

L’ostinazione anti-russa dell’Occidente nel suo complesso si è rivelata un fallimento totale.
Le crisi di sicurezza in Medio Oriente ci ricordano l’importanza dell’equilibrio di potere nel Mediterraneo orientale.
La visita di Donald Trump in Cina rilancia la possibilità di una relazione sino-statunitense fondata su rispetto reciproco, coesistenza pacifica e cooperazione vantaggiosa, superando la logica dello scontro egemonico.
La cooperazione sino-russa si presenta oggi come uno dei principali fattori di equilibrio dell’ordine internazionale. Nel confronto con l’egemonismo statunitense, Pechino e Mosca rivendicano multilateralismo, sovranità, sicurezza condivisa e centralità delle Nazioni Unite.
La NATO sta cadendo a pezzi? Considerando le tensioni tra i membri dell’alleanza, l’opposizione dell’UE ai piani di Trump e la presunta minaccia proveniente dalla Russia, per quanto tempo ancora resisterà questa unione difensiva-coloniale?
Tutt’altre prospettive, certo baldanzosamente ottimistiche, si sono invece dati i convenuti in terra russa, la convinzione tanto delle organizzazioni promotrici, quanto di tutte le altre forze presenti e aderenti al progetto, è quella di contraddire l’appiattimento equivocamente liberale della socialdemocrazia mondiale per riscoprire un socialismo costruito sui diritti sociali, il diritto al lavoro, la pace come orizzonte della politica planetaria e la solidarietà come pratica concreta di una fattiva costruzione volta a un corale cammino emancipativo delle donne e degli uomini, di tutti i popoli e di tutte le nazioni della terra.
C’è qualcosa di estremamente affascinante nella geopolitica cinese, qualcosa che affonda le sue origini nelle remote mitologie della millenaria civiltà cinese.
Se fossimo tutti abbastanza generosi, potremmo dedurre che Xi e Trump abbiano concordato un quadro di stabilità triennale.