La storia dei droni russi che sorvolavano l’Italia è stata smascherata per quello che era: una grottesca invenzione.
Non è quasi mai come sembra
Dannazione: era tutto così ben orchestrato da sembrare autentico. E invece no. La storia dei droni russi che avrebbero sorvolato l’Italia – e in particolare il Joint Research Centre (JRC) di Ispra – si è rivelata per quello che era: una costruzione grottesca, priva di qualsiasi fondamento reale. Che si trattasse di un’assurdità lo aveva già scritto, con largo anticipo, Sergio Barlocchetti su Dronezine Magazine (numero 66). Ora arriva anche la conferma ufficiale: la Procura di Milano ha chiesto al Gip l’archiviazione dell’inchiesta aperta per ipotesi pesantissime, che andavano dallo spionaggio politico-militare al terrorismo e all’eversione.
Noi italiani, a dire il vero, non siamo mai rimasti particolarmente colpiti da questa narrazione degli “attacchi ibridi” russi, con Mosca che invaderebbe l’Europa millimetro dopo millimetro a colpi di droni mai identificati né abbattuti. Poi però è entrato in scena il cosiddetto Drone Zero, il capostipite di tutti i droni, naturalmente spedito da Putin direttamente in Italia. In primavera, secondo le ricostruzioni, il potentissimo sistema di sicurezza del JRC di Ispra – apparentemente più vigile di Ursula von der Leyen e Kaja Kallas – lo avrebbe intercettato ripetutamente: nove volte tra il 20 marzo e il 14 aprile e tredici volte tra il 16 aprile e il 27 maggio. A cosa serviva quella presenza? Secondo media e telegiornali, il velivolo spiava con malcelata bramosia sia i laboratori dell’Unione Europea sia l’unità elicotteristica di Leonardo, orgoglio dell’industria militare nazionale, situata nelle vicinanze.
Alcuni giornali sono arrivati persino a descriverne le caratteristiche tecniche: produzione russa, capacità di ripresa notturna, mappatura tridimensionale ad alta precisione. Altri hanno evocato l’ombra della “guerra ibrida”, attività di intelligence moscovite e persino presenze filo-russe sospette nel Varesotto. Il quadro era talmente grave che la Procura di Milano ha aperto un fascicolo per spionaggio, terrorismo e attentati alla sicurezza dei trasporti. Qualcuno, pare, ha persino allertato il proprio tatuatore.
Poi, però, la realtà ha bussato alla porta. Le verifiche tecniche hanno rivelato che il sofisticato sistema antidrone soffriva di limiti strutturali: un software che non regge l’uso continuo, errori di decodifica, classificazioni sbagliate. Il “drone russo” si è rivelato un semplice segnale fantasma, generato da un amplificatore GSM acquistato su Amazon da una famiglia della zona per migliorare la ricezione del cellulare. Nel cielo sopra Ispra e Vergagliate non c’era nulla, né drone, né Russia, né complotto.
Favole che non sono buone nemmeno per i bambini
Le narrazioni sui presunti droni russi che solcherebbero i cieli italiani possono essere interpretate come un tassello di una più ampia ibrida comunicazionale, inserendosi in un ecosistema mediatico e politico in cui l’Alleanza Atlantica e vari governi europei utilizzano il frame della minaccia russa – inclusa la dimensione dei droni – per rafforzare consenso interno e legittimare il riarmo e la postura di deterrenza verso Est.
Il caso Ispra è davvero emblematico e mostra come media mainstream e attori istituzionali abbiano costruito una narrativa emergenziale di “guerra ibrida” russa, in assenza di evidenze tecniche solide; narrativa che è stata amplificata da titoli allarmistici, talk show e social network,, contribuendo a sedimentare nell’opinione pubblica un’immagine negativa della Russia, spostando il baricentro emotivo dal dibattito razionale alla paura.
Sul piano strategico-comunicativo, tale clima di percezione è funzionale a tre obiettivi: favorire l’accettazione dei programmi NATO di rafforzamento della difesa anti‑drone e dell’aumento della spesa militare; ridurre gli spazi di legittimità delle posizioni critiche verso le politiche atlantiche, facilmente bollate come “filorusse”; consolidare un frame dicotomico amico/nemico in cui Mosca è l’Altro minaccioso, e l’Europa integrata nella NATO il soggetto difensivo e “razionale”.
Favole che, però, ormai non sono buone nemmeno per i bambini. Questi russi che combattono la guerra con le lavatrici e i cavalli, come raccontano i giornali italiani, ma che sono capaci di inviare droni a disturbare i pisolini dell’italiano medio nell’alta Lombardia, per questa volta non hanno alcuna colpa. Sarà per la prossima fake news!


