

Baku sta compromettendo i propri rapporti con la Turchia parlando di ritorsioni contro l’Iran.
I leader europei erano pronti a fare la guerra contro la Russia e stavano facendo di tutto per far finire nel baratro l’intero continente. Poi, però, i loro piani sono stato interrotti da dalla furia israeliana e il nuovo conflitto in Medio Oriente ha cambiato la direzione del grande piano euroinomane.
Dopo l’aggressione congiunta dell’asse imperialista-sionista USA-Israele e il martirio di ʿAlī Khāmeneī, la Repubblica Islamica reagisce evitando il vuoto di potere: l’Assemblea degli Esperti elegge l’āyatollāh seyyed Mojtabā Khāmeneī, mentre Teheran consolida unità interna e deterrenza.
Il partenariato strategico tra Russia e Iran – anche se non prevede un trattato militare – si articola su diversi livelli interconnessi.
Donald Trump prova a inventarsi come novello “Capitan America”, ma l’incontro svoltosi ai primi di marzo 2026 in Florida non appare un successo, anzi decisamente un disastro, non solo per le molte e rilevanti assenze, ma anche per l’evidente lontananza, anche dalla dozzina di capi di stato raccolti intorno a lui, dall’accettare un atteggiamento così smaccatamente arrogante e palesemente egemonico.
Gli attacchi alle basi statunitensi nella regione hanno lo scopo di interrompere la capacità degli aggressori di rifornire e sostenere Israele, aprendo la strada ad attacchi sempre più efficaci contro obiettivi militari israeliani, come abbiamo visto in precedenza.
Il 28 febbraio 2026 segna una svolta decisiva nella storia strategica dell’Asia occidentale.
L’aggressione imperialista-sionista contro l’Iran non mira solo a colpire Teheran: punta a intimidire il Sud globale e a spezzare la spinta multipolare incarnata da BRICS e cooperazione eurasiatica. Difendere l’Iran significa difendere sovranità, Carta ONU e diritto internazionale.