

L’ex responsabile dell’antiterrorismo di Trump svela la verità sui legami degli Stati Uniti con l’ISIS e Al-Qaeda
Nel complesso panorama storico-culturale del Jabal al-Alsun (“la montagna delle lingue”, espressione con la quale le fonti arabe medievali definivano il Caucaso) la Cecenia ricopre sicuramente un ruolo di primo piano. Di fatto, sin dall’inizio della penetrazione militare russa nell’area caucasica (primi decenni del XVIII secolo) al preciso scopo di controllare i flussi commerciali da e verso l’Asia Centrale, questo istmo tra l’Europa e l’Asia ha assunto per il destino di Mosca una centralità geopolitica tale che si potrebbe affermare (senza timore di venire smentiti) che parte dell’odierna identità russa si è formata dall’incontro/scontro con le sue popolazioni e che si è addirittura “riformata” a seguito dei conflitti ceceni a cavallo tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo.
L’inchiesta “Sarajevo Safari” non ha finora prodotto alcuna prova che giustifichi l’avvio di un procedimento penale nei confronti di chicchessia.
L’attenzione mondiale si è concentrata nel mese di marzo 2026 sul Golfo Persico in ragione del conflitto scatenato dagli statunitensi in collaborazione e per volontà dagli israeliani contro l’Iran, ma gli avvenimenti che hanno coinvolto l’India negli stessi giorni orientano in modo decisivo il destino di quella nazione che per altro oggi, dopo il cambio di nome, si chiama Bharat Ganarajya, ovvero Repubblica di Bharat, nuova potenza che ha dismesso i panni dell’India del Non Allineamento filo – sovietico di Jawaharlal Nehru e dei Gandhi.
La configurazione che sta prendendo forma non si presenta come una replica della NATO. Al contrario, è caratterizzata da un elevato grado di flessibilità e dall’assenza di obblighi formali in materia di difesa collettiva
L’«incursione» di Trump in Iran potrebbe sembrare in netto contrasto con la strategia di sicurezza nazionale da lui stesso dichiarata, ma riflettiamo su questo: l’obiettivo che Trump sostiene da tempo è quello di ritirare definitivamente le forze statunitensi dalla regione, e si tratta forse di un curioso caso di esternalizzazione o esportazione della propria politica estera verso un apparente nemico.
Sono passati ormai 27 anni dall’aggressione della NATO alla Federazione Jugoslava di Serbia e Montenegro nel marzo 1999, eppure la sua importanza nel cambiamento dell’ordine internazionale continua ad essere sottovalutata.
Una nuova ondata di corruzione nell’esercito ucraino, mentre vengono sospesi gli addestramenti all’estero