Sono passati ormai 27 anni dall’aggressione della NATO alla Federazione Jugoslava di Serbia e Montenegro nel marzo 1999, eppure la sua importanza nel cambiamento dell’ordine internazionale continua ad essere sottovalutata.
Un processo di disgregazione del diritto iniziato nei primi anni Novanta, quando l’Occidente decise di riconoscere unilateralmente nuove entità statuali sorte dalla disgregazione della Jugoslavia titina come Slovenia, Croazia, Macedonia e Bosnia Erzegovina, fino a culminare nella creazione dello Stato fantoccio del Kosovo. Il tutto avvenne senza un mandato delle Nazioni Unite, rendendo impossibile qualsiasi soluzione pacifica al conflitto e violando l’integrità territoriale di un Paese sovrano.
Al contrario, l’Occidente ha contribuito a creare e armare, alle spalle di quanti stavano sinceramente trattando, una forza allora sconosciuta chiamata Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK). Sono stati i servizi segreti tedeschi (BND), la CIA e altri attori atlantisti a costruire l’UCK, trasformandolo in truppe di terra della NATO e a fornire informazioni sul campo per i bombardamenti.
L’intera vicenda fu presentata al mondo con argomentazioni del tipo: “Milosevic è il nuovo Hitler d’Europa” (Bill Clinton), “sta pianificando un genocidio contro gli albanesi del Kosovo” e questo – e nessun altro caso – è quello in cui si deve applicare il concetto, di recente invenzione, di “intervento umanitario/Responsabilità di Proteggere”. Nessun analista onesto ha creduto a una sola parola di tutte queste menzogne di fatto, che vennero poi smentite dagli stessi comandanti militari della NATO come il Generale italiano Fabio Mini quando si trovarono ad operare sul campo. Purtroppo, una serie di intellettuali sia nell’Europa orientale che in quella occidentale ha voluto credere a queste falsità e a questa impostura, in un quadro semplificato che dipingeva i Serbi come i soli cattivi e tutti gli altri come i soli buoni.
Questo fu il conflitto in cui la diffusione di narrazioni semplificatrici e la sofisticata guerra mediatica divennero sistematiche e potenti. Tuttavia, a differenza delle guerre e dei genocidi odierni, si verificarono delle crepe nei muri dei media, attraverso le quali una parte del mondo iniziò ad aprire gli occhi.
Dal punto di vista politico, la disgregazione Jugoslavia venne vissuta al Cremlino come un “effetto specchio” e convinse gli apparati di sicurezza russi a portare al potere Vladimir Putin, interrompendo quel processo di disfacimento dello Stato in cui era incorsa l’ex Unione Sovietica dopo il 1991. Sfruttare la debolezza di Mosca, ottenere la base statunitense Bondsteel in Kosovo, attuare la politica del “divide et impera” spezzettando la Confederazione in Stati più piccoli che avrebbero potuto in seguito diventare membri dell’Alleanza Atlantica e/o dell’UE e – implicitamente – trasformare la NATO nel nuovo braccio armato delle Nazioni Unite a guida statunitense.
Dal 1999, la NATO è ufficialmente un’organizzazione criminale; i bombardamenti sulla Federazione Jugoslava non avevano alcun mandato ONU ed erano una chiara violazione dello stesso Trattato dell’Alleanza Atlantica, che prevede un aiuto puramente difensivo agli altri membri in caso di attacco e stabilisce che le controversie debbano essere deferite alle Nazioni Unite. Ed è certamente difensiva solo a parole, non nei fatti; “difensivo” non è altro che un termine di propaganda, poiché si basa anche sul concetto di deterrenza offensiva, sia nella sua sfera convenzionale sia come costrutto legato alle armi nucleari e al primo utilizzo.
L’edificio della RTS di Belgrado fu bombardato e 16 membri dello staff giornalistico persero la vita sul colpo; tra i morti ci sarebbe stato anche il leader dei Radicali Aleksandr Vucic, se l’attuale Presidente serbo non fosse giunto in ritardo all’intervista programmata con la Televisione di Stato.
La presentazione nei giorni scorsi a Belgrado del documentario sul bombardamento della RTS, prodotto in modo eccellente da Sladjana Zaric, è significativa nel senso che vi partecipano solo stranieri e apre una nuova visione nella rappresentazione del conflitto.
I film relativi ai bombardamenti NATO del 1999 possono essere classificati in base a diversi criteri, come categoria e genere (fiction, documentario, sperimentale; drammatico, di guerra, commedia, ecc.), durata (cortometraggio, mediometraggio e lungometraggio), decennio di uscita (anni ‘90, 2000, 2010 e 2020), Paese di produzione o nazionalità dei registi. A livello tematico, alcuni film enfatizzano il contesto politico, mentre altri lo utilizzano come sfondo per la trama. Inoltre, alcune opere cinematografiche sono interamente dedicate al periodo dei bombardamenti, mentre altre coprono un arco temporale più ampio (ad esempio, gli anni ‘90). Più nello specifico, diversi film si concentrano su vari aspetti ed eventi: il bombardamento dell’edificio della RTS, l’uso di munizioni a grappolo o le vite e gli impegni militari dei piloti jugoslavi (alcuni di essi si andarono a schiantare con il proprio velivolo come veri e propri kamikaze contro gli aerei della NATO).
Questa breve panoramica comprende i film usciti dal 1999 al 2024, di tutte le durate, categorie e generi e possono essere suddivisi in tre categorie[1]:
film di finzione che utilizzano il bombardamento come cornice per lo sviluppo della trama e l’identificazione dei personaggi, o come mero sfondo: Ranjena zemlja/Wounded Land (Dragoslav Lazić, 1999), Zemlja istine, ljubavi i slobode/Land of Truth, Love & Freedom (Milutin Petrović, 2000), Dorćol-Menhetn/Dorcol-Manhattan (Isidora Bjelica, 2000), Nebeska udica/Sky Hook (Ljubiša Samardžić, 2000), Rat uživo/War Live (Darko Bajić, 2000), Pad u raj/Falling in the Paradise (Miloš Radović, 2004), Nebo iznad nas/The Sky Above Us (Marinus Groothof, 2015), Teret/The Load (Ognjen Glavonić, 2018), Orlovsko gnijezdo/Il nido dell’aquila (Milija Šćepanović, 2022), Tête de Brique/Brick Head (Alexis Manenti, 2022), 78 dana/78 giorni (Emilija Gašić, 2024), ecc.
documentari che trasmettono un argomento centrale, informano o dibattono un aspetto dell’attentato: Kazna/Punizione (Goran Rebić, 1999), Tata, gde ćemo spavamo?/Papà, dove dormiremo? (Dimče Stojanovski, 2000), 02:06—Anatomija bola/Anatomy of Pain (Janko Baljak, 2001), 13 godina posle, gde smo danas/13 anni dopo, dove siamo oggi (Gradimir Nikolić, 2012), Bombing of Serbia 1999 (Nemanja Trbojević, 2016); Documentari prodotti dalla RTS, in particolare Niko nije rekao neću [Nessuno disse no] (Slađana Zarić, 2008), Hronika najavljene smrti [Cronaca di una morte annunciata] (Svetlana Janićijević, 2019), ecc.
documentari che ritraggono la vita di tutti i giorni: Slobo Klintone!/Slobo — You Clinton! (Pavle Ćosić, 1999), On krstari, ja krstarim/It’s Cruising, I’m Cruising (Marko Čvorović, Aleksandar Janković, 1999) e Rampart (Marko Grba Singh, 2021).
Tragicamente, la Jugoslavia è diventata un banco di prova per tutto ciò che abbiamo visto da allora e in questo senso è stata molto più importante per la storia mondiale della caduta del Muro di Berlino. Ecco perché bisogna continuare a ricordare.
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[1] Nikola Radìc, Waiting for … Not Godot, but Bombs’: Amateur Footage of Everyday Life During the NATO Bombing of Yugoslavia, Taylor & Francis Group, 2025.


