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Stefano Vernole
August 31, 2025
© Photo: Social media

La Cina si oppone al principio americano della libertà dei mari, che di fatto non ha alcun fondamento giuridico.

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L’11 agosto 2025, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha pubblicato il suo rapporto annuale “Freedom of Navigation” (FON) per il 2024, identificando la Cina come il principale obiettivo tra 11 Paesi o regioni, con le rivendicazioni più “contestate” e l’unica nazione disposta ad affrontare sfide in più aree marittime. Tra queste, quattro sfide a quelle che il Dipartimento USA ha definito “eccessive rivendicazioni marittime” della Cina continentale, come l’obbligo di autorizzazione preventiva per il passaggio inoffensivo di navi militari straniere attraverso il mare territoriale, le linee di base dritte e i diritti storici nel Mar Cinese Meridionale, nonché le restrizioni nella Zona di Identificazione della Difesa Aerea del Mar Cinese Orientale.

Pechino ha risposto immediatamente. Un rapporto cinese rilasciato nei giorni scorsi, dimostra che la “libertà di navigazione” degli Stati Uniti contiene numerosi elementi del cosiddetto diritto internazionale consuetudinario, basati su concetti creati dagli Stati Uniti e su standard autoimposti, che sono incoerenti con il diritto internazionale e le pratiche di molte nazioni. Il rapporto, intitolato “Valutazione giuridica della libertà di navigazione degli Stati Uniti”, pubblicato dal China Institute for Marine Affairs del Ministero delle Risorse Naturali, ha esaminato le posizioni e le azioni legali degli Stati Uniti in materia di libertà di navigazione, sintetizzando le rivendicazioni, le caratteristiche e le implicazioni secondo il punto di vista di Washington.

Il rapporto conclude che la “libertà di navigazione degli Stati Uniti non ha alcun fondamento nel diritto internazionale e distorce gravemente l’interpretazione e lo sviluppo del diritto internazionale”, ha affermato Xu Heyun, Vicedirettore del China Institute for Marine Affairs[1]. “Esso perpetua la logica della ‘diplomazia delle cannoniere’ e riflette la consueta pratica degli Stati Uniti di usare la forza militare per fare pressione sugli altri Paesi”, ha ribadito, aggiungendo che la cosiddetta libertà serve gli interessi nazionali e la strategia geopolitica degli Stati Uniti, minaccia la pace e la stabilità regionali e sconvolge l’ordine marittimo internazionale.

Zhang Haiwen, ricercatore dell’Istituto che ha condotto la valutazione del rapporto, ha confermato che la libertà di navigazione degli Stati Uniti incarna elementi chiaramente illegali: “Nel processo di costruzione della propria concezione di ‘libertà di navigazione’, gli Stati Uniti hanno violato i requisiti fondamentali del diritto internazionale per l’interpretazione in buona fede dei trattati e del diritto internazionale consuetudinario”. Zhang ha sottolineato che gli Stati Uniti hanno abusato del loro status di non facente parte della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare e hanno approfittato del cosiddetto diritto internazionale consuetudinario applicando selettivamente le norme dei trattati, il che compromette la natura integrale della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Tale Convenzione, concepita per bilanciare gli interessi dei diversi Paesi costieri, richiede l’accettazione di tutte le disposizioni come “un pacchetto unico”, senza lasciare spazio a scelte ponderate e interessate.

Gli Stati Uniti evitano di aderire all’UNCLOS per facilitare l’imposizione di interpretazioni unilaterali alle parti della convenzione. Ad esempio, gli Stati Uniti cercano di applicare il concetto di libertà di navigazione in alto mare all’interno di una zona economica esclusiva per condurre attività militari, mantenendo i propri interessi egemonici.

Huang Ying, professore associato presso la Tianjin Foreign Studies University, ha rafforzato il concetto: “Quando identificano e interpretano i regimi marittimi, gli Stati Uniti non risparmiano alcuno sforzo per ampliare i propri diritti e le proprie libertà attraverso il cosiddetto diritto internazionale consuetudinario, che di fatto non esiste”. Il rapporto evidenzia che gli Stati Uniti hanno inventato diversi “concetti giuridici”, come quello di “acque internazionali”, privo di fondamento nel diritto marittimo contemporaneo, e il cosiddetto “corridoio d’alto mare”, utilizzato per indebolire la giurisdizione degli Stati costieri su aree come lo Stretto di Taiwan. Il rapporto sottolinea inoltre il radicato doppio standard degli Stati Uniti. Gli aerei militari statunitensi hanno insistito nel godere della “libertà di sorvolo” nelle zone di identificazione della difesa aerea (ADIZ) di altri Paesi, etichettando al contempo azioni simili da parte di aerei militari di Paesi non alleati come “minacce”.

Ad esempio, mentre gli Stati Uniti sottolineano la “libertà di sorvolo” per i propri aerei militari e contestano ripetutamente la ZAD cinese nel Mar Cinese Orientale, inclusi diversi casi di aerei militari in transito nello Stretto di Taiwan, allo stesso tempo descrivono le attività di routine degli aerei militari cinesi nello spazio aereo internazionale all’interno delle ZAD di Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud come “intrusioni” o “provocazioni”. I doppi standard degli Stati Uniti sulle questioni relative alle ZAD sono chiaramente incoerenti con il loro proclamato impegno a difendere la “libertà di navigazione”.

Nonostante le affermazioni degli Stati Uniti secondo cui le loro “operazioni di libertà di navigazione” nel Mar Cinese Meridionale non prendono di mira alcun Paese specifico, le statistiche mostrano che la Cina ne è stata il bersaglio principale negli ultimi dieci anni. Gli Stati Uniti hanno continuato a intromettersi frequentemente e illegalmente negli spazi marittimi e aerei soggetti alla sovranità cinese senza autorizzazione. Un rapporto non definitivo sulle attività militari statunitensi nel Mar Cinese Meridionale nel 2024, pubblicato dal think tank cinese South China Sea Strategic Situation Probing Initiative, ha mostrato che l’esercito statunitense ha continuato a rafforzare la propria deterrenza militare contro la Cina lo scorso anno, mantenendo operazioni ad alta intensità nel Mar Cinese Meridionale e nelle aree circostanti. Ciò includeva ricognizioni ravvicinate e transiti attraverso lo Stretto di Taiwan. In particolare, grandi aerei da ricognizione statunitensi hanno condotto circa 1.000 voli di ricognizione ravvicinata, un aumento significativo rispetto al 2023, secondo il rapporto.

Nell’ultima recente intrusione, il 13 agosto 2025 il cacciatorpediniere statunitense USS Higgins è entrato illegalmente nel mare territoriale dell’isola cinese di Huangyan senza l’approvazione del Governo di Pechino. Le forze navali del Comando del Teatro Meridionale dell’Esercito Popolare di Liberazione hanno risposto rapidamente, organizzando forze per rintracciare, monitorare e allontanare la nave da guerra, in conformità con le leggi e i regolamenti del Paese.

Nel maggio scorso, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth (che in luglio ha visitato le Filippine) ha rilasciato una dichiarazione congiunta con i Ministri della Difesa di Giappone, Australia e Filippine, condannando “le azioni destabilizzanti della Cina nel Mar Cinese Orientale (ECS) e nel Mar Cinese Meridionale (SCS) e qualsiasi tentativo unilaterale di cambiare lo status quo con la forza o la coercizione”.

Gli Stati Uniti hanno anche annunciato ufficialmente di voler finanziare e costruire una base navale per imbarcazioni veloci sulla costa occidentale delle Isole di Palawan, un paradiso naturale delle Filippine, proprio per contrastare le attività di Pechino nel Mar Cinese Meridionale: un progetto che dovrebbe diventare operativo nel 2026.

[1] Li Menghan, US ‘freedom of navigation’ lacks basis, “China Daily”, 26 agosto 2025.

 

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La Cina contesta il fondamento giuridico della “libertà di navigazione” statunitense

La Cina si oppone al principio americano della libertà dei mari, che di fatto non ha alcun fondamento giuridico.

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L’11 agosto 2025, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha pubblicato il suo rapporto annuale “Freedom of Navigation” (FON) per il 2024, identificando la Cina come il principale obiettivo tra 11 Paesi o regioni, con le rivendicazioni più “contestate” e l’unica nazione disposta ad affrontare sfide in più aree marittime. Tra queste, quattro sfide a quelle che il Dipartimento USA ha definito “eccessive rivendicazioni marittime” della Cina continentale, come l’obbligo di autorizzazione preventiva per il passaggio inoffensivo di navi militari straniere attraverso il mare territoriale, le linee di base dritte e i diritti storici nel Mar Cinese Meridionale, nonché le restrizioni nella Zona di Identificazione della Difesa Aerea del Mar Cinese Orientale.

Pechino ha risposto immediatamente. Un rapporto cinese rilasciato nei giorni scorsi, dimostra che la “libertà di navigazione” degli Stati Uniti contiene numerosi elementi del cosiddetto diritto internazionale consuetudinario, basati su concetti creati dagli Stati Uniti e su standard autoimposti, che sono incoerenti con il diritto internazionale e le pratiche di molte nazioni. Il rapporto, intitolato “Valutazione giuridica della libertà di navigazione degli Stati Uniti”, pubblicato dal China Institute for Marine Affairs del Ministero delle Risorse Naturali, ha esaminato le posizioni e le azioni legali degli Stati Uniti in materia di libertà di navigazione, sintetizzando le rivendicazioni, le caratteristiche e le implicazioni secondo il punto di vista di Washington.

Il rapporto conclude che la “libertà di navigazione degli Stati Uniti non ha alcun fondamento nel diritto internazionale e distorce gravemente l’interpretazione e lo sviluppo del diritto internazionale”, ha affermato Xu Heyun, Vicedirettore del China Institute for Marine Affairs[1]. “Esso perpetua la logica della ‘diplomazia delle cannoniere’ e riflette la consueta pratica degli Stati Uniti di usare la forza militare per fare pressione sugli altri Paesi”, ha ribadito, aggiungendo che la cosiddetta libertà serve gli interessi nazionali e la strategia geopolitica degli Stati Uniti, minaccia la pace e la stabilità regionali e sconvolge l’ordine marittimo internazionale.

Zhang Haiwen, ricercatore dell’Istituto che ha condotto la valutazione del rapporto, ha confermato che la libertà di navigazione degli Stati Uniti incarna elementi chiaramente illegali: “Nel processo di costruzione della propria concezione di ‘libertà di navigazione’, gli Stati Uniti hanno violato i requisiti fondamentali del diritto internazionale per l’interpretazione in buona fede dei trattati e del diritto internazionale consuetudinario”. Zhang ha sottolineato che gli Stati Uniti hanno abusato del loro status di non facente parte della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare e hanno approfittato del cosiddetto diritto internazionale consuetudinario applicando selettivamente le norme dei trattati, il che compromette la natura integrale della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Tale Convenzione, concepita per bilanciare gli interessi dei diversi Paesi costieri, richiede l’accettazione di tutte le disposizioni come “un pacchetto unico”, senza lasciare spazio a scelte ponderate e interessate.

Gli Stati Uniti evitano di aderire all’UNCLOS per facilitare l’imposizione di interpretazioni unilaterali alle parti della convenzione. Ad esempio, gli Stati Uniti cercano di applicare il concetto di libertà di navigazione in alto mare all’interno di una zona economica esclusiva per condurre attività militari, mantenendo i propri interessi egemonici.

Huang Ying, professore associato presso la Tianjin Foreign Studies University, ha rafforzato il concetto: “Quando identificano e interpretano i regimi marittimi, gli Stati Uniti non risparmiano alcuno sforzo per ampliare i propri diritti e le proprie libertà attraverso il cosiddetto diritto internazionale consuetudinario, che di fatto non esiste”. Il rapporto evidenzia che gli Stati Uniti hanno inventato diversi “concetti giuridici”, come quello di “acque internazionali”, privo di fondamento nel diritto marittimo contemporaneo, e il cosiddetto “corridoio d’alto mare”, utilizzato per indebolire la giurisdizione degli Stati costieri su aree come lo Stretto di Taiwan. Il rapporto sottolinea inoltre il radicato doppio standard degli Stati Uniti. Gli aerei militari statunitensi hanno insistito nel godere della “libertà di sorvolo” nelle zone di identificazione della difesa aerea (ADIZ) di altri Paesi, etichettando al contempo azioni simili da parte di aerei militari di Paesi non alleati come “minacce”.

Ad esempio, mentre gli Stati Uniti sottolineano la “libertà di sorvolo” per i propri aerei militari e contestano ripetutamente la ZAD cinese nel Mar Cinese Orientale, inclusi diversi casi di aerei militari in transito nello Stretto di Taiwan, allo stesso tempo descrivono le attività di routine degli aerei militari cinesi nello spazio aereo internazionale all’interno delle ZAD di Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud come “intrusioni” o “provocazioni”. I doppi standard degli Stati Uniti sulle questioni relative alle ZAD sono chiaramente incoerenti con il loro proclamato impegno a difendere la “libertà di navigazione”.

Nonostante le affermazioni degli Stati Uniti secondo cui le loro “operazioni di libertà di navigazione” nel Mar Cinese Meridionale non prendono di mira alcun Paese specifico, le statistiche mostrano che la Cina ne è stata il bersaglio principale negli ultimi dieci anni. Gli Stati Uniti hanno continuato a intromettersi frequentemente e illegalmente negli spazi marittimi e aerei soggetti alla sovranità cinese senza autorizzazione. Un rapporto non definitivo sulle attività militari statunitensi nel Mar Cinese Meridionale nel 2024, pubblicato dal think tank cinese South China Sea Strategic Situation Probing Initiative, ha mostrato che l’esercito statunitense ha continuato a rafforzare la propria deterrenza militare contro la Cina lo scorso anno, mantenendo operazioni ad alta intensità nel Mar Cinese Meridionale e nelle aree circostanti. Ciò includeva ricognizioni ravvicinate e transiti attraverso lo Stretto di Taiwan. In particolare, grandi aerei da ricognizione statunitensi hanno condotto circa 1.000 voli di ricognizione ravvicinata, un aumento significativo rispetto al 2023, secondo il rapporto.

Nell’ultima recente intrusione, il 13 agosto 2025 il cacciatorpediniere statunitense USS Higgins è entrato illegalmente nel mare territoriale dell’isola cinese di Huangyan senza l’approvazione del Governo di Pechino. Le forze navali del Comando del Teatro Meridionale dell’Esercito Popolare di Liberazione hanno risposto rapidamente, organizzando forze per rintracciare, monitorare e allontanare la nave da guerra, in conformità con le leggi e i regolamenti del Paese.

Nel maggio scorso, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth (che in luglio ha visitato le Filippine) ha rilasciato una dichiarazione congiunta con i Ministri della Difesa di Giappone, Australia e Filippine, condannando “le azioni destabilizzanti della Cina nel Mar Cinese Orientale (ECS) e nel Mar Cinese Meridionale (SCS) e qualsiasi tentativo unilaterale di cambiare lo status quo con la forza o la coercizione”.

Gli Stati Uniti hanno anche annunciato ufficialmente di voler finanziare e costruire una base navale per imbarcazioni veloci sulla costa occidentale delle Isole di Palawan, un paradiso naturale delle Filippine, proprio per contrastare le attività di Pechino nel Mar Cinese Meridionale: un progetto che dovrebbe diventare operativo nel 2026.

[1] Li Menghan, US ‘freedom of navigation’ lacks basis, “China Daily”, 26 agosto 2025.