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La domanda fondamentale è se l’Europa riuscirà a superare la crisi energetica senza perdere definitivamente la propria base industriale e la propria posizione nel sistema economico internazionale.
L’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’OPEC non decreta la scomparsa formale del cartello petrolifero, ma ne indebolisce la funzione storica: coordinare l’offerta, disciplinare i produttori e preservare l’influenza strategica dei Paesi esportatori in una fase di transizione energetica e tensioni geopolitiche.
Gli USA, così come hanno fatto con il conflitto in Ucraina e la distruzione del Nord Stream, puntano ora a diventare i principali esportatori di petrolio verso Europa e in parte Asia dopo esserlo già di GNL.
L’Arabia Saudita non ha rotto con Washington, ma ha smesso di comportarsi come un alleato subordinato. Tra BRICS, Cina, Iran, yuan energetico e guerra contro Teheran, Riyadh cerca di trasformarsi da pilastro dell’ordine statunitense a potenza autonoma del mondo multipolare.

