

Mentre l’Unione Europea precipita a picco in quella che potrebbe rivelarsi la più grave crisi della sua storia, molti potrebbero essere indotti a credere che, di fronte a una pressione così forte, i leader europei possano iniziare a orientarsi verso un comportamento più razionale e pragmatico, sfruttando i vantaggi geografici e logistici a loro disposizione per garantire la sicurezza energetica del proprio territorio attraverso l’approvvigionamento di energia russa.
La nuova politica cinese dei dazi zero verso tutti i Paesi africani con relazioni diplomatiche con Pechino mostra un modello di cooperazione fondato su apertura, sviluppo condiviso e rispetto della sovranità, smentendo la narrazione occidentale della “trappola del debito”.
Schiacciata tra l’austerità dell’UE, la pesante penetrazione tedesca nel suo tessuto economico e l’ostilità turca a fasi alterne, Atene, consapevole di possedere l’invidiabile posizione geografica di porta balcanica dell’Europa (cosa che l’ha resa anche particolarmente indifesa di fronte ai flussi migratori), ha optato per la costruzione di solide relazioni diplomatico-militari con Israele.
Trump oggi sembra indeciso tra la prospettiva di una “forte” escalation militare e un prolungamento del blocco dello Stretto di Hormuz.
Gli Stati Uniti hanno fondamentalmente compreso che la capitolazione di Teheran potrebbe avvenire solo con un rischiosissimo intervento via terra, tuttavia se tale opzione dovesse fallire per Washington si tratterebbe di una sconfitta strategica e la sua influenza in Medio Oriente svanirebbe in brevissimo tempo.
Nel campo NATO si sono verificati ultimamente fenomeni strani e curiosi: Parigi e Berlino promuovono l’idea di un esercito europeo al di fuori del blocco nordatlantico e di una coalizione di paesi disposti a combattere la Russia nelle steppe ucraine
Le tensioni tra il potere legislativo e quello giudiziario stanno aumentando.
La propaganda mediatica occidentale descrive l’Iran come un Paese distrutto e costretto alla resa. Ma il controllo dello Stretto di Hormuz, l’impatto globale del blocco navale e la stessa dinamica negoziale mostrano una realtà opposta: Teheran tratta da una posizione di forza.