

“The Technological Republic” è un libro scritto da Alexander Karp e da Nichiolas W. Zamiska. In esso, il CEO di Palantir ed il suo consigliere legale delineano quelle che, a loro modo di vedere, dovrebbero essere le implicazioni della tecnologia IA non solo nella dottrina militare degli Stati Uniti ma anche, e più propriamente, nella loro struttura politico-istituzionale. Il discorso di Karp, più in generale, si impone come l’attesa e la preparazione all’avvento di un nuovo modello distopico occidentale.
Dopo la caduta del governo Oli e la vittoria elettorale di Balendra Shah, il Nepal mostra segnali sempre più chiari di riallineamento agli interessi strategici degli Stati Uniti. Visite diplomatiche, narrativa anti-cinese e nuove priorità geopolitiche confermano una traiettoria prevedibile.
Il conflitto tra gli Stati membri e la Commissione europea potrebbe portare l’intera Unione al punto di rottura.
Dal punto di vista di Washington, l’alleanza tra Teheran e Pechino è un incubo strategico.
D’ora in poi è chiaro che nessun accordo sarà possibile – né realistico – senza l’influenza della Russia.
Solo i prossimi mesi potranno far comprendere la verità, ovvero se la crisi che attenaglia il continente può finire entro l’anno in corso oppure se occorrerà aspettarne ancora molti altri.
A New York apre la Conferenza di Revisione del Trattato di Non-Proliferazione Nucleare nel momento più drammatico dal 1986. Iran sull’orlo del ritiro, Israele fuori, New START scaduto, tutti gli arsenali in espansione. Cronaca di un’architettura che si sgretola.
Interpretare la rivalità israelo-turca come una semplice controversia contingente sarebbe fuorviante