Storia delle relazioni tra la Repubblica Popolare Cinese e la Repubblica Democratica Tedesca
A una manciata di giorni di distanza nascono, nel contesto complesso e bellicoso della Guerra Fredda e a qualche mese dalla nascita della NATO, il 1° ottobre 1949 la Cina Popolare, con tutto l’orgoglioso entusiasmo di un cammino marxista che riporterà Pechino al centro del mondo, e il 7 ottobre 1949 la Germania Democratica, un’esperienza generosa e significativa, coraggiosa e sinceramente antifascista, travolta certamente dalla violenta e aggressiva campagna denigratoria occidentale, ma anche e soprattutto dalle manchevolezze nello sviluppo delle forze produttive, vera e propria tragedia delle esperienze socialiste di ispirazione sovietica durante la seconda metà del Novecento.
Entrambe queste nazioni hanno una porzione del territorio nazionale traslata ad altro governo e in tutti e due i casi si tratta di antagoniste alleate di Washington, più grande l’avversario in suolo tedesco, ovvero la Germania Occidentale, più piccolo, con la sola Taiwan che allora veniva chiamata Cina di Formosa, in Asia, seppur assurta a un seggio permanente nelle Nazioni Unite e presieduta fino alla sua scomparsa nel 1975 da Chiang Kai-shek.
Nate, tanto la DDR, quanto la Cina Popolare, dalla lotta contro il nazifascismo in Europa e l’imperialismo nipponico in Oriente, patendo tutte e due devastanti distruzioni, decise a costruire una nuova società sulle rovine delle precedenti organizzazioni statuali, da un lato il regime hitleriano, ma anche i suoi contraddittori predecessori, ovvero l’impero prussiano e la fragile Repubblica di Weimar, dall’altro dopo quasi mezzo secolo di guerra civile, preceduto purtroppo da un altro mezzo secolo di umiliazioni perpetrate dai colonialisti occidentali, a partire dai britannici.
Le loro motivazioni e convinzioni ideali e politiche sono simili e radicate nel marxismo che si è fatto stato con la Rivoluzione d’Ottobre, l’esempio russo e sovietico non condiziona, ma certo orienta e indirizza l’azione delle due nazioni appena formatesi, la Cina, oggi assurta a prima potenza economica e militare planetaria, era allora una nazione estremamente povera, afflitta da carestie, senza organizzazione amministrativa e senza reti viarie degne di uno stato moderno e delle necessità dettate dalle aspirazioni di rinascita.
La Cina inoltre, con venti milioni di caduti nel secondo conflitto mondiale è superata solo dai ventisette milioni di caduti sovietici, entrambe pesantemente colpite da un danno demografico, economico e sociale tremendo.
I cinesi per altro ripeteranno da allora e con più forza oggi che l’aggressione giapponese in Manciuria iniziata il 18 settembre 1931 può essere considerata il momento deflagrante della Seconda Guerra Mondiale, richiamando la storiografia eurocentrica a superare semplificazioni non corrispondenti a quanto accaduto e dunque invitando a tralasciare il pluriricordato 1° settembre 1939, giorno dell’invasione nazista della Polonia e dell’occupazione di Danzica, quale apertura del conflitto, appunto già da anni in svolgimento nello scenario asiatico.
In questo quadro la Cina Popolare e la DDR, la Germania Democratica, danno vita a intense relazioni diplomatiche, economiche e culturali, la grande Scrittrice Anna Seghers nell’ottobre 1951 sarà a Pechino, a Shanghai, sulla grande Muraglia, in un lungo viaggio volto a consolidare l’amicizia tra le due nazioni, con appunto la partecipazione degli scrittori e degli intellettuali comunisti tedeschi il 1° ottobre in piazza Tien An Men, per celebrare con Mao Ze Dong, Zhou Enlai, Deng Xiaoping e tutti gli altri dirigenti cinesi il secondo anniversario della nascita della nuova Cina.
L’interscambio economico, pur nel contesto della ricostruzione che vede impegnate entrambe le nazioni, è ampio, per tutto il decennio 1950 – 1959. Dopo l’Unione Sovietica, sarà la DDR la seconda nazione per volume di scambi a intrattenere relazioni commerciali privilegiate con il governo di Pechino. Ad esempio i tedeschi esportano macchine utensili, strumenti di misurazione, attrezzature fotografiche e lenti della Carl Zeiss di Jena, portano a compimento e assemblano ben quaranta complessi industriali totalmente completi sparsi per tutta la Cina e messi a regime e in funzione dai tecnici, dai montatori, dagli specialisti e dai consulenti tedesco – orientali che al contempo formano la manodopera cinese. La Cina ricambia il sostegno inviando alimentari, frutta e verdura, ma soprattutto riso. Molti giovani cinesi si recano a Berlino, a Dresda, a Lipsia per formarsi nelle università tedesche e poi rientrare in patria dando un importante contributo alla formazione dei quadri produttivi e politici del giovane stato socialista.
La rottura sino – sovietica dei primi anni sessanta del Novecento porta una frattura che sarà sanata solo con gli anni ottanta, quando Deng Xiaoping reputerà fondamentale tornare ad avere relazioni con Berlino e la DDR.
È abbastanza incredibile ma con l’annessione – riunificazione del 1990 la Germania Occidentale e il cancelliere Helmut Kohl si sono industriati a distruggere gli archivi di tutte le fabbriche e di tutte le istituzioni culturali e politiche della DDR, ovviamente ad esclusione della STASI, cancellando non solo la storia industriale di quella nazione, ma anche facendo scomparire tutta la documentazione relativa non solo alla collaborazione e cooperazione con la Cina nel decennio 1950 – 1959 e in quello tra il 1980 e il 1989, ma anche rendendo irreperibile, perché distrutta nei suoi documenti, un’articolata storia di amicizia e partenariato con decine di nazioni del Sud Globale, dall’Angola a Cuba, dal Vietnam all’Egitto, nazione quest’ultima in cui ad esempio i tedeschi e i sovietici hanno offerto congiuntamente un fondamentale contributo per l’apertura della diga di Assuan, fortemente voluta da Gamal Abd el Nasser. Anche gli archivi tedesco – orientali dei ministeri per il commercio con l’estero e per la cooperazione e la solidarietà con altre nazioni sono stati volutamente distrutti.
A cercare di porre rimedio a questa cancellazione organizzata della memoria sta lavorando un gruppo di storici tedeschi, il quale opera non solo nelle nazioni terze, beneficiarie della collaborazione tra DDR e Sud Globale nel periodo 1949 – 1989, ma per quanto possibile anche in Germania, non solo raccogliendo testimonianze orali di protagonisti di questa solidarietà ancora viventi, ma anche reperendo in alcuni archivi della Sassonia, del Brandeburgo e di Berlino rari documenti che fortunosamente si sono salvati, testi che rivelano, pur sommariamente, l’enormità di un lavoro di cooperazione internazionale tanto vasto da essere difficile da ricostruire nella suo dettagliato dispiegamento.
Anche la formazione di donne e uomini del Sud Globale nelle università tedesco – orientali, al pari di quelle sovietiche, è continuata incessantemente per tutto il tempo del potere popolare, in egual modo le aziende tedesche hanno assunto lavoratori delle nazioni amiche della DDR, garantendo loro l’acquisizione di competenze specifiche da riportare poi nelle loro patrie dopo alcuni semestri passati negli uffici e nelle fabbriche. In alcuni casi, si pensi agli esuli cileni in fuga dalla sanguinaria dittatura del generale Pinochet e arrivati nel 1973 e negli anni immediatamente successivi, hanno vissuto e lavorato in DDR a lungo, rientrando in patria nel 1989 al ritorno della democrazia con una serie di liquidazioni di consistente entità economica.
Quanto riportato alla luce dal voluto oblio è di grande interesse, con importanti scoperte, dallo zucchero, alle macchine da scrivere, alle radio.
Il 10 ottobre 1950 viene firmato a Pechino il primo accordo di interscambio commerciale tra Cina Popolare e DDR del valore complessivo di cinquantacinque milioni di dollari. Risale a quel tempo l’accordo, frutto di un dialogo intercorso nel dicembre 1949 a Mosca durante i festeggiamenti per il settantesimo compleanno di Iosif Stalin tra il presidente tedesco Wilhelm Pieck e quello cinese Mao Ze Dong, per impiantare uno zuccherificio a Baotou nella Mongolia interna, volto non alla lavorazione della canna da zucchero, bensì a quello delle barbabietole da zucchero come da esperienza tedesca. L’impianto inizia la produzione nel 1955 grazie anche alla formazione degli operai cinesi da parte di specialisti della DDR e saranno ancora una volta i tedesco – orientali a tornare in Cina nel 1985 per modernizzare lo zuccherificio, triplicandone la produzione giornaliera, passando da mille a tremila tonnellate. Per altro a Baotou cinesi e tedesco – orientali realizzano intorno al polo industriale diverse strutture: alloggi, scuole, spazi culturali e sportivi e un ospedale, di cui ancora oggi gli abitanti sono entusiasti.
La genialità tedesco – orientale concorre anche alla realizzazione delle prime macchine da scrivere cinesi, nel 1953 la fabbrica di macchine per ufficio VEB Optima di Erfurt realizza la prima macchina per scrivere con caratteri cinesi al mondo e subito portata in produzione da una fabbrica di Shanghai.
Nel 1957 a Pechino viene aperta con il contributo fondamentale di tecnici e ingegneri tedeschi, al pari dei materiali e delle attrezzature, dai condensatori ai transistor, tutti provenienti da Berlino, la prima fabbrica cinese di radio, il successo è tanto dirompente che i tecnici tedeschi vengono trattenuti, ovviamente su base volontaria, per oltre quattro anni, al fine di impiantare e replicare un po’ per tutto l’immenso paese l’apertura di altre fabbriche di radio, mezzo di comunicazione che diventerà fondamentale nella Cina degli anni sessanta.
Nell’estate 1985 il Partito Comunista Cinese si spinge oltre la sola collaborazione economica, Deng Xiaoping dà mandato al segretario generale del Partito Comunista Cinese Hu Yaobang, amico dalla metà degli anni ’50, quando entrambi guidavano le organizzazioni giovanili dei rispettivi partiti, di Erich Honecker, capo di stato della DDR e segretario della SED, il Partito Unificato del Socialismo Tedesco, di proporre ai tedesco – orientali di mediare con Mosca e con il nuovo capo di stato sovietico, a marzo del 1985 è stato eletto Michail Gorbačëv, per proporre la costruzione di un nuovo ordine mondiale alternativo all’egemonia imperialista statunitense, di cui i cinesi da un decennio erano certo alleati tattici, tuttavia ben consapevoli di quanto l’avversario principale della Cina e del socialismo rimanesse sul lungo periodo proprio Washington e il suo apparato egemonico di potere politico ed economico. Gorbačëv risponderà laconicamente di non fidarsi dei cinesi, preferendo occuparsi del fallimentare tentativo di rilancio dell’Unione Sovietica, il quale invece si trasformerà nel suo definitivo collasso, abbandonando e distruggendo al contempo tutte le esperienze socialiste dell’Europa Centrale. Con molte ragioni, ancorché poco diplomatiche, dopo aver incontrato Michail Gorbačëv a Pechino nel maggio del 1989, Deng Xiaoping sentenzierà che fosse, come poi si è dimostrato, un incompetente e un cretino.


