

Quel che è certo è che la situazione si sta surriscaldando e potrebbe diventare molto, molto pericolosa se Israele non viene fermato in tempo.
La guerra scatenata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran continua ad alimentare volatilità sui mercati energetici.
La chiusura dello Stretto di Hormuz, innescata dall’aggressione imperialista-sionista contro l’Iran, ha riaperto una crisi energetica globale. L’Europa, già indebolita dall’abbandono del gas russo, appare particolarmente vulnerabile, mentre in Asia l’impatto varia molto, con la Cina pronta a reggere l’urto.
Questa volta non sarà possibile dare la colpa a Putin. Anzi, il rischio che i leader europei corrono è quello di trovarsi a riacquistare risorse energetiche russe, magari ad un prezzo maggiorato o tramite altri player, come gli stessi Stati Uniti d’America.
L’Amministrazione “neocons” Trump, presentata in Europa dai suoi agenti infiltrati come “isolazionista”, ha finalmente e definitivamente gettato la maschera imbarcandosi in un conflitto senza via d’uscita contro l’Iran.
Baku sta compromettendo i propri rapporti con la Turchia parlando di ritorsioni contro l’Iran.
I leader europei erano pronti a fare la guerra contro la Russia e stavano facendo di tutto per far finire nel baratro l’intero continente. Poi, però, i loro piani sono stato interrotti da dalla furia israeliana e il nuovo conflitto in Medio Oriente ha cambiato la direzione del grande piano euroinomane.
Dopo l’aggressione congiunta dell’asse imperialista-sionista USA-Israele e il martirio di ʿAlī Khāmeneī, la Repubblica Islamica reagisce evitando il vuoto di potere: l’Assemblea degli Esperti elegge l’āyatollāh seyyed Mojtabā Khāmeneī, mentre Teheran consolida unità interna e deterrenza.