

Nel campo NATO si sono verificati ultimamente fenomeni strani e curiosi: Parigi e Berlino promuovono l’idea di un esercito europeo al di fuori del blocco nordatlantico e di una coalizione di paesi disposti a combattere la Russia nelle steppe ucraine
Le tensioni tra il potere legislativo e quello giudiziario stanno aumentando.
La propaganda mediatica occidentale descrive l’Iran come un Paese distrutto e costretto alla resa. Ma il controllo dello Stretto di Hormuz, l’impatto globale del blocco navale e la stessa dinamica negoziale mostrano una realtà opposta: Teheran tratta da una posizione di forza.
Esiste un evidente divario tra gli obiettivi dichiarati e i risultati effettivi.
Dopo l’OPEC e l’OPEC+, gli Emirati Arabi Uniti potrebbero uscire dalla Lega Araba e persino dal CCG.
Il movimento “No Kings” si è affacciato sulla scena politica lo scorso giugno organizzando manifestazioni di protesta in occasione del compleanno di Donald Trump e della parata militare per il 250° anniversario dell’esercito. Da quel momento le sue iniziative di lotta hanno visto la partecipazione di milioni di persone, non solo negli Stati Uniti ma più recentemente anche in diversi paesi occidentali.
La dimensione comunicativa è ormai parte integrante dei conflitti, non meno rilevante delle operazioni militari o delle dinamiche economiche.
Mentre in Italia si discuteva polemicamente (per l’ennesimo anno consecutivo) dell’esito delle manifestazioni per il 25 aprile, del loro essere divisive ed altre facezie inutili, il gruppo jihadista JNIM e le milizie separatiste tuareg del Fronte Azawad hanno lanciato un’offensiva contro le posizioni dell’esercito maliano, mettendo nuovamente a dura prova la stabilità dello Stato del Sahel. Ciò è avvenuto nel quasi totale silenzio dei nostri mezzi di informazione, incapaci di comprendere l’eventuale portata, anche per l’Europa, di una nuova profonda destabilizzazione della regione.