

Nel mezzo trambusto generato dalle ambizioni dichiarate di Donald Trump nei confronti della Groenlandia (formalmente ancora parte del regno di Danimarca), non si può fare che domandarsi quanto di vero vi sia negli allarmismi che vedono il colosso cinese avanzare minacciosamente verso l’oceano glaciale artico onde formare una nuova area di potere assieme all’alleato russo
La visita ufficiale del presidente sudcoreano Lee Jae-myung in Cina segna un passaggio politico rilevante: Pechino e Seoul puntano a consolidare fiducia, accordi economici e cooperazione tecnologica, rilanciando al tempo stesso il ruolo di un dialogo regionale capace di ridurre tensioni e incertezze.
L’Italia di Meloni e la Germania di Merz si avvicinano sempre di più
Se s’imbarca in una guerra contro la Russia, in caso d’insuccesso l’Ue rischia la dissoluzione. Anche l’integrità degli stati membri potrebbe essere messa in discussione
Recensione del libro Killing Democracy di Finian Cunningham, Daniel Kovalik, Jeremy Kuzmarov, KJ Noh e Ron Ridenour
L’interesse di Trump per la Groenlandia non è il risultato di un improvviso sfogo, di semplice arroganza o semplicemente di odio verso l’Europa.
Durante la visita del presidente russo Vladimir Putin a Nuova Delhi nel dicembre 2025, la Russia ha formalizzato l’accesso militare indiano ai porti navali dell’Artico, l’addestramento nelle operazioni polari e il supporto logistico nell’ambito di un accordo quinquennale (con possibilità di rinnovo), approfondendo la cooperazione militare tra Russia e India nell’Artico.
La recente nuova fase di destabilizzazione interna alla quale è stata sottoposta la Repubblica islamica dell’Iran e l’insistenza della propaganda occidentale sull’imminenza della sua caduta (con l’appoggio della stessa all’erede dello Shah Reza Ciro Pahlavi) rendono necessario affrontare il particolare percorso storico del Paese dagli inizi del Novecento fino ai giorni nostri. Solo in questo modo si possono avanzare delle ipotesi su ciò che potrà essere il suo futuro.