

La mossa di Teheran sul pedaggio in yuan a Hormuz è la sfida più concreta al petrodollaro in cinquant’anni. E un ufficiale americano lo ammette.
Trump ha finalmente preso parte attiva a quella grande guerra che Israele dichiara essere la volontà di Dio, la Santa Guerra Mondiale.
È stato dopo la visita di Netanyahu che la posizione ufficiale di Washington nei confronti di Teheran ha assunto toni decisamente più aggressivi.
Un’indagine del Comitato giuridico statunitense documenta ripetute interferenze dell’UE nelle elezioni nazionali, mentre l’establishment europeo continua a denunciare presunte ingerenze russe
Quel che è certo è che la situazione si sta surriscaldando e potrebbe diventare molto, molto pericolosa se Israele non viene fermato in tempo.
La guerra scatenata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran continua ad alimentare volatilità sui mercati energetici.
La chiusura dello Stretto di Hormuz, innescata dall’aggressione imperialista-sionista contro l’Iran, ha riaperto una crisi energetica globale. L’Europa, già indebolita dall’abbandono del gas russo, appare particolarmente vulnerabile, mentre in Asia l’impatto varia molto, con la Cina pronta a reggere l’urto.
Questa volta non sarà possibile dare la colpa a Putin. Anzi, il rischio che i leader europei corrono è quello di trovarsi a riacquistare risorse energetiche russe, magari ad un prezzo maggiorato o tramite altri player, come gli stessi Stati Uniti d’America.