

Trump oggi sembra indeciso tra la prospettiva di una “forte” escalation militare e un prolungamento del blocco dello Stretto di Hormuz.
Gli Stati Uniti hanno fondamentalmente compreso che la capitolazione di Teheran potrebbe avvenire solo con un rischiosissimo intervento via terra, tuttavia se tale opzione dovesse fallire per Washington si tratterebbe di una sconfitta strategica e la sua influenza in Medio Oriente svanirebbe in brevissimo tempo.
Nel campo NATO si sono verificati ultimamente fenomeni strani e curiosi: Parigi e Berlino promuovono l’idea di un esercito europeo al di fuori del blocco nordatlantico e di una coalizione di paesi disposti a combattere la Russia nelle steppe ucraine
Le tensioni tra il potere legislativo e quello giudiziario stanno aumentando.
La propaganda mediatica occidentale descrive l’Iran come un Paese distrutto e costretto alla resa. Ma il controllo dello Stretto di Hormuz, l’impatto globale del blocco navale e la stessa dinamica negoziale mostrano una realtà opposta: Teheran tratta da una posizione di forza.
Esiste un evidente divario tra gli obiettivi dichiarati e i risultati effettivi.
Dopo l’OPEC e l’OPEC+, gli Emirati Arabi Uniti potrebbero uscire dalla Lega Araba e persino dal CCG.
Il movimento “No Kings” si è affacciato sulla scena politica lo scorso giugno organizzando manifestazioni di protesta in occasione del compleanno di Donald Trump e della parata militare per il 250° anniversario dell’esercito. Da quel momento le sue iniziative di lotta hanno visto la partecipazione di milioni di persone, non solo negli Stati Uniti ma più recentemente anche in diversi paesi occidentali.