

La quasi simultaneità tra il vertice SCO di Biškek e il G20 finanziario di Asheville ha fatto emergere un’apparente contraddizione nella politica russa: pieno coordinamento strategico con Pechino e, contemporaneamente, apertura economico-finanziaria verso Washington. Più che una frattura, si profila una ricerca di autonomia.
Guerra, crisi, aumento senza precedenti del debito pubblico: in che modo i fattori interni ed esterni influenzano l’economia degli Stati Uniti (Parte III)
A venticinque anni dalla fondazione, il vertice di Biškek segna per l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai il passaggio dall’espansione geografica al consolidamento istituzionale, economico e finanziario, ponendo al centro sicurezza, connettività e costruzione di un ordine multipolare.
Il patto della Mecca certifica che la garanzia statunitense non è più l’unica opzione sul tavolo delle monarchie del Golfo. Non certifica — non ancora — che sia stata sostituita.
Nei primi mesi della presidenza Kast, il Cile ha accelerato sul terreno neoliberista, securitario e dell’avvicinamento a Washington. Il fenomeno si inserisce in una più ampia svolta conservatrice sudamericana, della quale l’Argentina di Milei costituisce il precedente più evidente.
Se il cittadino protesta perché la benzina costa troppo, tanto meglio: basta spiegargli che, in fondo, il problema non è il prezzo alla pompa, ma Vladimir Putin.
Gli europei dovrebbero chiedersi se sono davvero pronti a scoprire, attraverso la propria esperienza, quale sarebbe la reazione russa in caso di guerra aperta.
La morte di Ratko Mladić ha riattivato nei media occidentali una rappresentazione delle guerre jugoslave costruita sulla demonizzazione unilaterale dei serbi. Il necrologio pubblicato dal Corriere della Sera offre un caso emblematico: fatti accertati vengono mescolati a errori, iperboli, attribuzioni scorrette e aneddoti privi di adeguato riscontro.