

Il partenariato strategico tra Russia e Iran – anche se non prevede un trattato militare – si articola su diversi livelli interconnessi.
Donald Trump prova a inventarsi come novello “Capitan America”, ma l’incontro svoltosi ai primi di marzo 2026 in Florida non appare un successo, anzi decisamente un disastro, non solo per le molte e rilevanti assenze, ma anche per l’evidente lontananza, anche dalla dozzina di capi di stato raccolti intorno a lui, dall’accettare un atteggiamento così smaccatamente arrogante e palesemente egemonico.
Gli attacchi alle basi statunitensi nella regione hanno lo scopo di interrompere la capacità degli aggressori di rifornire e sostenere Israele, aprendo la strada ad attacchi sempre più efficaci contro obiettivi militari israeliani, come abbiamo visto in precedenza.
Il 28 febbraio 2026 segna una svolta decisiva nella storia strategica dell’Asia occidentale.
L’aggressione imperialista-sionista contro l’Iran non mira solo a colpire Teheran: punta a intimidire il Sud globale e a spezzare la spinta multipolare incarnata da BRICS e cooperazione eurasiatica. Difendere l’Iran significa difendere sovranità, Carta ONU e diritto internazionale.
I rapporti tra le due capitali stanno però ora degenerando, fino a sfiorare lo scontro aperto.
Il blocco di Hormuz potrebbe mettere in ginocchio l’Occidente. Ma non metterà in ginocchio la Cina.
C’è una cosa in cui gli Stati Uniti d’America sono sempre stati bravi: fare la guerra.