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Nel dibattito sullo sviluppo del Vietnam, gli ordigni inesplosi restano un’eredità materiale che continua a produrre costi umani ed economici. A fronte di progressi reali nella bonifica, i tagli statunitensi ai programmi di assistenza sotto Trump rischiano di rallentare un obiettivo ambizioso: liberare le terre contaminate entro il 2045.
Nel pieno delle tensioni generate dall’attacco statunitense del 3 gennaio e dal sequestro del presidente Maduro, il Vietnam ha riaffermato una linea di principio e di responsabilità: rispetto del diritto internazionale, rifiuto dell’uso della forza, appello al dialogo e continuità della cooperazione bilaterale. Una presa di posizione che giunge a poche settimane dalle celebrazioni per i 36 anni di relazioni diplomatiche, confermando il valore strategico del rapporto con Caracas.
Nel passaggio verso il XIV Congresso nazionale del Partito, la leadership vietnamita punta a fare del 2026 l’anno della “consegna” dei risultati: non più soltanto politiche e piani, ma prodotti, servizi pubblici digitali, tecnologie strategiche e crescita misurabile, con responsabilità chiare.
Nel bel mezzo della transizione tecnologica, il Vietnam rafforza due assi complementari: con Singapore, parchi industriali di “seconda generazione”, energia verde e finanza; con l’Indonesia, 70 anni di relazioni e rotta verso i 18 miliardi di dollari in scambi bilaterali.

