Italiano
Lorenzo Maria Pacini
January 4, 2026
© Photo: Public domain

La democrazia, talvolta, va difesa anche spogliandosi dei panni istituzionali. Quindi non si faccia problemi se vuole andare in pensione. Non ci mancherà.

Segue nostro Telegram.

Il Presidente è morto, viva il Presidente!

Mostrino pietà i monarchici per l’azzardata parafrasi del noto grido innalzato alla morte dei sovrani incoronati, ma giunti al decimo anno di discorsi di capodanno di Sergio Mattarella, gli auguri autentici sono ben pochi.

Ecco che una letterina al Signor Presidente sgorga dal cuore, dopo aver ascoltato – assolutamente non in diretta e senza dare alcuna soddisfazione alle kpi del Quirinale – l’insalata di qualunquismo di fine anno 2025.

Illustrissimo Supermassimo Direttore Intergalattico, confido sinceramente che questo scritto possa, in qualche modo, giungere fino a Lei. Le anticipo subito che non si tratta di un elogio, tutt’altro.

Quando venne eletto per la prima volta, nel 2015, provai un sentimento di disgusto. L’ho sempre considerata un rappresentante di quella tradizione politica sinostroide che affondava le sue radici nel pensiero e nell’azione di figure come Zaccagnini, De Mita, Martinazzoli, Castagnetti, quella frangia dell’arco politico italiano che aveva accettato ben meno di un piatto di lenticchie nello svendere all’occupante straniero la propria sovranità; quella sinistra che obbediva, tanto quanto la destra, agli ordini che volevano questo Paese ridotto al fanalino di coda dei porci comodi di qualche altra corona. Inoltre, il fatto di essere fratello di Piersanti, vittima della mafia per un regolamento di conti fra gente non proprio per bene, lasciava sperare in una nuova stagione di impegno concreto per la connivenza fra Stato, Mafia, Chiesa, Massoneria e servizi segreti stranieri. Con la seconda elezione, poi, siamo andati sul sicuro e non abbiamo lasciato spazio ai dubbi.

Presidente, il Suo mandato, soprattutto negli ultimi anni, appare – pur nel rispetto formale del ruolo – eccessivamente distante dalle reali urgenze del Paese. Gli attacchi del Governo alla Costituzione, alla Magistratura, alla Corte dei Conti, uniti alle molteplici crisi che soffocano l’Italia, senza dimenticare lo spettro di una guerra che non perde l’occasione di fomentare, sembrano non ricevere una risposta adeguata. Intanto oltre la metà dei cittadini rinuncia al voto.

La Costituzione Le attribuisce il compito di rappresentare l’unità nazionale, ma su temi come le pulsioni federaliste e la cosiddetta autonomia differenziata – che rischiano di accentuare la frattura tra un Nord ricco e un Sud impoverito – il silenzio appare assordante. Oh, meglio, qualche volta un sussulto lo ha avuto, ma sempre insignificante.

Certo la Carta non Le conferisce poteri illimitati; sappiamo che il popolo ha scelto i propri rappresentanti; che il Governo agisce entro i limiti costituzionali; e che il ruolo del Capo dello Stato è circoscritto nei confronti dell’esecutivo. Tuttavia, il momento storico che stiamo vivendo non è ordinario e richiederebbe una presenza più determinata, non solo richiami formali o auspici generici.

Alla soglia degli 85 anni, con una carriera politica ormai alle spalle, Presidenti come Pertini e Cossiga – seppur in contesti diversi – seppero esporsi pubblicamente su questioni cruciali, ritenendo che il silenzio avrebbe potuto mettere a rischio la democrazia e la stabilità dello Stato. E pure loro, Presidente, erano marionette delle Logge e dell’intelligence straniera, quindi qua ciò che manca è proprio la qualità umana, non il padrino alle spalle.

Il tessuto sociale si sta progressivamente lacerando: sanità, istruzione pubblica, lavoro, informazione, welfare, pensioni, pressione fiscale sembrano sempre più orientati a soddisfare gli interessi dei grandi poteri economico-finanziari privati. Parallelamente, la lotta alle mafie, all’evasione fiscale e al divario crescente tra ricchi e poveri appare sempre più marginale. Immigrazione, sicurezza e convivenza civile vengono affrontate secondo logiche ideologiche, con indulgenza e tutela nei confronti dei padroni del traffico umano e della riprogrammazione sociale dei nostri popoli.

Talvolta, per difendere la democrazia e le istituzioni, sarebbe necessario anche qualche strappo al protocollo, assumendo posizioni meno rigidamente istituzionali proprio a tutela dei principi che la Costituzione difende e promuove. È vero: le Sue parole possono essere distorte. Ma anche i Suoi silenzi rischiano di essere strumentalizzati, Presidente Eminentissimo.

Le dichiarazioni di Ministri e Parlamentari, spesso lontane dalla realtà e pronunciate in Parlamento o per lo più nei media, avrebbero bisogno di richiami immediati e autorevoli al rispetto della Costituzione e dell’equilibrio tra i poteri dello Stato. Le cariche istituzionali dovrebbero rappresentare l’intero popolo italiano e la Carta su cui hanno giurato, non essere utilizzate per fini elettorali o di parte.

Dopo una vita spesa nelle istituzioni e con un futuro da senatore ancora davanti, quale timore potrebbe trattenerLa? Qualunque conseguenza sarebbe affrontabile con l’esperienza maturata e la serenità che l’età e il ruolo conquistato consentono.

Nessuno può sapere cosa avvenga realmente nei palazzi del potere, né quante volte Lei abbia evitato scenari peggiori o li abbia spinti. Tuttavia, a volte, rendere pubblico e chiaro il proprio pensiero è l’unico modo per non apparire accondiscendenti o complici, anche quando non lo si è. Non è possibile restare confinati nella sola correttezza formale quando altri svuotano e piegano le regole fondamentali a proprio vantaggio, alimentando la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Nel discorso di fine anno 2025, con alle spalle l’immagine che ricordava la fine del fascismo e della guerra, Lei ha rivolto un appello ai giovani e al loro futuro. Eppure il pensiero che mi ha attraversato è stato amaro: quale futuro, se stiamo facendo di tutto per negarglielo? Non si può fingere che nulla accada, né trattare inquisiti e condannati come persone perbene. Come diceva Pertini, “al brigante, brigante e mezzo”.

Di cosa temere un eventuale impeachment a quasi novant’anni? Sarebbe invece importante lanciare un segnale forte anche a tutti coloro che hanno smesso di votare. La democrazia, talvolta, va difesa anche spogliandosi dei panni istituzionali. Quindi non si faccia problemi se vuole andare in pensione. Non ci mancherà.

Letterina di Capodanno al Presidente di Nessuno

La democrazia, talvolta, va difesa anche spogliandosi dei panni istituzionali. Quindi non si faccia problemi se vuole andare in pensione. Non ci mancherà.

Segue nostro Telegram.

Il Presidente è morto, viva il Presidente!

Mostrino pietà i monarchici per l’azzardata parafrasi del noto grido innalzato alla morte dei sovrani incoronati, ma giunti al decimo anno di discorsi di capodanno di Sergio Mattarella, gli auguri autentici sono ben pochi.

Ecco che una letterina al Signor Presidente sgorga dal cuore, dopo aver ascoltato – assolutamente non in diretta e senza dare alcuna soddisfazione alle kpi del Quirinale – l’insalata di qualunquismo di fine anno 2025.

Illustrissimo Supermassimo Direttore Intergalattico, confido sinceramente che questo scritto possa, in qualche modo, giungere fino a Lei. Le anticipo subito che non si tratta di un elogio, tutt’altro.

Quando venne eletto per la prima volta, nel 2015, provai un sentimento di disgusto. L’ho sempre considerata un rappresentante di quella tradizione politica sinostroide che affondava le sue radici nel pensiero e nell’azione di figure come Zaccagnini, De Mita, Martinazzoli, Castagnetti, quella frangia dell’arco politico italiano che aveva accettato ben meno di un piatto di lenticchie nello svendere all’occupante straniero la propria sovranità; quella sinistra che obbediva, tanto quanto la destra, agli ordini che volevano questo Paese ridotto al fanalino di coda dei porci comodi di qualche altra corona. Inoltre, il fatto di essere fratello di Piersanti, vittima della mafia per un regolamento di conti fra gente non proprio per bene, lasciava sperare in una nuova stagione di impegno concreto per la connivenza fra Stato, Mafia, Chiesa, Massoneria e servizi segreti stranieri. Con la seconda elezione, poi, siamo andati sul sicuro e non abbiamo lasciato spazio ai dubbi.

Presidente, il Suo mandato, soprattutto negli ultimi anni, appare – pur nel rispetto formale del ruolo – eccessivamente distante dalle reali urgenze del Paese. Gli attacchi del Governo alla Costituzione, alla Magistratura, alla Corte dei Conti, uniti alle molteplici crisi che soffocano l’Italia, senza dimenticare lo spettro di una guerra che non perde l’occasione di fomentare, sembrano non ricevere una risposta adeguata. Intanto oltre la metà dei cittadini rinuncia al voto.

La Costituzione Le attribuisce il compito di rappresentare l’unità nazionale, ma su temi come le pulsioni federaliste e la cosiddetta autonomia differenziata – che rischiano di accentuare la frattura tra un Nord ricco e un Sud impoverito – il silenzio appare assordante. Oh, meglio, qualche volta un sussulto lo ha avuto, ma sempre insignificante.

Certo la Carta non Le conferisce poteri illimitati; sappiamo che il popolo ha scelto i propri rappresentanti; che il Governo agisce entro i limiti costituzionali; e che il ruolo del Capo dello Stato è circoscritto nei confronti dell’esecutivo. Tuttavia, il momento storico che stiamo vivendo non è ordinario e richiederebbe una presenza più determinata, non solo richiami formali o auspici generici.

Alla soglia degli 85 anni, con una carriera politica ormai alle spalle, Presidenti come Pertini e Cossiga – seppur in contesti diversi – seppero esporsi pubblicamente su questioni cruciali, ritenendo che il silenzio avrebbe potuto mettere a rischio la democrazia e la stabilità dello Stato. E pure loro, Presidente, erano marionette delle Logge e dell’intelligence straniera, quindi qua ciò che manca è proprio la qualità umana, non il padrino alle spalle.

Il tessuto sociale si sta progressivamente lacerando: sanità, istruzione pubblica, lavoro, informazione, welfare, pensioni, pressione fiscale sembrano sempre più orientati a soddisfare gli interessi dei grandi poteri economico-finanziari privati. Parallelamente, la lotta alle mafie, all’evasione fiscale e al divario crescente tra ricchi e poveri appare sempre più marginale. Immigrazione, sicurezza e convivenza civile vengono affrontate secondo logiche ideologiche, con indulgenza e tutela nei confronti dei padroni del traffico umano e della riprogrammazione sociale dei nostri popoli.

Talvolta, per difendere la democrazia e le istituzioni, sarebbe necessario anche qualche strappo al protocollo, assumendo posizioni meno rigidamente istituzionali proprio a tutela dei principi che la Costituzione difende e promuove. È vero: le Sue parole possono essere distorte. Ma anche i Suoi silenzi rischiano di essere strumentalizzati, Presidente Eminentissimo.

Le dichiarazioni di Ministri e Parlamentari, spesso lontane dalla realtà e pronunciate in Parlamento o per lo più nei media, avrebbero bisogno di richiami immediati e autorevoli al rispetto della Costituzione e dell’equilibrio tra i poteri dello Stato. Le cariche istituzionali dovrebbero rappresentare l’intero popolo italiano e la Carta su cui hanno giurato, non essere utilizzate per fini elettorali o di parte.

Dopo una vita spesa nelle istituzioni e con un futuro da senatore ancora davanti, quale timore potrebbe trattenerLa? Qualunque conseguenza sarebbe affrontabile con l’esperienza maturata e la serenità che l’età e il ruolo conquistato consentono.

Nessuno può sapere cosa avvenga realmente nei palazzi del potere, né quante volte Lei abbia evitato scenari peggiori o li abbia spinti. Tuttavia, a volte, rendere pubblico e chiaro il proprio pensiero è l’unico modo per non apparire accondiscendenti o complici, anche quando non lo si è. Non è possibile restare confinati nella sola correttezza formale quando altri svuotano e piegano le regole fondamentali a proprio vantaggio, alimentando la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Nel discorso di fine anno 2025, con alle spalle l’immagine che ricordava la fine del fascismo e della guerra, Lei ha rivolto un appello ai giovani e al loro futuro. Eppure il pensiero che mi ha attraversato è stato amaro: quale futuro, se stiamo facendo di tutto per negarglielo? Non si può fingere che nulla accada, né trattare inquisiti e condannati come persone perbene. Come diceva Pertini, “al brigante, brigante e mezzo”.

Di cosa temere un eventuale impeachment a quasi novant’anni? Sarebbe invece importante lanciare un segnale forte anche a tutti coloro che hanno smesso di votare. La democrazia, talvolta, va difesa anche spogliandosi dei panni istituzionali. Quindi non si faccia problemi se vuole andare in pensione. Non ci mancherà.

La democrazia, talvolta, va difesa anche spogliandosi dei panni istituzionali. Quindi non si faccia problemi se vuole andare in pensione. Non ci mancherà.

Segue nostro Telegram.

Il Presidente è morto, viva il Presidente!

Mostrino pietà i monarchici per l’azzardata parafrasi del noto grido innalzato alla morte dei sovrani incoronati, ma giunti al decimo anno di discorsi di capodanno di Sergio Mattarella, gli auguri autentici sono ben pochi.

Ecco che una letterina al Signor Presidente sgorga dal cuore, dopo aver ascoltato – assolutamente non in diretta e senza dare alcuna soddisfazione alle kpi del Quirinale – l’insalata di qualunquismo di fine anno 2025.

Illustrissimo Supermassimo Direttore Intergalattico, confido sinceramente che questo scritto possa, in qualche modo, giungere fino a Lei. Le anticipo subito che non si tratta di un elogio, tutt’altro.

Quando venne eletto per la prima volta, nel 2015, provai un sentimento di disgusto. L’ho sempre considerata un rappresentante di quella tradizione politica sinostroide che affondava le sue radici nel pensiero e nell’azione di figure come Zaccagnini, De Mita, Martinazzoli, Castagnetti, quella frangia dell’arco politico italiano che aveva accettato ben meno di un piatto di lenticchie nello svendere all’occupante straniero la propria sovranità; quella sinistra che obbediva, tanto quanto la destra, agli ordini che volevano questo Paese ridotto al fanalino di coda dei porci comodi di qualche altra corona. Inoltre, il fatto di essere fratello di Piersanti, vittima della mafia per un regolamento di conti fra gente non proprio per bene, lasciava sperare in una nuova stagione di impegno concreto per la connivenza fra Stato, Mafia, Chiesa, Massoneria e servizi segreti stranieri. Con la seconda elezione, poi, siamo andati sul sicuro e non abbiamo lasciato spazio ai dubbi.

Presidente, il Suo mandato, soprattutto negli ultimi anni, appare – pur nel rispetto formale del ruolo – eccessivamente distante dalle reali urgenze del Paese. Gli attacchi del Governo alla Costituzione, alla Magistratura, alla Corte dei Conti, uniti alle molteplici crisi che soffocano l’Italia, senza dimenticare lo spettro di una guerra che non perde l’occasione di fomentare, sembrano non ricevere una risposta adeguata. Intanto oltre la metà dei cittadini rinuncia al voto.

La Costituzione Le attribuisce il compito di rappresentare l’unità nazionale, ma su temi come le pulsioni federaliste e la cosiddetta autonomia differenziata – che rischiano di accentuare la frattura tra un Nord ricco e un Sud impoverito – il silenzio appare assordante. Oh, meglio, qualche volta un sussulto lo ha avuto, ma sempre insignificante.

Certo la Carta non Le conferisce poteri illimitati; sappiamo che il popolo ha scelto i propri rappresentanti; che il Governo agisce entro i limiti costituzionali; e che il ruolo del Capo dello Stato è circoscritto nei confronti dell’esecutivo. Tuttavia, il momento storico che stiamo vivendo non è ordinario e richiederebbe una presenza più determinata, non solo richiami formali o auspici generici.

Alla soglia degli 85 anni, con una carriera politica ormai alle spalle, Presidenti come Pertini e Cossiga – seppur in contesti diversi – seppero esporsi pubblicamente su questioni cruciali, ritenendo che il silenzio avrebbe potuto mettere a rischio la democrazia e la stabilità dello Stato. E pure loro, Presidente, erano marionette delle Logge e dell’intelligence straniera, quindi qua ciò che manca è proprio la qualità umana, non il padrino alle spalle.

Il tessuto sociale si sta progressivamente lacerando: sanità, istruzione pubblica, lavoro, informazione, welfare, pensioni, pressione fiscale sembrano sempre più orientati a soddisfare gli interessi dei grandi poteri economico-finanziari privati. Parallelamente, la lotta alle mafie, all’evasione fiscale e al divario crescente tra ricchi e poveri appare sempre più marginale. Immigrazione, sicurezza e convivenza civile vengono affrontate secondo logiche ideologiche, con indulgenza e tutela nei confronti dei padroni del traffico umano e della riprogrammazione sociale dei nostri popoli.

Talvolta, per difendere la democrazia e le istituzioni, sarebbe necessario anche qualche strappo al protocollo, assumendo posizioni meno rigidamente istituzionali proprio a tutela dei principi che la Costituzione difende e promuove. È vero: le Sue parole possono essere distorte. Ma anche i Suoi silenzi rischiano di essere strumentalizzati, Presidente Eminentissimo.

Le dichiarazioni di Ministri e Parlamentari, spesso lontane dalla realtà e pronunciate in Parlamento o per lo più nei media, avrebbero bisogno di richiami immediati e autorevoli al rispetto della Costituzione e dell’equilibrio tra i poteri dello Stato. Le cariche istituzionali dovrebbero rappresentare l’intero popolo italiano e la Carta su cui hanno giurato, non essere utilizzate per fini elettorali o di parte.

Dopo una vita spesa nelle istituzioni e con un futuro da senatore ancora davanti, quale timore potrebbe trattenerLa? Qualunque conseguenza sarebbe affrontabile con l’esperienza maturata e la serenità che l’età e il ruolo conquistato consentono.

Nessuno può sapere cosa avvenga realmente nei palazzi del potere, né quante volte Lei abbia evitato scenari peggiori o li abbia spinti. Tuttavia, a volte, rendere pubblico e chiaro il proprio pensiero è l’unico modo per non apparire accondiscendenti o complici, anche quando non lo si è. Non è possibile restare confinati nella sola correttezza formale quando altri svuotano e piegano le regole fondamentali a proprio vantaggio, alimentando la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Nel discorso di fine anno 2025, con alle spalle l’immagine che ricordava la fine del fascismo e della guerra, Lei ha rivolto un appello ai giovani e al loro futuro. Eppure il pensiero che mi ha attraversato è stato amaro: quale futuro, se stiamo facendo di tutto per negarglielo? Non si può fingere che nulla accada, né trattare inquisiti e condannati come persone perbene. Come diceva Pertini, “al brigante, brigante e mezzo”.

Di cosa temere un eventuale impeachment a quasi novant’anni? Sarebbe invece importante lanciare un segnale forte anche a tutti coloro che hanno smesso di votare. La democrazia, talvolta, va difesa anche spogliandosi dei panni istituzionali. Quindi non si faccia problemi se vuole andare in pensione. Non ci mancherà.

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