Washington lancia un piano senza precedenti per stoccare terre rare e metalli essenziali. Coinvolti colossi come GM, Boeing e Google.
Gli Stati Uniti hanno ufficialmente lanciato Project Vault, la prima riserva strategica di minerali critici destinata al settore civile nella storia americana. L’annuncio è arrivato lunedì 2 febbraio dalla Casa Bianca, dove il presidente Donald Trump ha presentato l’iniziativa insieme al CEO di General Motors, Mary Barra, e al miliardario minerario Robert Friedland.
“Per anni le imprese americane hanno rischiato di restare senza minerali critici durante le crisi di mercato. Oggi lanciamo Project Vault per garantire che le aziende e i lavoratori americani non siano mai danneggiati da carenze”, ha dichiarato Trump.
Come funziona? Il progetto combina 10 miliardi di dollari in prestiti dalla Export-Import Bank statunitense – il finanziamento più grande nei 90 anni di storia dell’istituto – con 1,67 miliardi di capitale privato. Il totale di 12 miliardi servirà ad acquistare e stoccare minerali essenziali per l’industria manifatturiera americana.
L’iniziativa ricalca il modello della Riserva Petrolifera Strategica creata negli anni Settanta per fronteggiare gli shock energetici, ma invece del greggio si concentra su materiali come gallio, cobalto, litio, rame, nichel, titanio e terre rare – elementi indispensabili per smartphone, batterie per veicoli elettrici, motori aeronautici e sistemi di difesa.
Più di una dozzina di aziende hanno già aderito al progetto. Lato manifatturiero: General Motors, Stellantis, Boeing, GE Vernova, Google (Alphabet), Corning, Western Digital, Clarios.
Lato approvvigionamento: Tre colossi del trading di materie prime gestiranno gli acquisti sul mercato globale: Hartree Partners, Traxys North America, Mercuria Energy Group
Le aziende partecipanti potranno impegnarsi ad acquistare minerali a prezzi fissi, attingere alla riserva in caso di emergenze e successivamente reintegrarla. L’obiettivo è garantire una copertura di circa 60 giorni di forniture critiche in caso di crisi.
L’iniziativa è una risposta diretta alla posizione dominante della Cina nel settore. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, per 19 dei 20 minerali strategici più importanti Pechino è il principale raffinatore, con una quota di mercato media del 70%. Nel caso dei magneti permanenti a base di terre rare – componenti essenziali per veicoli elettrici, turbine eoliche e caccia militari – la Cina controlla il 94% della produzione mondiale.
Nel 2024 gli Stati Uniti dipendevano interamente dalle importazioni per 12 minerali critici e importavano almeno il 50% di altri 29.
Nel corso del 2025, Pechino ha utilizzato questa leva come strumento di pressione geopolitica, introducendo due ondate di controlli sulle esportazioni di terre rare in risposta ai dazi americani. La seconda ondata è stata temporaneamente sospesa fino a novembre 2026 nell’ambito di un accordo raggiunto tra Xi Jinping e Trump, ma la minaccia di nuove restrizioni rimane concreta.
Project Vault sarà al centro di un vertice ministeriale in programma mercoledì a Washington, dove il Segretario di Stato Marco Rubio ospiterà delegazioni da oltre 40 Paesi per discutere la creazione di un mercato alternativo dei minerali critici.
Parteciperanno ministri e diplomatici da Australia, Giappone, India, Corea del Sud, Kazakistan, Repubblica Democratica del Congo e tutti i membri del G7. L’amministrazione Trump ha già siglato accordi di cooperazione sui minerali critici con Australia, Giappone, Malesia e altri Paesi, e intende estendere il “club dei minerali” ad almeno una dozzina di nuovi membri.
Il Segretario agli Interni Doug Burgum ha definito l’iniziativa “la più grande operazione nella storia dell’Export-Import Bank, realizzata senza nuovi stanziamenti pubblici”.
Anche Canberra si muove nella stessa direzione. Il 12 gennaio il governo australiano ha annunciato la creazione di una riserva strategica da 1,2 miliardi di dollari australiani (circa 800 milioni USD), concentrata inizialmente su antimonio, gallio e terre rare.
Il Tesoriere Jim Chalmers ha presentato il piano a Washington durante un incontro con i ministri delle finanze del G7+, definendolo “un modo per aiutare noi e i nostri partner a garantire l’accesso ai minerali critici durante i periodi di turbolenza”.
L’iniziativa si affianca all’accordo da 13 miliardi di dollari australiani siglato tra USA e Australia nell’ottobre 2025 per sviluppare progetti comuni nel settore delle terre rare.
L’annuncio ha immediatamente galvanizzato Wall Street. I titoli delle società americane del settore delle terre rare sono balzati in Borsa: Critical Metals: +10%, USA Rare Earth: +11%, MP Materials: +4%, Energy Fuels: +8%
Analisti avvertono tuttavia che le riserve da sole potrebbero solo ritardare eventuali carenze, sottolineando la necessità di accelerare l’estrazione e la lavorazione domestica.
Project Vault rappresenta un’evoluzione nella strategia americana per la resilienza economica. Gli Stati Uniti mantengono già una riserva nazionale di minerali per scopi di difesa, gestita dalla Defense Logistics Agency, ma questa è la prima dedicata al settore civile e privato.
Il progetto è strutturato per evitare “free riders”: solo chi contribuisce può beneficiare delle scorte. Le aziende pagheranno commissioni per interessi e stoccaggio, garantendo che l’iniziativa non gravi sui contribuenti.
Sul piano internazionale, l’Unione Europea ha già manifestato interesse per una partnership con Washington sui minerali critici, mentre Giappone e Corea del Sud sono attesi come partner chiave nelle discussioni di questa settimana.
La corsa ai minerali critici si configura sempre più come il nuovo fronte della competizione economica globale tra Stati Uniti e Cina.


