

Parigi firma accordi di cooperazione geologica, Washington piazza una SPAC australiana sul giacimento più grande dell’Artico. Due strategie per la stessa isola: la scienza contro il Nasdaq, le lettere d’intenti contro le azioni.
Il futuro non aspetta. E mentre i diplomatici occidentali discutono di procedure e principi, qualcuno – molto più a est – sta già gettando le basi per l’ordine di domani.
Ben poco si conosce della storia (anche recente) del Sultanato dell’Oman e del suo preciso ruolo geopolitico nel complesso contesto dell’Asia occidentale. La nuova aggressione USA-Israele all’Iran ha riportato al centro dell’attenzione l’attivismo negoziale dello Stato arabo, con la sua enfasi per la ricerca di soluzioni pacifiche che si lega indissolubilmente anche alla particolare corrente religiosa islamica alla base del suo governo: l’ibadismo.
Ignorando deliberatamente gli evidenti atti di aggressione commessi da Stati Uniti e Israele, l’UE sta favorendo un regime globale di impunità che contravviene ai suoi principi fondanti
Il concetto di “pace attraverso la forza” diventa il filo conduttore di una strategia che mira a coniugare deterrenza e diplomazia. Resta da vedere se questa impostazione riuscirà davvero a garantire stabilità o se, al contrario, aprirà una fase di maggiore incertezza.
La guerra è il prodotto. Il caos è la materia prima. E quando perfino le macchine che imparano a pensare vanno a Roma in cerca di un’anima da affittare è il segno che la materia prima abbonda, e che qualcuno, in qualche stanza, sta già contando i ricavi della prossima fornitura.
Noi, firmatari di questo documento, scrittori artisti letterati professori musicisti cineasti, ci appelliamo alla Pubblica Opinione per lanciare un messaggio, che ci sembra urgentissimo e necessario
C’è qualcosa di profondamente comico – e insieme tragico – nel vedere l’improvvisa conversione morale della politica italiana sul tema Israele.