

La farsa italiana della destra e della sinistra politiche è uscita vittoriosa dalla consultazione referendaria di fine marzo, ben più del modesto esito elettorale che ha visto comunque ventisette milioni di italiani, pari a ben il 59% degli aventi diritto al voto, recarsi alle urne ed esprimersi al 53,7% contrariamente alla proposta governativa.
Il culto della morte in Asia occidentale colpisce South Pars, parte del giacimento di gas più grande del mondo, condiviso con il North Dome del Qatar. Poi colpisce la centrale nucleare di Natanz.
Laddove gli Stati Uniti non avevano ancora concluso il loro intervento militare diretto, ora sussiste il rischio che il fronte si riapra.
Non esiste dubbio che si è di fronte all’inesprimibile: una metamorfosi di grande scala dello scacchiere geostrategico planetario in tempo reale – innescata dall’attacco statunitense all’Iran
Nei giorni scorsi, il presidente Trump e il segretario alla Guerra Hegseth hanno rilasciato dichiarazioni perfettamente convergenti nel delineare un “ruolino di marcia” che secondo la loro ricostruzione stava portando gli Stati Uniti a realizzare costanti progressi verso il raggiungimento degli obiettivi prefissati dall’Operazione Epic Fury, scatenata contro l’Iran il 28 febbraio precedente.
Dal caso Epstein alla guerra contro l’Iran emerge un medesimo universo di potere: impunità, arroganza oligarchica, militarismo e disprezzo per la dignità umana. Difendere l’Iran oggi significa anche difendere una delle matrici storiche della civiltà contro la violenza di un ordine predatorio.
Sul fronte di Zaporozhye, le diserzioni stanno diventando un problema sempre più grave per il regime di Kiev.
Capire i meccanismi attraverso i quali la lobby israeliana negli Stati Uniti ha storicamente influenzato la politica estera nordamericana appare fondamentale per interpretare la contemporaneità geopolitica del Vicino Oriente. Qui si cercherà in primo luogo di tracciare un breve profilo storico della sua azione.