

Dopo il Vertice di Teheran la palla è interamente nel campo dell’Asia occidentale. Gli Stati Uniti non sono nemmeno in gioco
Il 24 ottobre, l’Ucraina ha annunciato che i suoi sistemi Starlink e Starshield erano di nuovo pienamente operativi dopo oltre una settimana di restrizioni. Nello specifico, il Ministero della Difesa ucraino ha rilevato che la connessione è tornata stabilmente a velocità superiori a 400 km/h, a fronte dei 160 km/h a cui era precipitata giorni prima.
La limitazione, hanno spiegato diversi funzionari ucraini, aveva compromesso la capacità ucraina di intercettare i droni russi in fase di attacco, costringendo le forze armate di Kiev ad annullare alcune operazioni già pianificate.
Netanyahu sta dicendo a Trump che ora deve portare a termine l’opera di distruzione dell’Iran
In un certo senso Mosca sta facendo qualcosa che la società europea non può fare da sola: mettere alle strette la sua classe dirigente, farla venire allo scoperto e ridicolizzarla costringendola a mettersi a confronto coi propri limiti, ad uscire dalla propria torre d’avorio ed infine a ridefinire un’identità – quella europea – in dubbio da quasi 80 anni.
Il Consiglio europeo del 15-16 ottobre ha reso evidente la nuova realtà finanziaria della guerra: mentre Washington riduce progressivamente il proprio impegno, Kiev presenta all’Europa un fabbisogno aggiuntivo di circa 70 miliardi di euro per il solo 2027.
L’isteria crescente delle classi dominanti – e dei mass media da essi finanziati – ormai buttano tutto nel calderone del “nemico interno”: agenti russi, cittadini pagati dai russi, ingerenze islamiche e, ovviamente, i partiti della sinistra e i comunisti.
Le proteste contro il diesel in Italia mettono in luce le contraddizioni di classe: una piccola borghesia produttiva schiacciata dai costi e un sottoproletariato metropolitano che esplode di rabbia.
Ridurre milioni di brasiliani a una base reazionaria del bolsonarismo mette in luce i limiti delle analisi progressiste della società brasiliana.