Vincenzo Musacchio
Dall’inizio della guerra, l’Europa ha mobilitato quasi tre miliardi per sostenere il settore energetico. Per garantire che la criminalità organizzata non continui a infiltrarsi dovrà essere prioritario stabilire solidi meccanismi di monitoraggio e trasparenza, specie in vista della ricostruzione
Il settore energetico ucraino ha ricevuto un importante sostegno economico da parte dell’Unione Europea, che si è reso concreto in 2 miliardi di euro stanziati sotto forma di sovvenzioni a fondo perduto, cui si sono aggiunti ulteriori 160 milioni di euro destinati specificamente a fronteggiare la critica stagione invernale ormai alle porte. A ciò si somma un prestito di 500 milioni di euro, con garanzie europee, finalizzato all’acquisto di gas naturale.
Sin dall’inizio della guerra in Ucraina, l’Europa ha mobilitato risorse pari a quasi tre miliardi di euro per sostenere il settore energetico del Paese. Questi dati, resi pubblici dalla Commissione Europea, dimostrano un impegno finanziario considerevole. L’emergere di un inquietante scandalo di corruzione nel comparto energetico ucraino ha sollevato, proprio in questi giorni, interrogativi sul destino effettivo di tali ingenti finanziamenti. Secondo le indagini condotte, è stata scoperta una complessa rete criminale che coinvolge direttamente figure apicali del governo ucraino, tra cui diversi ministri e l’ex amministratore delegato di Naftogaz, la principale compagnia statale attiva nel settore petrolifero e del gas naturale.
Questo sistema corruttivo sembrerebbe estendersi anche alle infiltrazioni mafiose, che avrebbero trovato nelle operazioni illecite un varco per appropriarsi, almeno in parte, dei fondi versati dai contribuenti europei. Le attività investigative intraprese dal NABU (Ufficio Nazionale Anticorruzione Ucraino) e dalla SAP (Procura Speciale Anticorruzione) hanno rivelato una ramificata rete di corruzione collegata alla società statale Enerhoatom, che è responsabile della gestione della produzione nucleare in Ucraina. Gli inquirenti sospettano che quest’organizzazione criminale abbia influenzato procedure d’appalto, decisioni strategiche relative al personale e numerosi processi finanziari. Tra i soggetti coinvolti figurano non solo esponenti del governo e imprenditori di spicco, ma anche rappresentanti della cosiddetta “area grigia”, uno spazio ambiguo in cui s’intersecano interessi pubblici e privati. Perquisizioni sono state eseguite nei domicili di ex ministri e industriali legati al settore, per chiarire i contorni di questa vicenda.
Proprio alla luce di questo scenario preoccupante, ci si chiede quale ruolo abbiano avuto le organizzazioni mafiose in questi intrighi. L’ipotesi che i fondi europei possano essere finiti nei circuiti della criminalità organizzata ucraina non è solo plausibile ma merita un’indagine dettagliata e approfondita. Si pone inoltre una riflessione critica rispetto alla gestione e al monitoraggio dei fondi: sono state applicate le rigide regole europee sulla tracciabilità dei finanziamenti erogati a Paesi terzi? Gli organismi deputati al controllo hanno verificato adeguatamente che le somme trasferite non siano state oggetto di uso fraudolento o illecito?
A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge una recente decisione del Parlamento ucraino: l’approvazione di un disegno di legge che riduce significativamente l’autonomia delle agenzie anticorruzione del Paese. Tali modifiche conferiscono al Procuratore Generale, figura di nomina strettamente politica, poteri estesi e discrezionali per intervenire nei procedimenti penali già avviati o riassegnarli ad altri organi competenti. Questo scenario ha sollevato dubbi sulle reali possibilità di combattere efficacemente problematiche sistemiche legate alla corruzione e al crimine organizzato.
Alla data attuale manca una mappatura chiara e completa dell’economia criminale emergente dal contesto bellico ucraino. L’assenza di una valutazione strutturata sul fenomeno rappresenta un ostacolo rilevante per affrontare con lucidità l’interconnessione tra mafia, economia e politica nel Paese. Per garantire che la criminalità organizzata non continui a infiltrarsi nel tessuto economico e politico nazionale, dovrà essere prioritario stabilire solidi meccanismi di monitoraggio e trasparenza.
Gli sforzi futuri destinati alla ricostruzione dell’Ucraina dovranno includere riforme incisive nel settore giudiziario e nella governance istituzionale, bilanciando il necessario utilizzo dei fondi internazionali con misure stringenti per impedirne l’appropriazione da parte delle sempre più potenti mafie ucraine.
Articolo originale: HuffPost Italia

