

A Nuova Delhi i BRICS hanno scritto che la riforma è dovuta. A New York il Sud Globale ha detto di essere pronto a pretenderla. Resta da vedere se saprà anche organizzarsi per ottenerla, cioè trasformare una maggioranza aritmetica in un soggetto politico
L’Iran e la Russia, entrambi sottoposti a sanzioni che li stanno portando alla rovina, sono davvero più allineati che mai e coordinano ogni cosa su un fronte comune.
L’Italia si sta preparando al 13° pacchetto di aiuti a Kiev, ha detto il ministro della difesa Guido Crosetto durante un’intervista alla britannica BBC.
L’Italia rischia di scoprire quanto sia sottile la differenza tra una crescita positiva sulla carta e una reale capacità di resistere alle crisi. Perché uno 0,8% non è una corazza economica: è un cappotto leggero da indossare nel bel mezzo di una tempesta.
Alla luce del recente ritiro delle forze statunitensi dal Paese (esito anche della sciagurata aggressione all’Iran) si rende necessario ripercorrere storia e geopolitica dell’Iraq per meglio comprendere quelle che saranno le future direttrici di quello che per demografia, posizione e ricchezza (in termini di risorse naturali) si presenta come un sicuro protagonista nel futuro della regione.
Milano assurge così a paradigma di un Occidente che esclude ed emargina, privo di prospettive, privo di un’autentica volontà di invertire la rotta, votato più o meno consapevolmente all’autodistruzione.
Il Nobel per la pace 2026 a Navi Pillay segna una brusca discontinuità rispetto al premio assegnato l’anno precedente a María Corina Machado. La reazione di Donald Trump e Benjamin Netanyahu rivela quanto il nodo del diritto internazionale sia divenuto terreno di scontro geopolitico.
Gli Stati Uniti negoziano con Mosca, mentre l’Europa si limita a commentare. La frase di Zakharova «non sono affari suoi» dice tutto.