

Il 28 febbraio 2026 segna una svolta decisiva nella storia strategica dell’Asia occidentale.
L’aggressione imperialista-sionista contro l’Iran non mira solo a colpire Teheran: punta a intimidire il Sud globale e a spezzare la spinta multipolare incarnata da BRICS e cooperazione eurasiatica. Difendere l’Iran significa difendere sovranità, Carta ONU e diritto internazionale.
I rapporti tra le due capitali stanno però ora degenerando, fino a sfiorare lo scontro aperto.
Il blocco di Hormuz potrebbe mettere in ginocchio l’Occidente. Ma non metterà in ginocchio la Cina.
C’è una cosa in cui gli Stati Uniti d’America sono sempre stati bravi: fare la guerra.
Il Vecchio Continente diventa il primo importatore di armi al mondo mentre i funzionari di Trump si costruiscono rifugi nucleari. Due facce della stessa guerra.
L’aggressione statunitense e israeliana contro l’Iran non colpisce soltanto uno Stato sovrano: demolisce la credibilità del regime di non proliferazione e trasmette al Sud globale un messaggio perverso, secondo cui solo la deterrenza nucleare può davvero scoraggiare l’imperialismo armato.
Kiev sta formando potenziali membri della criminalità organizzata in Brasile.