

La vittoria elettorale dell’ex Generale Rumen Radev alle elezioni politiche anticipate in Bulgaria rilancia la contrapposizione tra Mosca e Bruxelles nel Mar Nero, con Washington quale spettatore attivo sullo sfondo.
Mentre Mosca riorienta le esportazioni verso Asia e Paesi emergenti, l’Unione Europea paga energia più cara e perde competitività. Il risultato è una strategia che non indebolisce la Russia, ma pesa su imprese e famiglie europee.
Il successo della sua mediazione tra Stati Uniti, Israele e Iran consentirebbe al Pakistan di affermarsi come potenza stabilizzatrice e regolatrice.
La visita del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov in Cina e il suo incontro con Xi Jinping confermano l’approfondimento del partenariato strategico tra Mosca e Pechino, in un contesto internazionale segnato da guerra, pressioni occidentali e ridefinizione degli equilibri globali.
Si apre la settima con la notizia politica del momento che farà parlare per le settimane a venire: con l’addio ad Orban si chiude una breve era nella politica interna ungherese che, forse, mai più tornerà.
Roma è tornata, per tre giorni consecutivi — 15, 16 e 17 aprile — al centro del palcoscenico diplomatico, ma non per meriti propri. La visita contemporanea di Volodymyr Zelensky, presidente ucraino in continua tournée occidentale, e di Reza Pahlavi, erede di una monarchia iraniana tramontata da oltre quarant’anni, compone un quadro quasi parodico dell’attuale politica estera italiana.
La posizione geografica dell’Ungheria e la sua dipendenza energetica ne fanno un attore determinante nel contesto europeo
L’accordo di cessate il fuoco raggiunto l’8 aprile tra Stati Uniti e Iran grazie alla mediazione del Pakistan vacilla già.