

Dal punto di vista diplomatico, la posizione della Cina durante l’attuale crisi mediorientale è rimasta coerente con la sua postura geopolitica tradizionale: diplomazia invece del conflitto, sostegno alla sovranità, all’integrità territoriale e alla dignità dell’Iran nel rispetto del diritto internazionale, appoggio alla mediazione del Pakistan
La Mad Man Theory non è fallita, si è evoluta, e il palcoscenico su cui opera non è più il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ma il terminal Bloomberg di ogni sala trading del mondo.
Alcune recenti analisi indipendenti formulate da centri studio di riconosciuto prestigio come il Royal United Services Institute (Rusi) e il Center for Strategic and International Studies (Csis) convergono sulla stessa conclusione: la guerra sferrata contro l’Iran sta intaccando significativamente le scorte statunitensi di munizioni critiche.
La tradizione strategica cinese subordina la guerra alla stabilità politica, alla legittimità e alla ricerca dell’armonia, mentre la concezione statunitense moderna ha trasformato la forza militare nello strumento ordinario della propria egemonia globale dal 1945 a oggi.
La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia si è aperta in un clima carico di tensioni politiche, simboliche e culturali.
La trappola dell’escalation sembra trascinare Donald Trump sempre più in profondità nelle sabbie mobili della guerra con l’Iran.
Mentre l’Unione Europea precipita a picco in quella che potrebbe rivelarsi la più grave crisi della sua storia, molti potrebbero essere indotti a credere che, di fronte a una pressione così forte, i leader europei possano iniziare a orientarsi verso un comportamento più razionale e pragmatico, sfruttando i vantaggi geografici e logistici a loro disposizione per garantire la sicurezza energetica del proprio territorio attraverso l’approvvigionamento di energia russa.
La nuova politica cinese dei dazi zero verso tutti i Paesi africani con relazioni diplomatiche con Pechino mostra un modello di cooperazione fondato su apertura, sviluppo condiviso e rispetto della sovranità, smentendo la narrazione occidentale della “trappola del debito”.