Italiano
Lorenzo Maria Pacini
January 25, 2026
© Photo: Public domain

L’Italia di Meloni e la Germania di Merz si avvicinano sempre di più

Segue nostro Telegram.

Prima o poi ritornano

Certi amori fanno lunghi giri e poi ritornano. Come nel caso dell’asse Roma-Berlino, che dal 1936 ad oggi, in soli 90 anni, ha ritrovato la sua collocazione nel panorama politico europeo.

Partiamo dal tedesco Friedrich Merz: dopo l’appuntamento di Davos, si è recato a Bruxelles, dove cercherà di definire insieme agli altri Stati membri dell’Unione europea una linea condivisa nei confronti del presidente statunitense Donald Trump. Negli ambienti governativi di Berlino si sottolinea come il coordinamento con la Presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni dovrà essere particolarmente stretto. Per Merz, il ruolo di Meloni sta acquisendo un peso crescente.

I due politici condividono posizioni politiche affini su numerosi dossier e collaborano attivamente a livello europeo, riuscendo già a ottenere risultati concreti, non soltanto sulla questione dei motori a combustione. Meloni sta progressivamente assumendo, nel contesto dell’UE, la funzione che in passato era svolta dal presidente francese Emmanuel Macron come principale interlocutore di Merz. Subito dopo gli incontri di Bruxelles, il cancelliere si recherà a Roma insieme ad alcuni ministri per le consultazioni intergovernative italo-tedesche, un appuntamento che rappresenta, almeno per ora, il momento più alto delle relazioni bilaterali tra Germania e Italia.

Nella capitale italiana, oltre al tema della competitività, verranno affrontate una cooperazione più intensa in materia di difesa e le politiche migratorie. I due governi hanno inoltre predisposto un documento congiunto contenente proposte per il vertice europeo sulla competitività del 12 febbraio. Nella lettera inviata alla Commissione europea, visionata da Handelsblatt, Berlino e Roma sollecitano una riduzione della burocrazia, procedure autorizzative più rapide e un rafforzamento del mercato interno. Il fatto che la Germania elabori oggi questi testi insieme all’Italia, e non più con la Francia, riflette soprattutto il raffreddamento dei rapporti franco-tedeschi, storicamente il pilastro centrale dell’UE. Mentre Macron appare politicamente indebolito sul piano interno, Meloni guida invece un governo stabile a Roma.

Nell’estate del 2025, in occasione del Consiglio dei ministri franco-tedesco, Merz e Macron avevano ancora celebrato un rilancio delle relazioni bilaterali. Successivamente, tuttavia, sono emerse divergenze sempre più marcate, a partire dalle gravi difficoltà del progetto di difesa comune FCAS, che non riguarda soltanto lo sviluppo di un nuovo caccia, ma include anche droni senza pilota e una “combat cloud” per la loro interconnessione operativa. In questo contesto, il gruppo aeronautico francese Dassault rivendica una posizione dominante che né la Germania né il terzo partner del programma, la Spagna, intendono concedere. L’intero progetto risulta così fortemente compromesso.

Le difficoltà interne francesi contribuiscono ulteriormente a rendere Macron un interlocutore fragile per Merz. In vista delle elezioni del 2027, alle quali il presidente non potrà ricandidarsi, la sua maggioranza si è notevolmente assottigliata, soprattutto dopo lo scioglimento dell’Assemblea nazionale nel 2024. Questa situazione riduce sensibilmente la capacità d’azione del governo, che da mesi fatica ad approvare una legge di bilancio in grado di contenere il nuovo indebitamento.

Macron ha inoltre deluso Merz anche a Bruxelles, votando contro l’accordo di libero scambio con i paesi del Mercosur, un dossier di grande importanza per la Germania. Il presidente francese ha ceduto alle pressioni dell’opinione pubblica interna, esprimendo un parere contrario. Diverso è stato l’atteggiamento di Meloni: se inizialmente l’Italia aveva respinto la firma dell’accordo a dicembre, a gennaio la premier ha cambiato orientamento dopo che la Commissione europea ha annunciato aiuti finanziari agli agricoltori, votando infine a favore. Grazie anche al sostegno italiano, Merz è riuscito a far avanzare l’intesa a Bruxelles, almeno fino alla decisione del Parlamento europeo di sottoporla al controllo preliminare della Corte di giustizia dell’UE.

Un ulteriore ambito di collaborazione efficace tra Berlino e Roma riguarda il ripensamento della Commissione europea sul divieto dei motori a combustione. In seguito a un’iniziativa di Merz, nel dicembre scorso i ministri competenti di Germania e Italia, Katherina Reiche e Adolfo Urso, hanno presentato una posizione comune al forum economico italo-tedesco di Roma, chiedendo la revisione del phase-out. Poco dopo, la Commissione ha attenuato le proprie misure sull’eliminazione dei veicoli con motore tradizionale.

Guerra insieme

Anche nel settore della difesa la cooperazione tra Germania e Italia appare più fluida rispetto a quella tra Berlino e Parigi. Da circa un anno, il gruppo italiano Leonardo e Rheinmetall collaborano nella produzione di carri armati attraverso una joint venture. A ciò si aggiunge il dossier migratorio, sul quale i due paesi, dall’insediamento di Merz, mostrano una sostanziale convergenza: il cancelliere riprende una linea retorica dura sull’immigrazione, in sintonia con quella di Meloni, e i rispettivi ministeri dell’Interno mantengono contatti costanti.

«La convergenza degli interessi tra Germania e Italia è molto ampia», osserva Michele Valensise, presidente dell’Istituto Affari Internazionali ed ex ambasciatore italiano a Berlino. «Essa riguarda l’elevato livello di integrazione industriale, l’obiettivo di rafforzare il mercato interno e l’impegno per un ruolo europeo nella gestione dei conflitti e nella stabilizzazione delle aree di crisi».

Giovanni Orsina, docente alla LUISS di Roma, ritiene tuttavia improbabile che Meloni possa rimpiazzare completamente Macron: «Non è casuale che nell’UE si continui a parlare dell’asse franco-tedesco». La Germania resta la principale potenza economica dell’Unione, mentre la Francia conserva un primato politico; «l’Italia si colloca su un piano inferiore rispetto a questi due paesi», sottolinea Orsina. Il debito pubblico italiano, pari al 136 per cento del PIL, supera nettamente quello francese e, sebbene la Germania sia il primo partner commerciale dell’Italia, quest’ultima rappresenta solo la terza economia dell’UE.

A questo si aggiunge l’appartenenza europea di Fratelli d’Italia, il partito di Meloni. «La premier ha accettato la necessità di collaborare con gli altri partner europei, ma la sua formazione politica resta esterna al tradizionale sistema dei partiti dell’UE», osserva Orsina. Fratelli d’Italia aderisce infatti al gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR) e non al Partito popolare europeo (PPE), rimanendo fuori dalle famiglie politiche che sostengono il secondo mandato della presidente della Commissione Ursula von der Leyen. L’ECR vota con il PPE solo in circostanze limitate e su singoli dossier, un elemento di cui Merz terrà certamente conto nel rapporto con la sua nuova alleata.

Anche in questo aspetto si sente un’eco del passato. Nel 1936 l’Italia fascista e la Germania nazista avviarono una fase di crescente convergenza politica e strategica che avrebbe condotto alla loro alleanza militare e, infine, alla partecipazione congiunta alla Seconda guerra mondiale. La proclamazione dell’Asse Roma-Berlino, annunciata da Benito Mussolini nell’ottobre di quell’anno, segnò il riconoscimento formale di un’intesa fondata su affinità ideologiche, revisionismo dell’ordine internazionale uscito dalla Prima guerra mondiale e aspirazioni espansionistiche.

Sul piano politico-diplomatico, entrambi i regimi lavorarono per rompere l’isolamento internazionale: la Germania, già avviata al riarmo e alla violazione del trattato di Versailles, trovò nell’Italia un alleato disposto a sostenere una politica di forza; l’Italia, reduce dalla guerra d’Etiopia e colpita dalle sanzioni della Società delle Nazioni, vide in Berlino un partner capace di legittimare le proprie ambizioni imperiali. La cooperazione si rafforzò con l’intervento comune nella guerra civile spagnola, che rappresentò un banco di prova militare e un’occasione di coordinamento operativo.

Parallelamente, Italia e Germania accelerarono i programmi di riarmo, riorganizzarono le proprie forze armate e intensificarono la propaganda bellica, preparando le società alla prospettiva del conflitto. L’Asse Roma-Berlino costituì così il primo passo verso un’alleanza sempre più stretta, che nel 1939 si sarebbe formalizzata nel Patto d’Acciaio, aprendo la strada alla guerra europea.

Chissà che non succeda di nuovo…

Asse Roma-Berlino

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Partiamo dal tedesco Friedrich Merz: dopo l’appuntamento di Davos, si è recato a Bruxelles, dove cercherà di definire insieme agli altri Stati membri dell’Unione europea una linea condivisa nei confronti del presidente statunitense Donald Trump. Negli ambienti governativi di Berlino si sottolinea come il coordinamento con la Presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni dovrà essere particolarmente stretto. Per Merz, il ruolo di Meloni sta acquisendo un peso crescente.

I due politici condividono posizioni politiche affini su numerosi dossier e collaborano attivamente a livello europeo, riuscendo già a ottenere risultati concreti, non soltanto sulla questione dei motori a combustione. Meloni sta progressivamente assumendo, nel contesto dell’UE, la funzione che in passato era svolta dal presidente francese Emmanuel Macron come principale interlocutore di Merz. Subito dopo gli incontri di Bruxelles, il cancelliere si recherà a Roma insieme ad alcuni ministri per le consultazioni intergovernative italo-tedesche, un appuntamento che rappresenta, almeno per ora, il momento più alto delle relazioni bilaterali tra Germania e Italia.

Nella capitale italiana, oltre al tema della competitività, verranno affrontate una cooperazione più intensa in materia di difesa e le politiche migratorie. I due governi hanno inoltre predisposto un documento congiunto contenente proposte per il vertice europeo sulla competitività del 12 febbraio. Nella lettera inviata alla Commissione europea, visionata da Handelsblatt, Berlino e Roma sollecitano una riduzione della burocrazia, procedure autorizzative più rapide e un rafforzamento del mercato interno. Il fatto che la Germania elabori oggi questi testi insieme all’Italia, e non più con la Francia, riflette soprattutto il raffreddamento dei rapporti franco-tedeschi, storicamente il pilastro centrale dell’UE. Mentre Macron appare politicamente indebolito sul piano interno, Meloni guida invece un governo stabile a Roma.

Nell’estate del 2025, in occasione del Consiglio dei ministri franco-tedesco, Merz e Macron avevano ancora celebrato un rilancio delle relazioni bilaterali. Successivamente, tuttavia, sono emerse divergenze sempre più marcate, a partire dalle gravi difficoltà del progetto di difesa comune FCAS, che non riguarda soltanto lo sviluppo di un nuovo caccia, ma include anche droni senza pilota e una “combat cloud” per la loro interconnessione operativa. In questo contesto, il gruppo aeronautico francese Dassault rivendica una posizione dominante che né la Germania né il terzo partner del programma, la Spagna, intendono concedere. L’intero progetto risulta così fortemente compromesso.

Le difficoltà interne francesi contribuiscono ulteriormente a rendere Macron un interlocutore fragile per Merz. In vista delle elezioni del 2027, alle quali il presidente non potrà ricandidarsi, la sua maggioranza si è notevolmente assottigliata, soprattutto dopo lo scioglimento dell’Assemblea nazionale nel 2024. Questa situazione riduce sensibilmente la capacità d’azione del governo, che da mesi fatica ad approvare una legge di bilancio in grado di contenere il nuovo indebitamento.

Macron ha inoltre deluso Merz anche a Bruxelles, votando contro l’accordo di libero scambio con i paesi del Mercosur, un dossier di grande importanza per la Germania. Il presidente francese ha ceduto alle pressioni dell’opinione pubblica interna, esprimendo un parere contrario. Diverso è stato l’atteggiamento di Meloni: se inizialmente l’Italia aveva respinto la firma dell’accordo a dicembre, a gennaio la premier ha cambiato orientamento dopo che la Commissione europea ha annunciato aiuti finanziari agli agricoltori, votando infine a favore. Grazie anche al sostegno italiano, Merz è riuscito a far avanzare l’intesa a Bruxelles, almeno fino alla decisione del Parlamento europeo di sottoporla al controllo preliminare della Corte di giustizia dell’UE.

Un ulteriore ambito di collaborazione efficace tra Berlino e Roma riguarda il ripensamento della Commissione europea sul divieto dei motori a combustione. In seguito a un’iniziativa di Merz, nel dicembre scorso i ministri competenti di Germania e Italia, Katherina Reiche e Adolfo Urso, hanno presentato una posizione comune al forum economico italo-tedesco di Roma, chiedendo la revisione del phase-out. Poco dopo, la Commissione ha attenuato le proprie misure sull’eliminazione dei veicoli con motore tradizionale.

Guerra insieme

Anche nel settore della difesa la cooperazione tra Germania e Italia appare più fluida rispetto a quella tra Berlino e Parigi. Da circa un anno, il gruppo italiano Leonardo e Rheinmetall collaborano nella produzione di carri armati attraverso una joint venture. A ciò si aggiunge il dossier migratorio, sul quale i due paesi, dall’insediamento di Merz, mostrano una sostanziale convergenza: il cancelliere riprende una linea retorica dura sull’immigrazione, in sintonia con quella di Meloni, e i rispettivi ministeri dell’Interno mantengono contatti costanti.

«La convergenza degli interessi tra Germania e Italia è molto ampia», osserva Michele Valensise, presidente dell’Istituto Affari Internazionali ed ex ambasciatore italiano a Berlino. «Essa riguarda l’elevato livello di integrazione industriale, l’obiettivo di rafforzare il mercato interno e l’impegno per un ruolo europeo nella gestione dei conflitti e nella stabilizzazione delle aree di crisi».

Giovanni Orsina, docente alla LUISS di Roma, ritiene tuttavia improbabile che Meloni possa rimpiazzare completamente Macron: «Non è casuale che nell’UE si continui a parlare dell’asse franco-tedesco». La Germania resta la principale potenza economica dell’Unione, mentre la Francia conserva un primato politico; «l’Italia si colloca su un piano inferiore rispetto a questi due paesi», sottolinea Orsina. Il debito pubblico italiano, pari al 136 per cento del PIL, supera nettamente quello francese e, sebbene la Germania sia il primo partner commerciale dell’Italia, quest’ultima rappresenta solo la terza economia dell’UE.

A questo si aggiunge l’appartenenza europea di Fratelli d’Italia, il partito di Meloni. «La premier ha accettato la necessità di collaborare con gli altri partner europei, ma la sua formazione politica resta esterna al tradizionale sistema dei partiti dell’UE», osserva Orsina. Fratelli d’Italia aderisce infatti al gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR) e non al Partito popolare europeo (PPE), rimanendo fuori dalle famiglie politiche che sostengono il secondo mandato della presidente della Commissione Ursula von der Leyen. L’ECR vota con il PPE solo in circostanze limitate e su singoli dossier, un elemento di cui Merz terrà certamente conto nel rapporto con la sua nuova alleata.

Anche in questo aspetto si sente un’eco del passato. Nel 1936 l’Italia fascista e la Germania nazista avviarono una fase di crescente convergenza politica e strategica che avrebbe condotto alla loro alleanza militare e, infine, alla partecipazione congiunta alla Seconda guerra mondiale. La proclamazione dell’Asse Roma-Berlino, annunciata da Benito Mussolini nell’ottobre di quell’anno, segnò il riconoscimento formale di un’intesa fondata su affinità ideologiche, revisionismo dell’ordine internazionale uscito dalla Prima guerra mondiale e aspirazioni espansionistiche.

Sul piano politico-diplomatico, entrambi i regimi lavorarono per rompere l’isolamento internazionale: la Germania, già avviata al riarmo e alla violazione del trattato di Versailles, trovò nell’Italia un alleato disposto a sostenere una politica di forza; l’Italia, reduce dalla guerra d’Etiopia e colpita dalle sanzioni della Società delle Nazioni, vide in Berlino un partner capace di legittimare le proprie ambizioni imperiali. La cooperazione si rafforzò con l’intervento comune nella guerra civile spagnola, che rappresentò un banco di prova militare e un’occasione di coordinamento operativo.

Parallelamente, Italia e Germania accelerarono i programmi di riarmo, riorganizzarono le proprie forze armate e intensificarono la propaganda bellica, preparando le società alla prospettiva del conflitto. L’Asse Roma-Berlino costituì così il primo passo verso un’alleanza sempre più stretta, che nel 1939 si sarebbe formalizzata nel Patto d’Acciaio, aprendo la strada alla guerra europea.

Chissà che non succeda di nuovo…

L’Italia di Meloni e la Germania di Merz si avvicinano sempre di più

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Prima o poi ritornano

Certi amori fanno lunghi giri e poi ritornano. Come nel caso dell’asse Roma-Berlino, che dal 1936 ad oggi, in soli 90 anni, ha ritrovato la sua collocazione nel panorama politico europeo.

Partiamo dal tedesco Friedrich Merz: dopo l’appuntamento di Davos, si è recato a Bruxelles, dove cercherà di definire insieme agli altri Stati membri dell’Unione europea una linea condivisa nei confronti del presidente statunitense Donald Trump. Negli ambienti governativi di Berlino si sottolinea come il coordinamento con la Presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni dovrà essere particolarmente stretto. Per Merz, il ruolo di Meloni sta acquisendo un peso crescente.

I due politici condividono posizioni politiche affini su numerosi dossier e collaborano attivamente a livello europeo, riuscendo già a ottenere risultati concreti, non soltanto sulla questione dei motori a combustione. Meloni sta progressivamente assumendo, nel contesto dell’UE, la funzione che in passato era svolta dal presidente francese Emmanuel Macron come principale interlocutore di Merz. Subito dopo gli incontri di Bruxelles, il cancelliere si recherà a Roma insieme ad alcuni ministri per le consultazioni intergovernative italo-tedesche, un appuntamento che rappresenta, almeno per ora, il momento più alto delle relazioni bilaterali tra Germania e Italia.

Nella capitale italiana, oltre al tema della competitività, verranno affrontate una cooperazione più intensa in materia di difesa e le politiche migratorie. I due governi hanno inoltre predisposto un documento congiunto contenente proposte per il vertice europeo sulla competitività del 12 febbraio. Nella lettera inviata alla Commissione europea, visionata da Handelsblatt, Berlino e Roma sollecitano una riduzione della burocrazia, procedure autorizzative più rapide e un rafforzamento del mercato interno. Il fatto che la Germania elabori oggi questi testi insieme all’Italia, e non più con la Francia, riflette soprattutto il raffreddamento dei rapporti franco-tedeschi, storicamente il pilastro centrale dell’UE. Mentre Macron appare politicamente indebolito sul piano interno, Meloni guida invece un governo stabile a Roma.

Nell’estate del 2025, in occasione del Consiglio dei ministri franco-tedesco, Merz e Macron avevano ancora celebrato un rilancio delle relazioni bilaterali. Successivamente, tuttavia, sono emerse divergenze sempre più marcate, a partire dalle gravi difficoltà del progetto di difesa comune FCAS, che non riguarda soltanto lo sviluppo di un nuovo caccia, ma include anche droni senza pilota e una “combat cloud” per la loro interconnessione operativa. In questo contesto, il gruppo aeronautico francese Dassault rivendica una posizione dominante che né la Germania né il terzo partner del programma, la Spagna, intendono concedere. L’intero progetto risulta così fortemente compromesso.

Le difficoltà interne francesi contribuiscono ulteriormente a rendere Macron un interlocutore fragile per Merz. In vista delle elezioni del 2027, alle quali il presidente non potrà ricandidarsi, la sua maggioranza si è notevolmente assottigliata, soprattutto dopo lo scioglimento dell’Assemblea nazionale nel 2024. Questa situazione riduce sensibilmente la capacità d’azione del governo, che da mesi fatica ad approvare una legge di bilancio in grado di contenere il nuovo indebitamento.

Macron ha inoltre deluso Merz anche a Bruxelles, votando contro l’accordo di libero scambio con i paesi del Mercosur, un dossier di grande importanza per la Germania. Il presidente francese ha ceduto alle pressioni dell’opinione pubblica interna, esprimendo un parere contrario. Diverso è stato l’atteggiamento di Meloni: se inizialmente l’Italia aveva respinto la firma dell’accordo a dicembre, a gennaio la premier ha cambiato orientamento dopo che la Commissione europea ha annunciato aiuti finanziari agli agricoltori, votando infine a favore. Grazie anche al sostegno italiano, Merz è riuscito a far avanzare l’intesa a Bruxelles, almeno fino alla decisione del Parlamento europeo di sottoporla al controllo preliminare della Corte di giustizia dell’UE.

Un ulteriore ambito di collaborazione efficace tra Berlino e Roma riguarda il ripensamento della Commissione europea sul divieto dei motori a combustione. In seguito a un’iniziativa di Merz, nel dicembre scorso i ministri competenti di Germania e Italia, Katherina Reiche e Adolfo Urso, hanno presentato una posizione comune al forum economico italo-tedesco di Roma, chiedendo la revisione del phase-out. Poco dopo, la Commissione ha attenuato le proprie misure sull’eliminazione dei veicoli con motore tradizionale.

Guerra insieme

Anche nel settore della difesa la cooperazione tra Germania e Italia appare più fluida rispetto a quella tra Berlino e Parigi. Da circa un anno, il gruppo italiano Leonardo e Rheinmetall collaborano nella produzione di carri armati attraverso una joint venture. A ciò si aggiunge il dossier migratorio, sul quale i due paesi, dall’insediamento di Merz, mostrano una sostanziale convergenza: il cancelliere riprende una linea retorica dura sull’immigrazione, in sintonia con quella di Meloni, e i rispettivi ministeri dell’Interno mantengono contatti costanti.

«La convergenza degli interessi tra Germania e Italia è molto ampia», osserva Michele Valensise, presidente dell’Istituto Affari Internazionali ed ex ambasciatore italiano a Berlino. «Essa riguarda l’elevato livello di integrazione industriale, l’obiettivo di rafforzare il mercato interno e l’impegno per un ruolo europeo nella gestione dei conflitti e nella stabilizzazione delle aree di crisi».

Giovanni Orsina, docente alla LUISS di Roma, ritiene tuttavia improbabile che Meloni possa rimpiazzare completamente Macron: «Non è casuale che nell’UE si continui a parlare dell’asse franco-tedesco». La Germania resta la principale potenza economica dell’Unione, mentre la Francia conserva un primato politico; «l’Italia si colloca su un piano inferiore rispetto a questi due paesi», sottolinea Orsina. Il debito pubblico italiano, pari al 136 per cento del PIL, supera nettamente quello francese e, sebbene la Germania sia il primo partner commerciale dell’Italia, quest’ultima rappresenta solo la terza economia dell’UE.

A questo si aggiunge l’appartenenza europea di Fratelli d’Italia, il partito di Meloni. «La premier ha accettato la necessità di collaborare con gli altri partner europei, ma la sua formazione politica resta esterna al tradizionale sistema dei partiti dell’UE», osserva Orsina. Fratelli d’Italia aderisce infatti al gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR) e non al Partito popolare europeo (PPE), rimanendo fuori dalle famiglie politiche che sostengono il secondo mandato della presidente della Commissione Ursula von der Leyen. L’ECR vota con il PPE solo in circostanze limitate e su singoli dossier, un elemento di cui Merz terrà certamente conto nel rapporto con la sua nuova alleata.

Anche in questo aspetto si sente un’eco del passato. Nel 1936 l’Italia fascista e la Germania nazista avviarono una fase di crescente convergenza politica e strategica che avrebbe condotto alla loro alleanza militare e, infine, alla partecipazione congiunta alla Seconda guerra mondiale. La proclamazione dell’Asse Roma-Berlino, annunciata da Benito Mussolini nell’ottobre di quell’anno, segnò il riconoscimento formale di un’intesa fondata su affinità ideologiche, revisionismo dell’ordine internazionale uscito dalla Prima guerra mondiale e aspirazioni espansionistiche.

Sul piano politico-diplomatico, entrambi i regimi lavorarono per rompere l’isolamento internazionale: la Germania, già avviata al riarmo e alla violazione del trattato di Versailles, trovò nell’Italia un alleato disposto a sostenere una politica di forza; l’Italia, reduce dalla guerra d’Etiopia e colpita dalle sanzioni della Società delle Nazioni, vide in Berlino un partner capace di legittimare le proprie ambizioni imperiali. La cooperazione si rafforzò con l’intervento comune nella guerra civile spagnola, che rappresentò un banco di prova militare e un’occasione di coordinamento operativo.

Parallelamente, Italia e Germania accelerarono i programmi di riarmo, riorganizzarono le proprie forze armate e intensificarono la propaganda bellica, preparando le società alla prospettiva del conflitto. L’Asse Roma-Berlino costituì così il primo passo verso un’alleanza sempre più stretta, che nel 1939 si sarebbe formalizzata nel Patto d’Acciaio, aprendo la strada alla guerra europea.

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