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Davide Rossi
March 7, 2026
© Photo: Public domain

L’Iran ha alleati che possono aiutarlo a far fronte all’aggressione occidentale?

Segue nostro Telegram.

Oggi il cammino eurasiatico ha trovato solide fondamenta all’interno del progetto di nuovo ordine mondiale multipolare, promosso principalmente dalla Cina di Xi Jinping e dalla Russia di Vladimir Putin, una proposta di cooperazione tra le nazioni e i popoli della terra fondata sul rispetto reciproco, su uno scambievole beneficio, dentro il rispetto dei valori, delle culture e delle tradizioni, rifiutando l’aggressiva postura dell’unipolarismo atlantista, con tutto il suo carico di feroce depredazione delle altrui risorse e contestuale violenta promozione di una vuota omologazione deprivata di qualsiasi profondità umana e spirituale.

In questo senso il multipolarsimo agisce per la ricerca di un’armonia che si emancipi da una bieca materialità, recuperando una dimensione etica dell’agire collettivo planetario, come spiegato nel suo pregevole articolo[1]: “Oltre il materialismo: la Cina nei suoi principi e l’armonia del futuro condiviso” scritto dal professor Lorenzo Maria Pacini, il quale con molte ragioni afferma: “L’Occidente dovrà prima o poi riconoscere che il nuovo ordine multipolare non è stato creato per competere con l’Occidente, ma per fermarne la sua corsa che rischiava di trascinare il mondo nel baratro.”

Tuttavia è esistito un tempo, la seconda metà degli anni ‘80 del XX secolo, in cui, interrotta da parte del gorbaciovismo ogni forma di solidarietà internazionale, gettando tragiche premesse per l’abbandono e la dismissione del campo socialista prossimo all’esperienza sovietica, poi anch’essa rovinosamente esauritasi, la bandiera del sostegno alle esperienze marxiste e antimperialiste planetarie è stata raccolta da sole due nazioni, la Cuba di Fidel Castro e la Corea Popolare di Kim Il Sung.

Sarebbe lungo dettagliare l’impegno di queste due nazioni nel vasto mondo del non allineamento in Africa, Asia e America Latina, valga per tutti come esempio, rispetto alla solidarietà messa in campo per questa porzione di umanità che noi oggi chiamiamo Sud Globale, l’amicizia e la concreta abnegazione cubano – coreano per il Burkina Faso del marxista Thomas Sankara, capitano coraggioso e costruttore di una luminosa lotta contro il neo – colonialismo, per l’indipendenza e per la sovranità nazionale del suo popolo e dell’Africa intera.

Fidel Castro manda addestratori per l’esercito burkinabè, consapevole, come ripetutamente affermava Thomas Sankara, di come un militare senza formazione politica sia semplicemente un criminale, Raul Castro sarà a Ouagadougou insieme a Sankara per commemorare il ventennale della caduta in battaglia dell’eroico guerrigliero Ernesto Che Guevara ai primi di ottobre del 1987, sarà l’ultimo discorso pubblico dello statista africano, la settimana successiva sarà vilmente ucciso su mandato franco – statunitense. I cubani si occupano anche di ospitare nelle università dell’Avana e delle altre città dell’isola un numero considerevole di burkinabè, avviandoli del tutto gratuitamente alla formazione medica, scientifica, ingegneristica, con la convinzione di poter e dover offrire un contributo fondamentale per la formazione delle nuove classi dirigenti di quella nazione.

La relazione tra Kim Il Sung e Thomas Sankara è ancora più forte, il capitano africano visita due volte Pyongyang e dalla Corea – Popolare ottiene libri, quaderni e materiale scolastico per tutte e tutti i bambini e i ragazzi a cui ha deciso di garantire un’istruzione gratuita dalla primaria alle secondarie, infatti dopo i discorsi di Sankara, l’autore più letto in Burkina Faso in quegli anni è Kim Il Sung, le cui opere stampate in francese in Corea Popolare, al pari degli scritti di Sankara, vengono poi trasportate con un incessante ponte aereo in Burkina Faso. Di più, i coreano – popolari si adoperano per la costruzione di svariati edifici in molte città, ma massimamente nella capitale. Opere pubbliche significative e ancora presenti, dai palazzi governativi di Ouagadougou, allo stadio cittadino, dai monumenti nelle rotonde stradali alla Maison du Peuple, grande spazio per convegni e conferenze pubbliche, memorabile un grande murale mosaicato che ancora oggi campeggia nel cuore della capitale. I coreani contribuiscono anche alla costruzione di interi nuovi quartieri popolari, chei portano il nome dell’anno rivoluzionario della loro costruzione, dal primo al terzo.

 

La Rivoluzione Islamica iraniana del 1979 porta nel pensiero politico planetario la riflessione filosofica e teologica sciita, ovvero il sentimento mistico della presenza del divino dentro il mondo, intesa come amore sapienziale, capace di unire il cuore e l’intelletto, una gnosi illuminativa che affonda le sue radici nella tradizione persiana fin dal tempo dell’ahuramazdeismo, come ha spiegato nei suoi stupendi libri dedicati alla filosofia islamica sciita il grande filosofo francese Herny Corbin, un percorso in cui il “divino” e la “sofia”, ovvero l’onnipotente Creatore e la Santa Sapienza, si incontrano in una dimensione conoscitiva più grande, più profonda e capace di aprire orizzonti prima incogniti, insperati, inimmaginabili.

Kim Il Sung, qui subentra la sua dimensione profondamente e concretamente eurasiatica, è l’uomo che porta con piena dignità dentro il campo antimperialista mondiale la Repubblica Islamica dell’Iran e la sua ideologia, nata dalla Rivoluzione, simbolo dell’irruzione dello spirituale nel politico, da sempre ostile al protervo imperialismo statunitense, così come al suo alleato regionale mediorientale sionista, ma anche inizialmente molto lontana per ragioni filosofiche e ideologiche dal campo sovietico brezneviano, anche per una dichiarata reciproca sfiducia.

L’azione di Kim Il Sung, nasce anche dalla grande capacità dello statista coreano di elaborare un pensiero filosofico – politico certamente marxista, ma declinato dentro la dimensione nazionale, patriottica, popolare e sovrana della Corea. L’Ideale del Juche si muove in un quadro ugualmente sapienziale, anche se irradiato dal sapere collettivo delle masse popolari, in cui esse stesse diventano protagoniste della costruzione del loro presente e del loro futuro. Un’ideologia indipendente e creativa, che non disdegna una dimensione mistica, si pensi al ruolo nell’immaginario collettivo coreano di Chollima, il mitico cavallo alato esempio di abnegazione, impegno e simbolo della ricostruzione dopo la riprovevole e vergognosa aggressione statunitense degli anni 1950 – 1953, la quale aveva totalmente raso al suolo la piccola Corea, gettando su quel territorio una quantità di bombe pari a quelle utilizzate da tutti i contendenti del secondo conflitto mondiale in ogni scenario di guerra.

Il marxismo jucheano propone la soluzione per i problemi correnti agendo nel solco dell’indipendenza politica, dell’autosufficienza economica, della autonoma difesa nazionale, nel quadro più vasto di un generale orientato alla pace e all’amicizia tra i popoli.

Questa dimensione filosofico – politica sapienziale ha indubbiamente contributo, oltre alle convergenze politico – economiche e geostrategiche, non solo a consolidare la collaborazione tra coreani e iraniani, suggellata nel celebre viaggio a Pyongyang di Ali Khamenei nel 1989, ma è stata un volano agli albori del nuovo secolo anche per consolidare la collaborazione e la cooperazione tra queste due nazioni con la Russia di Vladimr Putin e la Cina di Xi Jinping, impegnate non solo alla costruzione di un multipolarismo economico e politico, ma anche a una riscoperta delle dimensioni identitarie filosofiche e religiose nazionali, le quali, tanto per i russi quanto per i cinesi, non disdegnano una rinnovata riscoperta della dimensione spirituale.

Siamo chiamati a riconoscere dunque tra queste quattro nazioni non solo una convergenza geopolitica e geo – economica, ma anche geosofica.

[1]  https://strategic-culture.su/news/2026/02/12/oltre-il-materialismo-la-cina-nei-suoi-principi-e-larmonia-del-futuro-condiviso/

Khamenei e Kim Il Sung, l’Eurasia prima del multipolarismo

L’Iran ha alleati che possono aiutarlo a far fronte all’aggressione occidentale?

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Oggi il cammino eurasiatico ha trovato solide fondamenta all’interno del progetto di nuovo ordine mondiale multipolare, promosso principalmente dalla Cina di Xi Jinping e dalla Russia di Vladimir Putin, una proposta di cooperazione tra le nazioni e i popoli della terra fondata sul rispetto reciproco, su uno scambievole beneficio, dentro il rispetto dei valori, delle culture e delle tradizioni, rifiutando l’aggressiva postura dell’unipolarismo atlantista, con tutto il suo carico di feroce depredazione delle altrui risorse e contestuale violenta promozione di una vuota omologazione deprivata di qualsiasi profondità umana e spirituale.

In questo senso il multipolarsimo agisce per la ricerca di un’armonia che si emancipi da una bieca materialità, recuperando una dimensione etica dell’agire collettivo planetario, come spiegato nel suo pregevole articolo[1]: “Oltre il materialismo: la Cina nei suoi principi e l’armonia del futuro condiviso” scritto dal professor Lorenzo Maria Pacini, il quale con molte ragioni afferma: “L’Occidente dovrà prima o poi riconoscere che il nuovo ordine multipolare non è stato creato per competere con l’Occidente, ma per fermarne la sua corsa che rischiava di trascinare il mondo nel baratro.”

Tuttavia è esistito un tempo, la seconda metà degli anni ‘80 del XX secolo, in cui, interrotta da parte del gorbaciovismo ogni forma di solidarietà internazionale, gettando tragiche premesse per l’abbandono e la dismissione del campo socialista prossimo all’esperienza sovietica, poi anch’essa rovinosamente esauritasi, la bandiera del sostegno alle esperienze marxiste e antimperialiste planetarie è stata raccolta da sole due nazioni, la Cuba di Fidel Castro e la Corea Popolare di Kim Il Sung.

Sarebbe lungo dettagliare l’impegno di queste due nazioni nel vasto mondo del non allineamento in Africa, Asia e America Latina, valga per tutti come esempio, rispetto alla solidarietà messa in campo per questa porzione di umanità che noi oggi chiamiamo Sud Globale, l’amicizia e la concreta abnegazione cubano – coreano per il Burkina Faso del marxista Thomas Sankara, capitano coraggioso e costruttore di una luminosa lotta contro il neo – colonialismo, per l’indipendenza e per la sovranità nazionale del suo popolo e dell’Africa intera.

Fidel Castro manda addestratori per l’esercito burkinabè, consapevole, come ripetutamente affermava Thomas Sankara, di come un militare senza formazione politica sia semplicemente un criminale, Raul Castro sarà a Ouagadougou insieme a Sankara per commemorare il ventennale della caduta in battaglia dell’eroico guerrigliero Ernesto Che Guevara ai primi di ottobre del 1987, sarà l’ultimo discorso pubblico dello statista africano, la settimana successiva sarà vilmente ucciso su mandato franco – statunitense. I cubani si occupano anche di ospitare nelle università dell’Avana e delle altre città dell’isola un numero considerevole di burkinabè, avviandoli del tutto gratuitamente alla formazione medica, scientifica, ingegneristica, con la convinzione di poter e dover offrire un contributo fondamentale per la formazione delle nuove classi dirigenti di quella nazione.

La relazione tra Kim Il Sung e Thomas Sankara è ancora più forte, il capitano africano visita due volte Pyongyang e dalla Corea – Popolare ottiene libri, quaderni e materiale scolastico per tutte e tutti i bambini e i ragazzi a cui ha deciso di garantire un’istruzione gratuita dalla primaria alle secondarie, infatti dopo i discorsi di Sankara, l’autore più letto in Burkina Faso in quegli anni è Kim Il Sung, le cui opere stampate in francese in Corea Popolare, al pari degli scritti di Sankara, vengono poi trasportate con un incessante ponte aereo in Burkina Faso. Di più, i coreano – popolari si adoperano per la costruzione di svariati edifici in molte città, ma massimamente nella capitale. Opere pubbliche significative e ancora presenti, dai palazzi governativi di Ouagadougou, allo stadio cittadino, dai monumenti nelle rotonde stradali alla Maison du Peuple, grande spazio per convegni e conferenze pubbliche, memorabile un grande murale mosaicato che ancora oggi campeggia nel cuore della capitale. I coreani contribuiscono anche alla costruzione di interi nuovi quartieri popolari, chei portano il nome dell’anno rivoluzionario della loro costruzione, dal primo al terzo.

 

La Rivoluzione Islamica iraniana del 1979 porta nel pensiero politico planetario la riflessione filosofica e teologica sciita, ovvero il sentimento mistico della presenza del divino dentro il mondo, intesa come amore sapienziale, capace di unire il cuore e l’intelletto, una gnosi illuminativa che affonda le sue radici nella tradizione persiana fin dal tempo dell’ahuramazdeismo, come ha spiegato nei suoi stupendi libri dedicati alla filosofia islamica sciita il grande filosofo francese Herny Corbin, un percorso in cui il “divino” e la “sofia”, ovvero l’onnipotente Creatore e la Santa Sapienza, si incontrano in una dimensione conoscitiva più grande, più profonda e capace di aprire orizzonti prima incogniti, insperati, inimmaginabili.

Kim Il Sung, qui subentra la sua dimensione profondamente e concretamente eurasiatica, è l’uomo che porta con piena dignità dentro il campo antimperialista mondiale la Repubblica Islamica dell’Iran e la sua ideologia, nata dalla Rivoluzione, simbolo dell’irruzione dello spirituale nel politico, da sempre ostile al protervo imperialismo statunitense, così come al suo alleato regionale mediorientale sionista, ma anche inizialmente molto lontana per ragioni filosofiche e ideologiche dal campo sovietico brezneviano, anche per una dichiarata reciproca sfiducia.

L’azione di Kim Il Sung, nasce anche dalla grande capacità dello statista coreano di elaborare un pensiero filosofico – politico certamente marxista, ma declinato dentro la dimensione nazionale, patriottica, popolare e sovrana della Corea. L’Ideale del Juche si muove in un quadro ugualmente sapienziale, anche se irradiato dal sapere collettivo delle masse popolari, in cui esse stesse diventano protagoniste della costruzione del loro presente e del loro futuro. Un’ideologia indipendente e creativa, che non disdegna una dimensione mistica, si pensi al ruolo nell’immaginario collettivo coreano di Chollima, il mitico cavallo alato esempio di abnegazione, impegno e simbolo della ricostruzione dopo la riprovevole e vergognosa aggressione statunitense degli anni 1950 – 1953, la quale aveva totalmente raso al suolo la piccola Corea, gettando su quel territorio una quantità di bombe pari a quelle utilizzate da tutti i contendenti del secondo conflitto mondiale in ogni scenario di guerra.

Il marxismo jucheano propone la soluzione per i problemi correnti agendo nel solco dell’indipendenza politica, dell’autosufficienza economica, della autonoma difesa nazionale, nel quadro più vasto di un generale orientato alla pace e all’amicizia tra i popoli.

Questa dimensione filosofico – politica sapienziale ha indubbiamente contributo, oltre alle convergenze politico – economiche e geostrategiche, non solo a consolidare la collaborazione tra coreani e iraniani, suggellata nel celebre viaggio a Pyongyang di Ali Khamenei nel 1989, ma è stata un volano agli albori del nuovo secolo anche per consolidare la collaborazione e la cooperazione tra queste due nazioni con la Russia di Vladimr Putin e la Cina di Xi Jinping, impegnate non solo alla costruzione di un multipolarismo economico e politico, ma anche a una riscoperta delle dimensioni identitarie filosofiche e religiose nazionali, le quali, tanto per i russi quanto per i cinesi, non disdegnano una rinnovata riscoperta della dimensione spirituale.

Siamo chiamati a riconoscere dunque tra queste quattro nazioni non solo una convergenza geopolitica e geo – economica, ma anche geosofica.

[1]  https://strategic-culture.su/news/2026/02/12/oltre-il-materialismo-la-cina-nei-suoi-principi-e-larmonia-del-futuro-condiviso/

L’Iran ha alleati che possono aiutarlo a far fronte all’aggressione occidentale?

Segue nostro Telegram.

Oggi il cammino eurasiatico ha trovato solide fondamenta all’interno del progetto di nuovo ordine mondiale multipolare, promosso principalmente dalla Cina di Xi Jinping e dalla Russia di Vladimir Putin, una proposta di cooperazione tra le nazioni e i popoli della terra fondata sul rispetto reciproco, su uno scambievole beneficio, dentro il rispetto dei valori, delle culture e delle tradizioni, rifiutando l’aggressiva postura dell’unipolarismo atlantista, con tutto il suo carico di feroce depredazione delle altrui risorse e contestuale violenta promozione di una vuota omologazione deprivata di qualsiasi profondità umana e spirituale.

In questo senso il multipolarsimo agisce per la ricerca di un’armonia che si emancipi da una bieca materialità, recuperando una dimensione etica dell’agire collettivo planetario, come spiegato nel suo pregevole articolo[1]: “Oltre il materialismo: la Cina nei suoi principi e l’armonia del futuro condiviso” scritto dal professor Lorenzo Maria Pacini, il quale con molte ragioni afferma: “L’Occidente dovrà prima o poi riconoscere che il nuovo ordine multipolare non è stato creato per competere con l’Occidente, ma per fermarne la sua corsa che rischiava di trascinare il mondo nel baratro.”

Tuttavia è esistito un tempo, la seconda metà degli anni ‘80 del XX secolo, in cui, interrotta da parte del gorbaciovismo ogni forma di solidarietà internazionale, gettando tragiche premesse per l’abbandono e la dismissione del campo socialista prossimo all’esperienza sovietica, poi anch’essa rovinosamente esauritasi, la bandiera del sostegno alle esperienze marxiste e antimperialiste planetarie è stata raccolta da sole due nazioni, la Cuba di Fidel Castro e la Corea Popolare di Kim Il Sung.

Sarebbe lungo dettagliare l’impegno di queste due nazioni nel vasto mondo del non allineamento in Africa, Asia e America Latina, valga per tutti come esempio, rispetto alla solidarietà messa in campo per questa porzione di umanità che noi oggi chiamiamo Sud Globale, l’amicizia e la concreta abnegazione cubano – coreano per il Burkina Faso del marxista Thomas Sankara, capitano coraggioso e costruttore di una luminosa lotta contro il neo – colonialismo, per l’indipendenza e per la sovranità nazionale del suo popolo e dell’Africa intera.

Fidel Castro manda addestratori per l’esercito burkinabè, consapevole, come ripetutamente affermava Thomas Sankara, di come un militare senza formazione politica sia semplicemente un criminale, Raul Castro sarà a Ouagadougou insieme a Sankara per commemorare il ventennale della caduta in battaglia dell’eroico guerrigliero Ernesto Che Guevara ai primi di ottobre del 1987, sarà l’ultimo discorso pubblico dello statista africano, la settimana successiva sarà vilmente ucciso su mandato franco – statunitense. I cubani si occupano anche di ospitare nelle università dell’Avana e delle altre città dell’isola un numero considerevole di burkinabè, avviandoli del tutto gratuitamente alla formazione medica, scientifica, ingegneristica, con la convinzione di poter e dover offrire un contributo fondamentale per la formazione delle nuove classi dirigenti di quella nazione.

La relazione tra Kim Il Sung e Thomas Sankara è ancora più forte, il capitano africano visita due volte Pyongyang e dalla Corea – Popolare ottiene libri, quaderni e materiale scolastico per tutte e tutti i bambini e i ragazzi a cui ha deciso di garantire un’istruzione gratuita dalla primaria alle secondarie, infatti dopo i discorsi di Sankara, l’autore più letto in Burkina Faso in quegli anni è Kim Il Sung, le cui opere stampate in francese in Corea Popolare, al pari degli scritti di Sankara, vengono poi trasportate con un incessante ponte aereo in Burkina Faso. Di più, i coreano – popolari si adoperano per la costruzione di svariati edifici in molte città, ma massimamente nella capitale. Opere pubbliche significative e ancora presenti, dai palazzi governativi di Ouagadougou, allo stadio cittadino, dai monumenti nelle rotonde stradali alla Maison du Peuple, grande spazio per convegni e conferenze pubbliche, memorabile un grande murale mosaicato che ancora oggi campeggia nel cuore della capitale. I coreani contribuiscono anche alla costruzione di interi nuovi quartieri popolari, chei portano il nome dell’anno rivoluzionario della loro costruzione, dal primo al terzo.

 

La Rivoluzione Islamica iraniana del 1979 porta nel pensiero politico planetario la riflessione filosofica e teologica sciita, ovvero il sentimento mistico della presenza del divino dentro il mondo, intesa come amore sapienziale, capace di unire il cuore e l’intelletto, una gnosi illuminativa che affonda le sue radici nella tradizione persiana fin dal tempo dell’ahuramazdeismo, come ha spiegato nei suoi stupendi libri dedicati alla filosofia islamica sciita il grande filosofo francese Herny Corbin, un percorso in cui il “divino” e la “sofia”, ovvero l’onnipotente Creatore e la Santa Sapienza, si incontrano in una dimensione conoscitiva più grande, più profonda e capace di aprire orizzonti prima incogniti, insperati, inimmaginabili.

Kim Il Sung, qui subentra la sua dimensione profondamente e concretamente eurasiatica, è l’uomo che porta con piena dignità dentro il campo antimperialista mondiale la Repubblica Islamica dell’Iran e la sua ideologia, nata dalla Rivoluzione, simbolo dell’irruzione dello spirituale nel politico, da sempre ostile al protervo imperialismo statunitense, così come al suo alleato regionale mediorientale sionista, ma anche inizialmente molto lontana per ragioni filosofiche e ideologiche dal campo sovietico brezneviano, anche per una dichiarata reciproca sfiducia.

L’azione di Kim Il Sung, nasce anche dalla grande capacità dello statista coreano di elaborare un pensiero filosofico – politico certamente marxista, ma declinato dentro la dimensione nazionale, patriottica, popolare e sovrana della Corea. L’Ideale del Juche si muove in un quadro ugualmente sapienziale, anche se irradiato dal sapere collettivo delle masse popolari, in cui esse stesse diventano protagoniste della costruzione del loro presente e del loro futuro. Un’ideologia indipendente e creativa, che non disdegna una dimensione mistica, si pensi al ruolo nell’immaginario collettivo coreano di Chollima, il mitico cavallo alato esempio di abnegazione, impegno e simbolo della ricostruzione dopo la riprovevole e vergognosa aggressione statunitense degli anni 1950 – 1953, la quale aveva totalmente raso al suolo la piccola Corea, gettando su quel territorio una quantità di bombe pari a quelle utilizzate da tutti i contendenti del secondo conflitto mondiale in ogni scenario di guerra.

Il marxismo jucheano propone la soluzione per i problemi correnti agendo nel solco dell’indipendenza politica, dell’autosufficienza economica, della autonoma difesa nazionale, nel quadro più vasto di un generale orientato alla pace e all’amicizia tra i popoli.

Questa dimensione filosofico – politica sapienziale ha indubbiamente contributo, oltre alle convergenze politico – economiche e geostrategiche, non solo a consolidare la collaborazione tra coreani e iraniani, suggellata nel celebre viaggio a Pyongyang di Ali Khamenei nel 1989, ma è stata un volano agli albori del nuovo secolo anche per consolidare la collaborazione e la cooperazione tra queste due nazioni con la Russia di Vladimr Putin e la Cina di Xi Jinping, impegnate non solo alla costruzione di un multipolarismo economico e politico, ma anche a una riscoperta delle dimensioni identitarie filosofiche e religiose nazionali, le quali, tanto per i russi quanto per i cinesi, non disdegnano una rinnovata riscoperta della dimensione spirituale.

Siamo chiamati a riconoscere dunque tra queste quattro nazioni non solo una convergenza geopolitica e geo – economica, ma anche geosofica.

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The views of individual contributors do not necessarily represent those of the Strategic Culture Foundation.

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February 25, 2026

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