Con la recente pubblicazione delle fotografie, i critici di Clinton sembrano aver trovato un nuovo appiglio per riaprire un capitolo che l’ex presidente ha cercato a lungo di chiudere.
Una premessa necessaria
Di solito non scrivo di questi argomenti, ma stavolta la faccenda si sta facendo interessante. Il caso Epstein è un vaso di Pandora che permette di svelare molti intrighi di potere e rivelare il funzionamento di alcuni meccanismi geopolitici attualmente in funzione. Per questa ragione, dedicherò alcuni articoli – la Epstein Saga – ad approfondire alcuni rilevanti aspetti della complicata vicenda.
Bisogna osservare, anzitutto, che le fonti risultano viziate almeno in parte sin dal principio. I file rilasciati ufficialmente dal Dipartimento di Giustizia statunitense sono perlopiù fotografie di poco significato, una grande quantità di elementi in formato .pdf di ciò che è stato trovato nella residenza di Epstein; la maggior parte dei file sono oscurati, riportando strisce o quadrati neri che occultano le identità e i dettagli significativi del materiale. Questo rende molto difficile l’interpretazione corretta ed esaustiva del materiale disponibile.
L’intento, però, non è quello di fornire un reportage esauriente su tutta la vicenda – un lavoro che lasciamo volentieri ai giornalisti d’inchiesta –, bensì quello di suscitare la riflessione sulla strategia, a breve e lungo termine, che si cela dietro questo caso.
Il rilascio di questi file rientra in una programmazione di cui ancora oggi non abbiamo capito l’importanza. Si tratta di una trasformazione in atto all’interno di tutto l’Occidente, una transizione da un vecchio mondo della politica ad uno nuovo, attraverso la caduta di molte maschere.
Il problema più grande, però, resta cosa verrà dopo.
Il contesto: cosa sta accadendo in questi giorni
I documenti più recenti pubblicati sul caso Epstein, a dicembre 2025, includono migliaia di nuovi registri, foto e fascicoli investigativi del Dipartimento di Giustizia e della Commissione di Vigilanza della Camera dei Rappresentanti. Questi documenti contengono immagini di personaggi di spicco legati a Epstein, dettagli sui suoi viaggi e sulle sue proprietà, trascrizioni del gran giurì e rapporti investigativi, tra cui una denuncia dell’FBI del 1996 su presunti casi di pedopornografia e molestie. Molti dei fascicoli sono stati pesantemente censurati per proteggere le vittime, ma alcune pagine sono state completamente oscurate, suscitando critiche sia da parte dei democratici che dei repubblicani per la mancanza di trasparenza.
Tra le nuove rivelazioni ci sono foto dell’isola di Little St. James di Epstein, e-mail dalla sua tenuta che fanno riferimento a personaggi di alto profilo e un minuto precedentemente mancante nel video del suo blocco cellulare prima della sua morte. La pubblicazione include anche una trascrizione e una registrazione audio di un’intervista con Ghislaine Maxwell, oltre a ulteriori documenti giudiziari e registri di volo. Il Dipartimento di Giustizia ha dichiarato che diverse centinaia di migliaia di documenti saranno pubblicati in lotti, con altri previsti nelle prossime settimane.
Alcuni documenti, tra cui una foto associata al presidente Trump, sarebbero stati rimossi dalla pubblicazione iniziale, suscitando ulteriori polemiche e richieste di piena trasparenza. L’ultima serie di documenti continua ad alimentare il dibattito pubblico e politico sulla responsabilità e sulla portata della rete di Epstein.
Hey, Bill!
Il primo personaggio che merita di essere citato è l’ex presidente americano Bill Clinton.
In una fotografia è seduto su un jet privato, con un sorriso rilassato e il volto lievemente arrossato, mentre una giovane donna bionda è distesa sul bracciolo della sua poltrona. In un altro scatto appare disteso, a torso nudo, all’interno di una vasca idromassaggio, con le mani intrecciate dietro la testa; il volto della persona accanto a lui è coperto da un riquadro nero. In altre immagini lo si vede sorridere accanto a Mick Jagger, in camicia e giacca elegante. In un’altra ancora nuota in una piscina coperta di lusso, rivestita in marmo, insieme a Ghislaine Maxwell, figura chiave nell’organizzazione del traffico sessuale di Jeffrey Epstein. E poi, di nuovo sorridente, indossa una camicia di seta decorata ed è in piedi fianco a fianco con lo stesso Epstein.
Il potentissimo leader democratico americano è indiscussamente uno dei più menzionati VIP nei documenti Epstein. Nel quarto di secolo trascorso dalla fine del suo mandato alla Casa Bianca, Clinton ha lavorato con attenzione per lasciarsi alle spalle gli scandali personali che avevano segnato la sua presidenza. Oggi, a 79 anni, conduce la vita tipica di un ex statista: viaggia per il mondo per conferenze e commemorazioni, scrive memorie e romanzi politici e prosegue le attività della sua fondazione filantropica. Ma ciò non basta per scappare dalle pesanti accuse che, silenziosamente, i file di Epstein rivelano, ovvero aspetti meno istituzionali della personalità di Clinton, come l’inclinazione per le relazioni extraconiugali, decisioni avventate e una certa impulsività.
Già nel 2017, Clinton era stato al centro di numerose accuse, dalle molestie sessuali all’esibizionismo non consensuale, fino allo stupro, accuse che Clinton ha sempre respinto. Che dire però adesso con i fascicoli del caso Epstein?
Nel suo libro di memorie pubblicato nel 2024, Clinton ha scritto di aver avuto soltanto due “brevi incontri” con Epstein: uno nel suo ufficio di Harlem e uno nella residenza newyorkese del finanziere. Tra il 2002 e il 2003, Clinton ha ammesso di aver volato più volte sul jet di Epstein insieme al suo staff e alla scorta dei servizi segreti per sostenere le attività della sua fondazione. In cambio del volo, ha spiegato, dedicava “un’ora o due” a conversazioni su politica ed economia.
“Questo era il contenuto delle nostre conversazioni”, ha scritto. “Anche se quei viaggi mi hanno permesso di visitare progetti della fondazione, salire sull’aereo di Epstein non è valso gli anni di domande che ne sono seguiti”.
La sezione si chiude con una frase forse più rivelatrice delle immagini stesse:
“Avrei voluto non incontrarlo mai”.
Il Dipartimento di Giustizia ha annunciato che ulteriori documenti saranno resi pubblici nelle prossime settimane. Le finalità politiche della prima tranche di divulgazioni, tuttavia, appaiono evidenti: spostare l’attenzione dal possibile coinvolgimento di Trump nello scandalo, concentrando invece i riflettori su Clinton.
È improbabile che la diffusione delle immagini ponga fine alle difficoltà politiche di Clinton legate al suo rapporto con Epstein. Per mesi, i Clinton hanno cercato di evitare una comparizione diretta davanti alla Commissione di Vigilanza della Camera nell’ambito dell’inchiesta Epstein. Un’audizione di questo tipo sarebbe eccezionale: nessun ex presidente ha testimoniato davanti al Congresso dal 1983, quando Gerald Ford lo fece in occasione delle celebrazioni per il bicentenario della Costituzione.
La pubblicazione delle foto potrebbe aumentare la pressione dell’opinione pubblica affinché la coppia partecipi apertamente all’indagine e riaccendere interrogativi sulla versione fornita da Clinton, secondo cui non era a conoscenza dei crimini di Epstein e avrebbe interrotto ogni rapporto dopo le prime notizie sull’indagine emerse nel 2005.
In più occasioni, non solo le accuse, ma anche le stesse accusatrici sono state portate al centro della scena politica: nel 2016, a meno di due ore dal secondo dibattito presidenziale, Trump e il suo responsabile della campagna, Stephen K. Bannon, organizzarono una conferenza stampa improvvisata con tre donne che sostennero di essere state screditate o ignorate dai Clinton dopo aver denunciato molestie sessuali. Nel 2019, poche ore dopo la morte di Epstein nella sua cella, Trump rilanciò sui social una teoria cospirativa, priva di prove, che collegava Clinton al decesso del finanziere. Da allora, Trump ha continuato ad affermare che Clinton avrebbe trascorso molto tempo sull’isola privata di Epstein, accusa che l’ex presidente ha sempre negato e che è stata smentita anche da Susie Wiles, capo dello staff della Casa Bianca, e dalla stessa Ghislaine Maxwell.
La presidenza di Bill Clinton è stata caratterizzata da diversi scandali di alto profilo, il più noto dei quali è stato il caso Monica Lewinsky. Alla fine degli anni ’90, Clinton, allora presidente degli Stati Uniti, è stato accusato di aver intrattenuto una relazione inappropriata con la stagista della Casa Bianca Monica Lewinsky. Dopo mesi di smentite, Clinton ammise infine di aver avuto “contatti intimi inappropriati” con la Lewinsky, definendoli un fallimento personale e un errore di valutazione. Le sue iniziali smentite sotto giuramento portarono ad accuse di falsa testimonianza e ostruzione alla giustizia, che culminarono con la sua messa in stato di accusa da parte della Camera dei Rappresentanti nel 1998. Clinton fu assolto dal Senato, ma rimase profondamente compromesso dallo scandalo.
Oltre alla vicenda Lewinsky, Clinton ha affrontato altre controversie. Lo scandalo Whitewater riguardava accuse di irregolarità finanziarie legate a un’impresa immobiliare fallita in Arkansas in cui Clinton e sua moglie Hillary erano investitori. Sebbene l’indagine non abbia portato ad accuse penali contro i Clinton, ha consumato gran parte del secondo mandato di Clinton e ha contribuito a creare un clima di sospetto intorno alla sua amministrazione.
Tra le accusatrici di Clinton si ricorda anche Paula Jones, che nel 1994 ha intentato una causa contro di lui per molestie sessuali. L’ex presidente ha risolto il caso fuori dal tribunale per 850.000 dollari senza ammettere la propria colpevolezza. Altre donne, come Kathleen Willey, hanno mosso accuse simili, anche se Clinton ha sempre negato qualsiasi illecito.+
Tuttavia, non sono solo i repubblicani a considerare le accuse di violenza sessuale e molestie come un fardello politico per Clinton. Anche all’interno del Partito Democratico, pur senza prese di distanza clamorose, si è progressivamente cercato di relegare l’ex presidente in secondo piano. La sua presenza nelle campagne elettorali è stata ridotta rispetto al passato, con alcuni candidati che hanno preferito evitarlo del tutto. Alla convention democratica del 2020, Clinton apparve per meno di cinque minuti in un intervento preregistrato trasmesso prima del prime time. Quattro anni dopo tornò sul palco, parlando per 27 minuti, superando di gran lunga il tempo previsto.
Con la recente pubblicazione delle fotografie, i critici di Clinton sembrano aver trovato un nuovo appiglio per riaprire un capitolo che l’ex presidente ha tentato a lungo di chiudere. Ed è solo l’inizio dello scoperchiamento del marciume presente nel mondo Dem americano… così come in quello Rep.


