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Stefano Vernole
April 2, 2025
© Photo: Public domain

Storicamente al centro del processo di emancipazione dell’Africa dal gioco occidentale, il Senegal ha conosciuto alti e bassi nelle sue vicende politiche.

Segue nostro Telegram.

L’ex presidente Macky Sall ha lasciato in eredità una situazione difficile, generando un contesto di frustrazione, corruzione endemica e disparità economiche sempre più marcate che sono risultate determinanti per l’affermarsi di un nuovo Governo oggi guidato da Ousmane Sonko.

L’attuale leadership di Dakar ha messo subito in chiaro i punti cardinali del nuovo corso: decolonizzazione culturale grazie al forte sostegno dei giovani senegalesi, ristrutturazione e liberazione dal debito accumulato in passato con il Fondo Monetario Internazionale, uscita progressiva dal sistema monetario imperniato sul franco CFA, decollo economico del Paese grazie a vigorosi incentivi per l’attrazione degli investimenti esteri e una strategia nazionale di lungo periodo.

Il presidente del Senegal Bassirou Dioumaye Faye ha recentemente ribadito che il 2025 vedrà la fine di ogni presenza militare straniera nel Paese: “Ho incaricato il Ministro delle Forze Armate di proporre una nuova dottrina per la cooperazione in difesa e sicurezza, che implichi, tra le altre conseguenze, la fine di ogni presenza militare straniera in Senegal dal 2025”. La dichiarazione di Faye è arrivata dopo aver annunciato che l’ex padrone coloniale francese avrebbe dovuto chiudere le sue basi militari in Senegal: “Tutti gli amici del Senegal saranno trattati come partner strategici, nel quadro di una cooperazione aperta, diversificata e senza inibizioni”, ha aggiunto, chiarendo che l’atto non costituisce una rottura con la Francia, come quelle viste altrove nell’Africa occidentale negli ultimi anni: “La Francia rimane un partner importante per gli investimenti in Senegal e per la presenza di aziende francesi e persino di cittadini francesi che si trovano in Senegal”, ciò che conta è mettere fine ad ogni tipo di subordinazione imposta da Paesi stranieri.

Con il riacquisto della sovranità e della stabilità, il nuovo corso senegalese propone innanzitutto il Paese come una piattaforma d’investimenti attraente per le imprese interessate al mercato dell’Africa occidentale, in almeno 7 settori strategici: agricoltura e agrobusiness, economia digitale, miniere, prodotti marini e acquacoltura, riso, salute e turismo.

Il Governo di Dakar intende aumentare il numero delle sue zone economiche speciali (ZES) dalle attuali 5 a 45, con l’obiettivo di sviluppare il settore industriale, realizzare una trasformazione strutturale dell’economia e generare 3 milioni di nuovi posti di lavoro.

La “Visione 2050 per un Paese giusto, prospero e sovrano ancorato a valori forti” ne riassume il lungimirante corso strategico: un patto nazionale e sociale fondato sull’integrità dell’autorità pubblica, l’indipendenza della giustizia, il mantenimento dell’ordine, l’accesso universale alla sanità, all’istruzione, ad un sistema infrastrutturale e di trasporti adeguato alle esigenze della popolazione, l’eliminazione delle ineguaglianze.

L’Agenda nazionale di trasformazione alla base della Visione 2050 si snoda attraverso tre tappe chiave. Risoluzione: permetterà di mobilitare i cittadini dietro la Visione, gli attori economici dietro strategie di settore e gettare le prime fondamenta di trasformazione, in particolare le grandi riforme (riforma delle Istituzioni, riforma del bilancio, riforma fiscale, riforma agraria); Impulso: ciò consentirà di sviluppare le leve di innesco della trasformazione: Energia, Digitale, Logistica; Formazione professionale duale, Salute, gestione sostenibile del territorio e inizio di messa in cantiere di strategie di settore; Accelerazione: per aumentare l’implementazione e lo sviluppo dei settori strategici, e dei poli regionali di mercato competitivi.

L’Agenda di Trasformazione Nazionale mobiliterà tutte le componenti sociali del Paese. A questo proposito, un processo itinerante di presentazione della strategia governativa sull’intero territorio permetterà di arricchirne la formulazione, ascoltando e integrando le preoccupazioni della popolazione per elaborare un Piano Generale decennale. Pertanto, questo piano rifletterà in modo coerente e strutturato le priorità del settore, al fine di arricchire e migliorare l’impatto della Visione 2050.

In tale contesto, Visione 2050 sarà anche ripartita per settori di attività, in tutti i domini collegati ai driver della crescita, al fine di arricchire le proposte di riforme e investimenti con le raccomandazioni del settore privato nazionale e del settore privato locale provenienti dai vari centri economici. Ogni polo economico e ogni autorità locale saranno, inoltre, invitati ad assumere la responsabilità della Visione 2050 e tradurla in una strategia quinquennale, in coordinamento con il team responsabile a livello centrale della pianificazione e programmazione.

Lo Stato non si limiterà perciò a fornire sostegno; guiderà una visione reale per i settori con elevato potenziale di crescita, in sinergia con il settore privato. I settori che stanno guidando la crescita guadagneremo quote di mercato internazionale garantendo la sovranità alimentare, energetica, industriale, culturale. Visione 2050 porterà balzi in avanti nella produttività e significativa competitività in i) agricoltura e industrie agroalimentari, ii) industrie estrattive, iii) industrie manifatturiere e iv) servizi ad alto valore aggiunto. I settori sono collegati a questi quattro motori di crescita, che creeranno posti di lavoro e reddito futuri e condurranno il Senegal allo status di Paese a reddito medio-alto.

Valorizzando il potenziale di ogni territorio, Visione Senegal 2050 traccerà una nuova mappa economica del Paese:

  • il polo di Dakar conoscerà uno sviluppo controllato e rafforzerà la sua posizione nel 2050 nei servizi a valore aggiunto e quale polo culturale internazionale;
  • il polo di Thiès sarà importante per lo sviluppo delle industrie estrattive e del turismo balneare e agroindustriale;
  • il polo Centrale sarà un modello di sviluppo sostenibile, focalizzato sulla promozione della ricchezza del suo patrimonio naturale;
  • il polo Diourbel-Louga, centro religioso di importanza mondiale, si posizionerà nel 2050 come un importante centro urbano e industriale;
  • il polo Nord, centro agroindustriale competitivo, sarà un anello chiave della sovranità alimentare e

una popolare destinazione turistica;

  • il polo Sud, tesoro naturale, diventerà nel 2050 una piattaforma agroindustriale regionale e una

riconosciuta destinazione turistica sostenibile;

  • il polo Nord-Est si posizionerà, grazie ad una politica proattiva, come un importante centro industriale di produzione di fertilizzanti e un moderno bacino agro-pastorale;
  • il polo sud-orientale, con un vasto potenziale attualmente limitato dal suo isolamento, sarà un bacino nel 2050 di economia dinamica e diversificata.
Il Senegal torna ad essere Paese leader in Africa occidentale

Storicamente al centro del processo di emancipazione dell’Africa dal gioco occidentale, il Senegal ha conosciuto alti e bassi nelle sue vicende politiche.

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L’ex presidente Macky Sall ha lasciato in eredità una situazione difficile, generando un contesto di frustrazione, corruzione endemica e disparità economiche sempre più marcate che sono risultate determinanti per l’affermarsi di un nuovo Governo oggi guidato da Ousmane Sonko.

L’attuale leadership di Dakar ha messo subito in chiaro i punti cardinali del nuovo corso: decolonizzazione culturale grazie al forte sostegno dei giovani senegalesi, ristrutturazione e liberazione dal debito accumulato in passato con il Fondo Monetario Internazionale, uscita progressiva dal sistema monetario imperniato sul franco CFA, decollo economico del Paese grazie a vigorosi incentivi per l’attrazione degli investimenti esteri e una strategia nazionale di lungo periodo.

Il presidente del Senegal Bassirou Dioumaye Faye ha recentemente ribadito che il 2025 vedrà la fine di ogni presenza militare straniera nel Paese: “Ho incaricato il Ministro delle Forze Armate di proporre una nuova dottrina per la cooperazione in difesa e sicurezza, che implichi, tra le altre conseguenze, la fine di ogni presenza militare straniera in Senegal dal 2025”. La dichiarazione di Faye è arrivata dopo aver annunciato che l’ex padrone coloniale francese avrebbe dovuto chiudere le sue basi militari in Senegal: “Tutti gli amici del Senegal saranno trattati come partner strategici, nel quadro di una cooperazione aperta, diversificata e senza inibizioni”, ha aggiunto, chiarendo che l’atto non costituisce una rottura con la Francia, come quelle viste altrove nell’Africa occidentale negli ultimi anni: “La Francia rimane un partner importante per gli investimenti in Senegal e per la presenza di aziende francesi e persino di cittadini francesi che si trovano in Senegal”, ciò che conta è mettere fine ad ogni tipo di subordinazione imposta da Paesi stranieri.

Con il riacquisto della sovranità e della stabilità, il nuovo corso senegalese propone innanzitutto il Paese come una piattaforma d’investimenti attraente per le imprese interessate al mercato dell’Africa occidentale, in almeno 7 settori strategici: agricoltura e agrobusiness, economia digitale, miniere, prodotti marini e acquacoltura, riso, salute e turismo.

Il Governo di Dakar intende aumentare il numero delle sue zone economiche speciali (ZES) dalle attuali 5 a 45, con l’obiettivo di sviluppare il settore industriale, realizzare una trasformazione strutturale dell’economia e generare 3 milioni di nuovi posti di lavoro.

La “Visione 2050 per un Paese giusto, prospero e sovrano ancorato a valori forti” ne riassume il lungimirante corso strategico: un patto nazionale e sociale fondato sull’integrità dell’autorità pubblica, l’indipendenza della giustizia, il mantenimento dell’ordine, l’accesso universale alla sanità, all’istruzione, ad un sistema infrastrutturale e di trasporti adeguato alle esigenze della popolazione, l’eliminazione delle ineguaglianze.

L’Agenda nazionale di trasformazione alla base della Visione 2050 si snoda attraverso tre tappe chiave. Risoluzione: permetterà di mobilitare i cittadini dietro la Visione, gli attori economici dietro strategie di settore e gettare le prime fondamenta di trasformazione, in particolare le grandi riforme (riforma delle Istituzioni, riforma del bilancio, riforma fiscale, riforma agraria); Impulso: ciò consentirà di sviluppare le leve di innesco della trasformazione: Energia, Digitale, Logistica; Formazione professionale duale, Salute, gestione sostenibile del territorio e inizio di messa in cantiere di strategie di settore; Accelerazione: per aumentare l’implementazione e lo sviluppo dei settori strategici, e dei poli regionali di mercato competitivi.

L’Agenda di Trasformazione Nazionale mobiliterà tutte le componenti sociali del Paese. A questo proposito, un processo itinerante di presentazione della strategia governativa sull’intero territorio permetterà di arricchirne la formulazione, ascoltando e integrando le preoccupazioni della popolazione per elaborare un Piano Generale decennale. Pertanto, questo piano rifletterà in modo coerente e strutturato le priorità del settore, al fine di arricchire e migliorare l’impatto della Visione 2050.

In tale contesto, Visione 2050 sarà anche ripartita per settori di attività, in tutti i domini collegati ai driver della crescita, al fine di arricchire le proposte di riforme e investimenti con le raccomandazioni del settore privato nazionale e del settore privato locale provenienti dai vari centri economici. Ogni polo economico e ogni autorità locale saranno, inoltre, invitati ad assumere la responsabilità della Visione 2050 e tradurla in una strategia quinquennale, in coordinamento con il team responsabile a livello centrale della pianificazione e programmazione.

Lo Stato non si limiterà perciò a fornire sostegno; guiderà una visione reale per i settori con elevato potenziale di crescita, in sinergia con il settore privato. I settori che stanno guidando la crescita guadagneremo quote di mercato internazionale garantendo la sovranità alimentare, energetica, industriale, culturale. Visione 2050 porterà balzi in avanti nella produttività e significativa competitività in i) agricoltura e industrie agroalimentari, ii) industrie estrattive, iii) industrie manifatturiere e iv) servizi ad alto valore aggiunto. I settori sono collegati a questi quattro motori di crescita, che creeranno posti di lavoro e reddito futuri e condurranno il Senegal allo status di Paese a reddito medio-alto.

Valorizzando il potenziale di ogni territorio, Visione Senegal 2050 traccerà una nuova mappa economica del Paese:

  • il polo di Dakar conoscerà uno sviluppo controllato e rafforzerà la sua posizione nel 2050 nei servizi a valore aggiunto e quale polo culturale internazionale;
  • il polo di Thiès sarà importante per lo sviluppo delle industrie estrattive e del turismo balneare e agroindustriale;
  • il polo Centrale sarà un modello di sviluppo sostenibile, focalizzato sulla promozione della ricchezza del suo patrimonio naturale;
  • il polo Diourbel-Louga, centro religioso di importanza mondiale, si posizionerà nel 2050 come un importante centro urbano e industriale;
  • il polo Nord, centro agroindustriale competitivo, sarà un anello chiave della sovranità alimentare e

una popolare destinazione turistica;

  • il polo Sud, tesoro naturale, diventerà nel 2050 una piattaforma agroindustriale regionale e una

riconosciuta destinazione turistica sostenibile;

  • il polo Nord-Est si posizionerà, grazie ad una politica proattiva, come un importante centro industriale di produzione di fertilizzanti e un moderno bacino agro-pastorale;
  • il polo sud-orientale, con un vasto potenziale attualmente limitato dal suo isolamento, sarà un bacino nel 2050 di economia dinamica e diversificata.

Storicamente al centro del processo di emancipazione dell’Africa dal gioco occidentale, il Senegal ha conosciuto alti e bassi nelle sue vicende politiche.

Segue nostro Telegram.

L’ex presidente Macky Sall ha lasciato in eredità una situazione difficile, generando un contesto di frustrazione, corruzione endemica e disparità economiche sempre più marcate che sono risultate determinanti per l’affermarsi di un nuovo Governo oggi guidato da Ousmane Sonko.

L’attuale leadership di Dakar ha messo subito in chiaro i punti cardinali del nuovo corso: decolonizzazione culturale grazie al forte sostegno dei giovani senegalesi, ristrutturazione e liberazione dal debito accumulato in passato con il Fondo Monetario Internazionale, uscita progressiva dal sistema monetario imperniato sul franco CFA, decollo economico del Paese grazie a vigorosi incentivi per l’attrazione degli investimenti esteri e una strategia nazionale di lungo periodo.

Il presidente del Senegal Bassirou Dioumaye Faye ha recentemente ribadito che il 2025 vedrà la fine di ogni presenza militare straniera nel Paese: “Ho incaricato il Ministro delle Forze Armate di proporre una nuova dottrina per la cooperazione in difesa e sicurezza, che implichi, tra le altre conseguenze, la fine di ogni presenza militare straniera in Senegal dal 2025”. La dichiarazione di Faye è arrivata dopo aver annunciato che l’ex padrone coloniale francese avrebbe dovuto chiudere le sue basi militari in Senegal: “Tutti gli amici del Senegal saranno trattati come partner strategici, nel quadro di una cooperazione aperta, diversificata e senza inibizioni”, ha aggiunto, chiarendo che l’atto non costituisce una rottura con la Francia, come quelle viste altrove nell’Africa occidentale negli ultimi anni: “La Francia rimane un partner importante per gli investimenti in Senegal e per la presenza di aziende francesi e persino di cittadini francesi che si trovano in Senegal”, ciò che conta è mettere fine ad ogni tipo di subordinazione imposta da Paesi stranieri.

Con il riacquisto della sovranità e della stabilità, il nuovo corso senegalese propone innanzitutto il Paese come una piattaforma d’investimenti attraente per le imprese interessate al mercato dell’Africa occidentale, in almeno 7 settori strategici: agricoltura e agrobusiness, economia digitale, miniere, prodotti marini e acquacoltura, riso, salute e turismo.

Il Governo di Dakar intende aumentare il numero delle sue zone economiche speciali (ZES) dalle attuali 5 a 45, con l’obiettivo di sviluppare il settore industriale, realizzare una trasformazione strutturale dell’economia e generare 3 milioni di nuovi posti di lavoro.

La “Visione 2050 per un Paese giusto, prospero e sovrano ancorato a valori forti” ne riassume il lungimirante corso strategico: un patto nazionale e sociale fondato sull’integrità dell’autorità pubblica, l’indipendenza della giustizia, il mantenimento dell’ordine, l’accesso universale alla sanità, all’istruzione, ad un sistema infrastrutturale e di trasporti adeguato alle esigenze della popolazione, l’eliminazione delle ineguaglianze.

L’Agenda nazionale di trasformazione alla base della Visione 2050 si snoda attraverso tre tappe chiave. Risoluzione: permetterà di mobilitare i cittadini dietro la Visione, gli attori economici dietro strategie di settore e gettare le prime fondamenta di trasformazione, in particolare le grandi riforme (riforma delle Istituzioni, riforma del bilancio, riforma fiscale, riforma agraria); Impulso: ciò consentirà di sviluppare le leve di innesco della trasformazione: Energia, Digitale, Logistica; Formazione professionale duale, Salute, gestione sostenibile del territorio e inizio di messa in cantiere di strategie di settore; Accelerazione: per aumentare l’implementazione e lo sviluppo dei settori strategici, e dei poli regionali di mercato competitivi.

L’Agenda di Trasformazione Nazionale mobiliterà tutte le componenti sociali del Paese. A questo proposito, un processo itinerante di presentazione della strategia governativa sull’intero territorio permetterà di arricchirne la formulazione, ascoltando e integrando le preoccupazioni della popolazione per elaborare un Piano Generale decennale. Pertanto, questo piano rifletterà in modo coerente e strutturato le priorità del settore, al fine di arricchire e migliorare l’impatto della Visione 2050.

In tale contesto, Visione 2050 sarà anche ripartita per settori di attività, in tutti i domini collegati ai driver della crescita, al fine di arricchire le proposte di riforme e investimenti con le raccomandazioni del settore privato nazionale e del settore privato locale provenienti dai vari centri economici. Ogni polo economico e ogni autorità locale saranno, inoltre, invitati ad assumere la responsabilità della Visione 2050 e tradurla in una strategia quinquennale, in coordinamento con il team responsabile a livello centrale della pianificazione e programmazione.

Lo Stato non si limiterà perciò a fornire sostegno; guiderà una visione reale per i settori con elevato potenziale di crescita, in sinergia con il settore privato. I settori che stanno guidando la crescita guadagneremo quote di mercato internazionale garantendo la sovranità alimentare, energetica, industriale, culturale. Visione 2050 porterà balzi in avanti nella produttività e significativa competitività in i) agricoltura e industrie agroalimentari, ii) industrie estrattive, iii) industrie manifatturiere e iv) servizi ad alto valore aggiunto. I settori sono collegati a questi quattro motori di crescita, che creeranno posti di lavoro e reddito futuri e condurranno il Senegal allo status di Paese a reddito medio-alto.

Valorizzando il potenziale di ogni territorio, Visione Senegal 2050 traccerà una nuova mappa economica del Paese:

  • il polo di Dakar conoscerà uno sviluppo controllato e rafforzerà la sua posizione nel 2050 nei servizi a valore aggiunto e quale polo culturale internazionale;
  • il polo di Thiès sarà importante per lo sviluppo delle industrie estrattive e del turismo balneare e agroindustriale;
  • il polo Centrale sarà un modello di sviluppo sostenibile, focalizzato sulla promozione della ricchezza del suo patrimonio naturale;
  • il polo Diourbel-Louga, centro religioso di importanza mondiale, si posizionerà nel 2050 come un importante centro urbano e industriale;
  • il polo Nord, centro agroindustriale competitivo, sarà un anello chiave della sovranità alimentare e

una popolare destinazione turistica;

  • il polo Sud, tesoro naturale, diventerà nel 2050 una piattaforma agroindustriale regionale e una

riconosciuta destinazione turistica sostenibile;

  • il polo Nord-Est si posizionerà, grazie ad una politica proattiva, come un importante centro industriale di produzione di fertilizzanti e un moderno bacino agro-pastorale;
  • il polo sud-orientale, con un vasto potenziale attualmente limitato dal suo isolamento, sarà un bacino nel 2050 di economia dinamica e diversificata.
The views of individual contributors do not necessarily represent those of the Strategic Culture Foundation.

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