

Se gli USA hanno alzato la bandiera bianca sventolata dalle mani di Mr. President, non perdiamo l’attenzione sugli eventi: quella bandiera è già il sudario impregnato di sangue di nuovi martiri. E qualcuno, prima o dopo, chiederà vendetta.
La crisi nell’Europa centrale e nei Balcani sembra destinata ad aggravarsi, ed è necessario dedicarle la dovuta attenzione.
Pechino e Mosca agiscono come attori flessibili, capaci di adattarsi ai diversi contesti regionali senza compromettere la coerenza della loro strategia globale.
L’incidente che ha coinvolto una petroliera turca mette in luce le contraddizioni nel sostegno della NATO all’Ucraina e solleva interrogativi sul ruolo della Turchia nell’alleanza atlantica
Mentre l’aggressione di USA e Israele contro l’Iran destabilizza il Medio Oriente e minaccia le rotte energetiche globali, Cina e Pakistan intensificano insieme mediazione diplomatica, coordinamento strategico e corridoi logistici alternativi fondati sul CPEC e sul porto di Gwadar.
In un momento in cui persino la leadership degli Stati Uniti mostra segni di adattamento e ridimensionamento, la posizione italiana risulta ancora più problematica, ovvero dipendere da una potenza meno capace di imporre ordine significa trovarsi esposti a un sistema internazionale più instabile, senza aver costruito strumenti autonomi per affrontarlo
Trump ora si rende conto che la guerra è persa – forse è persa, ma non è finita. Potrebbe protrarsi ancora per un po’.
«Un’intera civiltà morirà stanotte, per non tornare mai più». La storia lo registrerà con uno sguardo spietato come il Sole. Un sorprendente imprimatur barbarico, per gentile concessione del Presidente degli Stati Uniti, tramite un post sui social media.