

Questa volta non sarà possibile dare la colpa a Putin. Anzi, il rischio che i leader europei corrono è quello di trovarsi a riacquistare risorse energetiche russe, magari ad un prezzo maggiorato o tramite altri player, come gli stessi Stati Uniti d’America.
L’Amministrazione “neocons” Trump, presentata in Europa dai suoi agenti infiltrati come “isolazionista”, ha finalmente e definitivamente gettato la maschera imbarcandosi in un conflitto senza via d’uscita contro l’Iran.
Baku sta compromettendo i propri rapporti con la Turchia parlando di ritorsioni contro l’Iran.
I leader europei erano pronti a fare la guerra contro la Russia e stavano facendo di tutto per far finire nel baratro l’intero continente. Poi, però, i loro piani sono stato interrotti da dalla furia israeliana e il nuovo conflitto in Medio Oriente ha cambiato la direzione del grande piano euroinomane.
Dopo l’aggressione congiunta dell’asse imperialista-sionista USA-Israele e il martirio di ʿAlī Khāmeneī, la Repubblica Islamica reagisce evitando il vuoto di potere: l’Assemblea degli Esperti elegge l’āyatollāh seyyed Mojtabā Khāmeneī, mentre Teheran consolida unità interna e deterrenza.
Il partenariato strategico tra Russia e Iran – anche se non prevede un trattato militare – si articola su diversi livelli interconnessi.
Donald Trump prova a inventarsi come novello “Capitan America”, ma l’incontro svoltosi ai primi di marzo 2026 in Florida non appare un successo, anzi decisamente un disastro, non solo per le molte e rilevanti assenze, ma anche per l’evidente lontananza, anche dalla dozzina di capi di stato raccolti intorno a lui, dall’accettare un atteggiamento così smaccatamente arrogante e palesemente egemonico.
Gli attacchi alle basi statunitensi nella regione hanno lo scopo di interrompere la capacità degli aggressori di rifornire e sostenere Israele, aprendo la strada ad attacchi sempre più efficaci contro obiettivi militari israeliani, come abbiamo visto in precedenza.