

Il concetto di “siberianizzazione” si riferisce al riorientamento strategico della Russia verso la sua profondità, dagli Urali all’Estremo Oriente e all’Artico
Immaginate di fare benzina domani mattina e scoprire che il prezzo è raddoppiato. O di andare al supermercato e trovare scaffali sempre più vuoti di prodotti che arrivano dall’Asia. Non è fantascienza: è quello che potrebbe accadere — e in parte sta già accadendo — a causa di una guerra che la maggior parte degli italiani segue distrattamente, ma che tocca direttamente le loro tasche e la loro sicurezza. Questa è la storia di ciò che è successo il 2 aprile 2026 nel mondo, spiegata senza tecnicismi.
Lo strappo Italia-USA al cuore della riflessione sull’identità politica del vecchio continente.
L’ascesa dell’Asia non deve essere interpretata come una corsa tra rivali, ma come un progetto condiviso
Europa o Eurasia? Cosa sceglierà Nikol Pashinyan? E cosa dovrebbero fare le organizzazioni eurasiatiche se optasse per Bruxelles?
Con il senno di poi, la guerra dei dazi di Trump apparirà come una sciocchezza rispetto alla minaccia di un attacco alle linee di rifornimento della Cina.
La vittoria elettorale dell’ex Generale Rumen Radev alle elezioni politiche anticipate in Bulgaria rilancia la contrapposizione tra Mosca e Bruxelles nel Mar Nero, con Washington quale spettatore attivo sullo sfondo.
Mentre Mosca riorienta le esportazioni verso Asia e Paesi emergenti, l’Unione Europea paga energia più cara e perde competitività. Il risultato è una strategia che non indebolisce la Russia, ma pesa su imprese e famiglie europee.