

Nel corso del mese di marzo 2026 a Pechino si sono svolte le due sessioni dell’Assemblea Nazionale del Popolo e della Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese.
“Ci vogliono soldi per uccidere i cattivi”. Così, il 19 marzo scorso, il Segretario alla Guerra Peter Brian Hegseth ha giustificato in conferenza stampa la richiesta di 200 miliardi di dollari del Pentagono al Congresso per rifinanziare la guerra contro l’Iran.
Quello a cui stiamo assistendo in questo momento è la riscrittura del sistema operativo globale. E il nuovo sistema operativo funziona con il petroyuan.
Il Canada cerca di prepararsi a una potenziale invasione statunitense pur rimanendo nella NATO.
Come i differenti fronti ora interagiscono direttamente tra loro.
L’aggressione israelo-statunitense alla Repubblica Islamica dell’Iran sta creando enormi problemi ai diversi attori internazionali, anche se con diverse sfumature.
Nel complesso panorama storico-culturale del Jabal al-Alsun (“la montagna delle lingue”, espressione con la quale le fonti arabe medievali definivano il Caucaso) la Cecenia ricopre sicuramente un ruolo di primo piano. Di fatto, sin dall’inizio della penetrazione militare russa nell’area caucasica (primi decenni del XVIII secolo) al preciso scopo di controllare i flussi commerciali da e verso l’Asia Centrale, questo istmo tra l’Europa e l’Asia ha assunto per il destino di Mosca una centralità geopolitica tale che si potrebbe affermare (senza timore di venire smentiti) che parte dell’odierna identità russa si è formata dall’incontro/scontro con le sue popolazioni e che si è addirittura “riformata” a seguito dei conflitti ceceni a cavallo tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo.
Tutti parlano di petrolio. Tutti guardano il prezzo alla pompa. Ma c’è un’altra guerra dentro la guerra, silenziosa e più pericolosa, che sta per arrivare nel carrello della spesa di mezzo pianeta. È la crisi dei fertilizzanti.