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Davide Rossi
April 3, 2026
© Photo: Public domain

Nel corso del mese di marzo 2026 a Pechino si sono svolte le due sessioni dell’Assemblea Nazionale del Popolo e della Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese.

Segue nostro Telegram.

Lontano da ogni atteggiamento di nascondimento della difficile situazione politica internazionale e dei riverberi interni che essa in qualche modo ha implicato e prodotto, il primo ministro Li Qiang con nettezza ha ammesso che la Cina si è trovata e si trova: “di fronte a una situazione complessa e grave senza precedenti da molti anni”, rappresentata dall’attacco statunitense con i dazi, dalle limitazioni poste all’acquisto di prodotti cinesi, dal danneggiamento di quelle nazioni – in ogni continente – le cui economie molto dipendendo dall’interscambio commerciale con la Cina.

Il parlamento cinese ha ammesso e constatato che si tratta di una guerra economica condotta su svariati piani e livelli dall’amministrazione Trump, a cui il governo cinese ha risposto e risponde cercando di contenerne l’impatto in particolare rivedendo modalità di interscambio con le nazioni terze e provando a limitare le esportazioni di terre rare, tanto che il primo ministro ha rassicurato di come la risposta cinese sia vigorosa ed efficace.

Tuttavia l’attacco della Casa Bianca è pluridirezionale non solo verso le economie delle nazioni del Sud Globale interconnesse con la Cina, ma anche contro tutte le forme di parternariato con la Cina, dai porti in America Latina, da Panama al Perù, a tutti i poli infrastrutturali realizzati e in fase di realizzazione in Africa.

A fronte dell’unanime consenso dei parlamentari, Li Qiang ha dichiarato che la Cina è all’opera per opporsi con risolutezza a quella che ha definito, utilizzando parole non convenzionali nel linguaggio politico cinese, generalmente molto parco e sobrio, come la “tirannia unilaterale”, un richiamo esplicito, per altro ribadito anche dal ministro degli Esteri Wang Yi nei suo intervento, dedicato allo scontro tra l’unipolarismo atlantista e la proposta cinese di un nuovo ordine mondiale multipolare, oramai sempre più chiaramente definita nei suoi contorni di progetto volto a una cooperazione planetaria tra tutte le nazioni.

I deputati dell’Assemblea Nazionale del Popolo hanno inteso perfettamente che la dirigenza cinese sia pienamente consapevole di quanto gli Stati Uniti continueranno la loro aspra lotta politica ed economica contro la Repubblica Popolare di Cina anche nei prossimi mesi ed anni, ben intendendo che anche per le prossime due sessioni della primavera 2027 non ci saranno da attendersi clamorosi e mirabolanti miglioramenti, ma una tendenziale contenuta crescita a fronte di una sempre più aspro conflitto internazionale, non a caso le previsioni di crescita si sono contenute in un possibile e auspicabile 4,5 – 5%, il tasso di crescita più basso dal 1991. Una crescita tuttavia necessaria per raddoppiare, come programmato, il reddito pro capite dei cittadini cinesi entro il 2035 rispetto al 2020.

Anche gli attacchi al Venezuela e all’Iran hanno segnalato quanto gli Stati Uniti mirino a danneggiare la Cina nelle sue fonti di approvvigionamento energetico, i parlamentari hanno raccomandato la più ampia solidarietà con queste nazioni, in particolare la Repubblica Islamica d’Iran.

È stato definitivamente ratificato il nuovo piano quinquennale 2026 – 2030, il quindicesimo, passato attraverso il dibattito e l’approvazione parlamentare già lo scorso ottobre 2025, il quale mira dunque a contenere le crescenti difficoltà internazionali con un rapido miglioramento scientifico e tecnologico, un rilancio dei consumi a livello nazionale, una riduzione dell’inflazione.

Il nuovo piano quinquennale adottato dall’Assemblea Nazionale del Popolo vuole raggiungere obiettivi molto più ambiziosi di un semplice generalizzato crescente sviluppo della Repubblica Popolare, orientandosi piuttosto a un ammodernamento indirizzato al conseguimento di una più larga prosperità, il piano dovrebbe infatti anche consentire alla Cina di difendersi dai prevedibili e continui attacchi degli Stati Uniti. Ecco perché l’impegno per diventare indipendenti dalla tecnologia straniera occupa una parte considerevole degli indirizzi del nuovo piano quinquennale. Il primo ministro ha richiesto “una rapida indipendenza e autosufficienza tecnologica e scientifica”. Si auspicano più brevetti, si investirà un 7% in più rispetto al passato nella ricerca, verranno istituiti nuovi corsi di laurea in tecnologia, per altro da anni la Cina supera di gran lunga Stati Uniti ed Europa per numero di brevetti depositati a livello mondiale. Il nuovo piano quinquennale definisce proprio priorità specifiche per lo sviluppo scientifico e tecnologico, auspicando l’adozione di “misure straordinarie” per raggiungere “scoperte decisive”.

L’importantissima industria dei semiconduttori, in cui la Repubblica Popolare Cinese è ancora in ritardo rispetto all’Occidente, rimane un punto centrale. Si prevedono progressi anche nel settore aeronautico: il produttore di aerei cinese Comac non ha ancora raggiunto Boeing e Airbus, lo stesso vale per la tecnologia medica e le biotecnologie. L’intelligenza artificiale è stata dichiarata centrale in tutti i settori, si pongono poi grandi speranze di nuovi e poderosi traguardi rispetto alle tecnologie del futuro a partire dal calcolo quantistico e dalla fusione nucleare, così come dall’implementazione delle centrali al torio, tutti campi in cui l’Occidente collettivo è in questo caso in ritardo rispetto alla Cina.

Durante le due sessioni sono state inoltre emanate chiare linee guida in materia di armamenti e forze armate. Il Primo Ministro Li Qiang ha affermato che l’obiettivo è migliorare le “capacità strategiche per salvaguardare la sovranità statale, la sicurezza nazionale e gli interessi di sviluppo della Repubblica Popolare Cinese”, i nuovi programmi devono accelerare la modernizzazione delle forze armate cinesi e renderle capaci di rispondere a qualsiasi minaccia. Il nuovo piano quinquennale afferma che è essenziale rafforzare la “deterrenza strategica per mantenere l’equilibrio strategico globale”. Marina, Aviazione, Esercito, tecnologia bellica, droni, deterrenza nucleare con il raddoppio delle testate a disposizione, tutto lascia intendere una particolare attenzione al sistema di difesa della Repubblica Popolare di Cina e anche un robusto rinnovamento dei militari preposti alla guida dell’Esercito Popolare di Liberazione, come le rimozioni e le sostituzioni decise nei mesi passati dal presidente Xi Jinping indicano.

Durante le due sessioni tra le iniziative lanciate figura anche quella per il rafforzamento dello yuan nel sistema finanziario globale. I preparativi, in corso da tempo, hanno subito un’accelerazione quando, alla fine di gennaio, Qiushi, il bimestrale teorico del Partito Comunista Cinese, ha pubblicato un discorso del Presidente Xi Jinping in cui ha esortato la Cina, forte delle sue solide basi economiche e tecnologiche, a rafforzare il proprio settore finanziario, trasformando lo yuan in una valuta che possa essere utilizzata il più ampiamente possibile a livello globale.

In questo senso l’interscambio con il Sud Globale e in particolare con le nazioni africane deve vedere, secondo i parlamentari, una implementazione dell’utilizzo dello yuan, contribuendo alla crescita economica e sociale, volta alla costruzione di un maggiore benessere per le nazioni africane, un obiettivo strategico generale, in ragione dell’alleanza che il Sud Globale stesso consolida di giorno in giorno con la Cina e la Russia, ma anche un possibile sbocco per quei prodotti del marcato cinese che stentano a trovare uno spazio nel mercato interno o in quelli tradizionalmente orientati alla ricezione della produzione cinese, ovvero le nazioni asiatiche ed europee.

Accolta anche la proposta di dare impulso allo sviluppo di un sistema bancario planetario alternativo a quello occidentale, un fatto di enorme portata per tutte le nazioni che si vorranno sottrarre alla dittatura del dollaro e del franco africano.

Inutile e sterile la polemica alimentata dalla stampa occidentale rispetto alla scelta di rafforzare l’utilizzo del cinese nelle scuole delle aree abitate dalle minoranze uigura, tibetana e mongola, trattandosi semplicemente di una misura volta a salvaguardare l’integrità territoriale e l’unità nazionale della Repubblica Popolare Cinese e soprattutto indirizzata ad offrire maggiori opportunità di lavoro e di carriera non solo lavorativa, ma anche nell’apparato amministrativo del Partito e dello Stato, per i figli delle famiglie delle minoranze. Nello Xinjiang, in Tibet e nella Mongolia Interna si continueranno dunque a studiare rispettivamente le lingue uigura, tibetana e mongola, ma le materie principali saranno insegnate in cinese.

Infine il ministro degli Esteri Wang Yi ha confermato che la Cina non farà alcuna concessione rispetto ai “patriottici interessi fondamentali”, ovvero prima di tutto l’integrità territoriale che comprende Taiwan, perché come ha ribadito: “non permetteremo a nessuno di separare Taiwan dalla Cina”.

Rafforzare la sovranità e l’indipendenza, primeggiare nelle tecnologie e nell’intelligenza artificiale, varato il quindicesimo piano quinquennale cinese

Nel corso del mese di marzo 2026 a Pechino si sono svolte le due sessioni dell’Assemblea Nazionale del Popolo e della Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese.

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Lontano da ogni atteggiamento di nascondimento della difficile situazione politica internazionale e dei riverberi interni che essa in qualche modo ha implicato e prodotto, il primo ministro Li Qiang con nettezza ha ammesso che la Cina si è trovata e si trova: “di fronte a una situazione complessa e grave senza precedenti da molti anni”, rappresentata dall’attacco statunitense con i dazi, dalle limitazioni poste all’acquisto di prodotti cinesi, dal danneggiamento di quelle nazioni – in ogni continente – le cui economie molto dipendendo dall’interscambio commerciale con la Cina.

Il parlamento cinese ha ammesso e constatato che si tratta di una guerra economica condotta su svariati piani e livelli dall’amministrazione Trump, a cui il governo cinese ha risposto e risponde cercando di contenerne l’impatto in particolare rivedendo modalità di interscambio con le nazioni terze e provando a limitare le esportazioni di terre rare, tanto che il primo ministro ha rassicurato di come la risposta cinese sia vigorosa ed efficace.

Tuttavia l’attacco della Casa Bianca è pluridirezionale non solo verso le economie delle nazioni del Sud Globale interconnesse con la Cina, ma anche contro tutte le forme di parternariato con la Cina, dai porti in America Latina, da Panama al Perù, a tutti i poli infrastrutturali realizzati e in fase di realizzazione in Africa.

A fronte dell’unanime consenso dei parlamentari, Li Qiang ha dichiarato che la Cina è all’opera per opporsi con risolutezza a quella che ha definito, utilizzando parole non convenzionali nel linguaggio politico cinese, generalmente molto parco e sobrio, come la “tirannia unilaterale”, un richiamo esplicito, per altro ribadito anche dal ministro degli Esteri Wang Yi nei suo intervento, dedicato allo scontro tra l’unipolarismo atlantista e la proposta cinese di un nuovo ordine mondiale multipolare, oramai sempre più chiaramente definita nei suoi contorni di progetto volto a una cooperazione planetaria tra tutte le nazioni.

I deputati dell’Assemblea Nazionale del Popolo hanno inteso perfettamente che la dirigenza cinese sia pienamente consapevole di quanto gli Stati Uniti continueranno la loro aspra lotta politica ed economica contro la Repubblica Popolare di Cina anche nei prossimi mesi ed anni, ben intendendo che anche per le prossime due sessioni della primavera 2027 non ci saranno da attendersi clamorosi e mirabolanti miglioramenti, ma una tendenziale contenuta crescita a fronte di una sempre più aspro conflitto internazionale, non a caso le previsioni di crescita si sono contenute in un possibile e auspicabile 4,5 – 5%, il tasso di crescita più basso dal 1991. Una crescita tuttavia necessaria per raddoppiare, come programmato, il reddito pro capite dei cittadini cinesi entro il 2035 rispetto al 2020.

Anche gli attacchi al Venezuela e all’Iran hanno segnalato quanto gli Stati Uniti mirino a danneggiare la Cina nelle sue fonti di approvvigionamento energetico, i parlamentari hanno raccomandato la più ampia solidarietà con queste nazioni, in particolare la Repubblica Islamica d’Iran.

È stato definitivamente ratificato il nuovo piano quinquennale 2026 – 2030, il quindicesimo, passato attraverso il dibattito e l’approvazione parlamentare già lo scorso ottobre 2025, il quale mira dunque a contenere le crescenti difficoltà internazionali con un rapido miglioramento scientifico e tecnologico, un rilancio dei consumi a livello nazionale, una riduzione dell’inflazione.

Il nuovo piano quinquennale adottato dall’Assemblea Nazionale del Popolo vuole raggiungere obiettivi molto più ambiziosi di un semplice generalizzato crescente sviluppo della Repubblica Popolare, orientandosi piuttosto a un ammodernamento indirizzato al conseguimento di una più larga prosperità, il piano dovrebbe infatti anche consentire alla Cina di difendersi dai prevedibili e continui attacchi degli Stati Uniti. Ecco perché l’impegno per diventare indipendenti dalla tecnologia straniera occupa una parte considerevole degli indirizzi del nuovo piano quinquennale. Il primo ministro ha richiesto “una rapida indipendenza e autosufficienza tecnologica e scientifica”. Si auspicano più brevetti, si investirà un 7% in più rispetto al passato nella ricerca, verranno istituiti nuovi corsi di laurea in tecnologia, per altro da anni la Cina supera di gran lunga Stati Uniti ed Europa per numero di brevetti depositati a livello mondiale. Il nuovo piano quinquennale definisce proprio priorità specifiche per lo sviluppo scientifico e tecnologico, auspicando l’adozione di “misure straordinarie” per raggiungere “scoperte decisive”.

L’importantissima industria dei semiconduttori, in cui la Repubblica Popolare Cinese è ancora in ritardo rispetto all’Occidente, rimane un punto centrale. Si prevedono progressi anche nel settore aeronautico: il produttore di aerei cinese Comac non ha ancora raggiunto Boeing e Airbus, lo stesso vale per la tecnologia medica e le biotecnologie. L’intelligenza artificiale è stata dichiarata centrale in tutti i settori, si pongono poi grandi speranze di nuovi e poderosi traguardi rispetto alle tecnologie del futuro a partire dal calcolo quantistico e dalla fusione nucleare, così come dall’implementazione delle centrali al torio, tutti campi in cui l’Occidente collettivo è in questo caso in ritardo rispetto alla Cina.

Durante le due sessioni sono state inoltre emanate chiare linee guida in materia di armamenti e forze armate. Il Primo Ministro Li Qiang ha affermato che l’obiettivo è migliorare le “capacità strategiche per salvaguardare la sovranità statale, la sicurezza nazionale e gli interessi di sviluppo della Repubblica Popolare Cinese”, i nuovi programmi devono accelerare la modernizzazione delle forze armate cinesi e renderle capaci di rispondere a qualsiasi minaccia. Il nuovo piano quinquennale afferma che è essenziale rafforzare la “deterrenza strategica per mantenere l’equilibrio strategico globale”. Marina, Aviazione, Esercito, tecnologia bellica, droni, deterrenza nucleare con il raddoppio delle testate a disposizione, tutto lascia intendere una particolare attenzione al sistema di difesa della Repubblica Popolare di Cina e anche un robusto rinnovamento dei militari preposti alla guida dell’Esercito Popolare di Liberazione, come le rimozioni e le sostituzioni decise nei mesi passati dal presidente Xi Jinping indicano.

Durante le due sessioni tra le iniziative lanciate figura anche quella per il rafforzamento dello yuan nel sistema finanziario globale. I preparativi, in corso da tempo, hanno subito un’accelerazione quando, alla fine di gennaio, Qiushi, il bimestrale teorico del Partito Comunista Cinese, ha pubblicato un discorso del Presidente Xi Jinping in cui ha esortato la Cina, forte delle sue solide basi economiche e tecnologiche, a rafforzare il proprio settore finanziario, trasformando lo yuan in una valuta che possa essere utilizzata il più ampiamente possibile a livello globale.

In questo senso l’interscambio con il Sud Globale e in particolare con le nazioni africane deve vedere, secondo i parlamentari, una implementazione dell’utilizzo dello yuan, contribuendo alla crescita economica e sociale, volta alla costruzione di un maggiore benessere per le nazioni africane, un obiettivo strategico generale, in ragione dell’alleanza che il Sud Globale stesso consolida di giorno in giorno con la Cina e la Russia, ma anche un possibile sbocco per quei prodotti del marcato cinese che stentano a trovare uno spazio nel mercato interno o in quelli tradizionalmente orientati alla ricezione della produzione cinese, ovvero le nazioni asiatiche ed europee.

Accolta anche la proposta di dare impulso allo sviluppo di un sistema bancario planetario alternativo a quello occidentale, un fatto di enorme portata per tutte le nazioni che si vorranno sottrarre alla dittatura del dollaro e del franco africano.

Inutile e sterile la polemica alimentata dalla stampa occidentale rispetto alla scelta di rafforzare l’utilizzo del cinese nelle scuole delle aree abitate dalle minoranze uigura, tibetana e mongola, trattandosi semplicemente di una misura volta a salvaguardare l’integrità territoriale e l’unità nazionale della Repubblica Popolare Cinese e soprattutto indirizzata ad offrire maggiori opportunità di lavoro e di carriera non solo lavorativa, ma anche nell’apparato amministrativo del Partito e dello Stato, per i figli delle famiglie delle minoranze. Nello Xinjiang, in Tibet e nella Mongolia Interna si continueranno dunque a studiare rispettivamente le lingue uigura, tibetana e mongola, ma le materie principali saranno insegnate in cinese.

Infine il ministro degli Esteri Wang Yi ha confermato che la Cina non farà alcuna concessione rispetto ai “patriottici interessi fondamentali”, ovvero prima di tutto l’integrità territoriale che comprende Taiwan, perché come ha ribadito: “non permetteremo a nessuno di separare Taiwan dalla Cina”.

Nel corso del mese di marzo 2026 a Pechino si sono svolte le due sessioni dell’Assemblea Nazionale del Popolo e della Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese.

Segue nostro Telegram.

Lontano da ogni atteggiamento di nascondimento della difficile situazione politica internazionale e dei riverberi interni che essa in qualche modo ha implicato e prodotto, il primo ministro Li Qiang con nettezza ha ammesso che la Cina si è trovata e si trova: “di fronte a una situazione complessa e grave senza precedenti da molti anni”, rappresentata dall’attacco statunitense con i dazi, dalle limitazioni poste all’acquisto di prodotti cinesi, dal danneggiamento di quelle nazioni – in ogni continente – le cui economie molto dipendendo dall’interscambio commerciale con la Cina.

Il parlamento cinese ha ammesso e constatato che si tratta di una guerra economica condotta su svariati piani e livelli dall’amministrazione Trump, a cui il governo cinese ha risposto e risponde cercando di contenerne l’impatto in particolare rivedendo modalità di interscambio con le nazioni terze e provando a limitare le esportazioni di terre rare, tanto che il primo ministro ha rassicurato di come la risposta cinese sia vigorosa ed efficace.

Tuttavia l’attacco della Casa Bianca è pluridirezionale non solo verso le economie delle nazioni del Sud Globale interconnesse con la Cina, ma anche contro tutte le forme di parternariato con la Cina, dai porti in America Latina, da Panama al Perù, a tutti i poli infrastrutturali realizzati e in fase di realizzazione in Africa.

A fronte dell’unanime consenso dei parlamentari, Li Qiang ha dichiarato che la Cina è all’opera per opporsi con risolutezza a quella che ha definito, utilizzando parole non convenzionali nel linguaggio politico cinese, generalmente molto parco e sobrio, come la “tirannia unilaterale”, un richiamo esplicito, per altro ribadito anche dal ministro degli Esteri Wang Yi nei suo intervento, dedicato allo scontro tra l’unipolarismo atlantista e la proposta cinese di un nuovo ordine mondiale multipolare, oramai sempre più chiaramente definita nei suoi contorni di progetto volto a una cooperazione planetaria tra tutte le nazioni.

I deputati dell’Assemblea Nazionale del Popolo hanno inteso perfettamente che la dirigenza cinese sia pienamente consapevole di quanto gli Stati Uniti continueranno la loro aspra lotta politica ed economica contro la Repubblica Popolare di Cina anche nei prossimi mesi ed anni, ben intendendo che anche per le prossime due sessioni della primavera 2027 non ci saranno da attendersi clamorosi e mirabolanti miglioramenti, ma una tendenziale contenuta crescita a fronte di una sempre più aspro conflitto internazionale, non a caso le previsioni di crescita si sono contenute in un possibile e auspicabile 4,5 – 5%, il tasso di crescita più basso dal 1991. Una crescita tuttavia necessaria per raddoppiare, come programmato, il reddito pro capite dei cittadini cinesi entro il 2035 rispetto al 2020.

Anche gli attacchi al Venezuela e all’Iran hanno segnalato quanto gli Stati Uniti mirino a danneggiare la Cina nelle sue fonti di approvvigionamento energetico, i parlamentari hanno raccomandato la più ampia solidarietà con queste nazioni, in particolare la Repubblica Islamica d’Iran.

È stato definitivamente ratificato il nuovo piano quinquennale 2026 – 2030, il quindicesimo, passato attraverso il dibattito e l’approvazione parlamentare già lo scorso ottobre 2025, il quale mira dunque a contenere le crescenti difficoltà internazionali con un rapido miglioramento scientifico e tecnologico, un rilancio dei consumi a livello nazionale, una riduzione dell’inflazione.

Il nuovo piano quinquennale adottato dall’Assemblea Nazionale del Popolo vuole raggiungere obiettivi molto più ambiziosi di un semplice generalizzato crescente sviluppo della Repubblica Popolare, orientandosi piuttosto a un ammodernamento indirizzato al conseguimento di una più larga prosperità, il piano dovrebbe infatti anche consentire alla Cina di difendersi dai prevedibili e continui attacchi degli Stati Uniti. Ecco perché l’impegno per diventare indipendenti dalla tecnologia straniera occupa una parte considerevole degli indirizzi del nuovo piano quinquennale. Il primo ministro ha richiesto “una rapida indipendenza e autosufficienza tecnologica e scientifica”. Si auspicano più brevetti, si investirà un 7% in più rispetto al passato nella ricerca, verranno istituiti nuovi corsi di laurea in tecnologia, per altro da anni la Cina supera di gran lunga Stati Uniti ed Europa per numero di brevetti depositati a livello mondiale. Il nuovo piano quinquennale definisce proprio priorità specifiche per lo sviluppo scientifico e tecnologico, auspicando l’adozione di “misure straordinarie” per raggiungere “scoperte decisive”.

L’importantissima industria dei semiconduttori, in cui la Repubblica Popolare Cinese è ancora in ritardo rispetto all’Occidente, rimane un punto centrale. Si prevedono progressi anche nel settore aeronautico: il produttore di aerei cinese Comac non ha ancora raggiunto Boeing e Airbus, lo stesso vale per la tecnologia medica e le biotecnologie. L’intelligenza artificiale è stata dichiarata centrale in tutti i settori, si pongono poi grandi speranze di nuovi e poderosi traguardi rispetto alle tecnologie del futuro a partire dal calcolo quantistico e dalla fusione nucleare, così come dall’implementazione delle centrali al torio, tutti campi in cui l’Occidente collettivo è in questo caso in ritardo rispetto alla Cina.

Durante le due sessioni sono state inoltre emanate chiare linee guida in materia di armamenti e forze armate. Il Primo Ministro Li Qiang ha affermato che l’obiettivo è migliorare le “capacità strategiche per salvaguardare la sovranità statale, la sicurezza nazionale e gli interessi di sviluppo della Repubblica Popolare Cinese”, i nuovi programmi devono accelerare la modernizzazione delle forze armate cinesi e renderle capaci di rispondere a qualsiasi minaccia. Il nuovo piano quinquennale afferma che è essenziale rafforzare la “deterrenza strategica per mantenere l’equilibrio strategico globale”. Marina, Aviazione, Esercito, tecnologia bellica, droni, deterrenza nucleare con il raddoppio delle testate a disposizione, tutto lascia intendere una particolare attenzione al sistema di difesa della Repubblica Popolare di Cina e anche un robusto rinnovamento dei militari preposti alla guida dell’Esercito Popolare di Liberazione, come le rimozioni e le sostituzioni decise nei mesi passati dal presidente Xi Jinping indicano.

Durante le due sessioni tra le iniziative lanciate figura anche quella per il rafforzamento dello yuan nel sistema finanziario globale. I preparativi, in corso da tempo, hanno subito un’accelerazione quando, alla fine di gennaio, Qiushi, il bimestrale teorico del Partito Comunista Cinese, ha pubblicato un discorso del Presidente Xi Jinping in cui ha esortato la Cina, forte delle sue solide basi economiche e tecnologiche, a rafforzare il proprio settore finanziario, trasformando lo yuan in una valuta che possa essere utilizzata il più ampiamente possibile a livello globale.

In questo senso l’interscambio con il Sud Globale e in particolare con le nazioni africane deve vedere, secondo i parlamentari, una implementazione dell’utilizzo dello yuan, contribuendo alla crescita economica e sociale, volta alla costruzione di un maggiore benessere per le nazioni africane, un obiettivo strategico generale, in ragione dell’alleanza che il Sud Globale stesso consolida di giorno in giorno con la Cina e la Russia, ma anche un possibile sbocco per quei prodotti del marcato cinese che stentano a trovare uno spazio nel mercato interno o in quelli tradizionalmente orientati alla ricezione della produzione cinese, ovvero le nazioni asiatiche ed europee.

Accolta anche la proposta di dare impulso allo sviluppo di un sistema bancario planetario alternativo a quello occidentale, un fatto di enorme portata per tutte le nazioni che si vorranno sottrarre alla dittatura del dollaro e del franco africano.

Inutile e sterile la polemica alimentata dalla stampa occidentale rispetto alla scelta di rafforzare l’utilizzo del cinese nelle scuole delle aree abitate dalle minoranze uigura, tibetana e mongola, trattandosi semplicemente di una misura volta a salvaguardare l’integrità territoriale e l’unità nazionale della Repubblica Popolare Cinese e soprattutto indirizzata ad offrire maggiori opportunità di lavoro e di carriera non solo lavorativa, ma anche nell’apparato amministrativo del Partito e dello Stato, per i figli delle famiglie delle minoranze. Nello Xinjiang, in Tibet e nella Mongolia Interna si continueranno dunque a studiare rispettivamente le lingue uigura, tibetana e mongola, ma le materie principali saranno insegnate in cinese.

Infine il ministro degli Esteri Wang Yi ha confermato che la Cina non farà alcuna concessione rispetto ai “patriottici interessi fondamentali”, ovvero prima di tutto l’integrità territoriale che comprende Taiwan, perché come ha ribadito: “non permetteremo a nessuno di separare Taiwan dalla Cina”.

The views of individual contributors do not necessarily represent those of the Strategic Culture Foundation.

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