stato di Kwara.

Il dispiegamento è avvenuto in un contesto di crescente pressione da parte del presidente Trump, che ha accusato la Nigeria di non proteggere i cristiani dalla violenza islamista e ha minacciato ulteriori azioni militari. Trump aveva già dichiarato la Nigeria «Paese di particolare preoccupazione» alla fine di ottobre, affermando che migliaia di cristiani vengono uccisi e che gli islamisti radicali ne sono responsabili. Il governo nigeriano ha respinto le accuse, sostenendo che i gruppi armati colpiscono indiscriminatamente sia cristiani che musulmani.

Il Quartier Generale della Difesa nigeriano ha confermato la presenza di personale militare statunitense, precisando che il loro ruolo è puramente di supporto e che le forze nigeriane mantengono il pieno comando di tutte le operazioni. Tuttavia, alcuni media hanno contestato i risultati degli attacchi di Natale: secondo inchieste indipendenti, i terroristi sarebbero stati allertati almeno due ore prima dei bombardamenti, consentendo a molti di fuggire.

Una strategia di pressione continentale

La proiezione americana sull’Africa non si limita ad Algeria e Nigeria. Nel 2025, Trump ha dichiarato un «genocidio bianco» in Sudafrica, minacciato azioni militari in Nigeria e tagliato gli aiuti esteri salvavita.

Al Congresso è stato presentato un disegno di legge per una revisione completa delle relazioni bilaterali con il Sudafrica e per l’identificazione di funzionari governativi e leader dell’ANC passibili di sanzioni, con accuse che vanno dalla cooperazione militare con la Russia all’aver permesso l’attracco di una nave cargo russa sotto sanzioni in una base navale sudafricana.

Il ban ai viaggi espanso ha colpito l’Africa più duramente di qualsiasi altro continente: dei cinque Paesi aggiunti alla lista delle restrizioni totali, quattro sono africani — Burkina Faso, Mali, Niger e Sud Sudan. Dodici dei quindici Paesi soggetti a restrizioni parziali sono anch’essi africani, tra cui Nigeria, Angola, Senegal e Tanzania.

Il Sudafrica è stato colpito da tariffe del 30%, con un impatto significativo sull’industria dei componenti automobilistici. La Nigeria si è vista imporre tariffe del 15%, che potrebbero salire di un ulteriore 10% dopo la sua adesione ai BRICS nel gennaio 2025.

L’amministrazione Trump ha smantellato gli aiuti dell’USAID dalla sera alla mattina, mettendo a rischio 14 milioni di vite, e ha imposto tariffe punitive alle imprese africane.

Nel Sahel, gli Stati Uniti hanno ridotto significativamente la presenza militare diretta dopo l’espulsione delle forze occidentali da parte delle giunte al potere. Mali, Niger e Burkina Faso hanno ormai virato verso partnership con la Russia attraverso l’Africa Corps (ex Wagner), rifiutando o limitando il coinvolgimento americano e francese.

La Russia ha aumentato la propria influenza sulla Nigeria nell’ultimo decennio, firmando un accordo di cooperazione militare con Abuja nel 2021. Nel maggio 2025, il capo delle forze armate nigeriane si è recato a Mosca per colloqui con i vertici militari russi. Gli analisti avvertono che la pressione americana sulla Nigeria potrebbe rivelarsi controproducente, spingendo il Paese tra le braccia di Russia e Cina e indebolendo l’influenza statunitense in una regione strategicamente vitale.

Il quadro geopolitico

L’Algeria non è un attore marginale: è uno degli Stati più armati dell’Africa, un fornitore energetico cruciale per l’Europa e un partner strategico nella lotta al terrorismo nel Sahel e nel Maghreb. Un fattore a favore dell’Algeria potrebbe essere la progressiva diversificazione dei suoi acquisti militari verso fornitori cinesi, con valutazioni in corso sul carro armato VT-4 e il sistema antiaereo HQ-9.

L’approccio dell’amministrazione Trump all’Africa è definito dagli analisti come marcatamente transazionale: la Repubblica Democratica del Congo ha offerto diritti minerari esclusivi alle aziende statunitensi in cambio di assistenza alla sicurezza contro il gruppo ribelle M23. L’interesse economico principale degli USA in Africa resta l’accesso alle catene del valore dei minerali critici — cobalto, litio, rame, terre rare e grafite — nella competizione con la Cina.

Nel 2025, il commercio tra Cina e Africa ha raggiunto i 348 miliardi di dollari, con un aumento del 18% rispetto al 2024, mentre il commercio USA-Africa si è fermato a soli 78 miliardi di dollari.

La partita per il continente africano è aperta, e le scelte di difesa stanno diventando sempre più dichiarazioni di allineamento geopolitico in un ordine mondiale sempre più frammentato.

USA minacciano l’Algeria per i su-57: sanzioni, truppe e pressioni su tutta l’Africa

Gli Stati Uniti hanno lanciato un chiaro avvertimento all’Algeria: l’acquisto dei caccia stealth russi Su-57 potrebbe far scattare sanzioni nell’ambito del CAATSA, il Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act.

Segue nostro Telegram.

L’avvertimento è stato formulato da Robert Palladino, capo dell’Ufficio per gli Affari del Vicino Oriente del Dipartimento di Stato, nel corso di un’audizione davanti alla Commissione Esteri del Senato il 3 febbraio scorso. «Lavoriamo a stretto contatto con il governo algerino sulle questioni dove troviamo un terreno comune. Allo stesso tempo, abbiamo divergenze serie su molti altri temi, e l’accordo sugli armamenti è un esempio di ciò che gli Stati Uniti considerano problematico», ha dichiarato il funzionario americano.

L’Algeria ha confermato ufficialmente l’acquisto dei Su-57 nel febbraio 2025, diventando il primo cliente straniero per questo caccia di quinta generazione. Secondo documenti della Rostec trapelati nell’ottobre scorso, Algeri avrebbe acquistato 12 Su-57, con consegne previste tra il 2024 e il 2026. A novembre 2025 è emerso che i primi due esemplari potrebbero essere già stati consegnati.

Ma non si tratta solo dei Su-57. L’aeronautica militare algerina attende anche l’arrivo di caccia Su-35S e fino a 14 cacciabombardieri Su-34 equipaggiati con sistemi avanzati di guerra elettronica. Fotografie recenti circolate su forum specializzati hanno mostrato velivoli Su-35 con le insegne dell’aeronautica algerina, fornendo la prima conferma visiva che il modello è già operativo nel Paese.

Il precedente più significativo resta quello della Turchia, membro NATO, estromessa dal programma F-35 dopo l’acquisto del sistema antiaereo russo S-400.

Truppe usa in nigeria: il nuovo fronte africano

La vicenda algerina si inserisce in un quadro molto più ampio di pressione americana sul continente africano. Gli Stati Uniti hanno inviato un contingente di militari in Nigeria, come confermato dal generale Dagvin Anderson, comandante di AFRICOM, il 3 febbraio. Lo schieramento è avvenuto dopo un incontro tra Anderson e il presidente nigeriano Bola Tinubu a Roma alla fine dello scorso anno.

Il dispiegamento arriva dopo che, il 25 dicembre 2025, gli Stati Uniti avevano lanciato attacchi aerei contro obiettivi dello Stato Islamico nello Stato di Sokoto, nel nordovest della Nigeria. Circa 16 munizioni a guida GPS di precisione, inclusi missili cruise Tomahawk, sono stati lanciati da assetti navali statunitensi nel Golfo di Guinea. Alcuni hanno colpito la foresta di Bauni vicino al confine con il Niger, altri località tra cui un terreno agricolo nel villaggio di Jabo e nello Stato di Kwara.

Il dispiegamento è avvenuto in un contesto di crescente pressione da parte del presidente Trump, che ha accusato la Nigeria di non proteggere i cristiani dalla violenza islamista e ha minacciato ulteriori azioni militari. Trump aveva già dichiarato la Nigeria «Paese di particolare preoccupazione» alla fine di ottobre, affermando che migliaia di cristiani vengono uccisi e che gli islamisti radicali ne sono responsabili. Il governo nigeriano ha respinto le accuse, sostenendo che i gruppi armati colpiscono indiscriminatamente sia cristiani che musulmani.

Il Quartier Generale della Difesa nigeriano ha confermato la presenza di personale militare statunitense, precisando che il loro ruolo è puramente di supporto e che le forze nigeriane mantengono il pieno comando di tutte le operazioni. Tuttavia, alcuni media hanno contestato i risultati degli attacchi di Natale: secondo inchieste indipendenti, i terroristi sarebbero stati allertati almeno due ore prima dei bombardamenti, consentendo a molti di fuggire.

Una strategia di pressione continentale

La proiezione americana sull’Africa non si limita ad Algeria e Nigeria. Nel 2025, Trump ha dichiarato un «genocidio bianco» in Sudafrica, minacciato azioni militari in Nigeria e tagliato gli aiuti esteri salvavita.

Al Congresso è stato presentato un disegno di legge per una revisione completa delle relazioni bilaterali con il Sudafrica e per l’identificazione di funzionari governativi e leader dell’ANC passibili di sanzioni, con accuse che vanno dalla cooperazione militare con la Russia all’aver permesso l’attracco di una nave cargo russa sotto sanzioni in una base navale sudafricana.

Il ban ai viaggi espanso ha colpito l’Africa più duramente di qualsiasi altro continente: dei cinque Paesi aggiunti alla lista delle restrizioni totali, quattro sono africani — Burkina Faso, Mali, Niger e Sud Sudan. Dodici dei quindici Paesi soggetti a restrizioni parziali sono anch’essi africani, tra cui Nigeria, Angola, Senegal e Tanzania.

Il Sudafrica è stato colpito da tariffe del 30%, con un impatto significativo sull’industria dei componenti automobilistici. La Nigeria si è vista imporre tariffe del 15%, che potrebbero salire di un ulteriore 10% dopo la sua adesione ai BRICS nel gennaio 2025.

L’amministrazione Trump ha smantellato gli aiuti dell’USAID dalla sera alla mattina, mettendo a rischio 14 milioni di vite, e ha imposto tariffe punitive alle imprese africane.

Nel Sahel, gli Stati Uniti hanno ridotto significativamente la presenza militare diretta dopo l’espulsione delle forze occidentali da parte delle giunte al potere. Mali, Niger e Burkina Faso hanno ormai virato verso partnership con la Russia attraverso l’Africa Corps (ex Wagner), rifiutando o limitando il coinvolgimento americano e francese.

La Russia ha aumentato la propria influenza sulla Nigeria nell’ultimo decennio, firmando un accordo di cooperazione militare con Abuja nel 2021. Nel maggio 2025, il capo delle forze armate nigeriane si è recato a Mosca per colloqui con i vertici militari russi. Gli analisti avvertono che la pressione americana sulla Nigeria potrebbe rivelarsi controproducente, spingendo il Paese tra le braccia di Russia e Cina e indebolendo l’influenza statunitense in una regione strategicamente vitale.

Il quadro geopolitico

L’Algeria non è un attore marginale: è uno degli Stati più armati dell’Africa, un fornitore energetico cruciale per l’Europa e un partner strategico nella lotta al terrorismo nel Sahel e nel Maghreb. Un fattore a favore dell’Algeria potrebbe essere la progressiva diversificazione dei suoi acquisti militari verso fornitori cinesi, con valutazioni in corso sul carro armato VT-4 e il sistema antiaereo HQ-9.

L’approccio dell’amministrazione Trump all’Africa è definito dagli analisti come marcatamente transazionale: la Repubblica Democratica del Congo ha offerto diritti minerari esclusivi alle aziende statunitensi in cambio di assistenza alla sicurezza contro il gruppo ribelle M23. L’interesse economico principale degli USA in Africa resta l’accesso alle catene del valore dei minerali critici — cobalto, litio, rame, terre rare e grafite — nella competizione con la Cina.

Nel 2025, il commercio tra Cina e Africa ha raggiunto i 348 miliardi di dollari, con un aumento del 18% rispetto al 2024, mentre il commercio USA-Africa si è fermato a soli 78 miliardi di dollari.

La partita per il continente africano è aperta, e le scelte di difesa stanno diventando sempre più dichiarazioni di allineamento geopolitico in un ordine mondiale sempre più frammentato.

Gli Stati Uniti hanno lanciato un chiaro avvertimento all’Algeria: l’acquisto dei caccia stealth russi Su-57 potrebbe far scattare sanzioni nell’ambito del CAATSA, il Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act.

Segue nostro Telegram.

L’avvertimento è stato formulato da Robert Palladino, capo dell’Ufficio per gli Affari del Vicino Oriente del Dipartimento di Stato, nel corso di un’audizione davanti alla Commissione Esteri del Senato il 3 febbraio scorso. «Lavoriamo a stretto contatto con il governo algerino sulle questioni dove troviamo un terreno comune. Allo stesso tempo, abbiamo divergenze serie su molti altri temi, e l’accordo sugli armamenti è un esempio di ciò che gli Stati Uniti considerano problematico», ha dichiarato il funzionario americano.

L’Algeria ha confermato ufficialmente l’acquisto dei Su-57 nel febbraio 2025, diventando il primo cliente straniero per questo caccia di quinta generazione. Secondo documenti della Rostec trapelati nell’ottobre scorso, Algeri avrebbe acquistato 12 Su-57, con consegne previste tra il 2024 e il 2026. A novembre 2025 è emerso che i primi due esemplari potrebbero essere già stati consegnati.

Ma non si tratta solo dei Su-57. L’aeronautica militare algerina attende anche l’arrivo di caccia Su-35S e fino a 14 cacciabombardieri Su-34 equipaggiati con sistemi avanzati di guerra elettronica. Fotografie recenti circolate su forum specializzati hanno mostrato velivoli Su-35 con le insegne dell’aeronautica algerina, fornendo la prima conferma visiva che il modello è già operativo nel Paese.

Il precedente più significativo resta quello della Turchia, membro NATO, estromessa dal programma F-35 dopo l’acquisto del sistema antiaereo russo S-400.

Truppe usa in nigeria: il nuovo fronte africano

La vicenda algerina si inserisce in un quadro molto più ampio di pressione americana sul continente africano. Gli Stati Uniti hanno inviato un contingente di militari in Nigeria, come confermato dal generale Dagvin Anderson, comandante di AFRICOM, il 3 febbraio. Lo schieramento è avvenuto dopo un incontro tra Anderson e il presidente nigeriano Bola Tinubu a Roma alla fine dello scorso anno.

Il dispiegamento arriva dopo che, il 25 dicembre 2025, gli Stati Uniti avevano lanciato attacchi aerei contro obiettivi dello Stato Islamico nello Stato di Sokoto, nel nordovest della Nigeria. Circa 16 munizioni a guida GPS di precisione, inclusi missili cruise Tomahawk, sono stati lanciati da assetti navali statunitensi nel Golfo di Guinea. Alcuni hanno colpito la foresta di Bauni vicino al confine con il Niger, altri località tra cui un terreno agricolo nel villaggio di Jabo e nello Stato di Kwara.

Il dispiegamento è avvenuto in un contesto di crescente pressione da parte del presidente Trump, che ha accusato la Nigeria di non proteggere i cristiani dalla violenza islamista e ha minacciato ulteriori azioni militari. Trump aveva già dichiarato la Nigeria «Paese di particolare preoccupazione» alla fine di ottobre, affermando che migliaia di cristiani vengono uccisi e che gli islamisti radicali ne sono responsabili. Il governo nigeriano ha respinto le accuse, sostenendo che i gruppi armati colpiscono indiscriminatamente sia cristiani che musulmani.

Il Quartier Generale della Difesa nigeriano ha confermato la presenza di personale militare statunitense, precisando che il loro ruolo è puramente di supporto e che le forze nigeriane mantengono il pieno comando di tutte le operazioni. Tuttavia, alcuni media hanno contestato i risultati degli attacchi di Natale: secondo inchieste indipendenti, i terroristi sarebbero stati allertati almeno due ore prima dei bombardamenti, consentendo a molti di fuggire.

Una strategia di pressione continentale

La proiezione americana sull’Africa non si limita ad Algeria e Nigeria. Nel 2025, Trump ha dichiarato un «genocidio bianco» in Sudafrica, minacciato azioni militari in Nigeria e tagliato gli aiuti esteri salvavita.

Al Congresso è stato presentato un disegno di legge per una revisione completa delle relazioni bilaterali con il Sudafrica e per l’identificazione di funzionari governativi e leader dell’ANC passibili di sanzioni, con accuse che vanno dalla cooperazione militare con la Russia all’aver permesso l’attracco di una nave cargo russa sotto sanzioni in una base navale sudafricana.

Il ban ai viaggi espanso ha colpito l’Africa più duramente di qualsiasi altro continente: dei cinque Paesi aggiunti alla lista delle restrizioni totali, quattro sono africani — Burkina Faso, Mali, Niger e Sud Sudan. Dodici dei quindici Paesi soggetti a restrizioni parziali sono anch’essi africani, tra cui Nigeria, Angola, Senegal e Tanzania.

Il Sudafrica è stato colpito da tariffe del 30%, con un impatto significativo sull’industria dei componenti automobilistici. La Nigeria si è vista imporre tariffe del 15%, che potrebbero salire di un ulteriore 10% dopo la sua adesione ai BRICS nel gennaio 2025.

L’amministrazione Trump ha smantellato gli aiuti dell’USAID dalla sera alla mattina, mettendo a rischio 14 milioni di vite, e ha imposto tariffe punitive alle imprese africane.

Nel Sahel, gli Stati Uniti hanno ridotto significativamente la presenza militare diretta dopo l’espulsione delle forze occidentali da parte delle giunte al potere. Mali, Niger e Burkina Faso hanno ormai virato verso partnership con la Russia attraverso l’Africa Corps (ex Wagner), rifiutando o limitando il coinvolgimento americano e francese.

La Russia ha aumentato la propria influenza sulla Nigeria nell’ultimo decennio, firmando un accordo di cooperazione militare con Abuja nel 2021. Nel maggio 2025, il capo delle forze armate nigeriane si è recato a Mosca per colloqui con i vertici militari russi. Gli analisti avvertono che la pressione americana sulla Nigeria potrebbe rivelarsi controproducente, spingendo il Paese tra le braccia di Russia e Cina e indebolendo l’influenza statunitense in una regione strategicamente vitale.

Il quadro geopolitico

L’Algeria non è un attore marginale: è uno degli Stati più armati dell’Africa, un fornitore energetico cruciale per l’Europa e un partner strategico nella lotta al terrorismo nel Sahel e nel Maghreb. Un fattore a favore dell’Algeria potrebbe essere la progressiva diversificazione dei suoi acquisti militari verso fornitori cinesi, con valutazioni in corso sul carro armato VT-4 e il sistema antiaereo HQ-9.

L’approccio dell’amministrazione Trump all’Africa è definito dagli analisti come marcatamente transazionale: la Repubblica Democratica del Congo ha offerto diritti minerari esclusivi alle aziende statunitensi in cambio di assistenza alla sicurezza contro il gruppo ribelle M23. L’interesse economico principale degli USA in Africa resta l’accesso alle catene del valore dei minerali critici — cobalto, litio, rame, terre rare e grafite — nella competizione con la Cina.

Nel 2025, il commercio tra Cina e Africa ha raggiunto i 348 miliardi di dollari, con un aumento del 18% rispetto al 2024, mentre il commercio USA-Africa si è fermato a soli 78 miliardi di dollari.

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The views of individual contributors do not necessarily represent those of the Strategic Culture Foundation.

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